Soffrire di stitichezza può accadere a tutti. Per alcune persone può essere un problema passeggero, per altri invece la difficoltà a liberare l’intestino può ripresentarsi di frequente. In ogni caso, si tratta sempre di una situazione poco piacevole che vorremmo risolvere il prima possibile.
Che cos'è la stitichezza?
La stitichezza (o stipsi) è una condizione molto comune in cui si ha difficoltà ad evacuare e questo avviene meno di tre volte a settimana. Il termine “stipsi” deriva dal greco “styphein” che significa “stretto” e, in generale, fa riferimento alla difficoltà di evacuare, che può avere un impatto notevole sulla qualità della vita dei soggetti che ne soffrono.
Secondo L’American College of Gastroenterology, la stitichezza è una defecazione non soddisfacente caratterizzata da evacuazioni non frequenti e/o dal passaggio difficoltoso delle feci per almeno 3 mesi. Vengono considerate fisiologiche 3 evacuazioni alla settimana con un peso medio del bolo fecale di circa 100 grammi.
Si parla di stipsi (o stitichezza) quando i movimenti intestinali diventano meno frequenti e le feci sono difficili da espellere. Generalmente, infatti, si parla di stipsi se non si espletano le funzioni intestinali almeno tre volte a settimana, ma questa non è assolutamente una regola generale. Anziché concentrarsi su un determinato numero di giorni, è importante considerare i sintomi che derivano dal non defecare per un lungo periodo di tempo.
La sintomatologia che maggiormente caratterizza la stitichezza è la difficoltà nell’evacuazione che può essere più o meno pronunciata a seconda dei casi e dei soggetti. Le sue caratteristiche principali sono l’eccessivo sforzo durante l’evacuazione, la presenza di feci caprine e la sensazione di non riuscire a svuotare completamente l’intestino.
Quando la stitichezza diventa cronica
Quando invece la stitichezza è una consuetudine che ci si porta anche in vacanza, allora è il caso di indagare sulle cause. È necessario porre particolare attenzione se la stipsi compare all’improvviso in persone adulte con una familiarità per i tumori intestinali, soprattutto se associata a sangue nelle feci e dimagrimento ingiustificato.
Come funziona l'intestino?
Per capire quali possano essere le cause della nostra stitichezza e i rimedi per affrontarla, occorre anzitutto conoscere come funziona il nostro intestino. L’intestino non è un semplice tubo, ma un organo che si muove assieme a tutte le parti del nostro corpo.
Ogni volta che ci alimentiamo si mette in moto una danza armonica, in cui ogni passo prepara quello successivo. Il cibo scende veloce nell’esofago, poi lentamente nello stomaco, dove è sminuzzato e rimescolato, e successivamente nell’intestino, dove i nutrienti sono digeriti e assorbiti. Infine nell’ultimo tratto, dai materiali di scarto della digestione e del metabolismo, si formano le feci che vengono “spinte fuori” per essere eliminate. Tutto avviene grazie a movimenti armonici in una progressione di eventi che coinvolgono tutte le parti del tratto gastrointestinale.
Perché non sentiamo più lo stimolo ad andare in bagno?
Ci sono alcune situazioni in cui tutti questi i movimenti armonici collegati all’intestino possono rallentare. Per questo non sentiamo più lo stimolo ad andare in bagno e non riusciamo a liberarci. In questi casi si parla di stipsi da transito intestinale rallentato. Si tratta in sostanza di un’alterazione nella progressione delle feci nell’intestino.
Infatti, la stipsi cronica può essere causata da un ridotto transito intestinale delle feci che si “bloccano” a causa di una ridotta motilità intestinale (peristalsi): in questo caso, la muscolatura dell’intestino non è efficace al fine di spingere le feci nel retto e quindi dall’ano, all’esterno. La stitichezza deriva dalla difficoltà a espellere i residui della digestione degli alimenti, tramite lo svuotamento del retto.
Cause della stitichezza
La stipsi può essere riconducibile a un’alterazione della flora batterica intestinale. Infatti, il nostro intestino è popolato da una moltitudine di microrganismi in equilibrio tra loro e con il nostro organismo, in parte batteri buoni e in parte batteri potenzialmente dannosi.
La microflora intestinale varia da un individuo all’altro: è possibile affermare che ciascuno di noi possiede una propria “impronta digitale batterica” (fingerprint batterico). La salute intestinale dipende dall’equilibrio fisiologico della microflora, a sua volta fondamentale per il benessere di tutto l’organismo.
Le cause possono essere molteplici e sono spesso legate a cambiamenti nella dieta o nello stile di vita. Questa condizione può essere transitoria, se si presenta in maniera occasionale e a seguito di alcuni eventi, o cronica, se si presenta periodicamente. Nel caso della stitichezza transitoria queste possono essere legate a cambiamenti nella routine, viaggi, assunzione di particolari farmaci, stress, sedentarietà, scarsa idratazione o alimentazione povera di fibre.
Tra le cause principali della stitichezza troviamo:
- Alimentazione povera di fibre.
- Scarsa idratazione. Bere acqua favorisce l’espulsione di feci morbide.
- Farmaci.
- Gravidanza.
Una delle principali cause della stitichezza cronica è seguire una dieta povera di fibre (presenti principalmente nella frutta, nella verdura e nei cereali integrali), ricca di grassi animali (per esempio di carne, latticini e uova) e zuccheri (contenuti principalmente nei dolci).
Molte persone che soffrono di stipsi hanno la tendenza a ignorare o reprimere lo stimolo a defecare quando si presenta per la paura di provare dolore durante l’evacuazione. L’assunzione di alcuni farmaci, anche per altre patologie, può indurre la stitichezza come effetto collaterale.
La stitichezza può colpire chiunque, ma vi sono alcuni fattori che possono aumentare le probabilità di insorgenza di tale condizione.
In genere la stitichezza è comunque una condizione non grave, anche se può essere molto fastidiosa, a maggior ragione se cronica.
Altre possibili cause
Si tratta di una condizione patologica meno frequente rispetto alla sindrome di ostruita defecazione che comporta invece un incompleto svuotamento del retto, e può avere origine da un disturbo del pavimento pelvico. Infatti, la presenza di un rettocele o di un prolasso rettale, specie nelle donne che hanno subito interventi ginecologici o hanno avuto più parti, può essere tra le cause di stipsi cronica e alterazione della meccanica defecatoria.
A volte, all'origine potrebbe esserci una condizione patologica sottostante, come per esempio un'ostruzione intestinale, che non consente normale il passaggio delle feci. Ciò richiede cure mediche prima che diventi un'emergenza medica. Inoltre, alcune persone trattengono le feci o si rifiutano fisicamente di fare la cacca a causa dell'ansia per l'uso del bagno.
Conseguenze della stitichezza prolungata
Non riuscire ad espellere le feci non colpisce esclusivamente il sistema digestivo, ma anche il corpo nel suo insieme.
Possibili conseguenze includono:
- Coprostasi: è conseguenza del ristagno e dell'indurimento delle feci negli ultimi tratti dell'intestino. La massa fecale solida e immobile che ne risulta (fecaloma) rende estremamente difficile il passaggio del materiale fecale e può provocare un'ostruzione. Questa condizione spesso è associata alla stitichezza cronica: l'aumento del tempo di permanenza delle feci nell'intestino, lo porta, infatti, a riassorbire acqua; la massa fecale, privata dell'acqua, diventa così sempre più dura e secca e difficile da evacuare, portando allo sviluppo del fecaloma.
- Perforazione intestinale: se le feci in eccesso si accumulano nell'intestino, potrebbero esercitare troppa pressione sull'intestino. Ciò può causare la perforazione o la lacerazione dell'intestino, mettendo in comunicazione l'interno del lume con la cavità peritoneale o un altro organo vicino. La perforazione intestinale è una gravissima complicazione che tende a presentarsi all'improvviso e in modo drammatico, con un forte dolore addominale seguito dai segni dello shock.
In caso di stitichezza e forti dolori, non ci sono dubbi: è opportuno rivolgersi ad un medico per impostare un piano terapeutico.
Come combattere la costipazione intestinale?
Per cercare di trattare la stipsi, il primo accorgimento da seguire è quello di modificare le proprie abitudini alimentari scorrette. Si può cominciare, per esempio, incrementando l’apporto di frutta e verdura, che sono ricche, oltre che di vitamine e sali minerali, anche di fibre, così come i cereali integrali. Altrettanto importante è seguire una corretta idratazione: bere una quantità sufficiente di liquidi (acqua e bevande non zuccherate, come le tisane) contribuisce ad ammorbidire le feci e, di conseguenza, favorisce la loro evacuazione.
Modificare il proprio stile di vita, in questi casi, risulta fondamentale per trattare efficacemente tale condizione: consigli utili, in questo senso, sono l’assunzione di alimenti ricchi di fibre, una corretta idratazione e la pratica regolare dell’attività sportiva.
In generale alcune modifiche del regime alimentare possono essere di aiuto nel prevenire la stitichezza: un’alimentazione ricca di frutta, verdura e acqua può infatti favorire la motilità intestinale, prevenendo lo sviluppo di questa condizione. Bere acqua è importante soprattutto nei mesi più caldi, quando molti liquidi vengono persi con il sudore.
Ecco alcuni consigli:
- Assumere fibre e acqua. Le fibre di frutta e verdura, così come l’assunzione di almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, contribuiscono a promuovere il transito intestinale e a espellere feci morbide.
- Ridurre il consumo di alimenti dall’azione astringente, come ad esempio limone e tè.
- Fare esercizio fisico.
- Assumere fermenti lattici. È una buona norma generale per favorire l’equilibrio e il benessere del nostro intestino. I fermenti lattici sono batteri vivi e vitali, ad azione benefica, in grado di regolarizzare la fisiologica flora batterica intestinale, spesso alterata. È utile ricordare che sulle pareti intestinali coesistono moltitudini di differenti specie batteriche, in simbiosi con il nostro organismo: assumere prodotti che contengono fermenti lattici in quantità e specie diverse è quindi fondamentale.
- praticare una regolare attività fisica, come camminare velocemente o andare in bicicletta.
Chi segue una dieta ricca di fibre corre meno rischi di soffrire di stitichezza. Le fibre, sia solubili sia insolubili, si trovano nella frutta, nella verdura, nei legumi e nei cereali. Si tratta di sostanze che il nostro organismo non è in grado di digerire. Una dieta con un apporto sufficiente di fibre, da 20 a 35 grammi al giorno, aiuterà il nostro organismo a eliminare feci morbide e ben formate. Per favorire il ripristino delle normali funzioni intestinali, è consigliata l’assunzione di alimenti ricchi di fibre come frutta, verdura, cereali integrali, semi, crusca, avena e riso.
Cosa fare in caso di feci dure
Si dicono feci dure quando sono molto asciutte e difficili da espellere. Compaiono in seguito a stitichezza (chiamata anche stipsi), un disturbo che comporta la saltuarietà dell’evacuazione: le feci, rimanendo nell’intestino, si disidratano, si asciugano, diventano quindi più dure e difficili da espellere.
Le feci sono i prodotti di rifiuto del nostro organismo che, dopo essersi formati nell’intestino, sono espulsi attraverso il canale rettale. Le feci sono composte, in genere, per il 75% da acqua e per il 25% da elementi solidi che includono un’eterogeneità di elementi: fibre non digerite, batteri, muco, grasso, calcio, fosfati, alcuni tipi di proteine, cellule intestinali. Normalmente hanno un aspetto marrone, chiaro o scuro.
L’attività fisica gioca un ruolo cruciale anche nella stitichezza: fare poca attività fisica, o non farne per nulla, può causare perdita di tonicità dell’intestino che si rilassa eccessivamente, rendendo difficoltoso il transito intestinale. Se, nonostante l’adozione di stili di vita e dieta corretti, le feci dure permangono per diversi giorni, la loro causa potrebbe dipendere da qualche patologia o disturbo.
Se le feci dure compaiono per pochi giorni o si manifestano sporadicamente, non c’è bisogno di contattare con urgenza il medico, anche se è consigliabile parlargliene, in modo che possa consigliare come comportarsi per risolvere il disturbo. Il trattamento delle feci dure dipende dalla loro origine. In generale, è sufficiente migliorare l’alimentazione e lo stile di vita, assumendo più fibre, più acqua e muovendosi di più per favorire sia la tonicità sia la motilità intestinale.
Quando consultare un medico
Partendo da questo quadro clinico, il medico potrà valutare la somministrazione di una terapia (se ritiene di aver accertato la causa scatenante) oppure richiedere ulteriori esami e test di laboratorio per indagare a fondo sullo stato di salute del paziente.
Tipi di lassativi e quando usarli
Ulteriori rimedi, che devono preferibilmente essere suggeriti da un medico, sono i lassativi, che favoriscono il movimento intestinale aiutando l’organismo a espellere le feci. I lassativi più comuni si possono acquistare in farmacia, nei supermercati e in erboristeria, senza la prescrizione medica. In commercio, esistono diversi tipi di lassativi che agiscono con meccanismi differenti e sono classificati proprio in base al funzionamento.
Ecco i principali tipi di lassativi:
- Lassativi di massa: questi lassativi, come lo psyllium, la crusca, i semi di lino e la metilcellulosa, sono integratori di fibre vegetali in grado di aumentare il volume delle feci. Se assunti con abbondante quantità di acqua, questi farmaci formano una sorta di gel a livello intestinale che ingrossa e allo stesso tempo ammorbidisce le feci, facilitandone l’espulsione. Sono a base di fibre e non hanno un effetto immediato, di solito agiscono entro tre giorni, ma hanno anche la preziosa funzione di rinforzare la flora batterica, contribuendo a migliorare la salute e il transito intestinale.
- Lubrificanti ed emollienti fecali: questi agiscono rendendo le feci untuose, morbide e lubrificate per consentirne un passaggio più agevole nell’intestino e attraverso l’ano.
- Lassativi osmotici: sono costituiti da sostanze che richiamano acqua nell’intestino. Le feci aumentano così di volume e diventano morbide e questo ne accelera il transito, favorendo l’evacuazione. Tra i preparati appartenenti a questa categoria i più comuni sono quelli a base di lattulosio, polietilenglicole, sali di magnesio, mannite e sorbitolo. sono costituiti da sostanze (ioni) che, essendo difficilmente assorbibili dall’intestino, trattengono acqua nel tratto intestinale tramite l’azione osmotica (il passaggio di un solvente, di solito acqua, attraverso una membrana semipermeabile): maggiore è la loro concentrazione nel lume intestinale, maggiore sarà la quantità di acqua che riusciranno a tenere nell’intestino, in modo da umidificare le feci e favorirne l’espulsione.
- Lassativi stimolanti: agiscono stimolando le contrazioni ritmiche dei muscoli dell’intestino e diminuendo l’assorbimento di acqua ed elettroliti dal colon. A differenza di altre tipologie, questi hanno un effetto molto rapido che si palesa in circa 6-12 ore dall’assunzione. Sono a base di sostanze vegetali come senna, aloe e rabarbaro e stimolano le contrazioni della parete intestinale, favorendo la motilità e l’espulsione delle feci. Sono molto potenti, soprattutto rispetto ai lassativi di massa, e vanno assunti per non più di dieci giorni.
Evitare l’uso prolungato e continuativo di lassativi quali senna, liquirizia ed erbe perché hanno un effetto irritativo e contribuiscono ad impigrire ancor di più l’intestino.
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