Ogni anno, con l'arrivo del caldo e della stagione estiva, si riaccende l'eterno dibattito sul fare il bagno dopo aver mangiato. Molti di noi ricordano con affetto le raccomandazioni dei genitori e dei nonni, che insistevano affinché aspettassimo quel fatidico lasso di tempo prima di tuffarci nelle onde. Specialmente in spiaggia, l'opinione è divisa: tra chi, supportato da aneddoti e esperienze personali, vede la pausa come essenziale, e chi invece la ritiene irrilevante. Ma, al di là delle tradizioni e delle chiacchiere da ombrellone, cosa dice la scienza a riguardo? Fare il bagno dopo mangiato è realmente un tabù?

Come Funziona la Digestione?

La digestione è un processo biologico complesso e fondamentale, che vede diversi organi lavorare in concerto. Tra questi, lo stomaco, l'intestino, il fegato e pancreas, collaborano nella metabolizzazione degli alimenti, trasformandoli in molecole utilizzabili per la produzione e lo stoccaggio di energia. In situazioni di riposo circa il 25% del volume di sangue pompato dal cuore viene distribuito al tratto gastrointestinale. Questa percentuale aumenta durante la digestione, a discapito di altri organi, a dimostrazione dell'intensa attività che avviene per assicurare la corretta metabolizzazione del cibo. Se dopo aver mangiato facciamo attività fisica, come nuotare o correre, o entriamo in contatto con basse temperature come possono essere quella dell’acqua del mare o quella di una bevanda ghiacciata, la situazione cambia.

La "Congestione" e l’Annegamento: Facciamo Chiarezza!

L'idea della "congestione" associata all'idea di nuotare dopo aver mangiato non corrisponde esattamente a una definizione medica consolidata. Infatti, questa espressione indica un "accumulo di sangue nei tessuti", il che non ha una relazione diretta con la digestione. La questione centrale si focalizza sulla ridistribuzione del flusso sanguigno tra i vari organi durante la digestione.

Con un flusso sanguigno potenzialmente ridotto, l'ossigeno disponibile per i muscoli e lo stomaco potrebbe diminuire. Questa circostanza secondo alcuni potrebbe causare crampi, contrazioni involontarie e spasmodiche dei muscoli scheletrici. La realtà è che, anche dopo un pasto abbondante, il nostro corpo ha una quantità sufficiente di sangue per garantire la funzionalità di tutti gli organi, pertanto il rischio di malessere é abbastanza remoto. Inoltre è da notare che la temperatura delle acque, specialmente in estate, non è solitamente abbastanza bassa da causare tali complicanze.

Per quanto riguarda il rischio di annegamento post-prandiale, non ci sono prove concrete che lo collegano direttamente al consumo di un pasto. Sebbene la digestione possa influenzare la distribuzione del flusso sanguigno nel corpo, casi estremi come l'annegamento sono rari e sono spesso influenzati da altri fattori. Organizzazioni di rilievo mondiale come l'Organizzazione Mondiale della Sanità non forniscono avvertenze specifiche sul nuoto dopo i pasti. Ciò suggerisce che, sebbene la digestione possa avere effetti temporanei sul nostro benessere, non rappresenta un rischio immediato quando si tratta di sicurezza in acqua.

Quanto Tempo Dopo Aver Mangiato Si Può Fare il Bagno al Mare o in Piscina?

E’ una delle domande più dibattute tra i genitori, ogni estate. “La famosa regola delle ‘tre ore di attesa’ è un supplizio inutile”, a fare chiarezza in un’intervista rilasciata al magazine ‘GrandHotel’ è la Presidente SIP, Annamaria Staiano. “Non esiste una regola scientifica che preveda questa attesa - spiega - anche perché la digestione avviene in modo diverso a seconda degli alimenti. Può avere un senso se il bambino ha consumato un pasto abbondantissimo costituito da fritture, alimenti molto grassi, salse e intingoli ovvero da piatti che richiedono una lunga e laboriosa digestione. Se invece il bambino ha mangiato, come dovrebbe essere, un piatto di pasta condita con olio e pomodoro e magari un po’ di pesce o una fettina di carne può senz’altro entrare in acqua anche subito dopo pranzo.

Attenzione, però - ricorda la Presidente - bisogna immergersi in acqua gradualmente, bagnandosi prima le caviglie, i polsi, quindi lo stomaco e poi le tempie. Si deve cioè evitare lo sbalzo termico a cui lo esporrebbe tuffarsi o immergersi di colpo, che potrebbe causare la perdita di conoscenza. Sempre per questa ragione, il bambino non dovrebbe fare il bagno quando è accaldato e sudato: prima di entrare in acqua, sia pure gradualmente, dovrebbe rinfrescarsi all’ombra”.

Da Che Età Si Può Fare il Bagno al Mare?

«Su questo punto occorre far prevalere il buon senso - dice Staiano - Se si parte dal presupposto che fare il bagno deve essere divertente, sarebbe meglio aspettare che il bambino abbia almeno sei mesi, che abbia cioè raggiunto un’età in cui può apprezzarlo. Molto dipende comunque dal singolo bambino: ci sono piccoli attratti dall’acqua che addirittura la raggiungono prima dell’anno di vita, gattonando, mentre altri, magari più grandicelli, ne hanno un vero terrore. I primi possono essere assecondati, i secondi non devono assolutamente essere forzati a entrare”.

Ci sono dei bambini, infatti, che hanno un vero e proprio terrore dell’acqua. “E’ una paura insita nella natura umana come quella del fuoco - sottolinea la Presidente SIP - Con l’esperienza, cioè prendendo a poco a poco confidenza con l’elemento liquido, in genere il bambino la supera e piano piano comincia a trovare piacevole giocare con l’acqua e sentirla sulla pelle. Questo passaggio è ostacolato però dalla temperatura del mare, che per un piccolino è generalmente sempre troppo fredda e quindi respingente. Non dimentichiamoci che il liquido amniotico entro cui si nuota prima di nascere ha una temperatura di circa 37 gradi mentre l’acqua di mare è intorno a i 24-25 gradi, quando va bene arriva a 28 gradi…”.

L’Alternativa è la Piscinetta

“Una soluzione saggia, almeno fino a i due-tre anni di vita, o fino a quando il bambino non esprime chiaramente il desiderio di fare il bagno nel mare - evidenzia la Presidente SIP - I vantaggi sono vari: l’acqua della piscinetta si può far intiepidire al sole e, quindi, evita che il bambino si raffreddi, dopo di che può essere posizionata sotto l’ombrellone, limitando il rischio di scottature. Fermo restando che comunque la protezione solare va messa sempre, almeno mezz’ora prima di scendere in spiaggia”.

Da ricordare però che “la piscinetta va riempita poco (l’acqua deve arrivare al massimo all’ombelico del bambino seduto) e il bambino, anche se l’acqua è bassissima, non deve mai essere perso di vista”. I bambini piccoli “se cadono in acqua non riescono a salvarsi da soli - ricorda Staiano - È importantissimo che, fino a i quattro anni, e comunque fin quando non hanno imparato a nuotare, indossino i braccioli, e che un adulto li vigili costantemente da vicino”.

Ma Che Succede Se il Bambino Facendo il Bagno Beve l’Acqua di Mare?

«E’ tossica per l’organismo - dice Staiano - per via del suo alto contenuto di sale. In più, se il mare è inquinato può contenere agenti infettivi che possono causare vari problemi, primo tra tutti una forma di gastroenterite, i cui sintomi tipici sono nausea, vomito, diarrea, in presenza dei quali bisogna prontamente rivolgersi a un pediatra. Dunque - raccomanda - sarebbe senz’altro meglio che simili incidenti di percorso non si verificassero. Posto questo, è ovvio che una piccola quantità d’acqua salata ingerita non può creare particolari danni. È consigliabile, comunque, quando succede, porgere al bambino dell’acqua dolce, utile per eliminare la quantità di sale contenuta nell’acqua marina assunta”.

Per quanto riguarda la durata del bagno la pediatra ricorda poi che “i segnali a cui prestare attenzione per capire quando è il momento di uscire dall’acqua, sono tre: i brividi di freddo, il raggrinzimento della pelle delle dita e la colorazione bluastra delle labbra. Per dire basta, deve essere sufficiente, comunque, che il bambino tremi”.

Ma è Bene Far Indossare Una Maglietta al Bambino?

“Una maglietta di cotone è utile perché diminuisce il rischio di scottature - dice Staiano - però non basta: sulla pelle va comunque applicata la crema solare protettiva. A meno che non si scelga una maglietta realizzata in tessuto specifico, che agisce da schermo solare”. Così come “quando il bambino gioca in spiaggia è buona cosa fargli indossare un cappellino, a patto però che sia molto leggero, meglio se di paglia bucherellato. Diversamente può trattenere il calore con il rischio che si surriscaldi l a testa”.

Infine, una volta usciti dall’acqua, è bene fare una doccia al bambino? “E’ una buona abitudine perché l’acqua salata può risultare irritante per la pelle di un piccolino. Se però dopo la doccia si rimane ancora in spiaggia occorre rinnovare l’applicazione del prodotto solare”.

“Non Tuffarti Subito, Ti Viene Una Congestione!”

Quindi quanto bisogna aspettare? “Aspetta almeno due ore, hai appena mangiato!” Chi non se l’è sentito ripetere infinite volte quando era piccolo? E chi, ora che è genitore, non lo dice ai figli che non vedono l’ora di rituffarsi in acqua per giocare? Per la grande maggioranza dei genitori è una verità assoluta, anche perché sembra una semplice norma di buon senso. Eppure l’argomento è quanto mai discusso. Sempre più spesso, ormai, durante l’estate compaiono online notizie che confermano come fare il bagno dopo mangiato non faccia male affatto. Subito smentite, poco dopo, da articoli che affermano che invece può portare addirittura al rischio di annegamento.

A tratti sembra essere diventata una questione nazionale: le mamme italiane sarebbero le più iperprotettive (per loro servono almeno due ore) mentre quelle inglesi e tedesche le più permissive (basta una mezz’ora). C’è chi ha notato che le mamme sudamericane in genere dicono di aspettare tre ore! La digestione, com’è ovvio, non dipende dalla nazionalità, quanto da fattori esterni e, soprattutto dall’alimentazione.

Ma Quindi Quanto Bisogna Aspettare Prima di Buttarsi in Acqua Dopo Mangiato?

“Non tuffarti subito, ti viene una congestione!” Questo, di solito, è il principale argomento portato dalle mamme a supporto della loro tesi. A cui i bambini, in genere, non possono ribattere. Ma cosa s’intende con congestione? In poche parole, è il blocco della digestione dovuto a shock termico. La digestione richiede molte energie all’organismo, che vengono fornite richiamando molto sangue dalla circolazione per mandarlo all’apparato digerente. Questo significa che le altre zone del corpo ne ricevono di meno (compreso il cervello), mentre lo stomaco ne riceve di più.

Se fuori fa caldo e ci si tuffa in acque troppo fredde (ma avviene lo stesso se si beve una bevanda ghiacciata) l’intero processo viene alterato. Per mantenere la temperatura corporea (i nostri 37 gradi) il cervello deve richiamare il sangue dallo stomaco per riscaldare il corpo. In questo modo la digestione si blocca di colpo, e questa brusca interruzione può causare crampi, dolori addominali, nausea, vomito. All’occorrenza, in caso di nausea o vomito, la vitamina B6 può essere d’aiuto. Più difficilmente può capitare un malore più grave o addirittura la perdita di coscienza.

Questo non significa che si rischi sempre la congestione. Il nostro corpo, infatti, è in grado di gestire due attività diverse come la digestione e uno sforzo fisico, purché questo sia leggero. Il vero problema cui prestare attenzione è lo sbalzo di temperatura: lo shock dipende dalla differenza tra la temperatura dell’aria e quella dell’acqua. Per questo un bagno caldo si può fare tranquillamente.

Quindi Quanto Bisogna Aspettare?

Come sempre, sarebbe troppo bello avere una risposta definitiva: anche in questo caso dipende da diverse circostanze. In effetti, per essere una questione così diffusa, non ci sono studi scientifici e le certezze sono poche. È comunque bene tenere sotto controllo tre fattori:

  • La digestione stessa, che naturalmente dipende da quanto e cosa si è mangiato. Il processo digestivo, di solito, richiede da una a tre ore, a seconda della pesantezza e della complessità del pasto. Quindi se i bambini, com’è facilmente prevedibile, vogliono tornare presto in acqua, può essere il caso di non appesantirli troppo. Date loro piatti leggeri, con più carboidrati e meno grassi e proteine, in modo da rendere più rapida la digestione e ridurre l’attesa (la tipica focaccia va bene in piccole porzioni);
  • La temperatura dell’acqua: se è molto fredda rispetto a quella dell’ambiente bisogna assicurarsi di avere completamente digerito il pasto. Se è calda, si può anticipare il bagno;
  • Entrare in modo graduale: se l’acqua è molto fredda è sempre meglio immergersi lentamente, in modo da abituare l’organismo al cambio di temperatura.

Insomma non ci sono certezze scientifiche ma come sempre, quando si parla di bambini, bisogna usare un atteggiamento prudente. Secondo l’idea radicata nei genitori, l’afflusso di sangue allo stomaco per favorire il processo digestivo esporrebbe di più allo choc termico. In particolare nella nostra cultura, le madri obbligano i propri figli ad attendere che la digestione sia terminata prima di consentire loro di fare un bel bagno al mare, in piscina o al lago che sia. La cosa curiosa è che questa attesa tende a variare nelle diverse parti del mondo: si va, infatti, dalle nostre 2 ore, ai perentori 30 minuti degli anglosassoni, alle 3 ore dei cubani.

È evidente che poi a fare la differenza è il tipo di attività fisica che ci disponiamo ad attuare. In tal senso, diciamo che subito dopo un pasto abbondante non è il caso per un bimbo di 10 anni di fare una gara con il fratellino di 7 a chi arriva prima alla boa, ma giocare sulla riva e nuoticchiare non ha realmente controindicazioni.

Cosa Può Succedere Se Si Fa il Bagno Dopo Aver Mangiato

Il timore di molti è che fare il bagno subito dopo aver mangiato possa causare una congestione, ovvero un blocco digestivo dovuto allo sbalzo termico tra il caldo della spiaggia e il freddo dell'acqua. Questo provocherebbe un minor afflusso di sangue all'apparato digerente, con il conseguente rallentamento del processo digestivo. In realtà, il nostro corpo è perfettamente in grado di digerire anche in acqua, quindi la possibilità che si sia soggetti a una congestione è molto remota. Non solo: la congestione si manifesterebbe comunque lentamente, lasciandoci il tempo di tornare a riva in sicurezza.

Un rischio più concreto, anch'esso legato allo shock termico, è di avere una sincope. L'improvviso cambio di temperatura può portare infatti ad una reazione del sistema nervoso che determina un calo di pressione, con il conseguente rischio di svenimento, o in casi più gravi di arresto della circolazione. È per questo motivo che è sconsigliato tuffarsi direttamente in acqua se si è molto accaldati - è il motivo per cui i nuotatori fanno una doccia fredda prima di una gara.

Accortezze Utili

Oltre alle regole di buon senso, come evitare di abbuffarsi quando si è in spiaggia e prestare attenzione in caso di correnti particolarmente forti, può essere utile tenere a mente alcune importanti accortezze per evitare qualsiasi rischio quando si fa il bagno in mare. Soprattutto in caso di acqua particolarmente fredda, è importante immergersi gradualmente, così da scongiurare lo shock termico. È poi da evitare l'attività sportiva subito dopo aver mangiato, in particolar modo se si è esagerato con le quantità. Lo sport richiede infatti un considerevole dispendio di energia, energia che sarebbe dunque sottratta alla digestione.

Dopo Quante Ore Si Può Fare il Bagno Dopo Mangiato

Se è vero che non c'è bisogno di aspettare le fatidiche tre ore prima di fare il bagno, ci si potrebbe chiedere se ci sia comunque un tempo minimo da attendere. La risposta, in questo caso, è: dipende da cosa e quanto si mangia. La durata della digestione non è infatti sempre uguale: un pranzo a base di carboidrati oppure di pesce e verdura si digerisce in circa un’ora, mentre alimenti ricchi di proteine e grassi animali, come la carne rossa, possono richiedere fino a 4-5 ore di digestione.

Poiché però non è possibile stabilire con precisione il tempo di digestione, vale sempre la regola di mantenersi leggeri, prediligendo pasti a base di carboidrati, frutta e verdura, e valutare come ci si sente sia prima di immergersi sia una volta in acqua. È forse una delle domande più controverse che, con i primi caldi e le prime giornate al mare, torna alla ribalta.

Senza entrare nei dettagli, sarebbe più corretto dire che il contatto con l’acqua fredda potrebbe causare un rallentamento della digestione, in quanto il sangue sarebbe richiamato alle aree periferiche del corpo per mantenere costante la temperatura corporea, riducendo l’afflusso a stomaco e intestino. Prima di tutto è necessario valutare le condizioni meteorologiche del mare e le proprie capacità di nuotare.

Inoltre, il vero “pericolo” dopo pranzo non è tanto il mare, quanto il sole: da mezzogiorno circa alle 15, il sole è alto e particolarmente caldo, e il rischio di scottature e insolazioni è molto elevato. Una precisazione molto importante: se fare il bagno dopo aver mangiato di per sé può non rappresentare un problema, lo diventa se si fa il bagno dopo aver bevuto alcolici.

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