La valutazione del rischio idraulico è un tema di crescente importanza, soprattutto alla luce dei recenti eventi meteorologici estremi e del dissesto idrogeologico che affligge molte aree. Questo articolo esplora la definizione di rischio idraulico, la metodologia per la sua valutazione e le possibili misure di mitigazione.

Definizione di Rischio Idraulico

La metodologia di valutazione del rischio è stata riferita alla definizione di rischio data dal D.P.C.M. 29 settembre 1998, atto di indirizzo e coordinamento, cui si rimanda per completezza.

Nel caso in cui si tratti di eventi accaduti la delimitazione dell'area interessata dall'evento e la rilevazione dei danni subiti rendono abbastanza facile la valutazione del livello di rischio. Nel caso in cui, invece, le conoscenze sui fenomeni siano tali da ritenere opportuna una analisi del rischio potenziale, bisognerà effettuare una valutazione quantitativa in termini comparativi dei fattori pericolosità, valore, vulnerabilità basandosi su elementi parametrizzabili.

Si è ritenuto, inoltre, necessario distinguere, nella valutazione della pericolosità, gli elementi che concorrono alla determinazione del rischio da frana da quelli inerenti al rischio idraulico.

Fattori Chiave nella Valutazione del Rischio

  • Vulnerabilità degli elementi a rischio: dipende sia dalla loro capacità di sopportare le sollecitazioni esercitate dall'evento, sia dall'intensità dell'evento stesso.

Metodologia di Valutazione del Rischio Idraulico

Dallo studio di numerose pubblicazioni al riguardo, tra cui le linee guida che hanno condotto alla redazione dei piani di bacino della regione Lazio e delle autorità di bacino del Tevere, del Reno e del Po, nonché le "Considerazioni sulla valutazione del rischio di frana" del CNR-GNDCI-Regione Emilia Romagna, si è cercato di pervenire ad una definizione e valutazione di tali elementi che fosse di facile applicazione e adattabile alla realtà territoriale siciliana.

La pericolosità idrogeologica sostanzialmente è la caratterizzazione dell'evento che può avvenire in relazione alla sua frequenza e al suo possibile impatto su un'attività produttiva. E questa può essere valutata, in prima istanza, sulla base di una serie di mappature del territorio nazionale che la normativa ha previsto; ad esempio, partendo, appunto, da quelli che sono gli eventi più impattanti, per cui più veloci, che sono sostanzialmente le frane, le alluvioni e gli eventi meteorologici estremi.

Esiste dunque una mappatura nazionale realizzata per quanto riguarda gli eventi idrogeologici che definisce, appunto, una pericolosità e sia per quanto riguarda gli eventi franosi. Dopodiché vado a valutare la condizione del sito. Ovviamente per valutare la condizione del sito io devo in primo luogo sapere cosa può accadere, con quale frequenza può accadere e quali sono le possibili conseguenze del fenomeno che sta per accadere.

Torniamo sempre ai termini utilizzati. Voi parlate parlato sia di valutazione sia di mitigazione. Ovviamente si deve partire da una caratterizzazione del fenomeno che può avvenire, dall'identificazione di quelli che sono i cosiddetti elementi critici, cioè quegli elementi che potrebbero essere danneggiati, dalla comprensione di quello che è il possibile danno che si può avere e relativi meccanismi e bisogna valutare qual è la possibile frequenza di questo danno e quelli che sono le possibili conseguenze e scenari. E infine valutare, fra questi, quelli che sono gli scenari credibili e prevedere delle misure di mitigazione.

Il mio problema però è l'incidente. Per cui nella valutazione quantitativa devo sempre partire, per due ragioni, dall'incidente.

Da una parte perché non mi devo disperdere nella quantificazione del rischio in senso lato, perché potrebbe essere inutile. Ma l'altra cosa è che occorre sempre tener conto che (…) l’incidente può avvenire anche in assenza di un evento totalmente disastroso; cioè, ad esempio, potrebbe alzarsi un po' il livello dell'acqua, senza che sia un evento estremamente importante. Però questo potrebbe comunque comportare magari un’interruzione di una tubazione, piuttosto che un danno. Cioè, questo potrebbe comunque provocare un incidente. Per cui occorre prestare particolare attenzione.

Livelli di Rischio

  • Molto elevato R4: per il quale sono possibili la perdita di vite umane e lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici, alle infrastrutture e al patrimonio ambientale, la distruzione di attività socio-economiche.

Rischio NaTech e Idrogeologico nel Mondo del Lavoro

NaTech è un acronimo che ha molte declinazioni e la più utilizzata è Natural Hazard Triggering Technological Disasters. Sostanzialmente è l'interazione fra un disastro naturale e il rischio industriale con particolare attenzione a quelli che sono i cosiddetti impianti PIR con pericolo di incidente rilevante, che sono quelli soggetti al Decreto Legislativo 105, i cosiddetti impianti Seveso (…).

L’attenzione al NaTech è uno degli elementi innovativi del decreto legislativo 105, la cosiddetta Seveso 3. E la parte NaTech e idrogeologica riguarda anche il nostro territorio.

La gran parte delle aziende, delle mille aziende con rischio di incidente rilevante sul nostro territorio nazionale sono esposte a rischi naturali, soprattutto rischio sismico e rischio idrogeologico.

Ci sono delle caratteristiche fondamentali del rischio NaTech, rispetto al rischio industriale in generale, cioè il fatto che un evento, un disastro naturale, impatta su tutto lo stabilimento contemporaneamente. Questo comporta che io posso avere più incidenti, più rilasci di sostanze pericolose e dunque (…) un aumento della probabilità di accadimento e un incremento della frequenza. D'altra parte, l'evento NaTech impatta anche sui sistemi di mitigazione, quelli che dovrebbero ridurre le conseguenze. Per cui posso avere delle conseguenze più severe.

E non trascurabile è che l'evento, un disastro naturale, impatta su un territorio molto vasto. E sono importanti gli strumenti di mitigazione e gestione, ma anche di valutazione. Pensiamo sempre che anche nel decreto 81/2008 si richiede una valutazione dei rischi e fra questi rischi ci sono anche sicuramente quelli legati a dei pericoli naturali.

Azioni dell’Alluvione sugli Impianti

Con riferimento poi anche alle alluvioni che ci sono state in questi ultimi due anni quali possono essere le azioni dell’alluvione sugli impianti, specialmente gli impianti a rischio di incidente rilevante? (…) Diciamo che, per avere un'idea, se io ho dei serbatoi su selle che non sono ancorati, questi possono essere sollevati, eventualmente spostati. Pensiamo poi ai problemi che ci possono essere nei confronti degli impianti elettrici piuttosto che in altri sistemi di mitigazione di questo tipo di problema.

Oppure l'acqua può invadere delle aree dove, ad esempio, ci sono sostanze che reagiscono con l'acqua. Anche questo può avvenire.

L'altro tipo di azione invece è legata al movimento delle acque, che ovviamente possono trascinare via cose, possono trasportare sedimento, materiali che possono provocare danni. Possono provocare danni rispetto a tubazioni, rispetto a strutture, rispetto a serbatoi, rispetto a quelli che sono gli elementi vulnerabili.

Misure di Mitigazione e Sistemi di Allerta Preventivi

Quali sono delle possibili misure di mitigazione delle conseguenze di eventi alluvionali? Rientra nella prevenzione perché rientra in quelle misure che io preventivamente prevedo. Per cui ovviamente fa parte sempre delle attività di prevenzione.

Però diciamo che la prevenzione primaria sarebbe quella di agire sul pericolo, però agire sul pericolo, in questi casi, dato che il pericolo non si può rimuovere, vuol dire delocalizzare fondamentalmente. Che non è una cosa che si può dire facilmente. La vera prevenzione sarebbe quella.

Poi ovviamente c'è una prevenzione che è legata invece alla vulnerabilità, cioè come è realizzata una struttura, un impianto, un'attività e così via. E su quella posso agire preventivamente.

E in questo ambito rientrano anche misure di mitigazione, ad esempio, strutturali.Cioè realizzare degli argini di contenimento, piuttosto che elevare delle cose, mettere in sicurezza le sale di controllo. (…) Sono misure di mitigazione preventiva di tipo strutturale. E’ sempre mitigazione.

Poi esistono dei sistemi di mitigazione di tipo non strutturale. Ad esempio modificare gli impianti, prevedere certe cose…

In ultimo, quelli che, secondo me, sono più interessanti, anche in termini di costi (perché in tutte queste cose ovviamente c'è un problema di costi/benefici), sono i sistemi di Early Warning, sistemi di allerta preventivi, che sono sistemi interessanti, perché sono poco invasivi, poco impattanti e però molto utili…

Ad esempio, io ho una situazione critica in un'azienda - dove io vado in quanto ispettore. Qui hanno una tempistica per mettere a punto degli eventuali interventi diciamo strutturali o non strutturali. Allora, nel frattempo, possono utilizzare (…) dei sistemi di Early Warning che sostanzialmente sono degli insiemi di allerta preventivi che integrano delle informazioni che vengono a livello nazionale o regionale.

Noi abbiamo un sistema di allerta meteorologico della Protezione Civile estremamente funzionante e ci sono anche dei sistemi a livello regionale, ad esempio in regione Lombardia, molto efficienti e anche molto locali, che sono in grado di inviare dei sistemi di allerta. Sistemi che integrati con dei sensori presenti sull'impianto danno informazioni, ad esempio, sul fatto che certe strutture si stiano muovendo, movimenti, distacchi, rilascio di sostanze.

Infine, posto che gli eventi climatici estremi e i problemi connessi al dissesto idrogeologico, hanno aumentato negli anni il rischio NaTech come spingere le aziende, le industrie ad implementare idonee misure di prevenzione/mitigazione tecniche e gestionali? La prevenzione dei rischi è sempre un valore.

Un'altra forma di supporto sono le linee guida che si stanno predisponendo a livello nazionale proprio per aiutare sia le aziende, sia la parte pubblica, i controllori, a valutare opportunamente questi rischi.

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