I pozzetti d’ispezione prefabbricati in calcestruzzo armato vibrato sono manufatti marcati CE impiegati prevalentemente in reti di fognatura bianca e nera, soggetti a carichi pedonali o stradali. Vengono utilizzati anche in sistemi di bonifica e reti idrauliche in pressione per protezione, manovra di saracinesche, diramazioni ed apparecchiature idrauliche in genere.

Consentono l’accesso e l’aerazione dei sistemi di scarico o di fognatura, per il convogliamento di acque reflue, di acque meteoriche e acque superficiali per gravità o occasionalmente a punte di pressione bassa.

Il pozzetto è composto da più elementi, un elemento di base con fori predisposti per il passaggio delle tubazioni con platea piana, un elemento camera intermedio o terminale di prolunga ed un coperchio provvisto di passo d’uomo per l’alloggiamento del chiusino in ghisa. E’ sempre possibile realizzare forometrie su richiesta del cliente ed in funzione delle esigenze tecniche del progetto.

Come per tutti i pozzetti di ispezione, prima del posizionamento del chiusino di ghisa è sempre meglio inserire, sopra al passo d’uomo del coperchio, un elemento di compensazione di quota.

Inoltre, la Gallo Prefabbricati produce pozzetti sifonati in calcestruzzo con fondo inclinato e tavella per lo scarico delle caditoie stradali in ghisa, con diverse misure e per diverse esigenze.

I pozzetti di ispezione in calcestruzzo sono manufatti marcati CE conformi alla norma cogente Uni En 1917 ed hanno una serie di caratteristiche essenziali e prestazioni, elencate nella relativa dichiarazione di prestazione, tali da essere utilizzati in diverse condizioni e per diversi scopi. Prodotti con diverse sezioni, spessori ed altezze, garantiscono le prestazioni richieste dalle normative di settore rispettando i valori di tenuta all’acqua, resistenza meccanica, resistenza a compressione caratteristica del calcestruzzo, capacità portante dei gradini premontati e durabilità.

In tutti gli elementi per pozzetti di ispezione vengono premontati in stabilimento gradini per camere di ispezione sotterranee a norma Uni En 13101, in modo da garantire un ingresso agevole e in sicurezza.

La loro particolare modalità di produzione, vibrocompressione ad alta frequenza con sformatura continua, e le caratteristiche del calcestruzzo utilizzato, attribuiscono alle camere ed ai pozzetti di ispezione prodotti dalla ditta Gallo, elevate resistenze meccaniche, bassi assorbimenti d’acqua e una buona durabilità nel tempo anche se soggetti a particolari condizioni ambientali.

Impianto Idrico: Adduzione e Scarico

In un precedente articolo abbiamo trattato il tema dell’impianto idrico, idraulico o idrosanitario domestico, di adduzione e scarico delle acque reflue in generale. L’impianto idraulico è quel sistema di condotte e tubazioni che alimentano i servizi igienici del bagno wc, lavabo, bidet, doccia- la lavatrice, il lavello della cucina e la lavastoviglie.

Dalla rete pubblica, posta sotto la strada o il marciapiede e, attraverso una rete di tubazioni, valvole e pompe, l’acqua potabile arriva direttamente nella nostra abitazione sia essa casa unifamiliare o appartamento in condominio - per soddisfare i nostri bisogni: da bere o per cucinare, lavare le stoviglie o i vestiti, per l’igiene personale.

Gli impianti domestici devono essere progettati “a regola d’arte”, nel rispetto del DM 37/08 ed in conformità alle norme tecniche armonizzate europee.

Sono due sistemi separati. Uno immette nell’edificio l’acqua potabile proveniente dall’acquedotto comunale che permette il funzionamento degli apparecchi sanitari, per lavaggi e da bere. L’altro complesso di condutture è invece dedicato alla fuoriuscita dei liquami di scarto (o acque reflue) ed è diretto verso la fognatura o un impianto di riciclo e riuso dei reflui.

Normativa di Riferimento

La norma UNI 9182 del 2014, specifica i criteri tecnici ed i parametri da considerare per il dimensionamento delle reti di distribuzione dell’acqua destinata al consumo umano, i criteri di dimensionamento per gli impianti di produzione, distribuzione e ricircolo dell’acqua calda, i criteri da adottare per la messa in esercizio degli impianti e gli impieghi dell’acqua non potabile e le limitazioni per il suo impiego. Si applica a impianti di nuova costruzione, a modifiche e riparazioni di impianti già esistenti.

La norma UNI EN 12056 del 2001, divisa in 5 parti, indica requisiti e prestazioni e fornisce indicazioni per la corretta progettazione e calcolo di impianti per acque reflue e sistemi per l’evacuazione delle acque meteoriche.

Ogni edificio, abitazione o appartamento deve essere provvisto di una valvola d’arresto (sferica, a saracinesca) che regoli l’approvvigionamento esclusivamente ai locali oggetto d’interesse. Tale valvola di arresto deve, per quanto possibile, essere installata all’interno dell’edificio, in una posizione accessibile al di sopra del pavimento e in prossimità del punto di ingresso della tubazione di approvvigionamento o distribuzione che fornisce l’acqua ai locali. Non devono essere usati tubi o raccordi contenenti piombo.

L’appendice A fornisce un elenco non esaustivo dei materiali accettabili. Tra questi abbiamo rame, materiali ferrosi (ghisa, acciaio zincato e inossidabile) e materiali plastici (PVC, PE-HD, PE-MD, PE-X, PP).

I contatori dell’acqua - dispositivi che consente di misurare il volume di acqua erogato ad una utenza - devono essere accessibili per esigenze di lettura e manutenzione, in posizione orizzontale o verticale e protetti da eventuali danni accidentali. Se ubicati in zone soggette al rischio di gelo, devono essere adeguatamente isolati.

La norma UNI 9182 del 2014, descrive ambo le tipologie, rimandando alla UNI 806 per approfondimenti circa il procedimento semplificato. Entrambi i metodi assegnano agli apparecchi sanitari un’unita di carico (espressa in litri al secondo), la cui somma, corretta attraverso un fattore di contemporaneità (l’erogazione contemporanea di tutti i dispositivi è poco probabile), permette il calcolo della portata di progetto (QD). Si evitano così eventuali problematiche causate da un sottodimensionamento o sovradimensionamento delle rete idrica.

Nel caso di edifici residenziali è raccomandato l’utilizzo del metodo semplificato, secondo la procedura contenuta all’interno della norma UNI EN 806 parte 3 del 2008. A partire dall’ultimo punto di prelievo, si determinano le unità di carico per ogni sezione dell’impianto. La determinazione delle portate nei punti di prelievo viene effettuata mediante il prospetto 2 della UNI EN 806- 3. Iniziando dall’ultimo punto di prelievo dell’apparecchio più distante, vengono determinate le singole unità di carico (UC) per ogni sezione dell’impianto, dalla cui somma si ottiene la portata totaleQT.

L’impianto idraulico domestico deve essere provvisto di un generatore di calore (caldaia, pompa di calore) che permette di scaldare l’acqua portandola ad una temperatura tale da poter essere utilizzata secondo le varie necessità d’uso. La stanza da bagno deve essere progettata e realizzata in maniera conforme ai requisiti igienico-sanitari, definiti dal d.m. se sprovviste di apertura all’esterno è proibita l’installazione di apparecchi a fiamma libera (es.

Impianti di Scarico

Per “Impianti di Scarico” si intende quell’insieme di tubazioni, raccordi e apparecchiature necessarie a ricevere, convogliare e smaltire le acque usate provenienti dagli apparecchi sanitari ad uso domestico.

Le reti di scarico devono consentire l’evacuazione, rapida e senza ristagni, delle acque di rifiuto verso il sistema di smaltimento esterno. A tal fine si devono realizzare le opportune pendenze e scegliere diametri adeguati per i tubi. Devono inoltre essere resistenti alle sollecitazioni meccaniche, termiche ed alle azioni corrosive dei liquami.

Le acque reflue si definiscono domestiche se provenienti da insediamenti di tipo residenziale e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche (art.74, D.Lgs n. 152/06). Solitamente le acque bianche vengono convogliate separatamente dai reflui domestici e vanno direttamente nel terreno.

Moltissimi sono i tipi di sistemi di scarico di acque reflue oggi in uso, ma In Europa e quindi anche in Italia, si preferisce dimensionare le diramazioni di scarico - a cui sono connessi i sanitari - supponendo un grado di riempimento pari a 0,5 50%- con relativa connessione ad un’unica colonna di scarico (Sistema 1 indicato nella UNI EN 12056-2).

Il sifone, elemento di raccordo tra l’apparecchio sanitario e le tubazioni del sistema di scarico, ha la funzione di impedire la penetrazione dei cattivi odori nell’edificio.

Le reti di scarico sono soggette a fenomeni di pressioni e depressioni idrostatiche nelle condotte a causa della caduta dei liquami che per gravità spingono verso il basso comprimendo l’aria.

La configurazione più semplice è un’unica colonna dove convergono gli scarichi di tutti gli apparecchi sanitari. Il controllo della pressione nella colonna di scarico è garantito dal flusso d’aria nella colonna di scarico e dallo sfiato della colonna di scarico stessa.

I materiali che costituiscono le condotte e le cappe di ventilazione, devono resistere alla aggressività dei gas di fognatura ed agli agenti corrosivi in generale.

Qualunque materiale sottoposto a riscaldamento o a raffreddamento è soggetto al fenomeno di dilatazione o contrazione termica, ovvero le sue dimensioni mutano al variare della temperatura. Questo richiede dei particolari accorgimenti progettuali onde evitare possibili danni all’impianto.

Normativa Italiana sullo Scarico delle Acque

Tutta la normativa nazionale di riferimento per lo scarico delle acque, è stata unificata ed inglobata nel DECRETO LEGISLATIVO 3 aprile 2006, n.152 di seguito faremo riferimento alle due normative principali che sono state riportate nel nuovo decreto ma i cui limiti restano sempre validi.

Punti Principali del D.L. 152/99 e Successive Modifiche

Il DECRETO LEGGE N. 152 del 11/5/99 - “Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane…11”, pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n.101/L, del 29/5/99, e ripubblicato nella Gazzetta Ufficiale1 n. 146/L del 30/7/99 con aggiunta di relative note, disciplina totalmente la materia in tutti i suoi aspetti (principi generali e competenze, obiettivi di qualità, tutela dei corpi idrici e disciplina degli scarichi, strumento di tutela, sanzioni). Il 18 agosto 2000 è stato emanato il decreto legislativo n. 258 recante “Disposizioni correttive e integrative del D.lv. 11 maggio 1999, n. 152, in materia di tutela delle acque dall’inquinamento a norma dell’articolo 1 comma 4, della legge 24 aprile 1998 n.128 ” pubblicato sulla G.U. Supp. Ord. n. È vietato lo scarico diretto nelle acque sotterranee e nel sottosuolo. Gli scarichi di acque reflue urbane potranno immettersi in acque superficiali solo con valori limite entro la Tabella 3 dell’Allegato 5 al D.L. 152/99. Gli scarichi di acque reflue domestiche, che recapitano in reti fognarie sono sempre ammessi purché osservino i regolamenti emanati dal gestore dell’Impianto centralizzato di depurazione delle acque reflue urbane. Per l’accesso nelle reti fognarie è necessario il rispetto dei valori limite indicati nella Tabella 3 dell’ allegato n. 5 del D.L.

Riepilogativamente, relativamente alle acque di scarico civili (case, villette a schiera, condomini, collegi, convitti, scuole, asili, ristoranti, alberghi, fabbriche, campings, villaggi turistici,ecc..) il DECRETO LEGGE N.

Questi limiti possono essere rispettati solo con un trattamento di “Depurazione parziale” ottenibile con Depuratori ad ossidazione totale - resa minima. Altri sistemi di trattamento non garantirebbero tali valori limite; basti pensare che il liquame grezzo civile ha, mediamente un valore BOD5 sull’ordine dei 400-420 mg/litro, e che ad esempio una Fossa Imhoff di buona qualità può garantire solo il 30-35 % dell’abbattimento del carico organico iniziale, risulterebbe quindi un’acqua reflua trattata da inviare alla rete fognaria con un minimo carico organico BOD5 di 280 mg/litro.

fino a 50 abitanti è permesso l’impiego di Fosse Imhoff con smaltimento del refluo mediante subirrigazione, o pozzi perdenti. Ai fini economici, manutentivi e gestionali, il sistema “Depurazione ad ossidazione totale” è senz’altro il più valido rispetto agli altri sistemi depurativi o pseudodepurativi.

Semplicità di manutenzione e gestione: la manutenzione e gestione del Depuratore ad ossidazione totale, possono per la loro semplicità, essere eseguite direttamente dall’utilizzatore dello scarico. Esigui costi di gestione: i costi di gestione del Depuratore ad ossidazione totale sono minimi. Ad esempio l’espurgo dei fanghi attivati in eccesso deve essere eseguito ogni 15-24 mesi al contrario l’asporto dei fanghi da Fossa Imhoff deve necessariamente essere eseguito, come prescritto (Delibera comitato ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento del 4/2/77), ogni 6 mesi.

Sfiato del Bagno: Obblighi, Installazione e Consigli Progettuali

Se stai progettando un bagno, sia in un edificio di nuova costruzione che per una ristrutturazione, ricorda di non sottovalutare l’installazione di un adeguato sfiato per il bagno. L’igiene e la salute dell’ambiente domestico sono aspetti fondamentali e l’efficienza dello sfiato bagno è uno degli elementi chiave per raggiungere questo scopo.

Cos'è lo Sfiato Bagno?

Per comprendere appieno l’importanza dello sfiato del bagno, è essenziale capire cos’è, a cosa serve e come funziona. Gli sfiati bagno sono componenti essenziali degli impianti di scarico, progettati per garantire che l’aria viziata e i gas maleodoranti provenienti dagli apparecchi igienici non fuoriescano nell’ambiente domestico. Questi sfiati consentono un flusso d’aria unidirezionale, che evita il ritorno dei cattivi odori nel bagno e dei rumori provenienti dai sifoni.

Installare uno sfiato bagno aiuta anche la prevenzione della formazione di muffa e dell’accumulo di umidità nel bagno. Uno sfiato bagno funzionante a regola d’arte contribuisce a mantenere l’ambiente asciutto e privo di condensa, preservando la qualità dell’aria e prevenendo danni causati dall’umidità.

In termini semplici, la colonna di scarico è una rete di tubi e raccordi che collega tutti i bagni di una casa o di un edificio condominiale al sistema fognario. Nella colonna di scarico si innesta anche una tubazione di sfiato che sfocia all’esterno dell’edificio (solitamente in copertura) e che mantiene la giusta pressione all’interno delle tubazioni di scarico.

Questa configurazione intelligente consente la fuoriuscita dell’aria dalle condotte, garantendo un flusso idrico regolare e prevenendo il ritorno di cattivi odori e gorgoglii dai sifoni. In sostanza, lo sfiato della colonna di scarico è un componente essenziale per la ventilazione degli scarichi, contribuendo a preservare l’integrità del sistema idrico e a ridurre i disturbi acustici.

Come Scegliere il Sistema di Sfiato Bagno

Ora che hai compreso l’importanza di uno sfiato bagno, è essenziale sapere come scegliere il sistema giusto per le tue esigenze progettuali. Considera variabili come le dimensioni del bagno, la posizione dell’apparecchio igienico e le normative locali. Esistono diverse tipologie di sfiati, tra cui quelli a tetto, a parete o valvole di sfiato interne. La scelta dipende da fattori specifici della tua situazione e delle tue preferenze.

Ecco un elenco dei principali sistemi di ventilazione utilizzati nell’ambito degli impianti di scarico:

  • Ventilazione a tetto (sfiato a tetto): questo è uno dei sistemi di ventilazione più comuni. Consiste nell’installazione di un tubo di ventilazione che si estende sopra il tetto dell’edificio. L’aria viziata viene espulsa all’esterno attraverso il tubo, creando una pressione negativa che favorisce il flusso dell’aria all’interno delle tubazioni di scarico.
  • Valvole di ventilazione: le valvole di ventilazione sono dispositivi che consentono all’aria fresca di entrare nel sistema di scarico e impediscono ai gas maleodoranti di uscire. Questi dispositivi sono spesso utilizzati quando l’installazione di sfiati a tetto è difficile o non praticabile.
  • Ventilazione forzata: questa tecnica comporta l’utilizzo di un ventilatore posizionato nell’impianto di scarico stesso o all’interno di ciascun apparecchio igienico per migliorare la circolazione dell’aria e favorire il flusso dei liquidi e dell’aria.
  • Ventilazione con sifoni antivento: questo tipo di sifone impedisce l’ingresso di aria dall’esterno nell’impianto di scarico, prevenendo così la fuoriuscita di odori. È particolarmente utile in aree soggette a forti venti.
  • Ventilazione a gravità: la v...

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