Eustachio Manfredi nacque a Bologna il 20 settembre 1674, da Alfonso, notaio originario di Lugo, e Anna Maria Fiorini. I sei figli coltivarono interessi intellettuali.

Formazione e Primi Interessi

Dopo studi con un sacerdote, poi con i gesuiti (circa 1685-90), il M. seguì il corso di arti nello Studio cittadino, che terminò già nel 1691 con tesi di filosofia non conservate; passato alle leggi, si laureò in utroque (19 aprile 1692), ma non esercitò: dopo la laurea coltivò la storia e la geografia e seguì nello Studio le lezioni di D. Guglielmini (matematica a uso astronomico, poi idrometria).

Ebbe presto interessi e attività culturali molto vari: un Compendium anatomicum è a Bologna (Biblioteca comunale dell'Archiginnasio, Mss., B.2533); collezionò strumenti e reperti naturali; studiò il francese e riunì amici nella sua abitazione per studi letterari e scientifici. Dal 1691 il gruppo, cui si unì poi G.B. Morgagni, si disse degli Inquieti; dal 1694 si riunì in casa di I. Sandri, lettore di anatomia nell'Università.

Attività Poetica

Tuttavia da giovane il M. fu noto soprattutto per un'attività poetica svolta in contatto con figure come G.G. Orsi, P.I. Martello, L.A. Tre egloghe latine su s. Filippo Neri (1694-96) sembrano perdute. Un sonetto è nella raccolta Alle serenissime altezze Rinaldo I d'Este duca di Modana e di Carlotta Felicita principessa d'Annover (Bologna 1696, p. 29). Pubblicò e fece rappresentare la Dafni, favola boschereccia per musica (ibid. 1696). Scrisse poi con Martello La ninfa costante (ibid. 1697), Perseo e l'Apollo geloso (ibid. 1697 e 1698; v. i tre testi in P.I. Martello, Teatro, a cura di H.S. Noce, I, Bari 1980, pp. 1-45, 157-190, 71-112), a loro volta rappresentati.

Fornì i canti II e III alla cantica collettiva Il paradiso, per la monacazione di Maria Valeria Teresa Orsi (Bologna 1698); i canti passarono nelle Rime del M. (ibid. 1713) anche se, secondo il curatore G.P. Ballirani, li "disapprovava", forse per il contenuto (proponeva i vortici e le due sostanze cartesiani mentre si stava affermando la fisica newtoniana, e sembrava ammettere l'eliocentrismo). Ancora nel 1698 (ibid.) fornì al poema collettivo Dell'arte d'amar Dio l'inizio del libro III, proseguito da Martello, e curò i Saggi poetici di veridica lode per un predicatore.

In questa produzione rientrano versi in raccolte: Ecclesiaste, o sia Il predicatore applicato (Bologna, Biblioteca comunale dell'Archiginnasio, Mss., B.366, 5); Fasti di Lodovico XIV il Grande esposti in versi (Bologna 1701; sono del M. i "fasti" di febbraio); Egloghe de' Pastori Arcadi della Colonia del Reno nella gloriosa esaltazione di Clemente XI (ibid. 1701, pp. 33-40). Prevalsero però canzoni e sonetti.

Vi è stata distinta una fase secentista dalla ripresa dei moduli dell'antica lirica italiana (soprattutto F. Petrarca), sfociata nell'adesione all'Arcadia (nel 1698 fu tra i fondatori della colonia Renia, con il nome di Aci Delpusiano). La distinzione è forse rigida, ma il M. impedì a G.P. Zanotti di pubblicare circa 50 dei primi componimenti e li escluse dalle Rime (parte resta in una Raccolta di componimenti poetici a Bologna, Biblioteca comunale dell'Archiginnasio, Casa Carducci, Mss., 83-91).

La transizione era comunque conclusa nel 1700, anno della canzone più nota, Donna, negli occhi vostri (per la monacazione dell'amata, Giulia Caterina Vandi; del M. non si conoscono altri amori, e non si sposò). Mossa da sentimenti reali, la canzone è piaciuta anche a critici non benevoli, fino a B. Croce.

Il M. aderì ad accademie bolognesi (Gelati, Difettuosi, Abbandonati) e di altre città (Crusca, Dissonanti di Modena). Intervenne nella nota polemica tra Orsi e il padre D.

Interessi Scientifici e Collaborazioni

Frattanto il M. coltivava le scienze (note di studio sono a Bologna, Università degli studi, Dipartimento di astronomia, Arch. della Specola, b. 7), seguendo soprattutto Guglielmini. Questi formò anche Gabriele Manfredi, Stancari e G. Verzaglia (tra i primi cultori italiani di analisi, mentre il M. ammise di avere curato poco l'algebra; andò poco oltre i mezzi classici dell'astronomia di posizione e non contribuì alla meccanica celeste: nel 1716 scrisse che nei Principia Newton sembrava "parlare arabico"). Il restauro della meridiana nella basilica di S. Petronio curato da G.D. Cassini e Guglielmini nel 1695 spinse il M. e Stancari a compiervi osservazioni (dati ibid., b. 3).

Dal 1696 osservarono dalle rispettive abitazioni, dal 1697 da una specola nel palazzo del futuro cardinale G.A. Davia e, dopo il 1703, da due specole nel palazzo Marsili e nel palazzo Montalto (ibid., bb. 1 e 2). Passato Guglielmini a Padova, nel 1699 l'Università di Bologna destinò una terza lettura di matematica ai settori prima curati da lui, e il M. l'ottenne.

Tuttavia la scarsa retribuzione gli lasciò i problemi finanziari, mentre la monacazione della Vandi lo colpì nell'intimo. Nei corsi seguì un ciclo triennale (Euclide, teoria dei pianeti, Almagesto). Forse, però, sotto i nomi antichi offrì anche contenuti nuovi: lezioni del 1703 s'intitolano Tractatus analyticus e Rudimenta analysis speciosae (Bologna, Biblioteca universitaria, Mss. aggiunti, 4318); lezioni di astronomia e altro (Ibid., Mss. italiani, 654, nn. 1, 3, 5); Institutiones geographicae nella Biblioteca apostolica Vaticana (Ferrajoli, 52). Questi testi potrebbero però riferirsi a un insegnamento privato, comune nell'epoca, perché allievi del M.

Dal 1700 circa fu vicino al conte L.F. Marsili, generale asburgico e naturalista, che affidò a Stancari le sue collezioni e al M. i suoi libri e strumenti; nel 1703 eresse loro una specola in legno sul suo palazzo e nel 1705 fornì una sede agli Inquieti. Nel 1704 il M. divenne prorettore (di fatto rettore) del collegio di palazzo Montalto, destinato a studenti marchigiani, e sostituì Guglielmini come sovrintendente alle Acque del Bolognese; nel 1706 verificò i confini tra il territorio cittadino e quello di Modena; tra il 1700 e il 1710, senza credervi, redasse i taccuini (effemeridi astrologiche annue), ufficialmente affidati a Guglielmini.

Conobbe F. Bianchini, poi suo corrispondente abituale, che tentò invano di farlo inserire nella commissione istituita da Clemente XI per un riesame del computo pasquale (1701-04). Tuttavia, nelle lettere i due trattarono a lungo la questione e la connessa costruzione a Roma della grande meridiana in S. Maria degli Angeli (1702), avviando controlli incrociati di alto interesse. Nel 1701 e 1703 G.F. Maraldi, nipote di G.D.

Dal 1705 il M. corrispose con G. Grandi (già in contatto con Stancari, il cui epistolario a Bologna, Università degli studi, Dipartimento di astronomia, Arch. della Specola, b. 37, integra quello del M. con, tra l'altro, molte lettere di J.J. Il M., maggiore d'età, iniziò Stancari alla matematica e lo precedette nella lettura universitaria e negli incarichi. Da ciò derivò una visibilità storica maggiore dell'amico, morto prestissimo e di carattere umbratile; lasciò pubblicare al M. le osservazioni comuni e non pubblicò niente a proprio nome: nel 1703 con il solo nome del M. uscì una Descrizione d'alcune macchie scoperte nel sole l'anno MDCCIII (Bologna). Altre 15 osservazioni del periodo 1699-1709 apparvero nei Mémoires de l'Académie des sciences di Parigi (1701, pp. 64, 82; 1703, pp. 28-30, 85; 1704, pp. 132, 198 s., 234; 1706, pp. 467, 513; 1707, pp. 355-359; 1708, pp. 323, 417; 1709, p. 94; 1710, p. 220).

Nel 1708 il M. contribuì a fare assegnare a Stancari la prima lettura di analisi nello Studio bolognese, anteponendolo al fratello Gabriele. La morte vietò a Stancari di avere un ruolo pari a quello del M. nell'Istituto delle scienze poi avviato da Marsili, congeniale alle sue potenzialità. Nel 1713, nella dedica di una raccolta postuma di scritti dell'amico da lui curata (V.F. Stancari, Schedae mathematicae post eius obitum collectae. Eiusdem observationes astronomicae, Bononiae), il M.

Nel 1705 il M. difese Bianchini da critiche circa il computo (Epistola ad virum clarissimum Dominicum Quartaironium qua anonymi assertiones 16. pro reformatione calendarii ab illo impugnatae vindicantur, Venetiis); tra il 1702 e il 1706 i gesuitici Mémoires pour l'histoire des sciences et des beaux-arts lo criticarono sullo stesso tema, ed egli rispose con lettere (bozze di risposte a Bologna, Università degli studi, Dipartimento di astronomia, Arch. della Specola, b.

Ingegnere Generale e l'Istituto delle Scienze

Dapprima gli impegni non ridussero l'attività letteraria del M., ormai un riferimento per bolognesi colti e stranieri in visita nella città (nel 1709 incontrò W. Burnet). Nel collegio di palazzo Montalto promosse edizioni di poeti (A. Di Costanzo, L. Tansillo, G.M. Molza), patrocinò la Scelta di sonetti, e canzoni de' più eccellenti rimatori d'ogni secolo di A. Gobbi (Bologna 1709-11), cui forse collaborò, e incrementò le recite teatrali, anche di testi francesi. Secondo F.M. Zanotti scrisse per gli allievi un trattatello di poetica, non altrimenti noto, e fin verso il 1707-08 compose versi con continuità.

Tuttavia venne concentrandosi sul lavoro scientifico e professionale, soprattutto per progetti avviati da Marsili. Dopo il ritorno definitivo a Bologna (1704), fallito un tentativo di innovare i corsi nello Studio cittadino, Marsili prese l'iniziativa per la creazione dell'Istituto delle scienze, struttura autonoma d'insegnamento avanzato e ricerca. Nel 1708-09 escluse il M. dalla fase preparatoria, per contrasti politici (Marsili era papalista, il M. municipalista) o scientifici (circa le tecniche di bonifica o in astronomia). Il M. accettò allora di divenire ingegnere generale della Repubblica di Lucca, ma Bologna lo confermò sovrintendente per cinque anni, poi fino alla morte.

Rientrata la crisi per la mediazione di Cassini, e forse di Bianchini, dal 1711, quindi già nel primo anno di funzionamento, il M. tenne nell'Istituto la cattedra di astronomia e l'osservatorio. La specola fu terminata solo dopo anni, ma egli osservò altrove, oltre a insegnare e far fronte ad altri impegni. Così nel 1712 dichiarò che non avrebbe più accolto le continue richieste di versi per eventi vari, e derogò raramente (un sonetto del 1715 per il trasferimento in Italia del pretendente al trono d'Inghilterra Giacomo Stuart; uno del 1720 nella Raccolta di rime in applauso alle gloriosissime nozze del serenissimo Francesco principe di Modena, Modena 1720, p. 209; dell'oratorio a quattro voci La fuga di s. Teresa, Firenze 1718, è incerta la data di composizione).

Ultimi Anni e Eredità Letteraria

In visite all'Arcadia romana risulta aver letto solo un rifacimento della novella classica della matrona di Efeso, già apparso in Prose, e rime pastorali degli Accademici Difettuosi (Bologna 1709). A Roma conobbe anche Faustina Maratti Zappi, che poi gli inviò suoi componimenti, ma non risulta che egli ricambiasse. Così la stagione letteraria del M. si chiuse sostanzialmente nel 1713, quando a stento autorizzò l'allievo G.P. La raccolta, di 50 componimenti (sonetti, canzoni e "canti lunghi", in parte già editi), ebbe un successo ben più che locale fino all'Ottocento inoltrato, con molte edizioni anche accresciute.

Ma i versi del M. apparvero anche nelle Rime degli Arcadi (II, Roma 1716, pp. 1-27; VIII, ibid. 1720, pp. 1-16) e nel Canzoniere intiero di Eustachio Manfredi, in Lirica del Frugoni e de' Bolognesi del secolo XVIII (Venezia 1791, pp. 233-319); le poesie religiose in Poesie sacre di Eustachio Manfredi bolognese (Bologna 1840). Molti dei versi riguardavano eventi privati, pubblici o religiosi; su circa dieci poesie di tema libero metà sono d'amore. Diverse rime esprimono la sua convinta religiosità.

Fu un cattolico "lambertiniano": alieno da sottigliezze teologiche ed esasperazioni mistiche, non chiuso alle gioie della vita e tollerante verso modeste deviazioni, ma osservante dei principî e della tradizione. Dal 1701 fu tra i Confortatori dei condannati a morte; nel 1736 rispose a Prospero Lambertini, arcivescovo di Bologna, su "quali caratteri dovessero avere alcuni fenomeni celesti per essere compresi nel numero dei miracoli" (Bologna, Biblioteca universitaria, Mss.

Attività Scientifica nell'Istituto

Nei primi anni dell'Istituto la docenza e lo sforzo organizzativo limitarono le ricerche (la serie delle osservazioni alla meridiana in S. Petronio mostra che da circa il 1709 le delegò sempre più ad altri), mentre lo stato della specola permise poche osservazioni (due nei Mémoires de l'Académie des sciences, 1713, p. 321; 1715, p. 256). I calcoli per le Ephemerides motuum coelestium ex anno 1715 in annum 1725 (Bologna 1715), svolti con l'aiuto di allievi e delle sorelle, impiegarono inedite tavole dei moti planetari di Cassini (la copia del M. è a Modena, Biblioteca Estense e universitaria, Mss. Campori, 2428). L'opera incluse un'ampia introduzione sull'uso delle effemeridi e i metodi dell'astronomia pratica, tavole dei moti di corpi celesti e un Catalogus quarundam fixarum insignium (di Maraldi). Nel 1725 seguirono Novissimae ephemerides 1726-50 (Bologna), per le quali il M. ebbe pure diversi collaboratori.

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