La Fenice Idraulica rappresenta un'opera di ingegneria idraulica di notevole importanza per la città di Ascoli Piceno.

La Fenice Showroom e Lafenice Srl

Lafenice Showroom è il dipartimento di Lafenice che ha l'obiettivo di offrire ai propri clienti i migliori materiali per rinnovare la casa, oltre a soluzioni di arredo e design di alta qualità.Lafenice srl è un'azienda che opera nelle province di Teramo, Ascoli e Fermo dal 1966, anno in cui fu fondata La Thermopicena srl: oggi ne rappresenta la naturale continuazione dopo che la proprietà è interamente passata alla famiglia Forlì. Un punto di riferimento nelle Marche per chi crede nella bellezza degli spazi, nell’innovazione e nel design.

Materiali e Design offerti da Lafenice

I materiali proposti includono anche piastrelle in gres porcellanato rettificato monocalibro colorato in massa per interno effetto legno di faggio grezzo matt, indicate per pavimenti e pareti. Queste piastrelle, con uno spessore di 9 mm, sono disponibili in diversi formati e sono Made in Italy.Log Cansei è la prima collezione ceramica che si ispira al faggio della foresta del Cansiglio, essenza unica al mondo nel suo genere. Nata dalla collaborazione con Itlas, realtà italiana specializzata nella produzione di pavimenti in legno, Log Cansei coniuga un’attenta selezione dei migliori riferimenti naturali con l’eccellente know how ceramico di Atlas Concorde presentando un prodotto in grado di mantenere inalterati i dettagli e la naturalezza del legno.

Itlas ha selezionato per Atlas Concorde le plance più iconiche del faggio, elaborate in 5 tonalità i cui nomi evocano le città di Venezia. I formati outdoor sono pensati per permettere di godere della bellezza e del calore del legno anche in esterno. La gamma decorativa integra l’offerta e permette un tocco di originalità all’ambiente.

L'Ispirazione: La Foresta del Cansiglio

Una maestosa foresta di faggio diffusa tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, con una superficie di circa 58.000 ettari. Nei secoli il faggio della foresta è stato una risorsa strategica per le costruzioni navali della Repubblica di Venezia. Log Cansei si ispira al faggio del Cansiglio, una specie unica ora disponibile anche in gres porcellanato.

Formati Disponibili
  • 20 X 120
  • 18,5 X 150

Dalla ricerca dei laboratori Atlas Concorde è nata Sensitech, la superficie in gres porcellanato per interni, realizzata con metodo produttivo brevettato in Italia. Sensitech abbina ad elevati livelli di resistenza allo scivolamento, un’inedita gradevolezza tattile e vantaggi in termini di pulizia, praticità e igiene. Nel 2023, Atlas Concorde ha ricevuto il rating Ecovadis Silver che riconosce l’impegno nelle aree ESG: ambiente, lavoro e diritti umani, etica aziendale e acquisti sostenibili.

Il Termovalorizzatore "La Fenice" di San Nicola di Melfi

Nella provincia di Potenza, un impianto di termovalorizzazione è gestito dalla Fenice spa, ubicato all'interno del comprensorio industriale in località San Nicola di Melfi. Si compone di due linee di incenerimento, una che utilizza un «forno a griglia» per il trattamento dei rifiuti di natura urbana (rifiuti solidi urbani), con potenzialità di trattamento autorizzato di.

La Situazione dei Rifiuti in Basilicata

«La situazione del ciclo dei rifiuti in Basilicata, per come è stata esaminata sin qui, presenta un panorama senz'altro meno preoccupante rispetto a quanto registrato nelle altre regioni meridionali. Emergono tuttora, e sono stati in precedenza sottolineati, ritardi per quanto concerne l'adeguamento del piano regionale alla normativa nazionale: la proposta di piano in discussione mostra però caratteristiche tali per cui la Basilicata potrà gestire nel futuro in maniera efficiente ed avanzata il ciclo dei rifiuti. Ma va dato atto alla regione Basilicata di aver istituito e di aver reso funzionante, prima anche di importanti realtà del Settentrione, l'agenzia regionale di protezione dell'ambiente. E di aver individuato nel tema della protezione ambientale e del contrasto all'illegalità un settore prioritario sul quale puntare la propria azione, come dimostrato dall'istituzione dell'osservatorio su ambiente e legalità.

La scoperta di numerose discariche abusive conferma tuttavia come l'imprenditoria deviata consideri la Basilicata un territorio adatto ad attività illegali in tale settore. Da questo punto di vista particolare preoccupazione desta la presenza di numerosi pozzi di prospezione petrolifera abbandonati, in alcuni dei quali è stata già accertata la presenza di rifiuti smaltiti illecitamente. Nel corpo della relazione dell'anno 2000 sono state riportate, inoltre, alcune problematiche attinenti il rischio di smaltimenti illeciti cui appariva esposta la regione, evidenziate dalle diverse autorità interpellate (in particolare, prefetto e autorità giudiziaria).

«(...) il "rapporto sui rifiuti speciali (realizzato dall'Anpa e dall'osservatorio nazionale sui rifiuti nel 1999)" stima per il 1999 una produzione per la Basilicata di 720.594 tonnellate: i rifiuti pericolosi rappresentano il 19,6 per cento, con una produzione stimata in 145.535 tonnellate. Si tratta di un dato da evidenziare, poiché proprio in Basilicata si registra - tra le regioni italiane - la maggiore incidenza di rifiuti pericolosi sulla quantità totale di rifiuti speciali prodotti. Per quanto concerne invece la gestione dei rifiuti speciali, circa 13.000 tonnellate sono state trattate ai fini del recupero di materia, circa 4.000 tonnellate ai fini di recupero di energia, circa 5.000 tonnellate vengono indicate sotto la voce "altri trattamenti".

Sul versante della criminalità, la Commissione aveva espresso apprezzamenti per l'attività di prevenzione e di contrasto esercitata sia dalle forze dell'ordine che dalla magistratura, ritenendo solo marginali le infiltrazioni da parte della criminalità organizzata.

Infrastrutture e Gestione dei Rifiuti nella Provincia di Potenza

Secondo quanto riferito alla Commissione dal comandante provinciale dei Carabinieri di Potenza, Giuseppe Palma, nel corso dell'audizione del 13 marzo 2012, «le discariche di Atella, Sant'Arcangelo, Tito e Venosa, il termovalorizzatore di San Nicola di Melfi e le piattaforme di Muro Lucano, al momento, appaiono sufficienti per soddisfare le esigenze della provincia.

Sulla questione attinente alla realizzazione dell'impiantistica necessaria per avviare un ciclo di smaltimento virtuoso dei rifiuti pare opportuno riportare quanto espresso dal prefetto di Potenza, dottor Antonio Nunziante, nella relazione trasmessa alla Commissione. «Nell'ambito dell'intesa istituzionale tra la regione Basilicata e le province di Potenza e Matera, approvata con D.G.R. n. 700 del 22 aprile 2009, è stata prevista la realizzazione di un impianto per la.

La realizzazione di tale struttura risulta indispensabile per dare risposta alle esigenze dei comuni del bacino nord del P.P.O.G.R. Nella provincia di Potenza, al momento, non esistono impianti per il trattamento della frazione umida per la produzione di compost di qualità. L'area oggetto dell'intervento avrà un'estensione pari a mq. Il sito è distante da insediamenti abitativi e produttivi ed è limitrofo a terreni prevalentemente incolti.

In particolare, dalla documentazione inviata alla Commissione si evince a che punto sia arrivato l'iter burocratico per la realizzazione delle opere «con determinazione dirigenziale della provincia di Potenza n. 3683 del 13.12.2011 è stata effettuata l'aggiudicazione definitiva dell'appalto pubblico per la progettazione esecutiva ed esecuzione dei lavori concernenti l'impianto di compostaggio nella piattaforma integrata di gestione dei rifiuti a Venosa.

Dovranno, dunque, essere, di seguito, acquisiti, tutti i pareri e le necessarie autorizzazioni prima dell'avvio dei lavori. Con deliberazione di giunta provinciale n. 4 del 19.01.2012 è stato, poi, approvato il progetto preliminare dell'impianto di compostaggio previsto nella piattaforma integrata di gestione dei rifiuti a Sant'Arcangelo.

«Quanto al ciclo integrato dei rifiuti della nostra provincia, nel corso degli anni, abbiamo incontrato delle criticità. Noi partiamo da una legislazione che va necessariamente aggiornata e che porta in sé alcune contraddizioni. Mi riferisco alla legge regionale n. 6 del 2 febbraio 2001; al successivo piano provinciale dei rifiuti del 2002, che va necessariamente aggiornato, per effetto delle mutazioni intercorse, in particolare, nel codice ambientale, il decreto legislativo n.

Parto dalla legge n. 6 del 2001 e dal piano provinciale che ne scaturisce del 2002, perché per il sistema del ciclo integrato dei rifiuti il piano ha certamente rappresentato un punto di avanzamento, perché si è ridotto il numero di discariche comunali, che prima era rilevante, mentre ora sono concentrate e meccanizzate. Noi non abbiamo più discariche tradizionali; al momento abbiamo un trattamento meccanico-biologico, almeno in tutti i nostri impianti della provincia di Potenza.

Dico questo perché noi siamo su un piano del 2002 che razionalizzava ma manteneva le discariche e nello stesso tempo si basa su due inceneritori preesistenti che complessivamente avrebbero.

«Introducendo la frazione organica, il calore prodotto permetteva una certa quantità di rifiuto bruciato. Evidentemente però, riorganizzandolo rispetto alle normative che poi sono intercorse, e facendo la differenziata che porta a bruciare il secco, è chiaro che il potere calorifico aumenta, quindi bisogna mettere meno rifiuti, e riducendo la quantità si innalza anche il prezzo di conferimento, generando più di qualche problema.

(...) si tratta di un impianto programmato, che ha avviato i lavori all'inizio degli anni novanta e che, per procedure diverse, ricorsi, e anche per una mole di questioni amministrative che si sono sviluppate, è arrivato ad esistere a un punto in cui quella tecnologia poteva apparire desueta. Si è però posto il tema di un investimento che era comunque già stato fatto e che doveva essere portato a conclusione, perché anche la magistratura contabile, in quel caso, avrebbe potuto verificare le ragioni di quell'investimento e il perché quell'impianto non entrava in funzione.

Questo avviene essenzialmente perché abbiamo dei problemi di conferimento dei rifiuti presso il recapito finale. Il sistema di smaltimento dei rifiuti nella mia città prevede la raccolta e il successivo conferimento presso una stazione di trasferenza, dove conferiscono oltre al comune di Potenza anche altri venti o venticinque comuni - non conosco il numero preciso - per lo più del bacino del potentino. Dalla stazione di trasferenza, i rifiuti vengono poi portati presso il recapito finale (...) per una parte, l'inceneritore La Fenice e, per l'altra parte, le discariche di Venosa e Sant'Arcangelo.

Questi sono i tre punti dove vengono portati i rifiuti per lo smaltimento finale. (...) Succede spesso che il recapito finale - generalmente rappresentato da discariche e oggi da La Fenice - si blocca, nel senso che dalla stazione di trasferenza il soggetto che la gestisce e vi trasferisce i rifiuti, trova il recapito finale con la porta chiusa, perché non accoglie, a volte per ritardi dei pagamenti. È un loro modo per pressarci e far sentire la loro voce, e capita spesso. In questo momento, ad esempio, abbiamo un problema di questo tipo, con uno dei tre recapiti, quello di Sant'Arcangelo.

Problematiche e Soluzioni

Il recapito finale si blocca per mandare a regime il sistema dopo che scade l'ordinanza regionale o provinciale. Quando si cambia casomai il recapito finale e si passa da una discarica ad un'altra, ci sono dieci giorni per mettere a posto tutta la documentazione necessaria e avviare il nuovo flusso. In questa fase di transizione, con una stazione di trasferenza che ha una capacità di accumulo molto limitata, si va in crisi.

Chiaramente quando la stazione di trasferenza ci chiude i cancelli, si accumulano i rifiuti per strada. È evidente che, se ci fosse stata una discarica direttamente a servizio della città e del bacino del potentino, la situazione sarebbe stata per noi sostanzialmente risolta, trattandosi di venti comuni. In genere la nostra pianificazione prevede situazioni di questo tipo.

Per la verità, la programmazione regionale ha previsto la collocazione di una discarica prevista propria a Potenza, dove abbiamo un sito in cui, in questo momento, sono accumulate 500.000 tonnellate di rifiuti. La regione, all'inizio del 2008, ha previsto un ampliamento di quest'area, per realizzare un'ulteriore discarica di 95.000 metri cubi.

La procedura per la realizzazione di questa discarica è ancora oggi in corso, perché durante l'iter di approvazione, di verifica e di analisi della progettazione è stata chiesta la caratterizzazione ambientale del sito - attualmente in corso - che, come ben sapete, è una procedura estremamente lunga e complessa, per i tipi di analisi e di verifiche ambientali che richiede.

(...) Quella a cui stiamo lavorando con la procedura è una discarica pubblica, gestita dal pubblico. Per noi è la condizione ottimale, come comprenderete. I 500.000 metri cubi di condominio di discariche di cui ho parlato erano tutti di proprietà del comune, e li abbiamo gestiti con una società interamente del comune, l'ACTA, che fa raccolta e pulizia e che gestiva anche la discarica. Il nostro obiettivo è di completare questo percorso.

(...) Circa la carenza di discariche in questo contesto del bacino Potenza centro, devo dire anche che altre ipotesi ed altre soluzioni provvisorie in questo momento sono tutte quante al vaglio degli uffici competenti, ma si tratterebbe comunque di soluzione tampone, in vista di quella che viene considerata la soluzione madre, ossia la realizzazione della discarica da 95.000 metri cubi nella città di Potenza, presso questo sito di cui vi ho parlato che si chiama Pallareta (...)

Circa le dimensioni, nella nostra regione una discarica di 100.000 metri cubi viene considerata enorme. «A Potenza abbiamo anche un inceneritore, che ha una lunga storia amministrativa, iniziata negli anni novanta: è stato oggetto di una gara, ci sono state ricorsi tra le ditte, è subentrata una successiva ditta, nel momento del subentro c'è stata una serie di problematiche e l'inceneritore, in questo momento, ancora non è partito; dopo una fase di avvio negli scorsi anni, abbiamo ancora un problema di rapporti con la società che deve portarlo a collaudo.

Speriamo nelle prossime settimane di poter addivenire a qualche momento di maggiore chiarezza. Tenete conto che la società che opera è un'Ati, ma al suo interno il peso maggiore è di Veolia, questa multinazionale che pare abbia deciso di lasciare l'Italia come attività, il che potrebbe semplificare la chiusura di un rapporto mettendoci nelle condizioni, come comune, di poter chiudere autonomamente la vicenda dell'inceneritore.

(...) vivevamo una situazione di contenzioso strisciante e non si arrivava al collaudo. Sa perché non si arrivava al collaudo? La contesa nasceva dal fatto che, siccome la ditta è arrivata nella fase terminale, rivendicava situazioni non adeguate oppure usura in pezzi da parte della gestione precedente, per cui noi, nell'ultimo periodo, abbiamo detto che non volevamo più sborsare un euro. Eravamo addivenuti alla decisione che comunque, al di là della scelta di Veolia di lasciare l'Italia, avremmo bloccato tutto, facendo una gara nella quale chiedere ai soggetti partecipanti di portare a collaudo l'impianto...

Le Conche di Navigazione: Un Parallelismo Idraulico

La conca di Navigazione, o chiusa, tra i cui artefici figura Leonardo da Vinci, è la soluzione per superare eventuali dislivelli che si possono incontrare durante la navigazione. Si tratta di un “ascensore” per imbarcazioni che permette, a queste ultime, di salire o scendere il gradino che si può creare a causa di un salto d’acqua. Un contributo fondamentale fu portato però da Leonardo da Vinci, durante un soggiorno a Milano nel 1482, come testimoniano i progetti presenti nel “Codice Atlantico”.

In quel periodo iniziò ad interessarsi al sistema delle conche e progettò di collegare il Naviglio Martesana ai navigli interni. Leonardo da Vinci, che aveva già progettato un sistema di dighe per risolvere il problema della differenza di altezza, apportò dei miglioramenti e delle modifiche al sistema. Spesso l’invenzione delle Conche di Navigazione viene attribuita a Leonardo da Vinci, di cui peraltro Venezia ospita una mostra permanente, perché il suo progetto è quello che ancora oggi viene utilizzato per costruire le chiuse.

Le conche di navigazione sono costituite da due porte, originariamente in legno, che delimitano una zona detta “vasca di riempimento” o “invaso”. Ad esempio durante il percorso da Padova a Venezia sarà possibile incontrare cinque conche di navigazione, a Noventa Padovana, Dolo, Mira, Moranzani e Strà.

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