Il rischio idrogeologico costituisce un'emergenza a livello globale, connessa strettamente con sviluppo urbanistico e cambiamenti climatici.
In Italia, il rischio idrogeologico interessa quasi il 94% dei comuni e oltre 8 milioni di persone abitano nelle aree ad alta pericolosità.
Definizione di Rischio Idrogeologico e Idraulico
Il termine dissesto idrogeologico costituisce una forma di uso comune, non in campo scientifico, per esprimere la condizione di un territorio soggetto ad elevato rischio sia idraulico, sia geomorfologico.
Il rischio idrogeologico costituisce una locuzione di sintesi di due distinti concetti: il rischio idraulico e il rischio geomorfologico.
Per rischio idraulico si intende la probabilità che un territorio subisca conseguenze dannose a seguito dell’inondazione da parte di un corso d’acqua.
Entrambi i rischi idraulico e geomorfologico sono oggetto di studio di esperti che si adoperano per la caratterizzazione del territorio e la produzione di carte di pericolosità e rischio.
Elementi del Rischio
- La pericolosità (P) si definisce come la probabilità che un fenomeno potenzialmente distruttivo di determinata intensità, si verifichi in un dato tempo ed in una data area.
- Gli elementi esposti (E) al fenomeno sono vite umane, strutture ed infrastrutture, attività economiche e beni ambientali e culturali.
- La vulnerabilità (V) indica il grado di danneggiamento di un certo elemento o gruppo di elementi esposti risultante dal verificarsi di un fenomeno naturale di una data intensità.
V è espressa in una scala da 0 (nessuna perdita) a 1 (perdita totale) ed è funzione dell’intensità del fenomeno e delle caratteristiche dell’elemento esposto.
Spesso si utilizza anche il termine di danno che sintetizza i due fattori E e V, fornendo un’indicazione del valore del bene effettivamente colpito.
Fattori di Rischio
Tra i fattori naturali che predispongono il nostro territorio ai dissesti idrogeologici, rientra la sua conformazione geologica e geomorfologica, caratterizzata da un’orografia complessa e bacini idrografici generalmente di piccole dimensioni, che sono quindi caratterizzati da tempi di risposta alle precipitazioni estremamente rapidi.
Il tempo che intercorre tra l’inizio della pioggia e il manifestarsi della piena nel corso d’acqua può essere dunque molto breve.
Il rischio idrogeologico è inoltre fortemente condizionato anche dall’azione dell’uomo.
Frane e inondazioni sono fenomeni naturali direttamente legati alle dinamiche atmosferiche, i cui effetti dipendono fortemente dalle caratteristiche degli insediamenti umani.
L’urbanizzazione degli ultimi secoli ha contribuito ad incrementare gli elementi esposti e, conseguentemente, il potenziale danno derivante da un evento naturale.
Tra le dinamiche di versante e quelle idrauliche esistono interrelazioni che possono amplificare la magnitudo dei fenomeni stessi.
Eventi pluviometrici intensi, infatti, possono innescare inondazioni improvvise, con improvvisi aumenti delle portate di piccoli corsi d’acqua e flussi caratterizzati da una considerevole componente solida.
Nelle stesse fasi, colate rapide innescatesi lungo i versanti del bacino per imbibizione rapida del suolo si propagano verso valle, confluendo molto spesso nella rete di drenaggio naturale.
L’incremento della frazione solida accresce la capacità dei corsi d’acqua di trasportare blocchi di roccia anche di notevoli dimensioni, con conseguenze catastrofiche sulle infrastrutture trasversali o nel caso di tracimazione oltre gli argini.
Mitigazione del Rischio
Le misure di mitigazione del rischio possono essere strutturali, volte alla riduzione della pericolosità, e non strutturali, finalizzate alla riduzione del danno.
- Le misure strutturali sono caratterizzate dalla realizzazione di opere come riprofilatura di alvei e versanti o realizzazione di argini e muri di contenimento.
- Le misure non strutturali, invece, si riferiscono a quell’insieme di azioni “immateriali” come le attività conoscitive e di monitoraggio, l’adozione di misure di salvaguardia e vincoli, l’attività di pianificazione urbanistica, lo sviluppo di sistemi di allerta e la messa a punto di piani di Protezione Civile.
La conoscenza del territorio avviene tramite telerilevamento (remote sensing), che consente di acquisire da remoto dati e informazioni ambientali e territoriali di vaste aree.
L’integrazione dei dati multi-sorgente si sta configurando come prassi operativa in molti settori in cui la conoscenza territoriale sinottica può supportare una migliore gestione delle risorse antropiche e naturali e delle emergenze.
Negli studi territoriali, il processamento dei dati multispettrali, l’analisi delle forme e i processi collegati permettono la produzione di cartografie tematiche a supporto di una gestione razionale del territorio.
Viste le prospettive di incremento di eventi estremi, il campo su cui si sta concentrando l’attenzione è quello della prevenzione da inondazioni improvvise e colate rapide.
L’insieme di queste informazioni contribuirà a identificare e sviluppare metodologie e tecnologie maggiormente efficienti per il monitoraggio strumentale, l’analisi del rischio ed i sistemi di allerta a servizio delle comunità, delle Pubbliche Amministrazioni, delle imprese e della Protezione Civile.
Valutazione del Rischio Idraulico
La valutazione del rischio idraulico è un processo multidisciplinare che prende in considerazione sia gli aspetti legati alla possibilità di occorrenza di un evento idraulico avverso sia gli effetti potenziali di tale evento sul territorio e sulla popolazione.
La valutazione del rischio idraulico si svolge attraverso diverse fasi:
- Definizione dell’Area di Studio.
- Identificazione e Analisi delle Fonti di Pericolo.
- Studi Idrologici.
- Studi Idraulici.
- Mappatura delle Zone a Rischio.
- Valutazione della Vulnerabilità.
- Quantificazione del Rischio.
- Analisi Costi-Benefici.
- Misure di Mitigazione.
- Coinvolgimento delle Parti Interessate.
Infine, è essenziale che la valutazione del rischio idraulico sia un processo dinamico, periodicamente aggiornato per tener conto di nuove informazioni, cambiamenti climatici, sviluppi urbanistici e altre variabili che possono influenzare il rischio nel tempo.
Territori Italiani Più a Rischio
L’Italia, a causa della sua conformazione geologica, geomorfologica e climatica, è uno dei Paesi europei più esposti a vari tipi di rischi naturali. In termini di rischio idraulico e idrogeologico, molte regioni italiane sono particolarmente vulnerabili.
Ecco una panoramica delle aree più a rischio:
- Pianura Padana: Soggetta a rischio di inondazioni.
- Appennino Tosco-Emiliano e Tosco-Romagnolo: Zone con forte predisposizione a frane e smottamenti.
- Zone Costiere: Esposte a rischio di allagamenti e erosione.
- Regione Calabra e Siciliana: Intense precipitazioni possono causare alluvioni lampo.
- Vesuvio e Campi Flegrei: Note per il rischio vulcanico e idrogeologico.
- Isole minori: Possono manifestare fenomeni di subsidenza o erosione costiera.
- Centri storici: Hanno una storia di inondazioni in seguito a piogge intense.
- Regioni Alpine: Esposte al rischio di valanghe e frane.
- Zona dell’Aquila: Presenta rischi idrogeologici legati a smottamenti e frane.
Pericolo vs Rischio
La distinzione tra “pericolo” e “rischio” è fondamentale nelle scienze della Terra, nella gestione delle catastrofi e in molti altri settori, compresa la sicurezza sul lavoro.
- Pericolo: Rappresenta un potenziale agente o una situazione che può causare danni.
- Rischio: Rappresenta la probabilità che un pericolo causerà effettivamente danni in un contesto particolare.
Percentuale di Comuni Italiani a Rischio
In Italia, il rischio idrogeologico interessa quasi il 94% dei comuni e oltre 8 milioni di persone abitano nelle aree ad alta pericolosità.
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