Il Santuario della Madonna dei Bagni è uno dei più antichi Santuari dell’Italia Meridionale. Per comprendere il curioso nome dato alla Madonna dei Bagni di Scafati bisogna tornare indietro di diversi secoli, fino al 1500! In quel periodo, lungo la strada consolare che da Napoli conduceva a Reggio Calabria, in una zona limitrofa della grande Nocera de’ Pagani, era posta un piccola edicola votiva con un’icona della Vergine Maria.
Nel 1500 esso non era altro che un piccolo arco di pietra, sotto il quale era dipinta un’immagine della Madonna. “Accosto alla Cappelletta rurale dove stava la sagra Immagine, vi era un picciolo lagherello di acqua parte sorgiva, e parte collettiva, essendo il luogo tutto paludoso, come si è anche dì d’oggi, e vicino cui i porcaj portavano gli animali immondi per farli rinfrescare ne’ calori in quelle lote e acqua.
Origini e Devozione
Nel 1643 un frate francescano di nome Pietro Bruni, vide a terra un frammento di ceramica con dipinta in picciol fondo di tazza da bevere, una piccola immagine della Madonna col Bambino. Perché non fosse calpestata dai viandanti, la sistemò tra i rami di una giovane quercia. La tazza dalla sistemazione precaria cadde ancora e forse anche più volte, finché un giorno un “merciaro” (merciaio) di Casalina, di nome Cristofono, decise di fissarla solidamente alla quercia.
Una fonte miracolosa, dunque, sgorgava nei pressi dell’edicola. In pochissimo tempo accorse alla sorgente una moltitudine di fedeli, molti di essi malati, che nel tentativo di mondarsi da ogni male fisico e spirituale si immergevano interamente nelle acque sacre. Da qui il nome di “Madonna dei Bagni“.
Più tardi, nel marzo del 1657, la moglie di Cristofono si ammalò gravemente fino a ridursi in fin di vita. Cristofono, giunto davanti alla quercia rivolse alla Madre di Dio una preghiera per la guarigione della propria moglie, e la sera, tornato a casa, trovò la moglie perfettamente guarita e intenta ai lavori domestici. Il miracolo è ricordato da una formella all’interno della chiesa datata 1657 e accompagnata da un’interessante didascalia.
Testo: “Christofono, merciaro di Casalina messe sopra la cerqva la S.ta immagine e raccomandandoli la sva moglie agonizante, retornato a Casalina, trovò la moglie fvora di letto con perfetta sanità e che scopava la casa“.
Attualmente, di quella quercia miracolosa, non rimane che un tronco secco, segnato dai chiodi degli ex-voto e incastonato nell’altare maggiore. Questo accorgimento è stato attuato per preservare quel che resta dell’antico albero dalla mano dei fedeli che, passando vicino, strappavano e portavano via con sé piccoli pezzi di rami e di corteccia.
Il culto della Madonna dei Bagni crebbe a dismisura, al punto che fu opportuno prendere degli accorgimenti. Innanzitutto intorno alla fonte fu costruito un muro, per evitare che chiunque si gettasse al suo interno imputridendola. La piccola edicola votiva fu prima trasformata in cappella con annessi locali per il ricovero dei pellegrini. Dopo l’eruzione del Vesuvio del 1631 fu costruito non lontano il santuario a tre navate tuttora esistente.
Architettura e Struttura
La facciata del tempio si sviluppa lungo il margine della strada nazionale che va da Napoli a Reggio Calabria. Di stile barocco presenta già nella sua stesura rettilinea un equilibrio classicheggiante. Tre ampi fornici con archi a tutto sesto, immettono nell’arioso pronao che si stende per tutta l’ampiezza delle tre navate dell’interno. Il fornice centrale è affiancato da due fornici minori di forma rettangolare che si chiudono con arco scemo. Sotto il timpano si apre un’ampia finestra con cornice prettamente barocca. Ai lati, in rispondenza dei fornaci minori del paino terra, si aprono due piccole finestre, ugualmente barocche ed ai lati di esse, sia a destra che sinistra si svolgono due davanzali conclusivi.
L’interno, ampio e luminoso, è a tre navate, tutte coperte a volta. La volta della navata centrale è decorata con affreschi del D’Agostino, si svolge in tre ampi archi, oltre i quali si apre l’arco che immette nel transetto, la cui parte centrale è coperta dalla cupola. Oltre l’arco trionfale l’abside chiude lo sviluppo della navata centrale e nella sua parte terminale si erge l’altare maggiore ed il trono della Vergine. Altare e trono sono costruiti in marmi pregiati. Nelle pareti laterali dell’abside sono due ampie tele seicentesche che rappresentano la natività della Madonna, quella a sinistra, e la presentazione del Tempio di nostro Signore, quella a destra. Nella volta dell’abside è dipinta l’Annunciazione, opera del Postiglione.
Il dipinto di maggiori proporzioni e di maggiore importanza è quello della cupola, opera della pittrice romana Rossana Lancia. Nei pennacchi invece sono dipinte figure allegoriche di virtù. La pittrice della cupola ha impostato il suo lavoro nel gruppo degli Apostoli che attorniano la tomba vuota, nella quale è rimasta la sindone bianca simile ad un bozzolo vuoto dal quale, pare, sia volata via la farfalla. Al lato sinistro del gruppo degli Apostoli tre figure muliebri rappresentano estasi, stupore e preghiera, i sentimenti cioè suscita nell’umanità dalla definizione dogmatica della gloriosa Assunzione della Vergine. Tutt’intorno, nella restante parte del cerchio, sono disposti i Santi che nei loro scritti hanno celebrato il dogma: San Bernardino da Siena, San Tommaso d’Aquino, Sant’Alfonso de’ Liguori, San Giovanni Damasceno, San Bonaventura, Sant’Antonio da Padova; al centro, tra questi Santi si erge la figura di Pio XII, il Papa della proclamazione del dogma, ed a lui San Francesco presenta, in modellino, la chiesetta della Porziuncola dalla quale uscì l’Ordine dei Frati Minori, cavalieri dell’Assunta.
In fondo all’abside è il quadro della Madonna dei Bagni. La Vergine è assisa sulle nubi e è accompagnata da angeli. Gesù Bambino è seduto sulla sua gamba destra e regge con la mano destra il segno della Croce, mentre quella mano sinistra è stretta in quella della Madre. Fra queste due figure si vede in lontananza il fosso dell’acqua miracolosa, con un sacerdote che benedice circondato dai fedeli, e più lontano ancora i monti del Sarnese. Il dipinto, come abbiamo già detto avanti, è opera del pittore Simone Villani di Torre del Greco che lo eseguì nel 1639. Restaurato nel 1853, come è notato sul dorso della tela, fu danneggiato lievemente nei bombardamenti del 1943 e di nuovo restaurato dal prof. Lorenzo Iovino nel 1951.
Nei due bracci del transetto sono posti altri quattro altari, due per parte. Ad ogni arco della navata centrale corrisponde in quella laterali una piccola cupola, queste avevano al centro un lanternino, essi furono tutti demoliti dopo i gravi danni riportati dagli eventi bellici nel 1943.
Il santuario come lo vediamo oggi fu costruito nel 1687 ma già nel 1657 era stata costruita una cappella per volere dellâabate del monastero di S. Pietro di Perugia, cui il territorio di Deruta apparteneva. Dellâorigine del santuario si ha notizia scritta nellâArchivio Storico di S. Pietro di Perugia dove si legge che la cappella fu costruita inglobando la quercia dove era stato appeso il primo ex voto raffigurante una Madonna col Bambino dal merciaio di Casalina Cristoforo di Filippo per ringraziare la Vergine della guarigione della moglie gravemente malata.
Allâinterno la chiesa è completamente soffittata a volta, ha pianta centrale a croce greca, con una piccola cupola allâintersezione dei bracci.
Le Maioliche Votive
Eâ proprio per ospitare questâultime forme dâarte che sorse il Santuario della Madonna dei Bagni che domina il corso del Tevere a circa un chilometro e mezzo dal piccolo centro di Casalina, nel comune di Deruta. Ancora oggi la caratteristica del santuario è quella di avere le pareti completamente tappezzate di maioliche votive policrome, alcune delle quali non più originali a seguito di un furto avvenuto nel 1980.
La caratteristica principale di questo santuario, forse unica, è che tutte le pareti sono arricchite da formelle (mattonelle) in maiolica che illustrano i miracoli o le grazie ricevute con raffigurazioni e disegni spesso accompagnati da interessantissime didascalie. Se ne contano quasi 800, tutti ex voto provenienti quasi interamente dalla limitrofa cittadina di Deruta, centro di antica e gloriosa tradizione nell’arte della ceramica.
Il colle apparteneva all’ordine dei frati benedettini dell’Abbazia di San Pietro in Perugia, che conservarono meticolosamente le testimonianze delle offerte lasciate nel santuario quando la devozione per la Vergine cominciò a manifestarsi con una certa intensità. Il materiale documentario che parte dal 1657 è conservato nell’archivio storico dell’abbazia sotto il nome di ‘Carteggio riguardante la Madonna del Bagno’.
In ognuna delle tavolette votive è raffigurato lâevento miracoloso in stile naif e compaiono le lettere P. G. R. (per grazia ricevuta) o V.F.G.A. (voto fatto grazia avuta). Suscitano nel visitatore un grande interesse in quanto, oltre ad essere una testimonianza della tradizione ceramica della zona, offrono un quadro unico sulle particolarità delle credenza religiose, sulle tradizioni, sugli aspetti di vita e i cambiamenti sociali intervenuti nel tempo, diventando documenti fondamentali per la storia degli usi e costumi popolari.
Gli ex-voto appesi alle pareti della chiesa sono reperti di grande interesse per le storie che raccontano e un documento fondamentale per la comprensione degli usi e costumi di una società. Tutte le raffigurazioni, anche di notevole fattura, sono spesso accompagnate dalla dicitura P.G.R. (Per Grazia Ricevuta) o V.F.G.A (Voto Fatto Grazia Avuta) e dai testi che mostrano l’evoluzione della nostra lingua sia a livello diacronico (con il passaggio da forme volgari all’italiano moderno) che diatopico (dialetti regionali o locali).
Un esempio mirabile è questa formella votiva datata 1668 che descrive la liberazione di una donna posseduta dagli spiriti maligni. Testo: “Qvesta donna avendo qvatro spiriti adosso li qvali dve volte se provarno affogarla nel aqva invocando qvesta beatissima vergine senti vna voce che non dvbitasse male alcvno si trovvò senza avere nemeno bangniato le scarpe venne a renderne gratia essendo liberatta affatto da detti spiriti doppo haverla tormentata cinqve anni. Li 31 agosto 1668.“
Una volta entrati in questa bellissima chiesa, si rimarrà rapiti dai colori e dall’originalità di queste maioliche; non possiamo che consigliare di perdersi nella contemplazione di questi splendidi reperti e nella lettura delle dediche. Se le formelle votive più antiche riguardavano guarigioni miracolose, resurrezioni o redenzioni, quelle più recenti esprimono tutta la gratitudine e devozione dei fedeli per essere sopravvissuti alla guerra, scampati a un terremoto, essere usciti indenni da un grave incidente o, addirittura, per la promozione a scuola di un parente 🙂
Tavolette votive simili a quelle della Madonna dei Bagni di Deruta si trovano conservate nel Santuario dellâOlivo a Passignano.
Informazioni Utili
Al santuario si giunge attraverso una splendida scalinata in mattoni rossi, piuttosto ripida, che sale verso la chiesetta.😯 Il santuario è facilmente raggiungibile seguendo le indicazioni stradali sin dall’uscita dell’E45 (Casalina). L’ingresso è gratuito.
La locuzione latina ex voto tradotta letteralmente significa a seguito di un voto. Viene usata per indicare un oggetto dato in dono a una divinità . Fra le varie tipologie di ex voto prevalgono quelli anatomici che rappresentano lâorgano malato ma molto diffuse sono anche le tavolette dipinte.
Le festa della Madonna dei Bagni di Scafati si celebre tutt’oggi a partire dal mercoledì precedente all’Ascensione (quindi varia a seconda del calendario liturgico, come la festa della Madonna delle Galline di Pagani). La sfilata dei carri abbelliti (moderne derivazioni dell’antico “Carrettone“), il “chirchio” (un cerchio di bicicletta adornato con fiori di carta, immagini sacre e penne di galline) spinto da un bastoncino, danze e canti folkloristici, il rito del “pennellamento” con il quale si intinge una penna di gallina nell’olio santo per benedire il popolo. Oggi il fonte è stato coperto da una struttura in cemento e non è più possibile immergervisi dentro. Intorno vi sono dei rubinetti dai quali sgorga ancora l’acqua miracolosa.
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