Se state leggendo questo articolo molto probabilmente siete interessati a scoprire qualcosa in più sul mondo della celebri “fat bike”. Avete sentito parlare di queste particolari biciclette ma avete ancora qualche dubbio al riguardo? A cosa servono? Perché dovreste acquistarne una?
Nascita e Evoluzione delle Fat Bike
Sebbene molto probabilmente ci siano stati alcuni prototipi già in passato, ufficialmente la prima fat bike fa la sua comparsa grazie al ciclista e avventuriero Jean Naud che la testò nel deserto del Sahara algerino. Le fat bike rappresentano l’evoluzione delle classiche mountain bike, nate per superare i limiti della classiche bici e affrontare terreni particolarmente angusti e percorsi accidentati.
Avete mai provato a pedalare sulla neve o sulla sabbia con una classica bike? Se la risposta alla mia domanda è si, saprete sicuramente che si tratta di un’impresa piuttosto impossibile: le ruote tendono ad affondare nella neve perdendo l’aderenza con il terreno mentre nella sabbia sprofondano, impedendoci di avanzare. La fat bike è la soluzione a questi problemi: per poter pedalare in queste condizioni è stato necessario ridurre la pressione degli pneumatici, aumentando di conseguenza la superficie di appoggio a terra e distribuendo uniformemente il peso.
La bassa pressione fa sì che la bike riesca quasi a “galleggiare” su superfici sconnesse sulle quali le tradizionali MTB non riescono a pedalare. Nonostante l’aspetto “più grosso”, il peso di una fat bike non è diverso da quello di una classica MTB: le ruote sebbene siano maggiorate, sono piene d’aria e il telaio si può trovare in acciaio, ma anche in fibra di carbonio o alluminio.
Perché Acquistare una Fat Bike?
- Massimo comfort e sicurezza: sebbene spesso si faccia riferimento alle fatbike per gli sport invernali, si tratta di una bici perfetta anche in città. Grazie alle sue ruote grosse e robuste, che consentono di pedalare senza preoccuparsi troppo di buche, dislivelli e asfalto bagnato, la guida risulterà più sicura e confortevole.
- Perfetta per gli sport estremi: ovviamente le fat bike sono la scelta ideali per i ciclisti alla ricerca di avventure estreme, che amano fare viaggi ed escursioni in natura e in montagna.
- Divertente: può sembrare una motivazione banale ma è la verità.
Fat Bike Elettriche: Un'Evoluzione
Le Fat bike elettriche sono una delle ultime tendenze del mondo delle bici elettriche. Possiamo brevemente definirle come un’evoluzione delle mtb, ma con ruote e pneumatici più larghi. Questa tipologia di biciclette sono state pensate per arrivare dove le mtb non riescono ad arrivare: come sentieri fuori strada in condizioni molto critiche con fango, neve o anche sabbia per esempio.
I pneumatici larghi garantiscono una stabilità molto elevata rendendo queste biciclette fruibili sia per i neofiti, ma anche per i più esperti. Come abbiamo anticipato nel paragrafo introduttivo, le Fat bike sono delle MTB con ruote più grandi e copertoni sono più larghi. Questo serve per agevolare la percorrenza su terreni più difficoltosi come quelli sabbiosi per esempio, e in condizioni climatiche non agevoli, ad esempio in presenza di neve.
Come avrai già intuito, queste biciclette hanno caratteristiche tecniche molto elevate e devono garantire stabilità e una certa resistenza. Le ruote di questa dimensione aiutando ad aumentare l’attrito, essendo la parte di superficie a contatto con il terreno più ampia. In genere sono solo le ruote ad essere di dimensioni maggiori in questa bicicletta, e altri elementi come telaio e manubrio sono normali. Le ruote sono piene di aria e non hanno camera d’aria.
Le ruote della Fat bike elettrica sono di solito ottimi ammortizzatori, per cui in molti modelli troverai la forcella rigida, che viene prediletta anche per non appesantire troppo il telaio. Il motore è montato nella parte centrale della bicicletta e, per essere di buona prestazione, deve avere una potenza non inferiore ai 400W. Un sensore di sforzo riesce a far performare meglio il motore, soprattutto su terreni più complicati.
I prezzi delle fat bike elettriche, che fanno parte della categoria e-bike, vanno da una media di 900 euro ai 2.000 euro. Alcuni modelli con particolari caratteristiche personalizzate sono più cari. Ci sono anche modelli di Fat bike elettrica sotto queste cifre, ma potrebbe risentirne troppo la qualità, essenziale per questa tipologia di bicicletta.
Questa bicicletta è adatta a chi ama percorrere sentieri impervi, mettersi alla prova, anche in condizioni non sempre agevoli e avere la sicurezza di un aiuto, in caso di bisogno, grazie alla pedalata assistita. Il mercato delle Fat bike elettriche è enorme e spesso si confonde con quello della altre e-bike. Se non hai esperienza potresti fare l’acquisto sbagliato.
Fafrees F20 Max: Una Fat Bike Elettrica Pieghevole
Fafrees F20 Max è una fat bike elettrica molto versatile e ricca di funzionalità. Fafrees F20 Max arriva in uno scatolone di cartone molto voluminoso e pesantissimo, oltre 40 kg. La bici arriva in forma piegata, con sella e manubrio smontati. In due scatoline a parte trovate i pedali, i poggiapiedi posteriori e pochi altri accessori da montare manualmente. Inoltre, ci sono un ampio manuale d'istruzioni (in italiano) e altri documenti per garanzia e certificazione.
L'assemblaggio della Fafrees F20 Max è relativamente semplice, visto che la bici arriva già montata al 80% per così dire, rendendo più facile la vita degli acquirenti finali. Una volta tirata fuori dalla confezione, è necessario inserire l'asta del manubrio sulla parte frontale e la parte della sella sul posteriore. Volendo, potete aggiungere il portapacchi frontale, con le 4 viti fornite in confezione.
Fafrees F20 Max ha due modalità di funzionamento: con pedalata assistita e con acceleratore (solo elettrico). Il motore elettrico mozzo è posizionato sulla ruota posteriore. Ha un sensore di velocità e spinge fino a 25 km/h, limite di legge per l'Italia. Usando la modalità con pedalata assistita potete avvalervi del cambio Shimano a 7 velocità, integrato sulla ruota posteriore. Con la modalità solo elettrico è possibile usare l'acceleratore integrato sulla destra del manubrio. In questo caso, la bici si muove anche senza pedalare e funziona come fosse uno scooter elettrico.
Lo schermo montato al centro del manubrio della Fafrees F20 Max è un modello Yolin YL80C, lo stesso della Engine X, molto bello da vedere e comodo da usare. Ha un ampio pannello LCD a colori sul quale si vedono molto bene i numeri e le icone. Per accendere il display bisogna prima inserire la chiave nell'apposita serratura sulla batteria e ruotarla in posizione ON.
Fafrees F20 Max ha una grande batteria con celle Samsung da 48 V e capacità totale di ben 22,5 A. Tutto questo si traduce in una buona autonomia, che arriva fino a 120 km con la pedalata assistita, secondo i dati dichiarati dall'azienda. La batteria è removibile e può essere caricata separatamente dalla bici. Il tempo di ricarica è di ben 7 ore, e questo non stupisce perché la batteria è molto grande.
Grazie alle ruote grasse da 20" la potete guidare ovunque, su ogni terreno, senza avere nessun problema di grip. Gli pneumatici CTS sono di buona qualità, hanno una tassellatura efficace e buona tenuta anche su sterrato, brecciolino, pavé o altre superfici. Inoltre, la potenza del motore rende questa bici un "mezzo da trasporto" di alto livello. Pensate che potete portare un carico massimo fino a 150 kg complessivi, guidatore incluso.
Fafrees F20 Max è già disponibile sul mercato internazionale al prezzo di listino di 1.299€ netti. Il costo è in linea con quello della Engwe Engine X e di altre fat bike dalle caratteristiche molto simili.
Fafrees F20 Max è una fat bike all'ennesima potenza. Estremizza i vantaggi e gli svantaggi di questo formato, quindi non è adatta a tutti, anzi. Ha delle funzionalità particolari che la differenziano da altri modelli, come la batteria enorme e il doppio portapacchi. Può essere una buona scelta se avete bisogno di tanta capacità di carico (150 kg) e di un sedile posteriore per trasportare un bambino. L'alta potenza del motore vi fa viaggiare veloci e le ruote grasse vi permettono di andare su qualsiasi terreno.
Freni a Disco: Idraulici vs Meccanici
Non avevo idea che esistessero due tipi di freni a disco, meccanici e idraulici, e quando ho comprato la bici ignoravo totalmente la differenza (oltre a tante altre cose). I freni a disco meccanici vengono considerati dagli esperti la via di mezzo (inutile) tra i freni a pattino e i freni a disco idraulici: in effetti presentano i vantaggi di uno e gli svantaggi dell’altro.
Un freno a disco meccanico non avrà mai la stessa fluidità di frenata di un freno a disco idraulico, per contro rispetto a quelli a pattino distribuisce la forza frenante su tutta la ruota. Sicuramente, in caso di guasto in viaggio è più facile operare su un freno a disco meccanico, che su uno idraulico: più facile portare con sé un cavo di cambio, che l’olio e il kit di spurgo. È anche vero che è molto più difficile avere problemi sui freni a disco idraulici, a meno di discese particolarmente impegnative in cui ti attacchi ai freni e bolli l’olio, oppure ti si taglia una guaina.
Come Funzionano i Freni a Disco?
Sia i freni a pattino che quelli a disco sfruttano il principio dell’attrito per attuare la frenata. Un corpo viene mandato in battuta contro il componente in rotazione, sviluppando attrito che ne rallenta la velocità, sviluppando allo stesso tempo calore che va evacuato e usura, che porta all’assotigliamento del corpo frenante.
Nei freni a pattino il corpo è il pattino, composto da mescole di gomma nitrilica o butilica a seconda della qualità, che va in battuta contro la pista frenante del cerchio. L’azionamento della frenata avviene attraverso un cavo metallico sottoposto a tensione, per cui il sistema lavora a trazione.
Nei freni a disco idraulici il corpo frenante è la pastiglia, o meglio il suo ferodo, che può essere composto da leghe sinterizzate organiche, semimetalliche o metalliche. Il componente in rotazione è il rotore, che è formato da una lamina interna in acciaio per dare rigidità strutturale e da due lamine in lega di acciaio all’esterno, per favorire l’evacuazione del calore. L’azionamento avviene tramite un cilindro (master cylinder) che spinge l’olio idraulico nella tubazione, facendo fuoriuscire i pistoni su cui sono fissate le pastiglie. Il sistema lavora dunque per compressione.
Distribuzione della Frenata
Uno degli aspetti principali di tutti i sistemi frenanti è la distribuzione della frenata, ovvero la gestione e l’applicazione delle forze atte a rallentare la rotazione della ruota. Nei freni a pattino, l’applicazione di B avviene su un punto della pista frenante del cerchio, in corrispondenza del settore 1. B si scarica completamente sul settore 1, mandando in trazione i raggi corrispondenti.
Nei freni a disco il punto di applicazione di B è sul mozzo. Da qui la forza di frenata si suddivide in varie componenti, tante quante sono i raggi. Questi vengono sottoposti a trazione e le varie componenti di B si muovono sui raggi per poi raggiungere il cerchio. Quindi la forza di frenata si distribuisce su tutta la ruota, ottenendo una frenata più decisa ma soprattutto più facile da gestire e che non influenza la guidabilità del mezzo.
Azionamento della Frenata e Modularità
Altro aspetto importante è l’azionamento della frenata. Nei freni a pattino abbiamo un cavo metallico da 1,6mm di diametro, formato da numerosi filamenti in acciaio. Questo filo è sottoposto a una tensione, cioè anche quando non lavora è comunque trazionato. Una volta applicata la forza sulla leva, il cavo viene ulteriormente trazionato e fa leva sugli infulcri del freno per mandare in battuta il pattino sul cerchio. Il continuo lavoro stressa il cavo metallico, le cui fibre si tendono e si accorciano più volte, dando vita all’affaticamento del materiale. Così, quando il cavo ha perso elasticità, la frenata diventa del tipo on-off, ovvero poco modulabile.
Nei freni a disco la leva freno è collegata a un cilindro, alloggiato in un corpo pieno di olio idraulico, che viene chiamato pompante. La pressione della leva fa muovere il cilindro, che diminuisce il volume all’interno del pompante e obbliga l’olio a fluire nel tubo, aumentando così la pressione. L’olio sfoga questa pressione nella pinza, dove fuoriescono i pistoni che mandano in battuta le pastiglie. L’olio, essendo un fluido incompriminbile, non subisce fatica, per cui la sua efficienza è più costante nel tempo e la modularità della frenata si mantiene inalterata anche dopo numerose frenate. Il punto debole dell’olio è la sua igroscopicità (più alta nel DOT, bassa nel minerale), cioè la possibilità che assorba umidità che si trasformi in gas che abbatta l’efficienza di frenata. In quel caso si deve procedere allo spurgo.
Tabella Comparativa: Freni a Disco vs Freni a Pattino
| Caratteristica | Freni a Disco | Freni a Pattino |
|---|---|---|
| Distribuzione della frenata | Distribuita su tutta la ruota | Concentrata su un punto del cerchio |
| Modularità | Maggiore e costante nel tempo | Minore, può diventare "on-off" |
| Affidabilità nel tempo | Elevata, richiede spurgo occasionale | Inferiore, il cavo si usura |
| Manutenzione | Più complessa, richiede kit di spurgo | Più semplice, sostituzione pattini |
| Efficienza | Maggiore | Minore |
Abbiamo visto che i freni a disco sono più efficienti dei freni a pattino per via di una migliore distribuzione della frenata, una modularità maggiore e un’affidabilità nel tempo che rimane invariata. Non è un caso che molti ciclisti utilizzino i freni a disco con diffidenza, per poi non riuscire più a tornare al sistema a pattino.
Considerazioni Finali
La scelta tra freni a disco meccanici o idraulici dipende dalle proprie esigenze e dal tipo di utilizzo della fat bike. I freni idraulici offrono prestazioni superiori in termini di modulabilità e potenza frenante, mentre i freni meccanici sono più semplici da riparare in caso di emergenza. Valutare attentamente i pro e i contro di ciascun sistema è fondamentale per prendere la decisione più appropriata.
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