Che la fine di un matrimonio impoverisca, non solo sentimentalmente, non è certo una novità. Quello che stupisce è che se fino ad oggi a piangere miseria erano soprattutto gli uomini separati, oggi con uno studio pubblicato sull'ultimo rapporto Istat, scopriamo che le più «povere» dopo un addio sono le donne: una su quattro, nei primi due anni dopo la separazione, è a rischio povertà o «deprivazione» (uno su sei gli uomini). Il cambiamento radicale, e spesso improvviso, della loro condizione familiare «genera effetti potenzialmente rilevanti sulla loro condizione economica».
Il Rischio di Povertà Post-Separazione per le Donne
Più a rischio disagio le donne che pagavano l'affitto, ma anche per quelle che avevano l'abitazione in uso o in usufrutto e per quelle che non avevano un'occupazione o che erano occupate a tempo parziale. Due anni dopo l'evento circa il 35% di chi non aveva un lavoro lo ha trovato ma ciò non è bastato a tutelarle: più del 32 per cento è materialmente deprivata e il 26,3% è a rischio povertà. Se si hanno figli minori è peggio.
La buona notizia è che a un certo punto si intravede la fine del tunnel: i rischi, iniziano a calare dopo due anni dalla fine del rapporto coniugale e diminuiscono ulteriormente con il passare del tempo. Il 50% delle donne e il 40% degli uomini «dichiara un peggioramento della situazione economica nei due anni successivi la separazione. Se questa è avvenuta da non più di cinque anni, la percentuale di donne a rischio povertà è pari al 30%, mentre scende al 20 per cento dopo almeno dieci anni dalla separazione».
E quando ci si separa sia lui che lei (26%) tornano a casa da mamma e papà, un porto sicuro e soprattutto economico. Mammoni di ritorno causa fine di un amore. E per i primi due anni da «ex» il 19% riceve un «aiutino» in soldi dai parenti. Non che questo migliori di tanto la situazione.
Il Parere dell'Avvocato Matrimonialista
E adesso chi glielo dice ai padri separati sempre pronti a manifestare per denunciare di essere polli spennati da mogli che chiedono troppi soldi e concedono poco tempo con i figli? I dati Istat parlano chiaro. E Adriana Boscagli, uno dei più noti avvocati matrimonialisti italiani, mentre legge i numeri del rapporto annuisce e spiega: «Effettivamente c'è un'inversione di tendenza. E le cause sono diverse. Intanto gli uomini sono stanchi di essere troppe volte defraudati e iniziano a essere fin troppo sulla difensiva, non si fidano più di consegnare parte del proprio patrimonio e del reddito alla ex moglie affinché lo gestisca per sé e per i figli. Poi, con l'affido condiviso molti mariti pensano erroneamente che il tempo di frequentazione padre figli sia l'unica discriminante per quantificare il contributo. Più tempo ci sto meno pago. In realtà è solo uno degli elementi che il giudice deve considerare».
Come può salvarsi una donna dalla rovina post separazione? «Il consiglio, continua l'avvocato Boscagli, è quello di consegnarsi al magistrato con una lista dei costi che si dovranno sostenere nella nuova gestione da separata tenendo presente le spese effettuate fino a quel momento per mantenere il menage familiare. In modo da conservare il più possibile il tenore di vita. Il danno più grave è per quelle donne che hanno subito l'imposizione del marito che le voleva a casalinghe. Ovvero per quelle donne che hanno scelto di abbandonare un lavoro sapendo di poter contare sul maggior reddito del marito. E in entrambi i casi l'uomo deve assumersi le responsabilità economiche di queste scelte. Ma nella versione moderna è meno generoso e in certi casi addirittura ingiusto, non considerando affatto le scelte fatte in passato».
Storie di Ritorno a Casa
1963, è disoccupato, ma è un idraulico e ha avuto anche una propria famiglia, per poi tornare a vivere con la mamma; Alessandro, classe '78, ha lavorato in una pasticceria, anche se dalla casa dei genitori non è mai uscito. Per dimostrarlo, però, papà Vincenzo ha faticato non poco. «Sarebbe bastato un po' di buonsenso - dice ancora l'avvocato Raneri - dato che parliamo di pensionati, di gente che non nuota certo nell'oro».
Per Vincenzo Capuano è comunque l'uscita da un tunnel: «A conti fatti, a me rimanevano 100 euro al mese, o poco più - racconta l'anziano -. Mia sorella non poteva ospitarmi e, se non fosse stato per una signora che prima mi ha dato una stanza a pagamento e poi, quando non ho avuto più un soldo, mi ha ospitato gratis, sarei finito a dormire sotto i ponti, a vivere come un barbone». Anche ora però la situazione non è delle migliori e Capuano vorrebbe tornare a vivere con la moglie separata, Antonina Cimino, di 76 anni: «Mi accontenterei anche di uno sgabuzzino».
Il Tradimento: Un Fenomeno Complesso
La lettera al marito infedele scritta da Annamaria Bernardini de Pace, pubblicata ieri sul Giornale, è un piccolo capolavoro, un racconto gradevole e ricco di cose vere, ma non dice tutta la verità. Certamente chi tradisce - in questo caso un uomo di 50 anni - cerca di farla franca, si specializza in menzogne, si piega a mille meschinità per nascondere le proprie debolezze. Con l'andare del tempo si abitua a «fare la legna fuori dal bosco» ovvero a soddisfare lontano da casa i propri desideri, e diventa imprudente. Convinto che la moglie (distratta dagli impegni domestici) non badi alle sue fughe, egli trascura di occultare i propri peccati. Il fedifrago seriale ha una attività intensa e non si accontenta di un'amante; di solito ne ha due o tre e dovrebbe stare attento a coordinare il traffico, però non è quasi mai all'altezza del compito. La moglie, come detto, è al corrente di tutto e nonostante ciò ingoia un numero esorbitante di rospi senza fare una piega. Si sente una vittima, ma al tempo stesso anche un'eroina. Pensa: se non ci fossi io a cementare la famiglia, a difendere il matrimonio, succederebbe un disastro.
Siamo sicuri che sia così? Una donna che accetta umiliazioni, come quelle finemente esposte dall'avvocato Bernardini de Pace, talvolta (spesso) non è una santa, ma un'opportunista. Digerisce tutto, come gli struzzi, perché le conviene. Abita in un buon appartamento, pagato da lui col suo lavoro. Ha un ruolo sociale, grazie a lui. Ha accesso al conto bancario, quello di lui. Ha l'armadio pieno di vestiti, la scarpiera zeppa di calzature, qualche gioiello importante: provvede lui a saldare. Non è l'amore che la tiene legata al marito, ma l'interesse, l'esigenza di conservarsi un guscio sicuro e abbastanza comodo, la paura di campare in solitudine, senza scopi, senza speranza. L'ignoto terrorizza chiunque, figuriamoci una donna avvezza agli agi: meglio un paio di corna che affrontare le asperità di un'esistenza traballante. Una gamba aiuta l'altra: è preferibile zoppicare che cadere a terra o essere condannati all'immobilità.
Questi sono i ragionamenti che inducono una sposa a sopportare le intemperanze di un coniuge attratto da gonnelle forestiere. Occorre aggiungere alcune considerazioni generali. Chi ci assicura che l'eroina in questione non abbia ricambiato il proprio sposo con egual moneta? Dove sta scritto che l'infedeltà sia monopolio dei maschi? La parità dei sessi passa anche da queste parti: se lui è un porco, lei potrebbe essere una sua degna compagna.
Parecchi lustri fa, una cinquantenne era di norma conciata male: difficilmente stuzzicava gli appetiti maschili. Per cui era improbabile che, anche volendo, avesse molte occasioni per cedere alle tentazioni della carne. Oggi quella carne è mutata: è sempre fresca, abbronzata, liscia, palestrata. Mezzo secolo sulle spalle non impedisce a madame di essere predisposta a un'avventura piccante. Suvvia, non prendiamoci in giro. La figura «mitologica» della moglie che odora di cipolla fritta, ha i bigodini nei capelli e i fili delle imbastiture sulla sottana appartiene a tempi andati. Il marito non deve temere soltanto l'idraulico, ma qualunque visitatore: anche il collega invitato a vedere la partita di calcio sul televisore dotato di maxischermo. Al terzo whisky, l'ospite sprofondato in poltrona guarda le gambe della padrona di casa e si arrapa. Lei ne coglie lo sguardo concupiscente e chissà che le frulla nel cervello? Forse apprezza i corteggiamenti. Forse li incoraggia. Quel che accade dopo lo possiamo solo immaginare, ma è noto che accade non raramente.
Nella maggioranza dei casi il tradimento è reciproco. Maschi e femmine hanno gli stessi impulsi, entrambi sono attratti dalla novità. Si dice che l'uomo sia cacciatore e che la donna sia preda. Mah! Non si è mai visto uno che vada a caccia se non è persuaso di riempire il carniere. L'arte venatoria si pratica soltanto su terreni popolati di selvaggina. Non venitemi a dire che non c'è complicità, e unità di intenti, tra chi insegue e l'inseguito o l'inseguita. Non siamo nati stamane e conosciamo le discipline statistiche: dove c'è un uomo (escludiamo i gay, una minoranza ininfluente ai fini demoscopici) che fa, c'è una donna che ci sta. Il risultato è sempre in parità, posto che si amoreggia in due (talora in tre, ma qui il discorso si complicherebbe).
Insomma, giratela come preferite, ma il problema non è il tradimento maschile. Bensì il tradimento in sé, che è anche femminile a dimostrazione che l'uguaglianza dei generi è stata quasi completamente raggiunta. Il nodo centrale è il matrimonio. Dopo cinque anni di convivenza, anche meno, in qualsiasi coppia si registra un calo della libido, che si riduce almeno dell'80 per cento in ogni coniuge. Chi non lo ammette, mente. Se un'unione si basa sull'erotismo è destinata a sfilacciarsi. Lui si svaga come può e lei fa lo stesso. Solo che lui è un pirla e si fa sgamare, lei invece è furba, accorta e non si fa beccare in castagna. Se, viceversa, lo sposalizio fonda su altri valori, e non solo sugli esercizi da materasso, cambiano le prospettive: stare vicino l'uno all'altra è un conforto che prescinde dalle corna, e che dura tutta la vita con reciproca soddisfazione. Il mutuo soccorso è una forma d'affetto inossidabile.
Statistiche Chiave sulla Separazione e la Povertà
| Indicatore | Percentuale |
|---|---|
| Donne a rischio povertà nei primi 2 anni dopo la separazione | 25% |
| Uomini a rischio povertà nei primi 2 anni dopo la separazione | 16% |
| Donne materialmente deprivate dopo 2 anni dalla separazione | 32% |
| Coppie che tornano a vivere con i genitori dopo la separazione | 26% |
| Famiglie che ricevono aiuto economico dai parenti dopo la separazione | 19% |
| Donne che dichiarano un peggioramento economico dopo la separazione | 50% |
| Uomini che dichiarano un peggioramento economico dopo la separazione | 40% |
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