Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867) fu tra i più importanti pittori del Neoclassicismo; di più, egli rimase il più autorevole rappresentante della stagione neoclassica dopo che questa si era sostanzialmente conclusa, dunque in piena età romantica. Con la Restaurazione, infatti, il Neoclassicismo, che aveva legato le sue sorti all’epopea napoleonica, tramontò.

E ciò avvenne a tutto vantaggio del Romanticismo, che poté vivere il suo tanto atteso momento di gloria. In tale contesto, pochi furono gli artisti capaci di difendere con sufficiente autorevolezza il credo neoclassico. Nel 1806, Ingres partì per Roma. Avrebbe vissuto in Italia, a più riprese, per oltre trent’anni.

Le prime bagnanti e l'orientalismo

Un altro celebre nudo femminile di Ingres è La grande odalisca, dipinta nel 1814. Quest’opera è la prima incursione di Ingres nel genere dell’orientalismo, che la pittura francese del suo tempo aveva considerato solo per rappresentare i musulmani travolti dalla cavalleria di Bonaparte.

Scandalizzati dal corpo molle e sensuale della Grande odalisca, apparentemente privo di tendini e muscoli, i contemporanei accusarono Ingres di aver adottato una pittura priva di volume e di profondità, caratterizzata da una stesura cromatica debole e piatta e da una sostanziale mancanza di naturalismo.

Ingres, insomma, fu considerato come una sorta di “ribelle” dai neoclassici più ortodossi, perché si rifiutava di attenersi scrupolosamente alle regole definite e corrette dell’accademia e si ostinava ad attribuire più importanza ai valori lineari e di superficie che agli effetti volumetrici.

Il ritorno a Parigi e gli ultimi anni

Nel 1841, Ingres tornò a vivere a Parigi, dove fu accolto in modo trionfale ricevendo importanti commissioni; tuttavia, già nel 1849, una malattia agli occhi lo costrinse a ridurre la mole di lavoro e a ricorrere sempre più spesso all’aiuto di collaboratori.

Ma oramai era ricercatissimo fra borghesi e aristocratici che facevano a gara per avere un suo ritratto. Ingres era diventato, insomma, una sorta di monumento della pittura francese. Certo, i tempi erano assai cambiati da quando Ingres aveva realizzato le sue prime bagnanti e odalische; però nessuno, nemmeno tra i giovani pittori più trasgressivi, si sognò mai di mancare di rispetto al grande maestro neoclassico.

"Il Bagno Turco" (1862): Un Capolavoro di Sensualità e Forma

"Il Bagno Turco" è un'opera realizzata da Ingres nel 1862 e fa parte del Neoclassicismo. Il soggetto di questo dipinto è ispirato alle lettere di Lady Mary Wortley Montagu, ambasciatrice d’Inghilterra nel Regno ottomano, che nel 1805 erano state pubblicate in edizione francese con le descrizioni degli harem orientali.

Inizialmente potrebbe sembrare un harem ma l'inserimento della donna sulla sinistra intenta a immergersi in una vasca definisce chiaramente l'ambientazione. Sullo sfondo vengono inserite femmine che cantano, ballano e si abbracciano. La presenza di diverse etnie è rappresentata dalle donne di colore, ma soprattutto dai diversi copricapi indossati. Sono tutte nude, indossano solamente i gioielli che sono il simbolo della femminilità e dell'eleganza.

Il singolarissimo taglio circolare, un tempo destinato alle Madonne e alle Sacre Famiglie, evoca di fatto la forma di uno spioncino e ha il palese intento di scatenare nell’osservatore una componente voyeuristica. La tela venne acquistata dall’imperatore Napoleone III ma fu in seguito restituita al pittore per le proteste della moglie Clotilde, scandalizzata dalla sensualità e dall’erotismo di quei nudi femminili.

In effetti, questo dipinto ospita il pantheon delle “dee” alle quali l’artista consacrò tante delle sue opere. L'opera è stata realizzata prendendo ispirazione dai vari dipinti prodotti durante la sua carriera. Questo ripetersi dei medesimi soggetti non deve stupire: Ingres amava riproporre i temi del suo repertorio in nome di una continua e ossessiva ricerca di ordine formale.

Egli ripresentò più volte figure, immagini, particolari nei suoi dipinti, convinto che in pittura, come nella musica, la nuova esecuzione di un “pezzo” era legittima, in quanto suscettibile di sempre maggiore perfezione. Il soggetto di un quadro non lo interessava in sé stesso: egli concepiva l’arte come pura forma.

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