Quanto tempo dopo aver mangiato si può fare il bagno al mare o in piscina? E’ una delle domande più dibattute tra i genitori, ogni estate. Cerchiamo di fare chiarezza sui rischi e le precauzioni da adottare.
La "Congestione": Cos'è e Quanto è Pericolosa?
Come scrive il pediatra Lucio Piermarini sul sito Un pediatra per amico, la grande accusata è la “congestione”: di cosa si tratta? Cos’è questa “congestione”?
Da definizione, infatti, questo termine si riferisce a un «ristagno di liquidi a livello di un tessuto»: la cosiddetta «congestione digestiva» non ha quindi significato dal punto di vista medico (anche se giocoforza è entrata nell’uso colloquiale). Si tratta piuttosto di un rallentamento della digestione: il contatto della nostra pelle con l’acqua fredda richiama il nostro sangue alle aree periferiche del corpo per mantenere la nostra temperatura, togliendolo quindi a stomaco e intestino.
Questo specifico riflesso può conseguire a numerose stimolazioni, nella fattispecie della congestione è di evidenza che dietro vi sia uno choc termico.
Cosa dice la scienza?
Al primo quesito (“Esiste una prova scientifica?”) è semplice dare risposta: non sono stati progettati e condotti degli studi che abbiano messo a confronto due o più gruppi di persone “esposte” e “non esposte” al rischio che si intende valutare.
Di fatto, non esistono prove scientifiche che dopo aver mangiato si anneghi più facilmente. Tuttavia, qualche cautela per evitare un malessere in acqua dopo un pasto può essere raccomandabile.
Fattori da Considerare
In effetti, per essere una questione così diffusa, non ci sono studi scientifici e le certezze sono poche. È comunque bene tenere sotto controllo tre fattori:
- La digestione stessa: Il processo digestivo, di solito, richiede da una a tre ore, a seconda della pesantezza e della complessità del pasto. Quindi se i bambini, com’è facilmente prevedibile, vogliono tornare presto in acqua, può essere il caso di non appesantirli troppo. Date loro piatti leggeri, con più carboidrati e meno grassi e proteine, in modo da rendere più rapida la digestione e ridurre l’attesa.
- La temperatura dell’acqua: Se è molto fredda rispetto a quella dell’ambiente bisogna assicurarsi di avere completamente digerito il pasto. Se è calda, si può anticipare il bagno.
- Entrare in modo graduale: Se l’acqua è molto fredda è sempre meglio immergersi lentamente, in modo da abituare l’organismo al cambio di temperatura.
Consigli Utili
“La famosa regola delle ‘tre ore di attesa’ è un supplizio inutile”, a fare chiarezza in un'intervista rilasciata al magazine ‘GrandHotel’ è la Presidente SIP, Annamaria Staiano. “Non esiste una regola scientifica che preveda questa attesa - spiega - anche perché la digestione avviene in modo diverso a seconda degli alimenti.
Può avere un senso se il bambino ha consumato un pasto abbondantissimo costituito da fritture, alimenti molto grassi, salse e intingoli ovvero da piatti che richiedono una lunga e laboriosa digestione.
Se invece il bambino ha mangiato, come dovrebbe essere, un piatto di pasta condita con olio e pomodoro e magari un po’ di pesce o una fettina di carne può senz’altro entrare in acqua anche subito dopo pranzo.
Attenzione, però, bisogna immergersi in acqua gradualmente, bagnandosi prima le caviglie, i polsi, quindi lo stomaco e poi le tempie. Si deve cioè evitare lo sbalzo termico a cui lo esporrebbe tuffarsi o immergersi di colpo, che potrebbe causare la perdita di conoscenza.
Sempre per questa ragione, il bambino non dovrebbe fare il bagno quando è accaldato e sudato: prima di entrare in acqua, sia pure gradualmente, dovrebbe rinfrescarsi all’ombra”.
Un tuffo improvviso in acqua molto fredda (peggio se si è particolarmente accaldati) può causare, per riflesso automatico, un’interruzione del respiro (“apnea”) accompagnata da brusco calo della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, con possibile svenimento e rischio di annegamento.
Bambini e Bagno: Età e Precauzioni
Ma da che età si può fare il bagno al mare? «Su questo punto occorre far prevalere il buon senso- dice Staiano- Se si parte dal presupposto che fare il bagno deve essere divertente, sarebbe meglio aspettare che il bambino abbia almeno sei mesi, che abbia cioè raggiunto un’età in cui può apprezzarlo.
Molto dipende comunque dal singolo bambino: ci sono piccoli attratti dall’acqua che addirittura la raggiungono prima dell’anno di vita, gattonando, mentre altri, magari più grandicelli, ne hanno un vero terrore. I primi possono essere assecondati, i secondi non devono assolutamente essere forzati a entrare”.
Ci sono dei bambini, infatti, che hanno un vero e proprio terrore dell’acqua. “E’ una paura insita nella natura umana come quella del fuoco- sottolinea la Presidente SIP- Con l’esperienza, cioè prendendo a poco a poco confidenza con l’elemento liquido, in genere il bambino la supera e piano piano comincia a trovare piacevole giocare con l’acqua e sentirla sulla pelle.
Questo passaggio è ostacolato però dalla temperatura del mare, che per un piccolino è generalmente sempre troppo fredda e quindi respingente. Non dimentichiamoci che il liquido amniotico entro cui si nuota prima di nascere ha una temperatura di circa 37 gradi mentre l’acqua di mare è intorno a i 24-25 gradi, quandova bene arriva a 28 gradi…”.
L'Alternativa della Piscinetta
L’alternativa è la piscinetta. “Una soluzione saggia, almeno fino a i due-tre anni di vita, o fino a quando il bambino non esprime chiaramente il desiderio di fare il bagno nel mare- evidenzia la Presidente SIP- I vantaggi sono vari: l’acqua della piscinetta si può far intiepidire al sole e, quindi, evita che il bambino si raffreddi, dopo di che può essere posizionata sotto l’ombrellone, limitando il rischio di scottature. Fermo restando che comunque la protezione solare va messa sempre , almeno mezz’ora prima di scendere in spiaggia”.
Da ricordare però che “la piscinetta va riempita poco (l’acqua deve arrivare al massimo all’ombelico del bambino seduto) e il bambino, anche se l’acqua è bassissima, non deve mai essere perso di vista”.
I bambini piccoli “se cadono in acqua non riescono a salvarsi da soli- ricorda Staiano- È importantissimo che, fino a i quattro anni, e comunque fin quando non hanno imparato a nuotare, indossino i braccioli, e che un adulto li vigili costantemente da vicino”.
Ingestione di Acqua di Mare: Cosa Fare?
Ma che succede se il bambino facendo il bagno beve l’acqua di mare? «E’ tossica per l’organismo- dice Staiano- per via del suo alto contenuto di sale. In più, se il mare è inquinato può contenere agenti infettivi che possono causare vari problemi, primo tra tutti una forma di gastroenterite, i cui sintomi tipici sono nausea, vomito, diarrea, in presenza dei quali bisogna prontamente rivolgersi a un pediatra.
Dunque- raccomanda- sarebbe senz’altro meglio che simili incidenti di percorso non si verificassero. Posto questo, è ovvio che una piccola quantità d’acqua salata ingerita non può creare particolari danni. È consigliabile, comunque, quando succede, porgere al bambino dell’acqua dolce, utile per eliminare la quantità di sale contenuta nell’acqua marina assunta”.
Durata del Bagno e Segnali di Allarme
Per quanto riguarda la durata del bagno la pediatra ricorda poi che “i segnali a cui prestare attenzione per capire quando è il momento di uscire dall’acqua, sono tre : i brividi di freddo, il raggrinzimento della pelle delle dita e la colorazione bluastra delle labbra. Per dire basta, deve essere sufficiente, comunque, che il bambino tremi”.
Protezione Solare e Abbigliamento
Ma è bene far indossare una maglietta al bambino? “Una maglietta di cotone è utile perché diminuisce il rischio di scottature- dice Staiano- però non basta: sulla pelle va comunque applicata la crema solare protettiva. A meno che non si scelga una maglietta realizzata in tessuto specifico, che agisce da schermo solare”.
Così come “quando il bambino gioca in spiaggia è buona cosa fargli indossare un cappellino, a patto però che sia molto leggero, meglio se di paglia bucherellato. Diversamente può trattenere il calore con il rischio che si surriscaldi la testa”.
Infine, una volta usciti dall’acqua, è bene fare una doccia al bambino? “E’ una buona abitudine perché l’acqua salata può risultare irritante per la pelle di un piccolino. Se però dopo la doccia si rimane ancora in spiaggia occorre rinnovare l’applicazione del prodotto solare”.
Alcool e Annegamento
Un’ultima cosa molto importante: se fare il bagno dopo mangiato può non rappresentare un problema, di sicuro farlo dopo aver bevuto alcolici può essere rischioso. Sia negli adolescenti sia negli adulti, nel 70% delle morti da annegamento è implicato il consumo di alcol.
Tabella Riassuntiva dei Consigli
| Situazione | Consigli |
|---|---|
| Dopo un pasto leggero | Si può fare il bagno subito, immergendosi gradualmente. |
| Dopo un pasto abbondante | Attendere un po' di tempo, preferibilmente 1-3 ore. |
| Temperatura dell'acqua fredda | Immergersi gradualmente per evitare shock termici. |
| Bambini piccoli | Utilizzare braccioli e sorveglianza costante. |
| Ingestione di acqua di mare | Offrire acqua dolce per eliminare il sale. |
| Consumo di alcol | Evitare assolutamente di fare il bagno. |
