Salvatore Bagni, una figura emblematica del calcio italiano, è noto per la sua grinta e determinazione sia in campo che fuori. La sua carriera calcistica, segnata da successi e momenti difficili, è solo una parte della sua complessa esistenza, costellata da gioie, dolori e sfide personali.

L'esordio e l'ascesa nel calcio

Corrado Orrico, noto allenatore, ha descritto Lothar Matthaus e Marco Cacciatori come tra i migliori calciatori che abbia mai allenato. Marco Cacciatori, un centravanti completo con una predilezione per il sinistro e il colpo di testa, sembrava conoscere ogni traiettoria per andare a bersaglio. Proveniente da una famiglia modesta, trovò nel calcio un appiglio per uscire dal guscio e diventare uomo.

Al Carpi, Bagni era un compagno di squadra di Marco. Quella di Castagner è un’opera d’arte che cambia continuamente e non cambia mai. E non perde mai. Per l’esordio di Marco in serie A la divina provvidenza sceglie lo stadio di San Siro, tanto per gradire . E l’Inter è in vantaggio 1-0. Castagner lo chiama:“Entra e facci pareggiare”. Marco va e fa: “E’ un sogno. E’ un sogno. Come è stato ? Tiro da fuori area, forse di Dal Fiume. Bordon l’ha respinto e io mi sono buttato anticipando Bini. Devo molto a Castagner. Mi ha insegnato a stare calmo . E a non brontolare.

Ma il Napoli aveva già preso la sua decisione: al suo posto sarebbe arrivato Luca Fusi, taciturno soldatino di ferro della Sampdoria. L’esclusione dalla Nazionale per gli Europei 1988 fu un altro colpo durissimo. Si sussurrava che, più del ginocchio ballerino, a pesare fosse stato il suo fanatismo agonistico, quel furore che gli aveva regalato tante vittorie ma anche più di un infortunio disciplinare.

La malattia di Marco Cacciatori

La sua carriera subì un duro colpo quando gli fu diagnosticato un tumore al testicolo. Dopo due interventi chirurgici, tornò incredibilmente ad allenarsi. “Il Vicenza ha pagato delle cure. Poi non si è fatto più sentire. Anche se una volta ho fatto quindici telefonate e mi ha mandato un assegno di mezzo milione. Per me è stata come una lunga, interminabile partita contro un avversario che sembrava volesse prendere il sopravvento. Proprio nel momento in cui dovevo affermarmi, forse esplodere, la malattia del secolo mi ha dirottato nel tunnel della sofferenza. E mi ha distrutto . Ho capito subito che avrei potuto vivere se mi fossi psicologicamente aiutato.

Fortunatamente, riuscì a guarire e a tornare a giocare, dimostrando una resilienza straordinaria. S’è fatto vivo solo Salvatore Bagni. E’ venuto anche a trovarmi . Gli danno la notizia: è guarito.

La tragedia personale di Salvatore Bagni

Dietro il sorriso di Bagni, si celano anni di angoscia e dolore a causa della perdita del figlio Raffaele, avvenuta nel 1992 quando il bambino aveva solo 3 anni. "Dietro il sorriso ci sono anni di angoscia e dolore, quando perdi un figlio sei a un bivio. Ho dovuto darmi forza per sopravvivere" racconta al Corriere della Sera l'ex calciatore.

Una tragica fatalità avvenuta trent'anni fa: "Tutta la famiglia era in macchina, andavamo a 40 allora, pianissimo. L’incidente e l’airbag che si è aperto. E una vita spezzata. Solo con la forza di tutti i familiari siamo riusciti a superare questa tragedia. Mi prendo molti meriti anche io. E ovviamente anche mia moglie è stata molto forte, anche se io l’ho convinta a vivere la vita, a dare un cambio di passo. Questo dolore l’abbiamo vissuto in modi diversi. Eravamo ad un bivio e allora ti dici, cosa faccio? Siamo stati più compatti di prima, vicini ai nostri figli che sono stati seguiti da psicologici ma per fortuna non hanno risentito di niente.

Un mese dopo la morte, la bara del piccolo fu trafugata dal cimitero, aggiungendo ulteriore dolore alla famiglia. Una tragedia che sconvolse la sua vita ma che non ha impedito a Bagni di rialzarsi: "La foto della bara lasciata sul parabrezza dell’auto in un giorno di nebbia, sembrò tutto così assurdo. Un mese con i carabinieri in casa, aspettando invano una telefonata. Raffaele c’è ogni giorno, lo sentiamo accanto a noi. Il problema non è quel corpo che non è più al cimitero perché io ho fede. Ma subito ci siamo preoccupati degli altri figli. Io ho fatto finta di essere meno piegato dalla vicenda, ma ero quello più sconvolto. E ora con il sorriso positivo affronto la vita.

Le controversie e le accuse

Recentemente, Salvatore Bagni è stato al centro di un'inchiesta de Le Iene, accusato di aver organizzato un sistema per far giocare in Serie C giovani calciatori senza le qualità necessarie. Bagni, insieme al figlio Gianluca, titolare dell’agenzia “Be GR8 Sport”, si sarebbe fatto pagare in nero per piazzare gli aspiranti calciatori professionisti in vari club. Le Iene, il ‘sistema’ Salvatore Bagni per piazzare i giovani calciatori

Bagni è stato intercettato dall’inviato de Le Iene Luca Sgarbi, che ha fatto finta di essere il fratello di un giovane calciatore.“Ti spiego: io e mio figlio abbiamo questa agenzia. I giocatori che noi andiamo a cercare li paghiamo. Tutti quelli che invece non cerchiamo noi, al contrario, ci devono pagare perché ovviamente non ci fanno guadagnare niente”. Così l’ex centrocampista parlando con Sgarbi, prima che questo gli rivelasse di lavorare per Le Iene.

“Non ci muoviamo a meno di 30 mila euro cash”“Noi andiamo sempre sul cash - ha aggiunto Bagni -, a meno di 30mila euro non facciamo niente”. Quando gli è stato chiesto come facesse a piazzare calciatori inadatti in squadre professionistiche, l’ex centrocampista ha spiegato che molte persone dell’ambiente gli devono dei non meglio precisati favori.

“Tutti mi devono qualcosa, tutte le società, per questo li piazzo da tutte le parti”, ha dichiarato Bagni che è poi passato a fare un esempio.“Alla Vis Pesaro - ha raccontato - per esempio c’è un direttore mio amico, lì sicuramente ti fa anche giocare. Devi andare a trovarlo lì, glielo dico, ci metto un minuto. Quando il direttore dice all’allenatore “questo deve giocare titolare“, quello gioca titolare, punto!”

L’inviato de Le Iene ha quindi organizzato il finto pagamento. Con Bagni si è dato appuntamento fuori dallo stadio della Vis Pesaro. “Com’è che una persona come te che ha vinto degli scudetti, che ha giocato con Maradona, fa queste cose?”, la domanda del giornalista.“Se il sogno di un ragazzo è di giocare nel settore giovanile di qualsiasi squadra…”, la risposta di Bagni che è poi salito in auto con i contanti in mano.

La SLA nel mondo del calcio

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) è una malattia neurodegenerativa che compare nella maggior parte dei casi dopo i cinquant’anni e che porta ad una degenerazione dei neuroni di moto. La sua incidenza è tra 0,5 e 0,7 casi ogni centomila abitanti l’anno, ma nel mondo del calcio i malati di SLA sono sei ogni centomila abitanti, sei volte e mezzo in più rispetto all’incidenza normale. Anche questa è una domanda senza risposta, una delle tante.

Le cause dell’insorgere della malattia sono ancora incerte, ma si ritiene che la SLA sia una malattia con cause multifattoriali, che il suo insorgere possa essere determinato da una serie di motivi di tipo sia genetico che ambientale. Tra i fattori principali ci sono il contatto con agenti inquinanti e i traumi frequenti alla testa. Nello sviluppo di questo male non si può escludere l’abuso di farmaci e di antinfiammatori, i traumi ripetuti alla testa e alle gambe, ai quali seguono tempi di recupero molto rapidi, eccessi di fatica.

Bisogna ricordare anche il caso dei cinque calciatori del Como (Borgonovo, lo stesso Lombardi, Gabbana, Meroni, Canazza) colpiti da SLA: si parla di reperti radioattivi ritrovati sotto il manto erboso. Lo stesso Lombardi, però, escluse qualsiasi nesso tra i farmaci presi durante l’attività agonistica e la malattia: «Ho fatto quello che facevano gli altri, assumevo gli zuccheri tramite la flebo che ti aiutava nel recupero e il Cortex che era corteccia surrenale per un recupero più immediato. In quel periodo là, tutte le squadre, dico tutte dalla serie A alla serie C, assumevano queste sostanze. E comunque non ho sospetti, io non mi sono mai dopato».

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