L'annegamento è considerato un drammatico problema di salute pubblica per i numeri e per i costi umani, sociali ed economici.

Nell'ultimo decennio si sono verificati 2,5 milioni di decessi per annegamento. Sono cifre intollerabili perché tali morti sono del tutto prevenibili.

La giornata “World Drowning Prevention” si osserva il 25 luglio di ogni anno, in piena estate, la stagione più rischiosa.

“Anyone can drown, no one should” è la campagna di sensibilizzazione 2023 lanciata dalle Nazioni Unite e dall'Oms per la prevenzione dell'annegamento.

Lo ha stabilito la Prima Risoluzione sulla prevenzione del fenomeno adottata dalla 76° Assemblea mondiale della Sanità.

Statistiche sull'Annegamento

Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) in Italia annegano circa 400 persone all'anno. Il 68% degli incidenti in acqua ha esito mortale o comunque grave, con ricovero in prognosi riservata o in terapia intensiva.

Nel periodo 2015-2019 si sono verificati in Italia oltre 2000 incidenti in acqua, 1209 sono stati fatali.

Dal 1969 al 1998 sono morte per annegamento quasi 25 mila persone, l'81,9% maschi.

L'annegamento risulta la terza causa di morte sotto i 15 anni, dopo meningite ed HIV.

Tendenze di Mortalità

In Italia i tassi di mortalità più elevata si registrano nelle persone di età superiore ai 70 anni, seguite da coloro che hanno 15-29 anni e 50-69 anni.

A livello globale i tassi di annegamento più elevati riguardano i bambini di età compresa tra 1 e 4 anni e tra 5 e 9 anni.

Il rapporto di mortalità maschi/femmine è leggermente superiore rispetto ad altri Paesi, 4:1 rispetto a 1:3, probabilmente perché i soggetti maschi sono in genere più a contatto con l'ambiente acquatico per attività occupazionali e ricreative.

Incidenti Recenti

Nell'ultimo fine settimana un diciottenne è annegato nel fiume Secchia, nel modenese, al terzo tuffo per farsi riprendere da un amico in un video da condividere sui social, in un momento di divertimento prima degli esami di maturità.

A Torino, un quindicenne è annegato gettandosi nel Po per raggiungere degli amici in difficoltà vicino ad alcune canoe dove era vietato fare il bagno.

A Jesolo è annegato un ottantenne vicentino in villeggiatura, colto da malore mentre era in acqua.

Qualche settimana fa quattro funzionari governativi, pare 007 italiani ed israeliani, sono morti per annegamento in seguito al naufragio della loro imbarcazione colta da un'improvvisa tromba d'aria sul lago Maggiore.

Cause dell'Annegamento

Come evidenziato dai casi sopracitati, le cause possono essere ambientali. Una tempesta, correnti forti ed insidiose, acqua fredda che provoca congestione.

Soggettive, per patologia e malessere.

Si annega anche perché si nuota male.

L'alcol, infatti, diminuisce la valutazione del pericolo e la capacità di affrontare la difficoltà.

Secondo un'indagine condotta dall'ISS, in un Paese di mare come l'Italia soltanto il 30% delle persone tra i 5 e i 18 anni sa nuotare in modo sufficiente. Il 30% sa stare a galla e il 10% sa nuotare solo in piscina.

Prevenzione dell'Annegamento

La prevenzione rappresenta la prima regola a cui attenersi per ridurre drasticamente il rischio di annegamento di bambini e ragazzi evitando così possibili tragiche conseguenze.

Bisogna quindi fare in modo di eliminare gli accessi in acqua non controllati attraverso il corretto utilizzo di barriere fisiche.

Vanno tenute chiuse le porte e i cancelli che portano direttamente al mare o in piscina. Laddove non siano presenti, vanno installate le barriere che impediscano l’accesso ai bambini non accompagnati.

Bisogna sempre coprire la piscina con l’apposito telo nei periodi dell’anno in cui non viene utilizzata.

Importante poi è l’uso di braccioli e ciambelle che aiutino i bambini a restare a galla. Ancora più importante è far prendere familiarità con l’acqua ai bambini fin dai 6 mesi di vita di modo che possano iniziare corsi di nuoto già a partire dai 2-3 anni.

“La forma di prevenzione più efficace quando si parla di bambini resta comunque la sorveglianza - spiega il dottor Sebastian Cristaldi, responsabile del DEA II livello del Bambino Gesù - Sorveglianza però non vuol dire solo non perdere mai d’occhio i bambini quando sono vicini o dentro l’acqua, vuol dire anche stargli vicini in modo da poter intervenire tempestivamente in caso di imprevisti.

Nei primi 3 anni di vita un bambino può trovarsi in difficoltà anche in pochi cm d’acqua, come quelli di una vasca da bagno o di una piccola piscina gonfiabile.

Almeno fino a 5-6 anni di vita, al mare o in piscina, deve esserci sempre la presenza del genitore in acqua.

Un altro elemento molto importante è il rispetto delle regole.

Gli adulti devono dare il buon esempio. “Non si può fare il bagno ovunque ci sia l’acqua: fiume, lago, mare - continua il dottor Cristaldi - Ci sono delle regole indicate da apposite segnaletiche che vietano la balneazione in determinati posti.

Queste limitazioni sono state fatte per una questione di sicurezza. E vanno rispettate. Anche dagli adulti e soprattutto in presenza di bambini che imparano spesso per processi di imitazione.

Il fatto che un bambino viva in una casa o un condominio con piscina o cresca vicino al mare vuol dire che avrà una maggiore familiarità con l’elemento acquatico, ma non vuol dire che ne conosca bene i rischi. Il rispetto della segnaletica è fondamentale per ridurre i rischi di annegamento.

Cosa Fare in Caso di Annegamento

Quando nonostante gli accorgimenti e le attenzioni si verifica un episodio di annegamento, è fondamentale intervenire con prontezza, lanciando in acqua qualsiasi oggetto galleggiante a cui il bambino possa aggrapparsi.

Una volta che si è riusciti a portare il bambino a riva, se le condizioni generali sono buone può essere messo in posizione seduta e invitato a tossire.

Tabella: Statistiche Annegamento in Italia (Dati ISTAT)

Periodo Numero di Decessi per Annegamento Numero di Decessi di Minori
Ultimi 10 anni 3.760 429 (circa 43 ogni anno)

TAG: #Bagno #Vasca

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