Nell’immaginario collettivo, alcuni mestieri sono innegabilmente legati al genere maschile, e altri al genere femminile: l’ostetrica, il vigile del fuoco; la maestra, l’idraulico; la tata, il camionista; la segretaria, il programmatore.
Una visione che trova riscontro nella realtà dei fatti: dati alla mano, alcune professioni, in particolare quelle legate alla tecnica, sono predominate dagli uomini e altre, solitamente quelle che appartengono al mondo della cura e del caregiving, dalle donne. Ma nel 2024, quanto peso hanno ancora gli stereotipi di genere? E che impatto hanno sulle scelte delle persone?
La Divisione dei Mestieri per Genere: Dati e Tendenze
Partiamo da qualche dato. Come riporta My perfect resume, piattaforma che si occupa di ricerca di lavoro, i mestieri in cui predomina la presenza maschile sono quelli legati all’edilizia, alla carpenteria, alla meccanica e alla guida: in questi settori la presenza femminile è limitata all’1-2%.
Le professioni prevalentemente femminili sono quelle legate all’istruzione primaria (maestre di asili e scuole elementari), all’assistenza (infermiere, badanti, tate) e ai lavori di segreteria: in questi settori gli uomini rappresentano oggi circa il 10% della forza lavoro. Un dato in aumento rispetto al 2010, quando erano solo il 5,4%.
Qualche stereotipo di genere è stato dunque scalfito, ma la parità rimane ancora lontana, come conferma un sondaggio condotto dalla piattaforma: secondo l’82% degli intervistati, i mestieri hanno una connotazione di genere.
Alcuni ‘neutrali’ esistono, e sono legati, per esempio, al mondo della medicina, al sociale, al management, alla burocrazia, all’arte, ma ancora oggi le abilità e le inclinazioni personali sembrano soccombere di fronte alle barriere legate all’essere uomo o donna.
L'Impatto degli Stereotipi di Genere fin dalla Tenera Età
Ma cosa succede quando appiccichiamo a un mestiere l’etichetta maschile o femminile? Già all’asilo i bambini iniziano a pensare a cosa vogliono fare da grandi. E già dalla più tenera età vengono esposti a giocattoli che imitano i mestieri ‘dei grandi’ debitamente suddivisi per genere.
Spesso, anziché seguire le loro personali inclinazioni, si offrono loro giochi e attività che nell’immaginario comune appartengono ad uno o all’altro genere. In questo modo i bambini sviluppano competenze che, un poco alla volta, li portano in una direzione piuttosto che un’altra.
Offrendo ai maschietti giochi come 'il piccolo pompiere' e alle femminucce 'la piccola casalinga' (sì, anche il lavoro di cura della casa è un mestiere, pur non essendo retribuito) non si fa altro che rafforzare un’idea di divisione per ruoli. Insomma, già prima dell’età scolare indirizziamo i bambini verso un tipo di percorso diverso rispetto alle bambine.
Molti studi dimostrano che “I bambini iniziano ad associare vari lavori a un genere specifico già in tenera età”, come sottolinea la campagna dell’Unione Europea End Gender Stereotypes. “Più avanti nella vita, le ragazze avranno maggiori probabilità di scegliere di proseguire gli studi o la formazione professionale in settori come l’istruzione, la salute, l’assistenza sociale e le discipline umanistiche, mentre i ragazzi con buone probabilità sceglieranno di seguire studi o formazione professionale in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM)”.
Ci sono molti fattori che possono influenzare queste decisioni, ma l’impatto degli stereotipi di genere è innegabile, ed è ben documentato.
Stereotipi, Pregiudizi e Autorità
Gli stereotipi legati al genere delle persone, interagiscono a loro volta con altre forme di pregiudizio, rafforzando la discriminazione. “Quando ad una professione si associano stereotipi di genere, influenzano l’autorità che le persone attribuiscono all’uomo o alla donna che ricopre quella posizione”, scrivono Sarah Thebaud e Laura Doering, autrici di uno studio sulla micro-finanza a gestione femminile.
“In questo modo, le persone subiscono pregiudizi negativi quando lavorano in posizioni che gli altri associano all’altro genere”. I risultati della loro ricerca mostrano che gli uomini che ricoprono ruoli dirigenziali in professioni considerate maschili “sono in grado di esercitare una notevole quantità di autorità sui clienti”. Viceversa, se una donna occupa la stessa posizione la sua autorità è considerata “Significativamente meno legittima”.
Insomma, la suddivisione dei mestieri in maschili e femminili ha, a cascata, una serie di conseguenze che danneggiano non solo la professionalità dei singoli, ma l’intera società, segregando le persone che si troveranno a scegliere il loro mestiere in base a stereotipi anziché alle loro inclinazioni o abilità.
Verso un Futuro Senza Stereotipi
La presenza femminile sta aumentando in molti settori (per esempio in ambienti come quelli della politica o della finanza), ma come è noto i soffitti di cristallo che le donne devono ancora infrangere sono molti.
Storicamente l’accesso delle donne ad un certo tipo di professioni è stato ostacolato, e fino a poche generazioni fa non veniva nemmeno contemplata la possibilità di esulare dai percorsi prestabiliti per loro dalla società patriarcale (pensiamo alle donne nella scienza, e in particolare nella medicina).
Tanto che, ancora oggi, non esiste o, per meglio dire, non è in uso la declinazione femminile di alcuni mestieri.
Iniziative per Combattere gli Stereotipi
Il Gioco del rispetto è un progetto nato in Friuli Venezia Giulia nell’ambito delle attività volte alla prevenzione della violenza di genere e che, a partire dalle scuole dell’infanzia, propone dei giochi che si vogliono “educativi” rispetto alle differenze di genere.
“Il Gioco del rispetto è un insieme di proposte di gioco per i bambini e le bambine delle scuole dell’infanzia, studiato per trasmettere loro il concetto dell’uguaglianza tra uomini e donne, così come sancito dalla Costituzione Italiana. Attraverso il gioco, i bambini e le bambine apprenderanno che possono e devono avere gli stessi diritti di scegliere in futuro la professione che li realizzerà, così come da piccoli scelgono i giochi da fare a casa.
L’obiettivo del Gioco del rispetto è di trasmettere il valore delle pari opportunità di realizzazione dei loro sogni personali, sia che siano maschi, sia che siano femmine. Il Gioco del rispetto lavora per l’abbattimento di tutti quegli stereotipi sociali che imprigionano maschi e femmine in ruoli che nulla hanno a che vedere con la loro natura.
Ad esempio, si mette in discussione lo stereotipo per cui i padri debbano essere dediti soltanto al lavoro e possano dedicare solo pochi minuti al giorno ai loro figli, così come le madri non siano in grado di ricoprire posizioni di responsabilità all’interno delle aziende.
Taskrabbit ha lanciato un mentorship program per le nuove tasker iscritte alla piattaforma, in cui le mentori saranno proprio le tasker che in questi anni sono state particolarmente attive nei lavori di riparazione e montaggio mobili.
“Siamo lieti di lanciare un mentorship program per riaccendere la fiducia delle donne nelle proprie potenzialità. L'anno scorso in Italia abbiamo notato che il 60% delle persone che hanno visitato la piattaforma per iscriversi come tasker erano donne” ha dichiarato Begüm Zarmann, Managing Director di Taskrabbit Europe.
“Quando si parla di pregiudizi - ha aggiunto Zarmann - c'è ancora molto lavoro da fare e la nostra iniziativa è solo un piccolo passo nella lotta contro gli stereotipi, ma i piccoli passi sono necessari per avviare un movimento più grande”.
Stereotipi Lavorativi Italiani: Un Quadro Generale
Italiano, popolo di lavoratori, di chi ha sempre fretta e di chi passa più ore al lavoro che non a casa con la propria famiglia. Ma quanti stereotipi si celano dietro le professioni più comuni? Esploriamo insieme alcuni dei più diffusi stereotipi di lavoratori italiani nell’immaginario collettivo, percorrendo l’Italia da nord a sud. Ecco alcuni esempi:
- Muratore bergamasco: parte la mattina alle 4 per andare in cantiere a Milano, torna a casa la sera alle 20, trasporta pesi, prende in giro i giovani muratori (“bocia”, in dialetto bergamasco), dice parolacce. Ma ogni tanto canta, fischia e fa qualche battuta per allietare la giornata sua e degli altri.
- Tecnico informatico nerd: passa le notti al computer, la mattina si sveglia a mezzogiorno, mangia quando capita e ha solo amici maschi. Le ragazze?
- Postino piacione: ogni tanto si sente ancora la battuta “Oh ma sei figlio del postino?” (domanda adattabile anche a idraulico ed elettricista).
- Parrucchiera pettegola: se vuoi avere news su questa o quella persona, vai dalla parrucchiera e sicuramente sarai accontentato.
- Manager milanese: ha l’abbonamento dei mezzi pubblici, quando si trova in metropolitana deve fare il contorsionista per restare in equilibrio e preservare la sua valigetta, ha perennemente lo smartphone collegato con il padiglione auricolare via cavo o via bluetooth.
- Camionista single: su e giù per il Bel Paese e oltre, facendo la doccia negli autogrill e dormendo in una stanza di latta. Ma come può avere famiglia, il camionista?
- Impiegato pubblico lazzarone: “Ma cosa fa quando è chiuso lo sportello? Che lazzarone! Apre al pubblico 1 ora al giorno e si lamenta!“.
- Casalinga frustrata: “Passa le giornate a casa… ci credo che è triste e frustrata!“. Ah sì? Ne siamo sicuri?
- Ingegnere chiuso di mente: “Quel tipo è proprio un ingegnere!“. Un ingegnere si diverte a creare problemi e a trovare soluzioni: fa tutto da solo. Ma spesso un ingegnere ha passioni non comuni a un ingegnere standard: musica, fotografia, teatro.
- Centralinista stressato: il lavoro che nessuno vorrebbe fare, ma che per circostanze varie in molti fanno. Arrivando al punto di non sopportare più la gente, nemmeno viso a viso. E se chiedi loro una cosa, anche la più banale, ti fulminano.
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