Le condizioni atmosferiche influenzano profondamente le attività umane. In alcuni casi, i fenomeni atmosferici assumono carattere di particolare intensità e costituiscono un pericolo, associato al rischio di danni anche gravi a cose o persone. Si parla allora di “condizioni meteorologiche avverse”.
Rischio Idrogeologico e Idraulico: Definizioni e Fattori
L’idrogeologia è la disciplina delle scienze geologiche che studia le acque sotterranee, anche in rapporto alle acque superficiali. Nell’accezione comune, il termine dissesto idrogeologico viene invece usato per definire i fenomeni e i danni reali o potenziali causati dalle acque in generale, siano esse superficiali, in forma liquida o solida, o sotterranee.
Il rischio idrogeologico corrisponde agli effetti indotti sul territorio dal superamento dei livelli pluviometrici critici lungo i versanti, dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua della rete idrografica minore e di smaltimento delle acque piovane.
Tra i fattori naturali che predispongono il territorio ai dissesti idrogeologici, rientra la conformazione geologica e geomorfologica, caratterizzata da un’orografia complessa e bacini idrografici generalmente di piccole dimensioni, che sono quindi caratterizzati da tempi di risposta alle precipitazioni estremamente rapidi. Il tempo che intercorre tra l’inizio della pioggia e il manifestarsi della piena nel corso d’acqua può essere dunque molto breve. Il rischio idrogeologico è inoltre fortemente condizionato anche dall’azione dell’uomo.
Valutazione del Rischio Idraulico
La valutazione del rischio idraulico è un processo multidisciplinare che considera sia la possibilità di occorrenza di un evento idraulico avverso (es. un’inondazione) sia gli effetti potenziali di tale evento sul territorio e sulla popolazione. La valutazione del rischio idraulico si svolge attraverso diverse fasi:
- Definizione dell’Area di Studio: Si individua il territorio o il bacino idrografico di interesse, considerando le sue specifiche caratteristiche geomorfologiche, geologiche, idrologiche e antropiche.
- Identificazione e Analisi delle Fonti di Pericolo: Si analizzano le cause potenziali di inondazione, come piogge intense, malfunzionamenti di infrastrutture (diga, argini), fenomeni di risalita del livello del mare, ecc.
- Studi Idrologici: Attraverso modelli idrologici, si valuta come la pioggia si trasforma in deflusso, determinando la portata dei corsi d’acqua in funzione della frequenza dell’evento (es. evento con tempo di ritorno di 10, 50, 100 anni).
- Studi Idraulici: Con modelli idraulici, si simula la propagazione dell’acqua nei corsi d’acqua, nelle pianure alluvionali o nelle zone urbane, per determinare le aree che potrebbero essere inondate, la profondità dell’acqua e la velocità del flusso.
- Mappatura delle Zone a Rischio: Sulla base dei risultati delle simulazioni, si elaborano mappe delle aree inondabili per diversi scenari di rischio, che mostrano le zone potenzialmente inondate e i relativi livelli d’acqua.
- Valutazione della Vulnerabilità: Si analizza la vulnerabilità delle infrastrutture, delle abitazioni, delle attività economiche e della popolazione nelle aree a rischio. Si considerano aspetti come tipologia di costruzioni, densità di popolazione, presenza di servizi essenziali, ecc.
- Quantificazione del Rischio: Combinando la mappatura delle zone a rischio con la valutazione della vulnerabilità, si può quantificare il rischio idraulico in termini di potenziali danni economici, impatti sociali e persino perdite di vite umane.
- Analisi Costi-Benefici: Si valutano i potenziali costi degli interventi di mitigazione del rischio rispetto ai benefici in termini di riduzione dei danni potenziali.
- Misure di Mitigazione: Sulla base della valutazione del rischio, si definiscono le strategie e le misure più appropriate per ridurre il rischio idraulico, che possono includere opere di ingegneria, piani di evacuazione, regolamentazioni urbanistiche, ecc.
- Coinvolgimento delle Parti Interessate: La partecipazione delle comunità locali, delle autorità, degli esperti e di altre parti interessate è fondamentale per garantire che la valutazione del rischio idraulico sia accurata e che le misure di mitigazione siano efficaci e accettate dalla popolazione.
Infine, è essenziale che la valutazione del rischio idraulico sia un processo dinamico, periodicamente aggiornato per tener conto di nuove informazioni, cambiamenti climatici, sviluppi urbanistici e altre variabili che possono influenzare il rischio nel tempo.
Territori Italiani più a Rischio
L’Italia, a causa della sua conformazione geologica, geomorfologica e climatica, è uno dei Paesi europei più esposti a vari tipi di rischi naturali. In termini di rischio idraulico e idrogeologico, molte regioni italiane sono particolarmente vulnerabili.
- Pianura Padana: Soggetta a rischio di inondazioni, specialmente durante periodi di forti piogge e scioglimento delle nevi.
- Appennino Tosco-Emiliano e Tosco-Romagnolo: Zone con forte predisposizione a frane e smottamenti, soprattutto in presenza di piogge intense.
- Zone Costiere (Liguria e Toscana): Esponete a rischio di allagamenti e erosione a causa della combinazione di mareggiate e precipitazioni intense.
- Regione Calabra e Siciliana: Le intense precipitazioni possono causare alluvioni lampo, in particolare nelle zone interne e montuose.
- Vesuvio e Campi Flegrei: Note per il rischio vulcanico.
- Isole Minori: Alcune isole, come Ischia e Pantelleria, possono manifestare fenomeni di subsidenza o erosione costiera e sismicità.
- Centri Storici: Molte città italiane, con centri storici situati in zone a valle o lungo i fiumi, come Firenze, Roma e Genova, hanno una storia di inondazioni in seguito a piogge intense.
- Regioni Alpine: Le zone montane del Nord Italia sono esposte al rischio di valanghe durante l’inverno e frane durante i periodi di pioggia.
- Zona dell’Aquila: Quest’area dell’Abruzzo, presenta anche rischi idrogeologici legati a smottamenti e frane.
È importante notare che l’esposizione al rischio in Italia non è solo il risultato di fattori naturali, ma è anche influenzata da fattori antropici, come l’urbanizzazione non regolamentata, la mancata manutenzione degli alvei fluviali, l’abbandono dei terreni agricoli in montagna e la realizzazione di infrastrutture senza adeguata valutazione del rischio.
Le regioni e le autorità locali italiane hanno investito notevolmente negli ultimi decenni per mappare e attuare una mitigazione di questi rischi, ma la complessità geologica e climatica dell’Italia richiede una continua attenzione e aggiornamento delle strategie di gestione del rischio.
Pericolo vs. Rischio
La distinzione tra “pericolo” e “rischio” è fondamentale nelle scienze della Terra, nella gestione delle catastrofi e in molti altri settori, compresa la sicurezza sul lavoro.
- Pericolo: Rappresenta un potenziale agente o una situazione che può causare danni. È la sorgente o la causa potenziale di un danno.
- Rischio: Rappresenta la probabilità che un pericolo causerà effettivamente danni in un contesto particolare. È una combinazione della probabilità di un evento pericoloso e delle sue potenziali conseguenze.
In sintesi, mentre il “pericolo” descrive una potenziale fonte di danno, il “rischio” valuta la probabilità che tale danno si verifichi e l’entità del danno stesso in un contesto specifico.
Prevenzione e Riduzione del Rischio Idraulico
La riduzione della pericolosità idraulica si ottiene attraverso una serie di strategie e interventi volti a prevenire o attenuare gli effetti di fenomeni idraulici avversi, come alluvioni o inondazioni. La gestione del rischio idraulico è un processo complesso che integra conoscenza scientifica, pianificazione urbanistica e interventi ingegneristici.
Ecco alcune azioni chiave per ottenere la riduzione della pericolosità idraulica:
- Studio e Monitoraggio del Territorio: Fondamentale per una chiara comprensione delle dinamiche del territorio.
- Manutenzione dei Corsi d’Acqua: Pulizia dei corsi d’acqua da detriti e sedimenti, rettifica e consolidamento delle sponde dove necessario, ripristino della vegetazione ripariale.
- Costruzione di Opere Idrauliche: Dighe e serbatoi, canali di derivazione o di bypass, argini e muri di contenimento, vasche di laminazione o bacini di espansione.
- Pianificazione Urbanistica: Limitare o vietare nuove costruzioni in aree ad alto rischio, creare aree verdi o parchi in zone inondabili, promuovere la creazione di infrastrutture verdi.
- Sistemi di Allerta: Implementare sistemi avanzati di allerta e comunicazione.
- Formazione e Sensibilizzazione: Educare la popolazione sul rischio idraulico e le azioni da intraprendere.
- Revisione delle Pratiche Agricole: Adozione di tecniche di conservazione del suolo.
- Ripristino degli Ecosistemi Naturali: Zone umide, paludi e mangrovie possono agire come “spugne”.
L’implementazione di queste strategie, spesso in combinazione, può aiutare significativamente a ridurre la pericolosità idraulica e a creare comunità più resilienti e preparate ad affrontare eventi idraulici avversi.
Gestione del Rischio Idraulico: Strategie e Interventi
Nel contesto generale di "Risk Management", una volta individuato il rischio vengono sviluppate le strategie per governarlo. Esse sono quindi rivolte alla riduzione dei fattori che contribuiscono alla sua determinazione.
Si può agire sulla riduzione del pericolo, realizzando interventi strutturali o di regimazione delle acque che si dividono in:
- Interventi "attivi" finalizzati all’aumento della capacità di deflusso del corso d’acqua o della rete, argini, muri, aumento della sezione di deflusso
- Interventi "passivi" finalizzati alla riduzione delle portate liquide e solide in arrivo Bacini di laminazione, canali scolmatori, invarianza idraulica
In alternativa si può agire per ridurre il danno potenziale attraverso interventi "non strutturali", che si suddividono in:
- Pianificazione territoriale compatibile
- Sistemi di monitoraggio previsione allerta
- Piani di protezione civile
Rischio Idrogeologico: Quando Diventa un Problema?
Il rischio diventa inaccettabile quando c’è la possibilità che un evento calamitoso (pericolosità) si verifichi in un posto in cui sono presenti elementi vulnerabili (danno potenziale). Di fatto quindi si è trattato di due precipitazioni definibili come eventi estremi per intensità e quantitativi di pioggia caduti.
Parlando in termini generali l'Italia è più esposta di molti paesi europei al rischio alluvioni per via del suo peculiare intreccio di caratteristiche meteo-climatiche, topografiche, morfologiche e geologiche, nel quale rientra anche il fatto che in caso di esondazioni l’acqua ha poco spazio per defluire.
La spinta verso una forte espansione dei centri abitati e delle aree produttive e industriali che si è verificata negli ultimi decenni ha aggravato questa condizione di fragilità perché il consumo di suolo porta inevitabilmente a una riduzione dei terreni permeabili, quelli cioè che possono assorbire la pioggia.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale quasi il 94% dei comuni italiani è a rischio di frane, alluvioni ed erosione costiera e oltre 8 milioni di persone abitano nelle aree ad alta pericolosità per questo tipo di eventi.
Il tempo medio che può intercorrere tra il verificarsi di due eventi successivi di entità uguale o superiore è l'elemento utilizzato da Ispra per delineare tre possibili scenari di rischio idraulico. A livello nazionale il 14% del territorio ricade in aree considerate a pericolosità bassa, il 10% è in aree a pericolosità media e il 5,4% in aree a rischio elevato.
Se si analizzano più da vicino i dati della mosaicatura nazionale della pericolosità idraulica emerge che tra le regioni con il rischio maggiore c'è proprio l’Emilia-Romagna dove quasi tutti i comuni si trovano in aree a pericolosità idrica media o elevata. In Emilia-Romagna le province con maggiori percentuali di territorio inondabile sono Ravenna e Ferrara con percentuali che arrivano rispettivamente all’80% e quasi al 100% in caso di scenario di pericolosità media da alluvioni. In provincia di Modena la percentuale di aree allagabili supera il 41%, in quella di Bologna è il 50% mentre a Forlì-Cesena è pari al 20.6%.
A livello nazionale l'anali dei dati provinciali rivela che Rovigo è la seconda provincia italiana (dopo la già citata Ferrara) per quota di territorio esposto a rischio alluvioni (99,1% delle superfici). L'Emilia-Romagna è prima anche per numero di abitanti potenzialmente coinvolti in frane e alluvioni. I dati dell’ultima rilevazione di Ispra dicono che 428mila persone vivono in aree a pericolosità elevata, 2,3 milioni di persone in aree a pericolosità media e meno di 300mila in aree almeno a pericolosità bassa.
Come spiega l’istituto, la notevole estensione delle aree allagabili in Emilia-Romagna è legata alla presenza di una complessa rete di corsi d’acqua che si sviluppano su ampie aree morfologicamente depresse, cioè a un livello più basso rispetto al suolo. Inoltre spesso i canali sono pensili, cioè il letto è sopraelevato rispetto al piano di campagna.
L'Emilia-Romagna è dunque una delle aree d'Italia con il maggiore rischio di alluvioni ma ci sono alcuni aspetti che concorrono a rendere l'ultimo evento definibile come "straordinario". In primo luogo, come già detto, la combinazione di forti piogge ravvicinate, con due ondate di maltempo in 15 giorni entrambe caratterizzate da importanti accumuli pluviometrici. Piogge non solo intense ma anche persistenti, favorite da una particolare configurazione meteorologica, definita "effetto Stau". E poi l'estensione dell'areale colpito, da Bologna alla Romagna, con l'esondazione di ben 23 fiumi, in alcuni casi anche di quelli protetti dalle casse di espansione.
Se si analizzano i dati delle alluvioni in Italia negli ultimi 20 anni è comunque facile accorgersi che sono ben poche le regioni che non siano state interessate da almeno un episodio di rilievo. E' insomma inevitabile domandarsi se il nostro Paese stia gestendo il rischio idrogeologico in modo adeguato: più di dieci milioni di italiani vivono in zone esposte alla probabilità di fenomeni alluvionali (unendo i tre livelli di pericolosità stabiliti da Ispra) e la pianificazione territoriale non sempre ne tiene sufficientemente conto.
Andrea D'Alpaos e Luca Carniello approfondiscono il tema del rischio idraulico e i principali interventi di mitigazione. "Il territorio italiano per l'effetto combinato di caratteristiche idrologiche, in particolare un'estensione dei fiumi relativamente modesta rispetto ad altri contesti europei, caratteristiche geologiche e morfologiche è soggetto a fenomeni di dissesto idraulico e geologico. Le alluvioni si verificano quando eventi di precipitazione particolarmente importanti dal punto di vista della durata e dell’intensità producono portate che non possono essere convogliare verso valle dai corsi d’acqua.
Per quanto riguarda l’esposizione del territorio italiano a fenomeni alluvionali la mappatura realizzata nel 2021 da Ispra fornisce un quadro aggiornato per i livelli territoriali amministrativi: nazionale, regionale, provinciale e comunale. L'esposizione alla pericolosità idraulica è infatti soggetta a forti variazioni spaziali, come abbiamo già visto in precedenza soffermandoci sull'Emilia-Romagna.
Torniamo su questo punto insieme al professor D'Alpaos, soffermandoci adesso sul Veneto e sulla provincia di Padova. "In Italia le aree caratterizzate da una pericolosità elevata e quindi soggette ad eventi con tempi di ritorno relativamente bassi, tra 20 e 50 anni, sono il 5,4% del territorio. Questa condizione però varia spazialmente e infatti le aree a pericolosità elevata sono il 10% del territorio veneto e il 14% della provincia di Padova. Se poi invece si considerano aree a pericolosità media, quindi con tempi di ritorno tra i 100 e i 200 anni, si arriva al 10% del territorio nazionale, al 13% di quello veneto e al 20% del territorio della provincia di Padova. Se consideriamo eventi ancora più rari, con tempi di ritorno superiori ai 200 anni, la percentuale si alza al 14% per il territorio nazionale, al 32% per la regione Veneto e al 40% nel caso della provincia di Padova.
A determinarlo sono "la pericolosità idraulica, la vulnerabilità e il valore degli elementi esposti. La pericolosità è la probabilità che un evento di una certa intensità si verifichi in un determinato territorio in un certo arco di tempo e questo dipende da sia da fenomeni naturali che dall’effetto di interventi antropici. I fenomeni naturali sono collegati anche alle caratteristiche climatiche di un certo territorio e quindi da questo punto di vista i cambiamenti climatici influiranno sulla pericolosità determinando eventi più intensi e più frequenti in futuro. Anche l’intervento antropico ha la sua influenza perché la gestione del territorio ma anche la sua mancata manutenzione incidono sulla pericolosità.
Per quanto riguarda le possibilità di ridurre il rischio idraulico le indicazioni che rimangono valide sono sostanzialmente quelle che già la commissione De Marchi aveva stilato dopo gli eventi del 1966 e presentato nel 1970, spiega il professor Luca Carniello. "Le indicazioni sono potenziare e migliorare la stabilità dei rilevati arginali e la loro altezza in modo da poter contenere le piene, creare dei diversivi per distogliere una parte delle portate ed evitare che raggiunga un determinato territorio e costruire dei bacini di laminazione. I bacini di laminazione, chiamati anche casse di espansione, sono delle vasche artificiali in cui convogliare, in modo controllato, l'acqua in eccesso quando la portata di un fiume aumenta ed evitare così che avvengano episodi di esondazione.
Questi interventi possono essere fatti in maniera piuttosto estesa su tutto il territorio. Il Veneto dopo il 2010 ha realizzato alcune di queste opere come la Cassa di Caldogno nel vicentino che è a servizio delle piene del fiume Bacchiglione. Tanto altro è ancora da fare e ci sono, ad esempio, alcuni interventi in fase di progetto, anche molto più importanti, come la Cassa della Grave di Ciano che è un invaso molto grande che potrebbe ospitare circa 30-35 milioni di metri cubi di acqua sul fiume Piave", continua Luca Carniello.
Tornando all'alluvione in Emilia-Romagna abbiamo già accennato al fatto che il territorio romagnolo è stato storicamente meno protetto dalla presenza di queste opere rispetto all'area emiliana, ritenuta maggiormente a rischio di alluvioni. Un’altra tipologia di intervento strutturale sono i diversivi. "Un esempio famoso in Italia è la galleria Adige-Garda che è stata fatta sul fiume Adige per portare le piene direttamente al lago di Garda senza farle passare da Verona. E’ già entrata in funzione più volte dopo il 1966 e ha prodotto degli effetti benefici. Tornando al territorio veneto un altro esempio è la possibilità di completare l’idrovia Padova-Venezia per utilizzarla come diversivo per le acque del Brenta in modo da poter dare elasticità a tutto il nodo idraulico della città di Padova. L’ultimo intervento è la manutenzione degli argini soprattutto nell’ottica di evitare fenomeni di formazione di brecce.
Il professor Carniello si sofferma infine anche sugli interventi non strutturali che consentono di produrre allerte utilizzando la modellazione matematica. "A partire dalle previsioni meteo disponibili e applicando a cascata i modelli matematici, quindi idrologici e idraulici, è possibile sapere in anticipo quale sarà la risposta al suolo della perturbazione in arrivo.
Tabella: Percentuale di territorio esposto al rischio alluvioni in alcune province italiane
| Provincia | Percentuale di territorio a rischio alluvioni (pericolosità media) |
|---|---|
| Ferrara | Quasi 100% |
| Rovigo | 99,1% |
| Ravenna | 80% |
| Bologna | 50% |
| Modena | 41% |
| Forlì-Cesena | 20.6% |
TAG: #Idraulico
