Diresti mai che in questo corso d’acqua pieno di rifiuti, fino a poco tempo fa, la gente si faceva il bagno? Il “biondo Tevere” - così veniva chiamato - oggi è diventato marrone scuro, e le folle estive di bagnanti che si rinfrescavano sulle sue rive, hanno lasciato posto a bottiglie di plastica e pesci morti. Ma come mai un fiume come il Tevere, che per gli antichi Romani era addirittura ritenuto sacro, oggi in alcuni punti sembra quasi una discarica a cielo aperto?
Dai tuffi al divieto: La storia del Tevere
Fino al secolo scorso, i “fiumaroli” - gli abitanti delle sponde del fiume - erano abili nuotatori e vivevano in simbiosi con questo meraviglioso corso d’acqua. All’epoca, per un romano doc, sarebbe stato inimmaginabile pensare a un’estate senza almeno un tuffo nelle sue acque. Inoltre, nel dopoguerra, le spiagge di Ostia erano ancora disseminate di mine antiuomo e, così, la vita balneare della città si concentrò ulteriormente sulle spiaggette delle rive del fiume.
Negli anni ‘60 però, qualcosa cambiò per sempre. Con il boom economico aumentarono anche le industrie, e il numero di abitanti della Capitale si moltiplicò. Fu in questo periodo che l’amministrazione introdusse il primo divieto di balneazione per rischio leptospirosi: una malattia infettiva il cui batterio di origine aveva contaminato le acque romane. Si pensava si trattasse di una situazione momentanea ma, in realtà, il Tevere era appena stato sottratto per sempre alla cittadinanza. Da allora infatti, quel divieto non è mai stato tolto e col tempo la situazione è solamente peggiorata. Negli ultimi anni addirittura, sono state registrate diverse morie di pesci, l’ultima a fine 2021.
Le cause dell'inquinamento del Tevere
Innanzitutto va specificato che il Tevere non è solo Roma. Prima di arrivare alla Capitale percorre quasi 400 km, attraversando ben 4 regioni: Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Lazio. Di conseguenza, quando sfocia finalmente nel Mar Tirreno, ha già accumulato un’enorme quantità di agenti inquinanti.
Tra questi vi sono in gran parte rifiuti di origine industriale, prodotti dalle fabbriche presenti nelle regioni attraversate dal fiume, che scaricano direttamente nel torrente o nei suoi affluenti. Specialmente nei pressi dell’Aniene (uno degli affluenti del Tevere più inquinati in assoluto), l’industrializzazione selvaggia del dopoguerra ha provocato un pesante inquinamento delle acque. Fiume Aniene, Ponte di Montesacro Al giorno d’oggi - dopo che diverse fabbriche della zona hanno chiuso i battenti - la situazione sembrerebbe migliorata. Il problema però è tutt’altro che risolto.
Pensa che a poche centinaia di metri dall’Aniene, sorge una filiale della BASF: multinazionale tedesca che produce e smaltisce catalizzatori chimici. E proprio questa sede, nel 2014, è stata oggetto di alcune indagini per traffico illecito di rifiuti e avvelenamento di acque. Un ruolo importante inoltre, lo giocano anche i rifiuti provenienti da pesticidi, fertilizzanti e concimi, utilizzati nella coltivazione dei campi circostanti. Con le piogge, infatti, questi penetrano nelle profondità del terreno, contaminando le falde acquifere. Ne è un esempio l’Alta Valle del Tevere (in Umbria), una delle zone d’Europa a più alta concentrazione di coltivazioni di tabacco. Queste colture in particolare - per via della loro vulnerabilità ai parassiti - sono tra quelle che richiedono più utilizzo di fertilizzanti e pesticidi in assoluto.
Un’altra fonte di inquinamento del Tevere, sono sicuramente i rifiuti civili e urbani: quelli che produciamo ogni giorno noi cittadini - detersivi, bottiglie di plastica, detergenti e persino le acque di scarico. Quando tiriamo lo sciacquone infatti, dopo un lungo viaggio nelle reti fognarie, queste finiscono proprio nei fiumi o direttamente nel mare. E in una città grande come Roma - che è passata dal milione e mezzo di abitanti degli anni ‘50, ai quasi tre milioni di oggi - la portata delle acque reflue non è assolutamente trascurabile.
Il ruolo dei colibatteri
Non a caso, a rendere non balneabile il Tevere, è anche l’alto numero di colibatteri. Questi vivono nel tratto intestinale degli animali a sangue caldo, tra cui noi esseri umani, si trovano nelle feci e finiscono quindi nelle acque di scarico quando andiamo in bagno. Sono batteri importantissimi, che ci consentono di digerire correttamente i cibi che ingeriamo. Il problema però, si presenta quando la loro concentrazione diventa troppo alta.
Nello specifico, esiste un tipo di batterio presente nel microbioma intestinale (l’Escherichia coli) che può diventare molto pericoloso, arrivando a causare coliti emorragiche, uretriti e addirittura infezioni potenzialmente fatali come meningite e setticemia. Per questi motivi, uno degli indici di valutazione dello stato di pulizia e balneabilità delle acque, è proprio la quantità di colibatteri presenti.
Per fortuna, prima di finire in mare, le acque delle fogne vengono in parte ripulite dagli impianti di depurazione. Purtroppo però, questo non sempre avviene in modo corretto.
La piaga degli illeciti
Il mancato rispetto delle leggi che tutelano la salute dei nostri fiumi, è infatti una grossa piaga della società in cui viviamo. Ad oggi l’Italia, si trova in cima alla classifica europea per procedure di infrazione dovute alla mancata presenza di fogne e depuratori, e per questo motivo paghiamo una penale di 126 mila euro al giorno. Il Lazio poi, è una delle regioni con il più alto numero di illeciti commessi lungo i suoi corsi d'acqua.
Secondo un’indagine del Corpo forestale dello Stato, gli illeciti scoperti nei primi anni 2000, erano in media circa 24 al mese. Tra i più frequenti: mancata depurazione degli scarichi civili e industriali, pesca illegale, versamento di sostanze inquinanti e tossiche, opere idrauliche non a norma… insomma, tutte attività criminali che sicuramente non giovano alla salute dei torrenti.
Tutto questo infatti, unito alla mastodontica portata di rifiuti che produce una metropoli come Roma, fa sì che le acque della Capitale superino ampiamente i limiti batteriologici consentiti. Il limite massimo di escherichia coli per la balneabilità dei fiumi per esempio, sarebbe di 1000 unità per 100 ml d’acqua. Secondo alcune analisi condotte nel 2021 però, questo dato viene superato dal Tevere in quasi l’80% dei punti di prelievo, rendendolo di fatto assolutamente pericoloso per i bagnanti.
Non solo Tevere: Un problema globale
Non credere però, che il problema dell’inquinamento dei torrenti sia un fenomeno unicamente italiano. Negli ultimi decenni purtroppo, questo destino ha tristemente accomunato quasi tutti i fiumi delle grandi città del mondo. E anzi, se paragonate al Gange in India, o al Danubio (che attraversa diverse metropoli europee), le acque del Tevere non sono nemmeno messe così male. Pensa che nel ‘57 il Tamigi (a Londra), era stato dichiarato biologicamente morto. In poche parole, l’inquinamento aveva sterminato ogni forma di vita animale al suo interno!
Esempi virtuosi: Senna e Tamigi
Persino la Senna di Parigi - uno dei fiumi che fino a qualche decennio fa era tra i più inquinati d’Europa - si sta pian piano ripulendo. Il comune si è addirittura prefissato l’ambiziosissimo obiettivo di renderlo nuovamente balneabile entro le olimpiadi estive di Parigi 2024. E anche il Tamigi sta tornando lentamente a vivere. Nel 2021 sono stati avvistati alcuni pesci al suo interno, che fanno ben sperare per il futuro.
In Francia sono stati investiti 1,4 miliardi di euro dal 2020 per “rimettere in buona salute il corso d’acqua e permettere ai cittadini di fare il bagno”, come aveva annunciato l'ex ministra francese per la Transizione ecologica Barbara Pompili, in carica durante l'approvazione del Piano. Chiaramente l’obiettivo temporale erano le Olimpiadi di quest’anno, affinché si potessero svolgere lì le competizioni di nuoto di fondo e triathlon. Possibilità rimasta incerta fino all’ultimo, come si è notato dai diversi rinvii dei tuffi simbolici di Hidalgo e Macron, un po’ a causa della crisi politica che ha scosso la Francia dopo i risultati delle elezioni Europee di giugno, un po’ perché a inizio luglio, per tre settimane consecutive, la Senna mostrava livelli di contaminazione da Escherichia Coli, un batterio che può causare patologie più o meno gravi all'intestino e all'apparato urinario, ancora molto alti.
La balneabilità del fiume è stato uno degli obiettivi principali della sindaca Anne Hidalgo, sia durante il suo primo mandato (tanto che nel 2017 si parlava già di questo progetto ed erano state effettuate delle stime e i primi interventi per risanare l’acqua), ma soprattutto durante il secondo mandato iniziato, appunto, nel 2020.
Perché la Senna è così inquinata?
Bisogna partire dicendo che la Senna drena l'inquinamento generato da circa 12 milioni di abitanti nella regione parigina, Ile-de-France, di cui Parigi è il capolouogo, ma ha una capacità di diluizione degli scarichi molto bassa, soprattutto nei periodi di magra stagionale in estate e autunno. Questo perché è un fiume relativamente piccolo se si considera la popolazione insediata nel suo bacino (e che il 50% dell’acqua potabile viene proprio da lì, come riportato sul sito del comune di Parigi).
Le attività industriali
Sono gli anni Sessanta quando la Senna viene dichiarata per la prima volta “biologicamente morta”: niente più flora, niente più fauna a causa di eccessivi livelli di inquinamento. In primis causato dalle attività industriali e agricole presenti lungo il corso del fiume che si estende per oltre 776 km quadrati nella Francia nord orientale e sfocia nel canale della Manica.
Infatti questa zona compresa tra le Fiandre e il medio bacino della Senna è la più adatta alla bieticoltura, ovvero la produzione di barbabietole da zucchero, che è la più importante del Paese. La Francia è al primo posto in Europa per la sua produzione. Il problema è che per questa coltura venivano usate grandi dosi di pesticidi, come ricordano le proteste degli agricoltori francesi dello scorso anno in occasione della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea sui divieti relativi ai pesticidi neonicotinoidi, decisamente tossici per gli insetti impollinatori e potenzialmente rischiosi per la salute umana - ma che secondo gli agricoltori sarebbero indispensabili per la produzione di zucchero.
Questi pesticidi, una volta usati, vengono portati dalle acque piovane nella Senna, contaminandola. Come se non bastasse, le altre attività industriali che sorgono lungo il corso del fiume per decenni hanno sversato le sostanze chimiche e i materiali pesanti di scarto nei corsi d’acqua.
La rete fognaria
Ma le attività produttive non sono gli unici fattori di inquinamento: un grande problema di Parigi è stato per moltissimo tempo il sistema fognario, che durante le piogge intense si sovraccarica al punto da causare il rilascio delle acque reflue non trattate nella Senna, al punto da creare veri e propri accumuli di sedimenti sui fondali del fiume. C'è da dire che quello relativo alla rete fognaria non è un problema recente.
La popolazione parigina nel corso dei secoli è cresciuta esponenzialmente, passando dai 550mila abitanti all’inizio del 19°secolo, al milione di metà ottocento, fino agli oltre 2 milioni di oggi. Questo ha richiesto diversi interventi per ampliare la rete fognaria, ma - evidentemente, vista la situazione attuale - non sufficienti.
Pensa che parte proprio da qui l’opera “I Miserabili” di Victor Hugo, per raccontare l’impresa dell’amico Bruneseau, colui che fu incaricato di ispezionare e sistemare la rete fognaria esistente. Quella “moderna” fu costruita dalla metà degli anni ‘50 dell’800 dall’ingegnere Eugène Belgrand: da 146 km passò a 560 e furono creati degli appositi collettori per gli scarichi nella Senna. Da quel momento gli edifici ebbero il divieto di scaricare le acque reflue direttamente nel fiume: la rete che si riversa a Clichy, a valle di Parigi, divenne passaggio obbligato.
Qui furono costruite le prime vasche di decantazione delle acque reflue (in seguito realizzate anche ad Achéres) per depurarle dalle sostanze inquinanti (sia di natura organica, come feci e urine), sia di natura inorganica (per quelle relative alle attività industriali o agricole).
I rifiuti solidi e il cambiamento climatico
Poi c’è l’inquinamento che dipende dai rifiuti solidi trasportati dalla corrente del fiume che sporcano la Senna e rilasciano sostanze chimiche nelle sue acque, come le microplastiche. Ultimo ma non per importanza, l’impatto del cambiamento climatico: da un lato l’aumento delle temperature che aumenta il rischio siccità e riduce le portate d’acqua della Senna ( secondo i dati della SIAAP la portata media annua della Senna a Parigi dovrebbe diminuire tra il -10 e il -50%), facendo aumentare quindi le concentrazioni delle sostanze inquinanti,. Dall’altro l’aumento degli eventi estremi che contribuisce al sovraccarico del sistema fognario.
L’unione di questi fattori ha portato al divieto di balneazione arrivato nel 1923 e durato quasi un secolo. Anche se, forse, parlare come se oggi la situazione fosse risolta è quantomeno prematuro.
Dai primi investimenti al piano di Hidalgo
Bisogna dire che negli ultimi decenni si è investito parecchio per ripulire il fiume. Già nel 1997 fu adottato un piano generale che stabilisce le linee della politica igienico-sanitaria ancora in vigore, frutto di un accordo tra la SIAAP (ente pubblico per la gestione delle acque reflue), la regione Île-de-France e l'Agenzia per l'acqua. Questo piano prevedeva che non ci fosse solo un punto di raccolta e trattamento, ma sei depuratori e alcuni bacini di stoccaggio.
Il progetto di riqualificazione attuato dall’amministrazione Hidalgo cerca di risolvere i problemi della Senna con interventi specifici:
- Lo sviluppo dei sistemi di trattamento delle acque reflue, che sono stati potenziati con tecnologie avanzate come acido performico e radiazioni ultraviolette che distruggono i batteri e gli agenti patogeni.
- La separazione delle reti fognarie, per evitare il sovraccarico che porta le acque reflue a finire nella Senna con nuovi tubi, serbatoi e pompe sotterranee. Obiettivo a cui risponde anche la costruzione di nuovi bacini di stoccaggio, come quello di Austerlitz, per immagazzinare l’acqua piovana in eccesso.
- Infine un monitoraggio continuo, quotidiano, per garantire i limiti di sicurezza imposti dalla Direttiva Quadro Europea sulle Acque (WFD).
Fonte: SIAAP
Queste iniziative sono fondamentali per prevenire la concentrazione di nuovi liquami grezzi, per limitare l’inquinamento e ripristinare la flora e la fauna, ma ripulire davvero il fiume e renderlo sicuro al 100% non è possibile.
Questo perché il gigantesco serbatoio di Austerlitz che può contenere una quantità d’acqua pari a 20 piscine olimpioniche, rimane una soluzione cuscinetto per eventi non prevedibili, come le piogge intense che richiedono a Parigi di scegliere che le acque grezze risalgano all’interno delle case dei cittadini, oppure che vengano scaricate non trattate nel fiume.
Fonte: SIAAP Nonostante il bacino possa essere un grande aiuto, le scorse settimane ci hanno mostrato come non sia una soluzione definitiva, visto che fino a dieci giorni fa forti temporali hanno causato aumenti nei livelli di Escherichia Coli che hanno superato quelli considerati sicuri per lo svolgimento delle competizioni olimpiche.
TFA, un problema ignorato
Poi c’è un altro grande punto interrogativo se si guarda alla possibilità che i cittadini si immergano nella Senna, come previsto dal piano dell’amministrazione in tre punti del fiume. Tutti gli interventi di cui abbiamo parlato hanno come obiettivo l’abbattimento dei batteri provenienti dalle acque reflue, quindi Escherichia Coli ed Enterococcus, ma non agiscono su una sostanza presente in moltissimi fiumi europei, tra cui proprio la Senna. Sto parlando dei TFA, acido trifluoroacetico.
Queste sostanze fanno parte della famiglia dei PFAS e derivano dalla degradazione di vari pesticidi. Esistono migliaia di tipologie diverse di PFAS, alcune indicate come cancerogene certe (come PFOA e PFOS), altri non ancora analizzati a fondo per determinare con certezza gli effetti sulla salute. Tra questi ci sono i TFA che, secondo un rapporto di PAN Europe, organizzazione ambientalista che si oppone ai pesticidi sintetici che ha analizzato la concentrazione di questa sostanza nei principali corsi d’acqua europei, l’acqua della Senna prelevata poco lontano dalla cattedrale di Notre-Dame ha una concentrazione di TFA di 2,900 microgrammi per litro: una concentrazione battuta nell’Unione Europea solo dall’Elba, fiume tra Repubblica Ceca e Germania.
In generale è stata riscontrata presenza TFA nel 98% dei campioni presi in considerazione e, visti i livelli, secondo Pan Europe si può parlare della “più grande contaminazione idrica nota a livello territoriale causata da una sostanza chimica prodotta dall'uomo”.
L’Unione Europea in passato li aveva classificati come “non rilevanti”, non imponendo dei limiti ferrei, ma come riportato da ISDE (Medici per l'ambiente), due studi recenti sulla tossicità cronica e riproduttiva del TFA mostrano effetti simili a quelli del PFAS (tossicità epatica e difetti alla nascita) meglio studiati e più noti, anche se a concentrazioni molto più elevate. Insomma, per tutti questi motivi non basta un tuffo per parlare di balneabilità e sicurezza in modo assoluto.
Questo ci ricorda quale sia il prezzo da pagare dopo secoli di inquinamento dei nostri corsi d’acqua.
Soluzioni per il futuro
Per fortuna, rispetto a 50 anni fa le cose stanno un po’ cambiando. Al giorno d’oggi c’è sicuramente una sensibilità maggiore da parte della comunità e delle istituzioni nei confronti di queste tematiche. Proprio a Roma, dal 2020, sono state messe a punto delle barriere acchiappa plastica, che hanno raccolto nei soli primi 18 mesi di sperimentazione più di 6 tonnellate di rifiuti.
L'unica cosa che possiamo fare noi cittadini quindi, è continuare a far sentire la nostra voce, far capire che è un tema che ci sta a cuore, così da spingere anche gli organi di competenza ad adottare misure adeguate; perché un mondo più sostenibile è possibile. E chissà che un giorno, grazie al progresso tecnologico e a una serie di provvedimenti mirati da parte delle istituzioni, il Tevere non torni a essere biondo come un tempo.
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