Fin dall'antichità, gli artisti hanno raffigurato esseri umani che partecipano ai loro rituali di balneazione. I pezzi, siano essi sculture, ceramiche, dipinti o mosaici, si trovano nei musei, sui muri dei monumenti, negli antichi bagni e nei manoscritti miniati, intrecciati nel tessuto e oltre.

Un antico vaso greco attraversa il tempo per raffigurare dei bagnanti maschi in piedi sotto i getti d'acqua di un bagno pubblico, evocando le docce di una moderna spa. I dipinti plein air spesso mostravano soggetti che venivano battezzati o che sperimentavano qualcosa di ultraterreno, come nella Fontana della Giovinezza di Lucas Cranach, dipinta in uno stile primitivo del Rinascimento settentrionale.

L'acqua ci colpisce ad ogni livello: mente, corpo e spirito. Nella sua serie del 2017 Soak, l'artista britannica Emily Ponsonby ha dipinto un gruppo di donne al bagno. Il lavoro contemporaneo di Ponsonby segue una lunga linea dedicata a questo motivo.

Rappresentazioni mitologiche e idealizzazione del corpo femminile

Fino al XIX secolo, le antiche dee venivano utilizzate nella pittura e nella scultura per rappresentare la nudità femminile. Questo permetteva l'idealizzazione dei corpi e quindi manteneva una distanza, considerata necessaria ed opportuna, con la realtà. Nel Cinquecento, non era possibile dipingere una donna nuda e la convenzione, accettata da tutti, ha portava gli artisti a nascondere le imperfezioni della natura.

Le divinità diventano quindi particolarmente adatte a rappresentare un corpo femminile senza veli. La dea della caccia, Diana, è stata abbondantemente usata per dipingere il corpo femminile. Nella mitologia, Diana è la dea della caccia e della luna. È la figlia di Giove e Latona e la sorella gemella di Apollo. Fu Giove stesso che lo armò con arco e freccia e gli concesse una corte di sessanta ninfe.

Diana era rinomata per la castità. L'idealizzazione del corpo femminile termina con l'apparizione della pittura barocca. Dall'inizio del 17 ° secolo, alcuni grandi artisti hanno sfidato le convenzioni.

Il Bagno di Diana di François Clouet

A prima vista appare che l’artista sembra aver dipinto una scena mitologica su uno sfondo di paesaggio verde. Diana (in piedi al centro, con in mano un panno bianco), esce dal bagno, circondata da tre ninfe. Uno di loro mette un velo rosso sulle spalle della dea. L'acqua di una sorgente scorre in primo piano sulla destra. Due satiri sono sulla sinistra.

Il pittore mostra tutto il suo talento di colorista moltiplicando nel paesaggio le sfumature di verde. Le chiare figure mitologiche spiccano perfettamente in primo piano con i tessuti rossi vestiti, in contrasto con Diana e alle sue ninfe. Il paesaggio di ispirazione fiamminga si armonizza con i personaggi di ispirazione italiana.

Dall'inizio del XVI secolo, Francesco 1°cominciò ad attirare artisti italiani in Francia; Leonardo da Vinci fu il più famoso. L'influenza italiana produsse un'evoluzione della pittura francese che sarebbe stata chiamata la scuola di Fontainebleau dagli storici dell'arte.

In Le bain de Diane, questa influenza si riflette nelle posture dei personaggi e nella loro carnagione perfetta, mutuata dai grandi manieristi italiani, in particolare da Agnolo Bronzino, contemporaneo di François Clouet. Tuttavia, per comprendere il vero significato del dipinto è necessario richiamare il contesto politico.

La composizione, con il pretesto della mitologia, ha una dimensione politica. Le figure più in vista del tempo sono travestite da dee, ninfe e satiri per manifestare opposizione alla politica religiosa della corona di Francia. In quel tempo, le guerre di religione si opponevano a cattolici e protestanti, chiamati anche ugonotti.

I reali cattolici si trovarono di fronte all'ascesa del protestantesimo che, oltre al sostegno esterno, trovò sostenitori in alcune grandi famiglie dell'aristocrazia come i Condé. Re Enrico II sposò Caterina de' Medici. Regnò dal 1547 e Caterina divenne regina di Francia. Diane de Poitiers, che aveva conosciuto Enrico II da bambino, pur avendo vent'anni più di lui, divenne la sua amante e non appena Enrico salì al trono, la donna acquisì il ruolo di favorita. Con l'influenza di Diane de Poitiers, Enrico II represse, in parte, il protestantesimo.

Quando il re morì nel 1559 per una ferita all'occhio durante un torneo, Caterina de' Medici diventò reggente perché il figlio Francesco (re Francesco II) aveva solo 15 anni. Francesco II sposò Maria Stuarda, regina di Scozia, acquisendo, così, il titolo di regina di Franci. Francesco II, di salute cagionevole, morì poco dopo e fu sostituito da Carlo IX, suo fratello. Maria Stuarda tornò in Scozia e, in conflitto con la regina Elisabetta d'Inghilterra, fu giustiziata nel 1587 per ordine della sovrana inglese.

Maria Stuarda era la figlia di Maria di Guisa e del re Giacomo V di Scozia. La famiglia di Guisa ebbe un ruolo importante nel favorire il matrimonio di Maria Stuarda e Francesco II. Durante il solo anno del regno di Francesco II, che era minorenne, i Guisa governarono de facto la Francia opponendosi a Caterina de' Medici, soprattutto sulla politica religiosa.

Il bagno di Diana nasconde un enigma: che due satiri corteggino la dea della castità mentre sta facendo il bagno nel bosco con le sue ninfe, è contrario alla verità mitologica. La ninfa seduta, con un panno di lino nero è Caterina de' Medici, in lutto per la morte di Enrico II, deceduto nel 1559, quindi circa sei anni prima. La dea ornata di gioielli è Diane de Poitiers, amante di Enrico II; essa indossa i colori (bianco e nero) nel torneo che costò la vita al re.

La ninfa che regge l'antico velo nuziale (colore fiamma) sopra il velo porpora reale e davanti all'iris-giglio di Francia, è Maria Stuarda, moglie di Francesco II, regnante dal 1559- al 1560; il fiore di cardo è emblema della famiglia Stuart, lo conferma in primo piano mentre l'edera, che incorona uno dei due satiri, ci fa capire che si tratta del cardinale di Guisa-Lorena. In questo contesto, il secondo satiro è il fratello Francesco cioè il soldato che annuncia la vittoria.

Questo dipinto accusa sia la favorita, Diane de Poitiers, causa di morte, sia la famiglia dei Guisa, sostegno del partito cattolico che lacera la corte. Queste chiave interpretativa, di significato politico, indicano che l'opera è stata commissionata nelle alte sfere della corte, simpatizzanti per i protestanti.

Evoluzione del tema del bagno nell'arte

Già nel Settecento fanno la loro comparsa alcune raffigurazioni di giovani donne che si bagnano in fiume o in mare, liberamente, raffigurazioni prive di ogni intento celebrativo del divino, come ne Bagnanti di Jean-Honoré Fragonard (1732-1806), pittore di singolare modernità, soprattutto quando si dedicò ad opere in cui una certa componente erotica si traduce in sensualità di tratto e colore. Certo, siamo negli anni del libertinismo. La concezione del corpo cambia.

Una variante di grande interesse nell’ambito del soggetto codificato è - nei primi decenni dell’Ottocento - la descrizione pittorica degli harem, un santificato bordello concepito per l’irruzione di un unico uomo. Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867) fu un grande adepto del nudo femminile: i suoi quadri migliori fanno registrare un reiterato confronto con tale soggetto, che egli esaltava attraverso il tema del bagno.

Ma è nell’opera di Gustave Courbet (1819-1877) che la concretezza del corpo della donna, narrato spudoratamente anche nella realtà della carne esplorata a livello di mucosa, quasi che esso neghi la possibilità di una proiezione metafisica dell’umanità, dissolve ogni alone mitologico. I quadri di Courbet lasciano intuire una nuova, totale libertà all’interno della quinta naturale, un reale abbandono che stride con le convenzioni borghesi del vivere urbano.

Ed è per questo che i suoi nudi assumono un carattere politico e filosofico. L’origine del mondo, dice il pittore, sta in quel pube spudoratamente sfogliato e squadernato al centro della tela.

Sebbene la sua fama sia principalmente legata alle figure di Ballerine, anche Edgar Degas (1834-1917) dedicò una buona parte della sua produzione al tema del nudo femminile: dalla metà degli anni Ottanta la sua attenzione si rivolge a uno studio meticoloso del soggetto in questione, colto da un punto di vista totalmente nuovo poiché, come egli soleva dire, fino ad ora “si è sempre mostrato il nudo in pose che presuppongono lo spettatore”.

Le sue bagnanti non sono ritratte nel contesto della natura, ma in quello più intimo della situazione domestica: decine sono le donne effigiate dal pittore nell’atto di bagnarsi, asciugarsi, pettinarsi in continue variazioni di atteggiamento.

Quando il maestro, durante il suo viaggio in Italia, si trova al cospetto della pittura di Raffaello, specie del Trionfo di Galatea, ridefinisce la sua concezione della bellezza in arte. In questi anni il tema delle Bagnanti è sempre più frequente nel suo lavoro; i numerosi schizzi en plein air, fondamentali per catturare la purezza del colore e la luminosità delle atmosfere naturali, finiscono col divenire solo l’antefatto di opere, sempre più imponenti, realizzate in studio.

La monumentalità e l’alone mitologico - di una mitologia della quotidianità - che avvolgono i quadri dell’artista francese vengono suscitati da una nuova interpretazione della pittura rinascimentale italiana. L’inserimento del nudo nel paesaggio rappresenta una parte cospicua nella produzione di Cézanne, che affrontò il tema sin dagli anni Ottanta in una serie di piccole composizioni che anticipavano le complesse tele del periodo successivo.

Le tre versioni delle Grandi bagnanti, a cui lavorò dal 1898 al 1906, possono essere considerate il suo testamento spirituale, summa di una ricerca che si connota per la perfetta sintesi di primitivismo e razionalismo, nella resa degli spazi naturali armonicamente fusi con i nudi femminili.

Muovendo da disegni, studi e copie dall’antico, Cézanne ha fissato i punti chiave della composizione, ponendo particolare attenzione alla componente strutturale del quadro. In tale ciclo egli ha inteso rappresentare la “verginità” del mondo, la totale fusione delle origini tra elemento umano e naturale.

La Toilette: Naissance de l’intime - Una mostra a Parigi

Si intitola La Toilette. Naissance de l’intime ed è allestita al Musée Marmottan Monet di Parigi. Dopo le celebrazioni per gli ottant’anni di attività del museo, festeggiati nel 2014, il direttore Patrick de Carolis presenta una mostra curata da Georges Vigarello (direttore dell’EHESS - École des Hautes Etudes en Sciences Sociales) e Nadeije Laneyrie-Dagen (docente di Storia dell’Arte all’ENS - École Normale Supérieure).

Il percorso espositivo comprende quadri, sculture, stampe, fotografie e cronofotografie, tutte opere provenienti da prestigiosi musei e collezioni internazionali che hanno partecipato con entusiasmo all’iniziativa. Suddivisa in tre momenti storici, ripercorre in maniera cronologica il soggetto proposto.

La prima tematica è Le bain amoureux de la Renaissance dove l’acqua, la cui condivisione era vista come occasione festiva, è guardata con diffidenza, come possibile vettore di malattie. La seconda tematica è La toilette “classique”. Toilette sèche, toilette sociale e indaga come nel XVII secolo sparisca il bagno, con le sue pratiche e rappresentazioni.

Siamo in un secolo in cui le abluzioni si riducono spesso solo alle mani, mentre i gesti e i codici si portano sulla cipria e i capelli. Il luogo deputato è la camera, nello specifico un tavolo: ricoperta da un tappeto, la toilette è quel ripiano dove sono riposti lo specchio e gli unguenti. In questo bagno la donna non è sola ma contornata da domestici e visitatori.

Terza tematica è Illustres solitaires e racconta dell’Europa del Nord, dove il bagno non è tematica così ricercata in quanto, incentrata sul realismo, la pittura si focalizza sul nudo, magari di fronte allo specchio. L’acqua è assente da queste rappresentazioni, mentre è indagata l’intimità solitaria della donna.

Ultima tematica della prima parte è relativa a Les Lumières: ablutions partielles, discrétions et indiscrétions e illustra come nel XVIII secolo si assista a un progressivo ritorno all’acqua e, di conseguenza, la diversità dei gesti intimi rendono necessaria l’istituzionalizzazione di una pratica più riservata. Siamo di fronte a una nuova fase della toilette, più sensibile, ciononostante non si è ancora arrivati a una strutturazione domestica che comprenda un luogo deputato per queste attività.

La seconda parte del percorso espositivo permette allo spettatore di vedere come nel XIX secolo si attui un profondo rinnovamento degli oggetti e delle modalità della pulizia e della cura del corpo. Nasce infatti il cabinet de toilette, luogo specifico e deputato a tali pratiche: Manet, Berthe Morisot, Degas e Toulose-Lautrec sono affascinati dalle donne che si lavano.

Una prima tematica è quindi Après 1800, la clôture de l’espace, dove, all’inizio del XIX secolo, si vede un cambiamento nella nozione di “privato”. È finita l’epoca della presenza altrui in bagno, nasce il privato a porte chiuse e la pittura rompe coi temi libertini del secolo e limita le rappresentazioni gestuali alle pettinature e all’abbigliamento. Solo l’incisione fa eccezione nel trattare i corpi con un erotismo discreto che suggerisce e non mostra.

Arriviamo così a Fin XIX siècle: spécialisation du lieu et corps nouveau de la baigneuse dove, verso la fine del secolo, si arriva alla conquista dell’acqua. Occorre del tempo affinché l’acqua corrente sia distribuita nelle case e nei palazzi, ma una volta resa accessibile, anche la pratica delle abluzioni quotidiane diventa un’esigenza igienica.

Ecco che il soggetto della donna al bagno ritorna nella pittura e anche il nudo viene rinnovato: il corpo umano viene rappresentato nella sua imperfezione e la pittura diventa un ritratto impeccabile di nuovi gesti e pose. L’ultima sezione è dedicata ai bagni moderni e decisamente più funzionali, pur rimanendo sempre luoghi privati di sogno. Incontriamo quindi La toilette dans tous ses états modernes.

Il contributo di Edgar Degas e le avanguardie

La rivoluzione compiuta nella rappresentazione della donna al bagno viene attuata da Degas alla fine del XIX secolo. Ciò che cambia non sono i soggetti rappresentati ma i punti di vista della rappresentazione, la composizione del quadro, il trattamento dei colori. Avant-gardes. Le nu féminin, un problème formel?: nel XX secolo, per gli artisti delle avanguardie il corpo è una sfida alla rappresentazione della sensualità.

Sono approcci diversi, che spaziano dalla rappresentazione classicheggiante o realistica, fino ad arrivare alla destrutturazione del corpo, privilegiando quindi l’emozione dello sguardo e non tanto la riproduzione fedele degli arti. Con Onguents et cosmétiques: la publicité et la peinture si affronta invece, all’indomani della Prima guerra mondiale, il ruolo di imprenditrici quali Helena Rubinstein, Esthée Lauder o Elisabetta Arden, che propongono le prime linee di cosmetici imponendo il concetto di casa di bellezza.

Infine, Notre temps. Negli Anni Zero diventa difficile individuare il tema del bagno. Con le conquiste dell’acqua e la stanza da bagno istituzionalizzata, la rappresentazione del nudo che si orna non è più attuale.

Conclusioni

L’evoluzione del bagno è tutta qui. Non si tratta solamente di un luogo chiuso, è anche uno spazio privato dove l’individuo si adegua a un tempo che è solo suo. Il tema del bagno è un tema privato: in un limite spesso labile fra intimità ed esibizione, l’individuo si interroga sul concetto di limite, di privato, di sguardo. In perfetto equilibro tra conoscenza ed emozione, lo spettatore è coinvolto in una storia che gli appartiene ancestralmente.

Opere menzionate

  • Museo d'Orsay, Alfred Stevens. Il bagno noto anche come Donna che fa il bagno. Olio su tela, 1867 circa. Francia.
  • Un gruppo di donne al bagno, XVIII secolo, artista sconosciuto, dinastia Mughal, National Museum of Asian Art, dono di Charles Lang Freer, CCO
  • Thomas Eakins (1844-1916), Swimming, 1885, olio su tela, Amon Carter Museum of American Art, Fort Worth, Texas, Acquistato dagli Amici dell'Arte, Fort Worth Art Association, 1925; acquisito dall'Amon Carter Museum of American Art, 1990, dal Modern Art Museum di Fort Worth grazie a sovvenzioni e donazioni della Amon G. Carter Foundation, Sid W. Richardson Foundation, Anne Burnett and Charles Tandy Foundation, Capital Cities/ABC Foundation, Fort Worth Star-Telegram, The R. D.
  • Pays-Bas du Sud, Le bain tenture de la vie seigneuriale, 1500 ca.

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