La carta di papiro rappresentò una vera e propria rivoluzione nel campo della scrittura, poiché risultava facilmente pieghevole, leggera e di colore chiaro, tutte qualità utili per gli scritti. Il primo produttore del prezioso materiale fu l’Egitto. La sua importanza storica è ancora oggi testimoniata da molte lingue europee, in cui la carta è indicata con un vocabolo derivato da “papiro”: in inglese “paper”, in francese e in tedesco “papier”, in spagnolo “papel”. Fa eccezione l’italiano, in cui la parola papiro è usata solo per indicare un qualche documento.

La Pianta del Papiro

Il papiro è una specie erbacea perenne, con fusti alti da 2 a 5 metri e rizoma legnoso molto grosso. Il fusto è trigono, privo di foglie, con diametro di 2-3 centimetri, liscio, di colore verde scuro. All’apice di ogni fusto compaiono brattee lanceolate, arcuate, disposte ad ombrello. Le infiorescenze sono ombrelliformi con raggi lunghi da 10 a 30 centimetri, si formano all’estremità superiore dei fusti e portano delle spighe di colore paglierino che contengono acheni allungati. La fioritura avviene da luglio a settembre. È una specie amante della luce, che cresce lungo le rive dei corsi d’acqua a corrente lenta, con le radici sommerse.

Usi Tecnici nell'Antico Egitto

Nell’Antico Egitto il papiro aveva molteplici usi tecnici: il midollo era usato come alimento e fonte di fibre tessili, i fiori per farne ghirlande, il rizoma come combustibile e le parti più robuste (radici e fusto) per pentole, utensili, calzature, sartiame se non addirittura imbarcazioni.

Invenzione e Produzione della Carta Papiro

Mentre le tavolette di argilla furono utilizzate quasi solo in Mesopotamia, il papiro fu il principale materiale di supporto alla scrittura per quasi quattro millenni e fu utilizzato su un’area molto più ampia del territorio in cui aveva avuto origine e dove continuò ad essere localizzata la quasi totalità della produzione, l’Egitto. Il suo utilizzo scomparve solo quando si diffuse la produzione della carta, ottenuta dagli stracci e perciò molto più economica. Il papiro era una sorta di carta.

La parola “carta” deriva dal latino charta, che indicava un singolo foglio, che poteva equivalentemente essere stato ricavato dal papiro o dalla pergamena. A sua volta charta deriva dal greco chartes, parola di origine forse egiziana utilizzata per indicare i fogli di papiro.

La produzione del papiro fu per l’Egitto una grande fonte di reddito, poiché gli egizi lo esportavano nei loro commerci su tutto il bacino del Mediterraneo e nel Medio Oriente. A partire dal III millennio a.C. vi fu un forte scambio commerciale per il papiro attraverso i porti della Fenicia, e dal X secolo a.C. il commercio aumentò notevolmente. Dopo che i popoli del Mediterraneo appresero l’arte della scrittura, la richiesta di “carta di papiro” aumentò enormemente: divenne preziosa e comune in tutta l’area geografica mediterranea. Gli arabi lavorarono il papiro dal VII secolo a.C., i greci dal VI secolo a.C.

Il Papiro nella Trasmissione della Cultura

L’importanza del papiro come supporto nella trasmissione della cultura è stato fondamentale. Durante tutta l’antichità, dall’epoca di Giulio Cesare a quella dei sovrani franchi, il papiro alessandrino fu il supporto più utilizzato in Europa per la stesura di ogni tipo di documento (ufficiale, mercantile, letterario, ecc.). Nelle case dei romani vi erano spesso delle biblioteche domestiche. I rotoli venivano muniti di indici, etichettati (con una linguetta sporgente che in greco si chiamava sillybos) e impilati in scaffali.

I più antichi papiri ritrovati dagli archeologi risalgono al terzo millennio a.C. grazie al clima secco dell’Egitto. I ritrovamenti, avvenuti anche in altre aree con clima arido come Dura-Europo in Siria, l’area del mar Morto in Palestina o la Nubia, sono comunque rari e perciò sono molto famose alcune raccolte di frammenti, come quella rinvenuta nell’antica città egiziana di Ossirinco e quella più recentemente scoperta a Nag Hammadii. Infine, una parte dei celebri Manoscritti del Mar Morto (databili tra il 150 a.C. e il 70 d.C.) fu scritta su papiro. Molti papiri sono importanti per l’originalità del loro contenuto.

Dal momento che nel clima europeo un papiro poteva conservarsi in buono stato per circa trecento anni, non sono sopravvissuti in Europa molti papiri originali di età greca o romana. Le uniche eccezioni sono i papiri carbonizzati rinvenuti nel sito archeologico di Ercolano.

Il Papiro a Siracusa

Come già detto il Papiro oltre che in Egitto tra le sponde del Nilo, cresce in natura solo a Siracusa, tra le sponde del fiume Ciane e alla Fonte Aretusa in Ortigia. La prima testimonianza certa sulla presenza della pianta papiro a Siracusa risale al 1674, fornitaci dal botanico palermitano Paolo Silvio Boccone. La pianta era già nota ai Siracusani prima di questa data e veniva chiamata Pappera, Pampera o Parrucca e veniva utilizzata dai pescatori siracusani per intrecciare corde o dai contadini.

Fa discutere l’origine della pianta, alcune tesi ipotizzano che sia autoctona altre che sia importata dall’ Egitto. Chi pensa che la pianta sia autoctona ipotizza che il papiro fosse addirittura diffuso in molte parti della Sicilia e con le varie bonifiche si sia poi estinto in tutta la Sicilia ad esclusione di Siracusa. Molti invece fanno risalire la sua introduzione al tempo di Ierone II . Si narra infatti che Tolomeo Filadelfo, inviò delle piante di papiro a Siracusa come simbolo del basso Egitto.

A Siracusa, nel XVIII secolo iniziò la produzione di carta papiro, grazie a Saverio Landolina che iniziò gli studi della pianta nel 1780 e nel 1781 riuscì a fabbricare i primi fogli papiracei avvalendosi della descrizione pliniana. Il suo operato gli diede grande notorietà nel mondo letterario europeo, dando lustro alla città di Siracusa, tanto che tale attività è divenuta simbolo della città. Il lavoro di Landolina fu proseguito per più di tre generazioni. Agli inizi del nostro secolo la famiglia Naro riprese quella tradizione. Negli ultimi decenni sono nate alcune piccole imprese che svolgono questa attività sia dal punto di vista della fabbricazione che della commercializzazione.

Il Museo del Papiro a Siracusa

Importante a Siracusa è il Museo del Papiro “Corrado Basile”, creato e gestito dall’Istituto Internazionale del Papiro, istituzione culturale avente personalità giuridica senza fini di lucro, è stato fondato da Corrado Basile e Anna Di Natale nel 1987. Il Museo del Papiro si occupa dello studio, della conservazione e della divulgazione delle testimonianze della cultura del papiro, cui spetta un posto di prim’ordine nella storia della civiltà. Il papiro o carta di papiro è la superficie di scrittura fabbricata dagli antichi egizi dal fusto di queste piante acquatiche che crescevano sulle rive del Nilo. Questa carta ha una storia lunghissima: tutto cominciò in Egitto, dove fu fabbricata per la prima volta intorno al III millennio a.C., come base per redigere documenti ufficiali e religiosi, una produzione che andò avanti fino alla metà dell’XI secolo.

La pianta di Cyperus papyrus, tipica degli ambienti fluviali e paludosi, veniva infatti utilizzata nell’antichità per vari usi: vele per imbarcazioni, bende, indumenti, cesti, corde, sandali, barche, come alimento (anche se venivano masticate solo alcune parti della pianta, senza mangiare la fibra), e, soprattutto, per la produzione di fogli su cui scrivere. Purtroppo nessuna fonte egizia parla dei metodi usati per la produzione di questa carta: il resoconto più dettagliato (anche se non chiaro in tutti particolari) è quello riportato da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia. I primi studi per far luce sulle antiche tecniche di manifattura ebbero inizio nel 1572 con Melchiorre Guilandino, mentre i primi tentativi di fabbricare il materiale papiraceo risalgono al 1750, a Siracusa.

Processo di Produzione del Papiro

Una volta che il papiro ha raggiunto l'età di maturazione, una volta ogni tre anni, si taglia la porzione mediana del fusto (o culmo) della piante, che ha una sezione triangolare e può toccare i 4/5 metri di altezza. Il culmo viene liberato dalla scorza verde e legnosa esterna, la polpa interna viene tagliata in strisce sottili. Dopo il pretrattamento in un liquido (che in alcune versioni è addizionato con particolari soluzioni, in altre è semplicemente acqua), le strisce vengono adagiate su un panno di lino, sovrapponendole di qualche millimetro in modo da formare uno strato continuo. Un secondo strato viene disposto in senso perpendicolare al primo. Il foglio che si è venuto così a creare viene sottoposto a pressione mediante l’impiego di un torchio o di un rullo (viene lasciato qui fino a un giorno intero). Quando è completamente asciutto, il foglio di papiro è pronto.

Il Museo Egizio di Torino ha ricostruito l’antico procedimento di lavorazione, svelandone i segreti passo dopo passo nel video che trovate qui in basso. Il papiro è una pianta palustre che può raggiungere anche quattro metri di altezza. La pianta del papiro cresceva spontaneamente nell’antico Egitto, lungo le rive del fiume Nilo e nelle paludi del suo delta. Gli Egizi usavano la pianta in più modi. Il fusto e le radici erano usate come alimento, sia crude che cotte. Si ricavava così un “foglio” che veniva bagnato con un liquido colloso, pressato su una tavola di legno e fatto essiccare al sole. La produzione di papiri egiziani però era cara e limitata alla zona di Alessandria d’Egitto.

Il Papiro a Siracusa nell'Antichità

Dall'anno 480 al 240 a.C., Siracusa, protetta da un'enorme difesa muraria, orgoglio e vanto del grande Dionisio, visse la sua meravigliosa avventura storica che, malgrado le lotte intestine e gli scismi che l'agitarono, per i suoi abitanti fu felice. «Siracusa, certo, fu una «polis»: una città. Però lo fu come capitale effettiva di uno Stato, e nei suoi stessi confini - scrive G. Bonacina (Ritratto di una città) - assurse ad una tale grandezza, ad un equilibrio così raro, da adombrare tutte le sue concorrenti, compresa Atene». In una città così ricca e potente, inaspettatamente, si riversò l'intera cultura dell'Eliade e con essa arrivò in Occidente anche l'alfabeto greco.

Fra le svariate opinioni, intorno alle origini delle lettere greche, propendiamo per quelle che sostengono che le prime sedici lettere, del pratico e nuovo metodo di scrittura, furono importate da Cadmo e dalla Fenicia e che le rimanenti otto lettere furono inventate da Palmede, Epicarmo e Simonide. L'invenzione del nuovo alfabeto è da collocare non oltre il primo millennio a.C., i primi esempi di scrittura greca ci rivelano che gli antichi greci cominciavano i loro scritti da sinistra verso destra per poi cominciare la riga seguente da destra verso sinistra, secondo il metodo chiamato «bustrophedon» il quale imitava il senso dell'aratura della terra praticata dai buoi; quanto detto è confermato dalla natura stessa di alcune lettere greche che non cambiano aspetto se lette da destra a sinistra e viceversa - le leggi di Solone pubblicate nel 504 a.C. presentano questa particolare maniera, presto abbandonata.

Nella Siracusa greca, prima che venisse introdotto l'uso del papiro, si scriveva indifferentemente su tavolette incerate, su lamine di bron¬zo, di argento o di rame e su qualsiasi altro supporto di metallo conosciuto; erano anche usati supporti vegetali: foglie e cortecce d'alberi, spe¬cie le cortecce di tiglio legate fra loro a forma di ventaglio. La carta papiro fu introdotta in tutta la Grecia dall'Egitto; essa fu ricavata dalla corteccia dell'elegante cyperacea (Cyperus papyrus), specie da quella centrale. Le cortecce, ridotte in sottilissime membrane, venivano incollate fra loro e seccate, si ottenevano così dei magnifici fogli bianchi detti «bibli» (solo più tardi, i latini li chiameranno «chartae»).

La fabbricazione della carta papiro, specie nella Pentapoli, era molto simile a quella praticata nell'antico Egitto: si ottenevano fogli bianchi che venivano sistemati in maniera da formare un piccolo rotolo il quale veniva avvolto intorno a dei bastoncini di legno legati con nastri e sigillati, qualche volta le estremità venivano abbellite da elementi decorativi dorati. Sulla carta papiro si scriveva usando una cannuccia - proveniente dall'America o dall'Egitto - che dopo essere stata acuminata con un coltello veniva intinta in una sorta d'inchiostro; assai spesso gl'inchiostri erano cancellabili, allo scopo di potere nuovamente sfruttare il foglio di carta, il quale in questo caso veniva chiamato «palimpsesto». Il pigmento più usato per la preparazione dell'inchiostro era la terra rossa, per scrivere rosso, e il nerofumo per l'inchiostro nero; quando si desiderava un liquido scrivente indelebile al pigmento veniva aggiunto un legante, in genere una colla vegetale o animale.

«All'inizio del primo millennio avanti Cristo - relaziona la prof.ssa Montevecchi, nell'ultimo Convegno sul papiro tenuto a Siracusa - la Grecia, spenti i bagliori dell'età micenea, cominciava lentamente ad emergere dal cosiddetto Medioevo ellenico; seguì, nel secolo ottavo, un potente risveglio che si manifestò soprattutto con la colonizzazione nell'Occidente - fu allora che nacque Siracusa - e con il fiorire della poesia epica e il nascere della lirica. «E proprio in questo periodo - non oltre il secolo settimo - la carta di papiro si diffuse anche in Grecia, e permise la costituzione degli archivi pubblici di Atene, e la formazione della biblioteca di Pisistrato - con la raccolta, fra l'altro, del testo dei poemi omerici - e della biblioteca di Policrate di Samo. «Il fiorire della letteratura greca - poesia e prosa - fu favorito dalla diffusione di un materiale scrittorio quale la carta di papiro, tutta d'importazione egiziana, ma fornita da regolari vie di traffico commerciale stabilite ormai da secoli».

Il papiro nell'antichità fu usato anche per altri usi: in Siracusa, dalle radici della pianta, ramificate, grosse e nodose, si ricavò del buon legno per la costruzione di tinozze, fusti, vasi e recipienti vari. Dalla corteccia fu ricavata una fibra che ben si adattava per la tessitura di tele per abiti, coperte e vele per le imbarcazioni.

Per quanto il foglio di carta sia stato ampiamente superato dai numerosi supporti tecnologi non dobbiamo dimenticare che è il materiale scrittorio più diffuso dall’antichità ad oggi. Gli antichi Egizi usavano il papiro da cui attraverso un lungo processo di lavorazione ne ricavavano un rotolo. Papiro è una parola di origine egiziana che significa “regale” e il termine ne connota la pianta, il Cyperus Papyrus Linneana, una specie di canna a stelo alto che può arrivare fino a 5 metri, con sezione triangolare che culmina con una corolla. Un tempo era una pianta che prosperava molto in Egitto, soprattutto nelle zone acquitrinose del Delta e nelle paludi dell’Arsinoite, l’odierno Faiyum, e secondo testimonianze antiche, la si poteva trovare anche in Etiopia, Palestina e Babilonia. La larga diffusione ne favorì diversi usi nella vita quotidiana, soprattutto grazie al basso costo: alimentare, ornamentale, artigianale, medicinale, ecc.; tuttavia l’impiego più diffuso lo si ebbe dalla lavorazione del midollo per la produzione della carta, invenzione questa tutta egiziana.

Al Museo del Cairo si conserva un rotolo in bianco destinato ad un defunto, trovato a Saqqara, nel basso Egitto, nella tomba di un visir della prima dinastia (3000 a.C.). Ma come si ricavava un foglio di papiro? Tagliata la pianta, lo stelo veniva tagliato in pezzi la cui lunghezza determinava l’altezza del rotolo che se ne voleva ricavare. Ai pezzi ottenuti veniva tolta la corteccia e dalla parte morbida interna venivano tagliate per il lungo delle striscioline sottili; una volta tagliate le striscioline queste venivano poste una accanto all’altra, leggermente accavallate, e appoggiate su una superficie dura e bagnata con acqua del Nilo. Un secondo strato poi veniva sovrapposto in modo che le altre strisce corressero perpendicolari con quelle del primo strato. Terminato questo processo, i due strati venivano pressati sotto torchio e poi lasciati ad essiccare.

Dobbiamo pensare che esistevano qualità diverse di carta per uso e destinazione diversa! La data dell’invenzione del papiro è ignota, ma la sua utilizzazione in Egitto si attesta sin dal IV millennio a.C. Il papiro inoltre, mantenne una posizione di predominio nel paese anche dopo la conquista araba del 640-645. Benché il declino e la fine dell’industria del papiro in Egitto sia generalmente attribuita alla concorrenza con la carta, che lo sostituì nel X o XI secolo d.C., è a tutti gli effetti difficile stabilire se la sua scomparsa si debba attribuire alla sostituzione del materiale scrittorio o alla scomparsa stessa della pianta. Durante questo lungo periodo di tempo non si può riconoscere nessun mutamento di metodo di fabbricazione, ma solo un progressivo declino della qualità.

In Assiria il papiro fu certamente in uso verso la fine dell’VIII secolo a.C., poichè la parola assira per indicare il papiro venne trovata in testi di tale data. Il papiro era senza dubbio importato dall’Egitto, anche se alcuni secoli dopo, forse dai Seleucidi, la pianta venne introdotta in Mesopotamia e presumibilmente fabbricata lì. Anche in Siria e in Palestina il papiro doveva essere ben noto, visto che la grotta di Murabba’at ha restituito un papiro ebraico, in scrittura fenicia, che su basi paleografiche è stato datato al VII secolo a.C. e che rappresenta il più antico papiro semitico esistente.

Strumenti Scrittori e Inchiostri

Quali erano gli strumenti scrittori? Gli strumenti scrittori variavano a seconda del materiale su cui si doveva scrivere, non c’era solo la carta ma spesso si scriveva anche su materiale come metallo, pietra e osso dove, invece dell’inchiostro, si poteva incidere a rilievo o a sgraffio tramite degli appositi arnesi appuntiti. Sulla terracotta, sui mattoni, sull’intonaco e sul legno, oltre che incidere, si poteva dipingere ad inchiostro con il pennello oppure scrivere con il calamo. Sul papiro, sui cocci di ceramica e sulla carta pergamena si scriveva esclusivamente con inchiostro.

Come per il papiro dobbiamo tornare sempre in Egitto per avere idea di come doveva essere strutturata un’antica penna, la quale era costituita da un esile giunco la cui estremità era tagliata in maniera appuntita e poi masticata, così da ottenere un pennellino molto sottile. Con questo semplice metodo gli Egiziani produssero dei veri e propri capolavori di scrittura. In epoca greca questa “penna” venne sostituita dal calamo, una canna con stelo più grosso, la Phragmites Aegyptica, la cui estremità veniva tagliata a punta per formare un pennino, nel quale poi veniva praticata una fessura dal quale era possibile regolare la quantità di inchiostro e il tipo di scrittura, più o meno chiara o scura.

Parliamo di inchiostri. Quello più antico era quello usato dagli Egiziani sulla carta di papiro ed era a base di nerofumo, gomma arabica e acqua, molto resistente. Successivamente vennero sperimentate composizioni metalliche a base di noce di galla e solfato di rame o ferro ma soggetti ad alterazioni chimiche e corrosivi.

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