L'Oglio è un importante corso d'acqua che attraversa la provincia di Brescia e le regioni circostanti. Questo articolo esplora le sue origini, il suo percorso, le sue caratteristiche idrografiche, la flora e la fauna che lo abitano, e il significato del suo nome.
Origini e Percorso
L'Oglio nasce a 1384 m s.l.m. sotto la frazione di Pezzo di Villa d'Alegno, dal laghetto di Silissi dove confluiscono l'Oglio Frigidolfo (che a m 2590 esce dal laghetto Nero, sotto il passo del Gavia), l'Oglio Arcanello (che esce dal laghetto di Ercavallo, sotto il Corno dei Tre Signori a m 2621) e l'Oglio Narcanello (che nasce dal Pisgana). Ha un corso lungo 280 Km. Dopo un percorso di 85 Km forma il lago d'Iseo.
Nei primi 7 Km si abbassa di 1237 m, nei successivi 25 di altri 763 m, nei restanti 53 Km di ancora 436 m. Il Sebino è lungo Km 25. Dal lago allo sbocco nel Po l'Oglio è ancora lungo Km 171 con un dislivello di m 165. Percorso totale Km 280 di cui 230 in provincia di Brescia.
La portata massima di un ventennio (1888-1907) fu di mc 22 al minimo e di mc 263 al massimo all'uscita del lago. L'Oglio viene alimentato anche dall'acqua di numerosi laghetti sparsi nel suo bacino.
Fra essi hanno una estensione di un qualche rilievo il lago Negro (m 2386) situato nei pressi del Passo di Gavia e che dà origine al T. Frigidolfo; il lago d'Aviolo (m 1980) sulle pendici del M. Avio ed in testa alla val Paghera; i laghi Serottini (m 2700) situati sul M. Tremoncelli, in una valle laterale alla val Grande; il lago di Mortirolo (m 1779) nella valle dei torrente omonimo, presso il Passo della Foppa; il lago di Piccolo (m 2500) nell'alta val Brandet; il lago Moro (m 380) nei pressi di Darfo.
I laghi regolati per produzione di energia si trovano in massima parte sul massiccio dell'Adamello o sulle sue propaggini; citiamo in particolare: il complesso dei laghi Venerocolo (m 2538), Pantano d'Avio (m 2378) e d'Avio (m 1910) nell'alta val d'Avio; e Benedetto (1930); il lago Baitone (m 2281) nella Valle del T. Remulo; i tre laghi di Salarno (m 2058) e il lago d'Arno (m 1820), nelle valli del Poia.
Fin nei pressi di Vezza d'Oglio il fiume scorre entro una vallata discretamente aperta, nella quale confluiscono successivamente i torrenti val d'Avio e val Paghera da sinistra, rio Fiumeclo e val Grande da destra. Fattasi più ripida e stretta, la valle descrive un arco fino in prossimità di Edolo (m 660), ricevendo, con altri minori, i torrenti Ogliolo di Còrteno ed Ogliolo di Monno, entrambi da destra. In questo primo tratto, lungo 21 km, il fiume discende circa m 715 con la pendenza media del 35 per mille.
Tra Edolo e Cividate Camuno l'andamento fondamentale dell'Oglio è verso S, malgrado numerose irregolarità che ne deviano localmente il corso; la valle presenta un'alternanza di slarghi, che consentono alle acque di formare vaste distese alluvionali, e di strozzature, che rinserrano i flutti in angusti passaggi rocciosi; lungo circa 41 km l'alveo scende di altri m 390, con pendenza media inferiore al 10 per mille. Confluiscono nell'asta principale, tra gli altri, i torrenti Remulo, Poia, Tredenus e Palobbia da sinistra, Allione, Clegna e Lànico (o Rio di Lozio) da destra.
Dalla stretta di Cividate allo sbocco nel lago d'Iseo (m 185) l'Oglio percorre gli ultimi 25 Km con caratteri decisamente vallivi; alveo di piena molto largo con rive piatte e sovente mal definite, filone di magra pluricursale con molti rami debolmente incisi e vaganti nell'ampio ghiaieto, pendenza media inferiore al 3,5 per mille. I principali affluenti che convergono in questo tratto sono: a sinistra, i torrenti Grigna, Rovinazza, Re di Giànico e Re d'Artogne; a destra i torrenti Dezzo, Ogna (o della Vallorsa) e Supine.
L'Oglio prelacuale, dalle origini alla foce, ha uno sviluppo di circa 80 Km, di cui 72 Km circa in provincia di Brescia ed i residui 8 nella provincia di Bergamo; la superficie del bacino è di Kmq 1434, di cui Kmq 1218 appartengono alla parte bresciana e Kmq 217 a quella bergamasca. Nel bacino ricadono Kmq 19,6 di superficie glaciale, la massima parte (Kmq 19,0) nel gruppo dell'Adamello e per il resto costituita da piccole lingue glaciali sul m. Gavia, sulla Punta di Pietra Rossa e sul m. Re di Castello.
Quanto agli affluenti e sub-affluenti dell'Oglio, l'elemento generale che ne accomuna la fisionomia idrografica è l'accentuata ripidezza degli alvei. Trattasi sempre di corsi d'acqua a carattere montano e torrentizio che, dai 1500-3000 m, dove hanno origine, precipitano nell'asta principale vincendo dislivelli da 1300-1800 m fino a 2500 su percorsi variabili dai 10 ai 30 Km. In prossimità della confluenza essi formano in genere grandi conoidi di deiezione sulle cui pendici gli alvei tendono a divagare alla ricerca di un sempre nuovo equilibrio.
L'Oglio entra nel lago a Pisogne e ne esce a Sarnico con la denominzione di Oglio Inferiore e, nel territorio di Orzinuovi, di Oglio Orceano. Ha dal lago di Iseo alla foce nel Po una lunghezza di 140 km. Il primo tratto fino a Pontoglio scorre in direzione di S-SO in una incisione stretta e profonda a 40 metri sotto alla pianura, dopo di che, riceve a destra il Cherio ed uscendo dalle masse compatte dei conglomerati per entrare in quelle ghiaiose, assai più sciolte, scende in direzione pressoché meridiana fin oltre Soncino, il cui porto, o ponte, fino dalla pace di Lodi (1454), appartenne a Brescia.
Larghe golene tortuose lo accompagnano fino alla foce e la sua pendenza, che nel primo tratto è del 3 per mille, passa al 2, per mille nei terreni ghiaiosi che hanno il loro termine a Villagana. A questo punto il fiume abbandona la direzione meridiana per assumere quella di SE che nel suo andamento generale mantiene sino alla foce; lungo questo tratto di oltre 80 Km entra nella pianura costituita da sabbie finissime, diminuisce rapidamente la sua pendenza fino al 0,50 ed al 0,25 per mille verso la foce in Po.
Il fiume divide nella parte superiore la Provincia di Brescia da quella di Bergamo, e nella parte inferiore fino a Torre Pallavicina presso Soncino divide la Provincia di Brescia da quella di Bergamo, da Torre Pallavicina fino allo sbocco nelle sue acque del fiume Mella dalla Provincia di Cremona. In seguito dallo sbocco del Mella fino allo sbocco del Colatore Dalmona, divide la Provincia di Cremona da quella di Mantova, per poi attraversare la Provincia di Mantova fino alla confluenza del Po.
È opinione di alcuni geologi che analogamente ad altri fiumi, anche l'Oglio scorresse, in epoche remotissime, in direzione E-O lungo la Valcamonica superiore, la Valle dell'Ogliolo e la Valtellina meridionale (regioni quasi livellate o con lievi pendenze perché non ancora riescavate dai ghiacciai), terminando, insieme all'Adda, nel bacino del lago di Como non ancora occupato dal lago.
Tale evasione dell'Oglio dalla terra bresciana ha trovato sostegno, secondo tali studiosi, nel fatto che nel bacino del lago di Como furono trovati ciottoli di tipo tonalitico che, a detta loro, non potevano provenire se non dal gruppo Adamello-Presanella, unico in Italia che sia formato dalla caratteristica tonalite che viene chiamata in commercio «granito dell'Adamello».
La ripidezza dei versanti avrebbe poi determinato alluvioni disastrose documentate secondo Italo Zaina, dai molti conoidi di deiezione che coi loro ventagli rivolti al piano si spingono talvolta anche a movimentare la linea della strada nazionale; provengono di solito da tratti montuosi a scisti cristallini poco solidi oppure ad arenarie permiane non bene cementate. Conoidi che sono particolarmente fitti ed estesi in superficie specialmente sulla sponda sinistra della Valcamonica a Erbanno, Boario Terme e Darfo.
Essi, come ha rilevato Italo Zaina, hanno a tergo il segno dei torrenti che li edificarono, e si può in tal modo così risalire fino al punto d'inizio dell'alluvione, individuando così il settore elevato da cui la massa d'acqua discese entro i terreni erodibili. Il fiume nel suo dilagare oltre il lago ha lasciato materiali litici nel dosso di Cremignane, nelle case Castignine nei pressi di Timoline e altrove.
A Cremignane il De Mortillet, che vi fu nel 1859, comprese dopo attenta osservazione che il conglomerato di quel Dosso sulla sponda del Sebino doveva aver occupato anche tutto il lago a N, prima che le masse glaciali scendessero dalla Valcamonica, lo erodessero e ne svuotassero il lago con la forza del loro peso (nella zona Pisogne-Lovere aveva uno spessore di circa 1000 metri e una larghezza di alcuni chilometri) e con l'ausilio delle correnti d'acqua sottoglaciali, cariche di ghiaie e ciottoli, costrette a muoversi verso lo sbocco del lago come in condotta forzata.
Da quella prima intuizione del De Mortillet nasceva la nuova teoria, poi scientificamente confermata, che le grandi fosse dei laghi subalpini, in Italia e fuori, erano dovute ad escavazione glaciale, e non, come si diceva prima a erosioni fluviali oppure alla presenza di fiordi simili a quelli supposti come norvegesi, esistenti, per quanto riguarda l'Italia, nel periodo Pliocenico quando l'Adriatico occupò tutta la pianura settentrionale del nostro Paese.
Come ha sottolineato Italo Zaina, a S del Sebino, insieme al ghiaccio che si spostava in avanti spandendosi largamente nel piano, usciva l'acqua sottoposta, ma non tutta come ora dal lato di Sarnico. Usciva invece, da sotto la copertura glaciale, a mezzo di due sfioratori: uno di essi partiva da una appendice del lago (che si sarebbe poi trasformata nella torbiera d'Iseo-Provaglio) e percorreva in mezzo al terreno dell'anfiteatro morenico il solco, ancora ben conservato, del fosso Longherone (lungo il quale passa un tratto della ferrovia Brescia-Iseo) che termina fra Bornato e Calino.
Quel solco portava verso il piano una massa d'acqua rilevante che poteva portare il nome di Oglio orientale, cessato di scorrere alla fine della glaciazione würmiana. L'altra parte dell'acqua sebina fuoriusciva come ora fra Sarnico e Paratico; l'alveo dei due sfioratori non partiva dal lago allo stesso livello.
Nel primo tratto da Sarnico a Palazzolo l'Oglio incide terrazzi fluviali della conoide pedemontana, in un affossamento che a Palazzolo tocca i 40 metri di profondità, mentre questa si riduce in media a 10 metri sul resto del suo percorso fino alla confluenza col Po presso Gazzuolo nel Mantovano dove si registra la sua rilevante portata media di 137 metri cubi al secondo, avendo raccolto, per via, acque scaturite da fontanili, dal piccolo fiume Cherio scendente dalla Val Cavallina (Bergamo) e assai più dai bresciani fiumi Chiese e Mella.
Dopo aver percorso in piano una cinquantina di chilometri da N a S lungo il confine bergamasco e cremonese, presso Soncino il fiume piegava nel primo suo corso fino a Soresina sboccando nell'Adda. Nell'Era Quaternaria invece cambiò corso piegando a SE.
Il corso del fiume è stato irregolare fino a non molti secoli fa, suscitando contrasti specie tra bresciani e cremonesi, e polemiche fra gli studiosi ultime delle quali quelle di Antonio Parazzi contenute in una Memoria all'Accademia Virgiliana, pubblicata a Mantova nel 1894.
Importanza nell'Irrigazione
Grande importanza ha l'Oglio nell'irrigazione specie nel corso inferiore e specificatamente negli ambiti comunali di: Berlingo, Castegnato, Cizzago, Comezzano, Cossirano, Ospitaletto, Roncadelle, Travagliato, Trenzano, Chiari, Castelcovati, Castrezzato, Palazzolo sull'Oglio, Pontoglio, Roccafranca, Rovato, Rudiano e Urago d'Oglio nella pianura occidentale; Brandico, Lograto, Maclodio e Torbole Casaglia nella pianura centrale; Capriolo, Cazzago S. Martino, Coccaglio e Cologne nell'anfiteatro del Sebino (Franciacorta) e Gussago nelle colline rocciose.
Per l'irrigazione dalla sinistra del fiume seguendo il corso d'acqua si estraggono:
- la roggia Fusia, la quale dal suo incile, sino a Rovato, per metri 19.000, serviva anche alla navigazione mediante piccole barche della portata massima di chilogrammi 1.000;
- la seriola Vecchia;
- il canale detto seriola Castrina;
- il canale o seriola Trenzana;
- il canale o seriola Bajona;
- il canale detto seriola Rudiana;
- il canale detto seriola Castellana;
- il canale detto seriola Vescovada;
- il canale o seriola Rovato;
- la seriola Comune di Orzinuovi.
Dalla destra si estraggono:
- la roggia Sale;
- la roggia di Calcio;
- il Naviglio di Cremona;
- il Naviglio Pallavicino.
Tale rete di rogge ebbe il suo sviluppo prevalentemente dal sec. XIII al sec. XVII. Nell'Oglio si gettano i colatori Savarona (a Quinzano), Strone (a Pontevico) e Gambara (a Volongo).
Le acque dell'Oglio e delle seriole e rogge, scorrendo sul letto ghiaioso, essendo due gradi in meno di quelle del Milanese, e perciò utilizzabili d'estate, si prestano per lo più all'irrigazione dei prati stabili e dei cereali più che per le marcite.
Flora e Fauna
Nonostante le previsioni lanciate fin dal sec. XVIII di una sistematica scomparsa di ogni flora e fauna «selvaggia» lungo le lanche e le golene del fiume, rimangono ancora «isole relitte» non toccate dall'uomo, dove si trovano specie sopravvissute all'espansione della coltivazione delle moderne agrotecniche e degli erbicidi. Di particolare rilievo sotto questo aspetto sono le riserve naturali dei boschi dell'Isola (tra Orzinuovi e Novelle) di Barco, Marisca (nel territorio di Villachiara) e dell'Uccellanda (nel territorio di Acqualunga). Nel Cinquecento, di questi boschi lungo il fiume, scrisse Agostino Gallo, specie da Urago a Villachiara.
Quanto alla flora, lungo le rive crescono sanguinello, ligustro, fusaggine, prugnolo, spino cervino, rovo, crespino e più raramente anche la rosa selvatica. Nelle zone veramente silvestri compaiono il luppolo, la vitalba, il caprifoglio e, talora, la vite selvatica, l'indaco il magno-cariceto.
Di grande interesse sono le anche o morte o stagni formati dal fiume, veri paradisi naturalistici, studiati da Paolo Mazzoldi. Nelle zone umide fanno capolino la gallinella d'acqua, il porciglione, il tuffetto, il canarecione e la cannaiola e talvolta, anche se raramente, il pendolino e l'usignolo.
Nei boschi, sopra i ghiaieti e i sabbioni e lungo le morte, l'avifauna registra come specie tipiche del fiume il colombaccio, la tortora, il picchio rosso maggiore, il cuculo, il torcicollo, il nibbio bruno e l'allocco. L'esistenza di mammut e di animali preistorici è documentata.
Il Nome
I glottologi hanno differenti opinioni sull'origine del nome: l'Holder lo ritiene gallico, il Tranzi ligure, il Trombetti genericamente indoeuropeo. Deriverebbe da «ol» «oll» nel senso di «tutto» che si trova spesso nell'area ligure-gallica. Il suffisso idronimico "olo" è comune non solo nel bresciano ma in tutta l'Italia sett.; ma "olo" è, e resta, un suffisso idronimico generico senza attributi. Il Terracini crede l'importante suffisso «-ellus» come un incremento di un fatto di sostrato preistorico che ci porta da: Ell ...
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