La storia dell'azienda Knycz a Trento affonda le sue radici nel passato, precisamente tra il 1700 e il 1800, quando un sacerdote di nome Andrea Knycz era molto stimato dai fedeli polacchi, che gli dedicarono una chiesetta e una via vicino ad Auschwitz. Un cippo nel cimitero ne commemora la figura.
Pochi anni fa, Giovanni Knycz, polacco, padre di un magistrato di Vienna e di un giudice, ha elaborato un albero genealogico che suggerisce, sebbene senza certezza assoluta, che un membro della famiglia Knycz si sia stabilito in Italia. In questo albero genealogico, si trova un Andrea, che è considerato il nonno degli attuali titolari dell'azienda termoidraulica. Andrea sposò Anna, originaria di Salisburgo.
L'arrivo di Ludwig Knycz a Trento
Il loro figlio, Ludwig (1891-1974), in seguito conosciuto come Ludovico, nel 1920 si trasferì da Innsbruck a Trento in bicicletta. Fu chiamato per una riparazione su un impianto di riscaldamento a vapore, l'unico tipo disponibile all'epoca. Trento e i suoi dintorni lo affascinarono al punto da spingerlo ad avviare una propria attività di idraulica in via Suffragio.
Ancor più, Ludovico fu colpito da Maria Moscogiuri (1898-1978), una signorina pugliese che lavorava in casa Venzo in corso Tre Novembre. Ebbe l'opportunità di conoscerla durante un intervento sul riscaldamento. La sposò, e dalla loro unione nacquero Marcella (1929), Bruna (1931), Andrea (1934), Ernesto (1938) e Umberto (1940).
Il successo dell'azienda Knycz
Grazie alla sua intraprendenza e capacità, Ludovico Knycz ebbe successo negli affari, diventando un leader nella regione e un'azienda rinomata in tutta Italia, con progetti anche all'estero. Oltre al successo professionale, Ludovico era un uomo amante della vita sana, sportiva e dinamica, pur mantenendo un'educazione rigorosa che trasmise ai suoi figli. Appassionato di fotografia, con una camera oscura in casa, era anche un atleta e un uomo curioso del mondo, libero e legato alla sua famiglia.
La famiglia Knycz fu tra le prime di Trento a frequentare Jesolo nel 1946, raggiungendola con una motocarrozzetta attrezzata appositamente da un meccanico per trasportare l'intera famiglia e il futuro genero Remo. Trascorsero dieci giorni in tenda sulla spiaggia, vivendo momenti emozionanti, come quando la madre svegliò i figli all'alba per ammirare i delfini che guizzavano tra le onde.
La moto era una passione per Ludovico. La domenica, l'unico giorno libero dal lavoro, la moto e la famiglia erano inseparabili, esplorando passi dolomitici e laghi. Questa passione e mentalità furono ereditate dai figli.
Le generazioni successive
Umberto si distinse particolarmente nel nuoto, diventando primatista nazionale e vincitore di numerosi campionati giovanili. Marcella, vedova Hartmann, ha avuto tre figli: Giovanna, Alberto (scomparso prematuramente a 21 anni) e Francesco, ed è diventata nonna quattro volte. Bruna, sposata Gavazza, ha avuto Maria e Franco ed è nonna di due bambine e due maschietti.
I tre figli maschi, eredi professionali del padre, si stanno gradualmente ritirando dall'attività. L'azienda manterrà il nome Knycz, ma attualmente l'unico membro della famiglia Knycz a lavorare in azienda è Lodovico, figlio di Andrea. Andrea ha anche una figlia, Katia, ed è nonno di quattro nipoti. Ernesto ha avuto due figlie, Irene e Michela, che gli hanno dato cinque nipoti. Umberto è padre di Guido e nonno di Giulio e Anna, nata da poco. Guido lavora in proprio nel settore grafico-pubblicitario, mentre il fratello Manuel è architetto.
Sarà dunque un altro Lodovico a portare avanti l'azienda? Forse, un giorno, sarà la volta della quarta generazione.
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