Nel cuore del territorio Ibleo, che si estende dalla splendida Siracusa fino all’entroterra, si nasconde un mondo di meraviglie naturali, testimonianze storiche e culturali uniche, e paesaggi mozzafiato. Al centro di questo straordinario panorama sorge Canicattini Bagni, una città ricca di storia, cultura e tradizioni.
Origini e Toponomastica
Canicattini Bagni si trova a un’altitudine di 362 metri sopra il livello del mare, con una superficie di 15,06 km2 e una popolazione di 7.124 abitanti (dati al 31 dicembre 2014), il che si traduce in una densità di 516 abitanti per chilometro quadrato. La città è incastonata in una vasta pianura punteggiata di uliveti e attraversata da cave, tra cui Cava Alfano, Cava Ddieri e Cava Bagni.
L’origine del toponimo “Canicattini” è avvolta nel mistero, con diverse teorie che si contendono la sua etimologia. Secondo Tommaso Fazello, noto come il “Padre della storia siciliana,” il nome ha origini arabe, ma la sua interpretazione esatta rimane incerta.
Dalla Preistoria all'Epoca Romana
Questo territorio ha ospitato comunità umane in ogni epoca, una testimonianza della sua ricca storia. Un esempio significativo è la collezione di selci risalenti al Paleolitico superiore, custodita nel Museo Paolo Orsi di Siracusa, proveniente proprio da Canicattini Bagni. La presenza umana nel Neolitico e nell’età del rame è documentata dalle grotte del Conzo e della Chiusazza, mentre tracce di insediamenti dell’età del bronzo si trovano in località Case Vecchie.
Con l’arrivo dei Greci nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. e la fondazione delle colonie, la piana di Canicattini Bagni divenne un punto di passaggio cruciale tra Siracusa e le sue sub-colonie di Akrai e Kasmenai. Gli studiosi concordano nel datare a questo periodo la realizzazione di opere di drenaggio e incanalamento delle acque del fiume Cardinale, con tecniche avanzate per attraversare le burroni da una sponda all’altra.
Nelle epoche Ellenistica e Romana, l’uso agricolo del territorio si intensificò, con l’affermarsi di un’economia latifondista che lasciò tracce di ville e fattorie in luoghi come c.da Cinque Porte a Piano Milo, c.da Cugno Martino e c.da Bagni, dove sono documentate vasche termali e un acquedotto.
Medioevo ed Età Moderna
La continuità culturale ed economica tra l’età tardo-antica e l’età bizantina fino al primo medioevo ha portato a una fiorente presenza di villaggi agricoli, come dimostrato dalle necropoli di S. Elania, Cozzo Guardiole a c.da Casevecchie, Piano Milo, Cugno Martino, Bagni, Cardinale nella regione Nord-Ovest, Petracca e Cugni di Cassero nella regione Sud-Est.
La più antica menzione del toponimo “Canicattini” si trova in un documento riguardante la fondazione del monastero cistercense di Santa Maria dell’Arco a Noto nel 1212, dove si fa riferimento a un “Casale di Cannicattini,” indicando un centro agricolo di notevole interesse che costituiva un residuo di un insediamento dell’alto Medioevo.
Il titolo di feudo appare solo nel 1296, nel catalogo del servizio militare dei baroni dell’anno, e si riferisce al censo baronale di Federico II d’Aragona, affermando che la baronia di Jannicattini o Cannicattini era di proprietà di don Giovanni Migliotta. Da tempi immemorabili fino al 1682, l’anno in cui il Marchese Mario Daniele Partexano ottenne la “Licentia populandi,” l’autorizzazione del re Carlo II di Spagna per creare un nuovo insediamento nei pressi di Canicattini, la vita di questa baronia non dovette essere molto diversa da quella delle altre.
Dopo un decennio dalla sua fondazione, il terribile terremoto del 1693 diede l’opportunità a numerose famiglie, provenienti principalmente da Noto, Palazzolo, Sortino, Ferla e Buccheri, di stabilirsi nel nuovo borgo a condizioni particolarmente vantaggiose.
Il 18 ottobre 1827, un decreto di Francesco I di Borbone conferì l’autonomia a Bagni Canicattini, estendendo il suo territorio a 700 salme, che includevano i feudi di Bagni, Bosco e Canicattini. La crescita demografica durante il XIX secolo fu costante, nonostante la recessione economica degli anni ’30 e ’40, e il paese si sviluppava verso nord-ovest e sud, seguendo una griglia di strade rette e parallele che risalivano la ripida collina.
Nel 1837, si verificarono disordini a causa del colera, che si tingevano di sfumature politiche e portarono all’esecuzione di quattro martiri durante la dura repressione voluta dal generale Del Carretto. Nel 1848, il paese partecipò all’ondata di rivolte che infiammò l’Italia e l’Europa.
Dopo l’Unità d’Italia, mentre la classe borghese consolidava le sue prerogative, tra la popolazione si diffuse il rifiuto della leva militare, che fu una delle cause del brigantaggio. Canicattini divenne un luogo di eroismo e fu il palcoscenico della vicenda del brigante Boncoraggio.
Nella seconda metà del XIX secolo, l’architettura della città fu rinnovata, soprattutto lungo la via XX Settembre. La popolazione crebbe fino a raggiungere 8.871 abitanti nel 1901.
Dal 1898, fu istituita una fiera mensile di bestiame, che si affiancò alle già famose fiere dell’Assunta e di San Michele.
Nel 1898, dopo una controversia legale, grazie all’iniziativa dell’ingegnere Salvatore Lombardo Carpinteri, furono incanalati 200 litri al secondo di acqua dalla sorgente Cardinale a beneficio del comune, alimentando una serie di canali di irrigazione e mulini.
Tra il 1880 e il 1925, vennero costruiti il nuovo cimitero, il campo sportivo e la villa comunale.
Nei primi decenni del XX secolo, il forte aumento demografico portò a uno sviluppo urbano verso est, con nuove costruzioni caratteristiche di un paese agricolo, ma con una casa contadina più ampia e nuove caratteristiche come l’arco a lucernario. Durante il periodo tra le due guerre e l’immediato dopoguerra, si ebbe un notevole sviluppo edilizio, con edifici in stile Liberty che celebravano l’arte decorativa siciliana. Gli scalpellini Iblei, eredi dell’arte dei “Lapidum incisores” del Barocco, realizzarono facciate di case adornate con cesti di frutta, balaustre scintillanti, cabochon di pietra, graffiti, motivi vegetali e appliques.
Recenti Scoperte Archeologiche
Attualmente, un approfondito studio di ricerca condotto dall’archeologo Santino Alessandro Cugno fornisce una visione completa dei molteplici paesaggi storici che si sono susseguiti nel corso dei secoli in quest’area. Questo lavoro ci offre una prospettiva ampia e articolata dell’interazione tra l’azione umana e le caratteristiche originarie dell’ambiente naturale.
Questa ricerca è stata raccolta in una monografia di rilevanza, intitolata “Dinamiche insediative nel territorio di Canicattini Bagni e nel bacino di alimentazione del torrente Cavadonna tra Antichità e Medioevo,” pubblicata nel 2016 dal British Archaeological Reports di Oxford. Attraverso la lettura di queste pagine, si può fare un viaggio nella storia del territorio, posizionato strategicamente tra Siracusa e Akrai, e scoprire le tappe della storica via Acrense, che collegava la città madre alla sua sub-colonia.
Il libro dedica spazio significativo alle necropoli preistoriche di Alfano, Passo Ladro e Cardinale, con le loro tombe monumentali dell’età del Bronzo Antico. Inoltre, esplora le antiche fattorie greche di Bagni e Pianette, le sontuose ville romane con mosaici a Cinque Porte e Cugno Martino, le catacombe di Cozzo Guardiole e Stallaini, e il battistero tardo-antico a contrada Petracca. Questo incredibile viaggio nel tempo si conclude con gli insediamenti rupestri medievali di Cava Lencino, Bosco di Sopra e Case Vecchie, caratterizzati dai loro affreschi e dai simboli ebraici e paleocristiani.
Nella stessa area archeologica, recenti studi condotti dagli archeologi dell’Associazione Aditus in Rupe, presieduta dall’archeologo canicattinese Antonino Cannata, hanno portato alla scoperta di incisioni raffiguranti i resti di una menorah nell’ipogeo ebraico. Questi ritrovamenti sono stati documentati con precisione attraverso rilievi grafici.
Il monumento funerario è stato soggetto a uno studio accurato dal punto di vista topografico, con rilievi architettonici effettuati tramite tecniche fotogrammetriche, che hanno consentito la creazione di un modello 3D. Questo lavoro, di cui è disponibile una descrizione preliminare su Fasti Online, è stato sottoposto alla rivista online Mediaeval Sophia nell’aprile 2016.
Il Contributo dei Partigiani Siciliani: Un Omaggio alla Memoria e alla Libertà
Per contribuire a valorizzare i Percorsi e i Valori della Memoria fondanti dell’Italia democratica, della Resistenza, della deportazione e dell’antifascismo, è essenziale ricordare il contributo dei partigiani siciliani. In precedenza, sono stati evidenziati i nominativi di 987 partigiani siciliani. Vengono riportati ulteriori nominativi, con i principali riferimenti noti, caratterizzanti ogni singolo combattente per la libertà: luogo e data di nascita, ruolo sociale, mansione e formazione di appartenenza; data, località e dinamica del sacrificio per i caduti; riconoscimenti di valore attribuiti, note peculiari.
Ogni partecipante siciliano alla Lotta di Liberazione dal nazifascismo ha avuto un volto ben delineato e una storia propria, uno specifico percorso realizzato nel contesto dell’ immenso dramma distruttivo della guerra, un “travaglio” ideale, sociale e personale che ha determinato la “scelta di campo” nella RESISTENZA.
Quanti sono stati i partigiani siciliani nella lotta contro il nazifascismo direttamente impegnati nei luoghi di combattimenti, a partire dall’armistizio del’8 settembre 1943? Tanti. Numerose migliaia, certamente, impegnati in tantissime aree territoriali nazionali ( non solo nel centro-nord) e in molte altre zone fuori dai confini. La Resistenza, pur con caratteristiche diverse da quelle che furono successivamente codificate, iniziò già in maniera spontanea dall’agosto del 1943, in Sicilia, in diversi paesi dell’area etnea e del messinese. Tra i tanti civili che si ribellarono alle infame angherie e alle depredazioni delle truppe tedesche in ritirata, molte decine furono ammazzati.
Partigiani sono stati gli uomini e le donne che in tutte le maniere fecero Resistenza, in armi o con dinamiche di supporto e assistenziali, al dominio ideologico e militare che i nazifascisti volevano continuare ad imporre all’Italia dopo gli anni catastrofici della guerra scatenata in nome della “razza eletta”.
Nell’ambito nazionale, solo per il Piemonte, l’area territoriale con una rilevante presenza di partigiani siciliani - date le condizioni storiche di concentrazione di strutture militari e la vicina presenza nel meridione della Francia della IV Armata dell’esercito italiano - da parte della Commissione piemontese ne sono stati riconosciuti 2160. All’atto dell’armistizio, stipulato l’8 settembre 1943 a Cassibile ( Siracusa), considerevoli concentrazioni di strutture militari si trovavano dislocate nel territorio nazionale, ulteriori notevoli raggruppamenti militari si trovavano posizionati in aree fuori dai confini: Francia, area Balcanica ( Albania, Jugoslavia, Grecia) e in altre zone, come determinato dal’ espansione della guerra di aggressione fascista iniziata il 10 giugno del 1940.
Un enorme numero di militari permaneva quindi in Italia e nei vari fronti di guerra ancora in essere. Rimasero abbandonati, ignominiosamente, senza procedure sulla condotta da seguire. Seguirono giornate frenetiche. Le truppe tedesche passarono all’attacco su tutti i fronti dove erano dislocati militari italiani. Oltre 650.000 furono presi prigionieri, trasportati e rinchiusi in molti campi di concentramento prevalentemente in Germania, veri e propri Lager. Sono gli IMI, “ Internati Militari Italiani”.
In tanti, in Italia e fuori dai confini, non si arresero alle truppe tedesche, non deposero le armi. Si organizzarono per resistere ai nazisti, già a partire nei giorni successivi all’armistizio. Fuori dall’Italia tanti i casi di strenua e sanguinosa resistenza. A Cefalonia l’evento più significativo e drammatico, migliaia di soldati e ufficiali furono uccisi nei combattimenti e poi fucilati. La stessa opposizione avvenne a Rodi e in molte zone della Jugoslavia, Albania, Grecia, in forma più ridotta nella Francia meridionale.
Molti componenti dei reparti militari italiani che dopo l’armistizio si ritirarono dal sud della Francia si aggregarono alle formazioni partigiane che si costituirono in Piemonte. Inoltre, dopo la dichiarazione di guerra del Regno d’Italia alla Germania del 13 ottobre 1943 venne riorganizzato il nuovo esercito italiano. In Italia, molti militari siciliani si inserirono nelle formazioni della Resistenza, già nel corso del mese di settembre del 1943. A questo riguardo è bene evidenziare il significativo contributo dato a Roma e nel Lazio in genere fino alla Liberazione avvenuta il 4 giugno 1944.
Donne siciliane parteciparono attivamente alla Lotta di liberazione nelle aree territoriali del centro-nord. Giovani, impavide, con grande voglia di riscatto civile e democratico. Alcune furono uccise dai nazifascisti, dopo avere subito orrende torture e sevizie.
Esempi di Partigiani Siciliani
- [Nome]: nato a Alcamo ( Trapani) il 14/08/1901.
- [Nome]: nato a Casteldaccia ( Palermo) il 07/01/1916, impiegato. Militare nell’Esercito, Guardia di Frontiera. Partigiano in Piemonte dall’inizio di settembre del 1944, 6a Divisione GL, Brigata Soana.
- [Nome]: nata a Castroreale ( Messina) il 31/03/1915. Partigiana in Piemonte, nome di battaglia “ Illeg”, dal 4 giugno 1944 Comando 8a Zona. Ruolo infermiera.
- [Nome]: nato a Trapani il 6/02/1920. Caporal maggiore Esercito, Artiglieria. Partigiano in Piemonte dal 10/10/1943, Divisione Alpi GL. Nome di battaglia “ Cesare”.
- [Nome]: nato a Palermo il 10/9/1921. Soldato dell’Esercito, corpo automobilistico. Partigiano in Piemonte dall’aprile del 1944, 2a Brigata Spartaco. Nome di battaglia “ Furioso”.
- [Nome]: nato a Enna il 10/11/1921, soldato Fanteria 90° reggimento. Partigiano in Piemonte dal novembre 1943, 15° Brigata Garibaldi, 181a Brigata Garibaldi. Nome di battaglia “ Volpe”.
- [Nome]: nato a Calatafimi ( Trapani) il 28/05/1922, soldato Esercito Artiglieria. Partigiano in Piemonte dal giugno 1944, Formazione GL Scotti, 5a Divisione Monferrato, 17a Brigata. Nome di battaglia “ Scintilla”.
- [Nome]: nato a Trabia ( Palermo) il 25/07/1914, militare Aviazione.
- [Nome]: nato a Cerda ( Palermo) il 25/11/921, carabiniere. Partigiano in Piemonte dal giugno 1944, Divisione I. Rossi, 8a Divisione Val Orco.
- [Nome]: nato a Floridia ( Siracusa) il 6/04/1920. Partigiano in Piemonte da dicembre 1944, 13a Brigata Matteotti. Nome di battaglia “ Ivan”.
- [Nome]: nato a Lentini ( Siracusa) il 3/04/1920, contadino. Esercito, Fanteria. Partigiano in Piemonte da luglio 1944, Pinan Cichero Brigata Oreste.
- [Nome]: nato a Buccheri ( Siracusa) il 13/12/1920, contadino. Partigiano in Piemonte da maggio 1944, 4a Divisione Alpi Brigaat Val Tanaro.
- [Nome]: nato a Floridia ( Siracusa) il 15/01/1924. Esercito, Fanteria, servizio di sussistenza. Partigiano in Piemonte da……, 1a Divisione Langhe 3a Brigata.
- [Nome]: nato a Marsala ( Trapani) il 30/11/1922, Esercito, Fanteria. Partigiano in Piemonte dal novembre 1943, Divisione Alpina GL, 18a Brigata Garibaldi.
- [Nome]: nato a Noto ( Siracusa) il 24/09/1919, contadino. Esercito, servizio sanitario, soldato. Partigiano in Piemonte da 1 febbraio 1945, 2a Divisione Langhe Brigata Belbo.
- [Nome]: nato a Palermo il 16/08/1917. Sottotenente della Divisione Acqui presente nelle zone del mare Egeo.
- [Nome]: nato a Augusta ( Siracusa) il 18/10/1920. Bracciante. Esercito, Artiglieria. Partigiano in Piemonte dal gennaio 1944, 17a Brigata Garibaldi, 3a Divisione Garibaldi 113a Brigata.
- [Nome]: nato a Comiso ( Ragusa) il 10/06/ 1906, carabiniere.
- [Nome]: nato a Melilli ( Siracusa) l/1/01/1925, sarto. Fanteria, soldato. Partigiano in Piemonte da febbraio 1945, 21a Brigata GL, Squadre Cittadine. Nome di battaglia “Nello”.
- [Nome]: nato a Marsala ( Trapani) il 10 marzo 1924, Esercito, geniere. Partigiano in Piemonte, zona Val Susa, dal gennaio 1945, 24a Brigata SAP Ferroviaria “ Lino Rissone”. Nome di battaglia “Achille”.
- [Nome]: nata a Noto ( Siracusa) il 20/10/1922, studentessa. Partigiana in Piemonte da ottobre 1944, 9a Brigata SAP Venturelli.
- [Nome]: nato a Palermo il 13/09/1909. Partigiano nell’area di Forlì - Cesena, Gruppo 29a GAP - Gruppi d’Azione Partigiana.
- [Nome]: nato a Riesi ( Caltanissetta) il 07/02/1902, Esercito, Corpo Agenti di Custodia. Partigiano in Piemonte da 1 settembre 1944, 2a Divisione GL Val Mala.
- [Nome]: nato a Acireale ( Catania) il 15/10/1916. Partigiano in Friuli, Divisione Osoppo. Catturato, deportato a Dachau, giunse il 5 ottobre 1944, classificato come schutz - politico -. Successivamente trasferito a Neuengamme.
- [Nome]: nato a Marsala ( Trapani) il 6/02/1916, Aeronautica, Genio.
- [Nome]: nato a Riesi ( Caltanissetta) il 18/02/1909.
- [Nome]: nato a Marsala ( Trapani) il 12/01/1921, Esercito, sussistenza, caporale. Partigiano in Piemonte, da 1 gennaio 1945, 9a Divisione G.L. Gino Montano, 1a Brigata GL Tamietti. Nome di battaglia “ Nibbio”.
- [Nome]: nato a Marsala ( Trapani) il 22/02/1919, calzolaio. Partigiano in Piemonte dal gennaio 1944, Divisione Bologna Pianura Mario, 1a Brigata Garibaldi Irma Bandiera.
- [Nome]: nato a Marsala ( Trapani) il 7/08/1925, Esercito. Partigiano in Piemonte da aprile 1944, 23a Brigata SAP Cibrario ( 2° Settore Città - Torino). Nome di battaglia “ Gianni”.
- [Nome]: nato a Polizzi Generosa ( Palermo) il 24/11/1921. Esercito, soldato, in Albania e nell’isola di Rodi. Dopo l’armistizio del’8 settembre 1943 partecipò ai combattimenti nell’isola - durati alcune settimane - tra le truppe italiane che non vollero arrendere e i tedeschi.
- [Nome]: nato a Canicattini Bagni ( Siracusa) il 16/01/1914. Esercito, Guardia alla Frontiera. Partigiano in Piemonte - collaboratore -, 2a Brigata SAP dc.
- [Nome]: nato a Marsala ( Trapani) il 9/11/1922, Esercito. Partigiano in Emilia-Romagna da ottobre 1944, Comando Unico Zona ovest Cisa, Divisione Cisa, 2a Brigata Fratelli Beretta. Nome di battaglia “ Kiro”.
- [Nome]: nato a Floridia ( Si...
Non esiste ad ora una “fonte” unica, completa, che riporti i nominativi e gli aspetti di tutti i partigiani siciliani che svolsero attività di Resistenza su tutti i “fronti” prima evidenziati. Nel corso del tempo molti pregiati approfondimenti di ricerca sui partigiani siciliani son stati condotti da numerose strutture dedicate alla memoria della Lotta di Liberazione, da ricercatori storici, da libri di memorialistica e quant’altro operativo nel mondo sociale e culturale del territorio, che con dedizione civile e democratica continua la sensibilizzazione sui valori della Resistenza e sul contributo di uomini e donne della nostra Regione.
Le varie strutture provinciali dell’ANPI in Sicilia (compreso l’organismo Nazionale) che con grande passione hanno ricomposto l’impegno e la partecipazione dirette di tanti combattenti per la libertà, consegnando a tutti la possibilità della conoscenza appropriata. La ricerca condotta da INSMLI curata da Carmela Zangara che con competente dedizione ha ricostruito il percorso e il sacrificio di molti caduti siciliani nella lotta contro il nazifascismo. La Regione Piemonte , che con le pubblicazione: “inserto speciale Sicilia” (luglio-agosto 2007), e “ Meridionali e Resistenza il contributo del Sud alla Liberazione 1943-1945” (edito nel 2012), a cura di Claudio Della Valle (Presidente dell’Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea “Giorgio Agosti”), realizzato con il contributo di tutti gli Istituti della Resistenza del Piemonte, ha pubblicamente divulgato l’impegno dei siciliani, quindi la Banca Dati Istoreto Piemonte. Nicola Musumarra, con il libro “La Resistenza italiana negata, il 25 luglio e la vendetta tedesca in Sicilia” (edito 2015).
Sugli ultimi approfondimenti di merito pubblicati evidenzio “Resistenti, Storie di antifascisti, partigiani e deportati di Riesi” (Caltanissetta) a cura di Giuseppe Calascibetta. Ringrazio i responsabili dei diversi siti internet, in Sicilia e in vari luoghi nazionali, compagni e amici che hanno a cuore i valori universali della Resistenza e della Lotta di Liberazione contro il nazifascismo determinanti per la rinascita della libertà e della democrazia nel nostro Paese - impressi nei postulati supremi della Costituzione- che nei mesi di aprile 2016 e 2018 hanno pubblicato la “Lettera di Memoria e Libertà” con i novecentottantasette (520 +467) nominativi di partigiani siciliani, contribuendo in maniera importante alla divulgazione della memoria.
Mi auguro che lo stesso impegno venga mantenuto in questa ricorrenza del 75° Anniversario della Liberazione per la pubblicazione di questi ulteriori nominativi contenuti in questa terza parte.
“La guerra è quando milioni di persone sono costrette ad odiarsi e a scannarsi tra loro senza sapere il perché, per l’io capriccio di un re o di un tiranno.
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