Il Santuario della Madonna del Bagno sorge alla Noceta, non lontano da Castiglion Fiorentino in Val di Chio, una valle detta “valle di Dio”. Questa valle è stata detta ‘valle di Dio”. Non sappiamo con precisione la ragione di questa espressione, ma certamente chi ha pronunziata (sembra essere stato il granduca Ferdinando in visita alla città) deve essere stato attratto dalla bellezza di questi luoghi, pieni di vigne, di olivi, di collinette vestite di verde e punteggiate di case e di villaggi: La Pieve, Noceta, Pievuccia, Pergognano, Cozzano, S.Margherita, S.Cristina, Orzale, Petreto, Polvano, Mammi. Una seconda ragione per cui questa valle è stata chiamata valle di Dio, anche se ciò non rientrava forse nelle intenzioni di Ferdinando Il, può essere data dal fatto che la popolazione castiglionese ha sempre testimoniato una grande fede semplice e umile, schietta,ed ha costantemente avuto come punto di riferimento la Chiesa, la parrocchia, le tradizioni religiose, il santuario della Madonna.
A Casilina, piccola frazione di Deruta, in provincia di Perugia, intorno alla metà del sec. Deruta, in provincia di Perugia, è celebre per le sue ceramiche, la cui produzione e lavorazione artistica era famosa già nel Medioevo ed oggi è una delle più importanti in Italia. E proprio legata alle ceramiche è anche una delle attrazioni che vale la pena scoprire, ovvero il Santuario della Madonna dei Bagni, conosciuto anche come Madonna del Bagno. Centinaia di mattonelle in ceramica decorata a mano, infatti, sono state murate nelle pareti della chiesetta come ex voto per le grazie ricevute. Il Santuario si trova in località Casalina, a meno di 5 chilometri da Deruta, e venne fondato nel corso del Seicento. Nacque a fianco di una sorgente d’acqua sulfurea e, secondo la leggenda, fu grazie ad un evento prodigioso.
Le Origini della Devozione
Nel 1643 un frate francescano di nome Pietro Bruni, vide a terra un frammento di ceramica con dipinta in picciol fondo di tazza da bevere, una piccola immagine della Madonna col Bambino. A un tratto, il frate scorge tra i sassi e l’erba i resti di una tazza, una piccola tazza dal fondo basso con una foglia per manico. Sul fondo interno della tazza c’è una piccola immagine della Madonna col Bambino, un’ immagine insolita, non convenzionale. Il Bambino è in grembo alla Madre, non seduto ma quasi genuflesso sul ginocchio sinistro, in posizione scattante e quasi insofferente nel tenere quella postura. Il Bambino, nella sua mano destra, sorregge una sfera che simboleggia il mondo, dove vivono gli uomini che Egli è venuto a salvare. Il frate raccoglie la tazza da terra per metterla al riparo, la depone delicatamente su una quercia e, dopo una preghiera, riprende il suo cammino lungo il sentiero.
Perché non fosse calpestata dai viandanti, la sistemò tra i rami di una giovane quercia. Sulla quercia, lì dove il frate l’ha deposta, la tazza ha una sistemazione precaria, infatti cade ancora e forse anche più volte, finché un giorno un “merciaro” di Casalina, di nome Cristofono, la fissa solidamente alla quercia.
Più tardi, nel marzo del 1657, la moglie di Cristofono si ammalò gravemente fino a ridursi in fin di vita. Cristofono, giunto davanti alla quercia rivolse alla Madre di Dio una preghiera per la guarigione della propria moglie, e la sera, tornato a casa, trovò la moglie perfettamente guarita e intenta ai lavori domestici. Il miracolo è ricordato da una formella all’interno della chiesa datata 1657 e accompagnata da un’interessante didascalia. Testo: “Christofono, merciaro di Casalina messe sopra la cerqva la S.ta immagine e raccomandandoli la sva moglie agonizante, retornato a Casalina, trovò la moglie fvora di letto con perfetta sanità e che scopava la casa“.
È nata così una piccolissima cappella, costruita in pochissimo tempo per racchiudere la Quercia e la tazza con l’immagine di Maria. In poco tempo il culto alla Madonna della quercia trova l’approvazione ecclesiastica con il titolo di Madonna del Bagno. Il 28 ottobre dello stesso anno, a cappella non ancora terminata, una grande festa con la partecipazione di fedeli accorsi da tutta la zona intorno a Casilina, segna l’inizio ufficiale del culto. Con la diffusione della notizia del miracolo prese il via il culto della piccolissima immagine della Madonna detta "del bagno" dal nome del luogo in cui avvenne il primo prodigio, Colle del Bagno, e venne costruita una piccolissima cappella che racchiudeva la quercia e l'immagine sacra.
Al santuario si giunge attraverso una splendida scalinata in mattoni rossi, piuttosto ripida, che sale verso la chiesetta.
Architettura e Arte Interna
L’interno è a pianta rettangolare, con tre navate e soffitto a volte. E’ una deliziosa chiesetta perfettamente inserita nel fondo rustico circostante, il cui interno, a pianta rettangolare e a tre navate, è completamente soffittato a volta. La scritta che campeggia al centro della struttura: “Ego Mater Santa Spei” (Trad: Io, Madre della Santa Speranza) ricorda forse l’originale intitolazione della chiesa, poi mutata in quella attuale.
Le formelle in maiolica catturano lo sguardo di chi varca la soglia dell’ingresso principale. Un notevole esempio di arte barocca è l’altare maggiore, interamente dorato e formato da una parte in legno e una parte in stucco. L’altare centrale è in arte barocca e dietro di esso c’è un corridoio che un tempo era utilizzato per le continue passate dei fedeli davanti alla Sacra Quercia. I fedeli eseguivano una passata entrando e uscendo dalla chiesetta, passando davanti alla quercia che custodiva l’immagine della Madonna.
Attualmente, di quell’albero miracoloso, non rimane che un tronco secco, segnato dai chiodi degli ex-voto e incastonato nell’altare maggiore. Questo accorgimento è stato attuato per preservare quel che resta dell’antico albero dalla mano dei fedeli che, passando vicino, strappavano e portavano via con sé piccoli pezzi di rami e di corteccia. Nel corridoio è conservata anche la formella in ceramica che ricorda l'episodio che ha dato origine alla devozione: la guarigione miracolosa della moglie di Cristofono. Nel 1980 la formella si spezzò tra le mani dei ladri che tentarono di rubarla assieme ad altre formelle ex voto, tanto che i ladri la abbandonarono sul posto.
Le Formelle Votive: Testimonianze di Fede e Società
La caratteristica principale di questo santuario, forse unica, è che tutte le pareti sono arricchite da formelle (mattonelle) in maiolica che illustrano i miracoli o le grazie ricevute con raffigurazioni e disegni spesso accompagnati da interessantissime didascalie. Se ne contano quasi 800, tutti ex voto provenienti quasi interamente dalla limitrofa cittadina di Deruta, centro di antica e gloriosa tradizione nell’arte della ceramica. Il patrimonio delle formelle votive che ne caratterizza l’insieme è conservato all’interno del santuario, murato alle pareti: sono 700, tutte in ceramica, e ricoprono un arco di tempo di 350 anni in cui sono ricostruite le vicende sociali e culturali della popolazione locale.
Gli ex-voto appesi alle pareti della chiesa sono reperti di grande interesse per le storie che raccontano e un documento fondamentale per la comprensione degli usi e costumi di una società. Tutte le raffigurazioni, anche di notevole fattura, sono spesso accompagnate dalla dicitura P.G.R. (Per Grazia Ricevuta) o V.F.G.A (Voto Fatto Grazia Avuta) e dai testi che mostrano l’evoluzione della nostra lingua sia a livello diacronico (con il passaggio da forme volgari all’italiano moderno) che diatopico (dialetti regionali o locali).
Un esempio mirabile è questa formella votiva datata 1668 che descrive la liberazione di una donna posseduta dagli spiriti maligni. Testo: “Qvesta donna avendo qvatro spiriti adosso li qvali dve volte se provarno affogarla nel aqva invocando qvesta beatissima vergine senti vna voce che non dvbitasse male alcvno si trovvò senza avere nemeno bangniato le scarpe venne a renderne gratia essendo liberatta affatto da detti spiriti doppo haverla tormentata cinqve anni. Li 31 agosto 1668.“
Una volta entrati in questa bellissima chiesa, si rimarrà rapiti dai colori e dall’originalità di queste maioliche; non possiamo che consigliare di perdersi nella contemplazione di questi splendidi reperti e nella lettura delle dediche. Se le formelle votive più antiche riguardavano guarigioni miracolose, resurrezioni o redenzioni, quelle più recenti esprimono tutta la gratitudine e devozione dei fedeli per essere sopravvissuti alla guerra, scampati a un terremoto, essere usciti indenni da un grave incidente o, addirittura, per la promozione a scuola di un parente 🙂
Informazioni Utili
Il santuario è facilmente raggiungibile seguendo le indicazioni stradali sin dall’uscita dell’E45 (Casalina). L’ingresso è gratuito. Il santuario è il sito più visitato del comune di Deruta e delle zone limitrofe.
Contatto telefonico: 075 972 42 32 /075 973 455.
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