Ci sono trattori entrati nella storia e altri che l’hanno scritta. Fiat presentò nel 1968 la nuova serie “Nastro d’Oro”, così chiamata per celebrare i 50 anni dal lancio del primo trattore, il modello “702”. Era composta da quattro trattori a ruote e da altrettanti cingolati, tutti “vestiti” da Sergio Pininfarina, una matita che sicuramente contribuì al successo della serie. I vari modelli furono in effetti molto apprezzati dal mercato, ambito in cui Fiat godeva di una quota del 45 per cento conquistata arginando la concorrenza mediante continui miglioramenti dei prodotti.
Già nel 1970 venne in effetti rivista sostituendo i motori, dai Fiat “800” agli “8000”, e con il lancio di nuovi modelli fra i quali il cingolato Fiat 605 C. A tale exploit sicuramente molto contribuì il nuovo motore, un diesel quattro cilindri Fiat serie “8045” a iniezione diretta erogante 56 cavalli a due mila e 200 giri. Prestazione che abbinata a una massa del trattore di oltre 27 quintali permetteva alla macchina di far fronte anche a lavorazioni del terreno pesanti e quindi di poter contare su un bacino vastissimo di potenziali clienti.
Offerto in due versioni, quella base larga mille e 440 millimetri e quella da “montagna” larga mille e 660, trovò in quest’ultima il suo cavallo da battaglia. Vuoi per la maggior stabilità laterale vuoi per un miglior galleggiamento e una superiore capacità di trazione. Entrambe erano però caratterizzate da una grande semplicità costruttiva e vantavano trasmissioni adeguate alle prestazioni dei motori in termini di robustezza. Tale dote era in appannaggio soprattutto alle frizioni, pilotate mediante un innesto a leva a “punto morto”.
La frizione permetteva quindi un’agevole e sicura gestione della trasmissione, un cambio a sei marce avanti e due in retro che realizzava a velocità comprese fra i mille e 700 metri/ora e quasi 11 chilometri/ora. Le prime quattro marce erano concepite per far fronte alle lavorazioni pesanti, la quinta permetteva rapide ripassature mentre la sesta guardava soprattutto ai trasferimenti. Una coppia conica trasmetteva la coppia motrice alle frizioni di sterzo. Dotate di otto dischi per parte a loro volta scaricavano la coppia su riduttori a cascata e a seguire su ruote motrici dentate a sei razze. I freni indipendenti agivano inoltre sui tamburi delle frizioni di sterzo mentre i carri cingolo disponevano ciascuno di cinque rulli di appoggio e di uno di sostegno. Di fatto una catena cinematica semplice ma efficiente cui si affiancava una trasmissione della presa di forza che rendeva disponibili 56 cavalli fruibili sia in maniera diretta sia montando una puleggia. Bastava in effetti aprire un coperchio posto sopra il terminale della presa di forza per accedere a uno specifico rinvio.
Il propulsore Fiat “8045” operava tramite camere di combustione a “omega” e iniettori a tre fori. Il sollevatore era alimentato da una pompa idraulica capace di realizzare una portata superiore ai 16 litri/minuto e vantava una capacità di 14 quintali, prestazione che consigliava l’applicazione di zavorre a piastra anteriori. Inizialmente il gruppo non disponeva di sforzo controllato ma solo delle funzioni flottante e posizione controllata ma successivamente guadagnò anche la prima funzionalità.
Così concepito il trattore conobbe subito un grande successo. Non proponeva nulla di rivoluzionario, ma si adattava a qualsiasi tipo di lavoro con estrema facilità. Era potente, non eccessivamente pesante, si manovrava con facilità ed era parco nei consumi. Proponeva inoltre un rapporto prezzo/contenuti interessante con una quotazione 1973 del modello “Montagna” di poco superiore ai tre milioni di lire.
Proprio per mantenere tale leadership di settore sempre nel 1973 Fiat apportò alla macchina diversi miglioramenti tra i quali un aumento della potenza a 60 cavalli e della coppia massima a quasi 19 chilogrammetri e mezzo. Per tale motivo venne anche rinforzato il cambio e fu migliorato il materiale di attrito delle frizioni di sterzo. La nuova versione grazie al buon rapporto prezzo/prestazioni riuscì a tener testa ai Landini “6500 C” e ai Massey Ferguson “174 C” i cui motori erogavano 67 cavalli, ma era chiaro che anche “605 C” prima o poi avrebbe dovuto incrementare le sue prestazioni di punta.
La Casa si mise quindi al lavoro e nel 1979 lanciò la versione “Super”, accreditata di 66 cavalli erogati a due mila e 400 giri e di quasi 22 chilogrammetri a mille e 400 giri. I longheroni scatolati dei carrelli cingolo furono inoltre riempiti a “profilo pieno” e ciò portò la massa della versione “Montagna” a superare i 32 quintali con il sollevatore. In virtù dell’aumentato regime nominale del motore aumentarono del nove per cento le velocità realizzate dai sei rapporti del cambio, tutte modifiche che fecero di “605 C Super” il punto di riferimento del mercato risultando tale fino al 1985 nonostante nel 1982 i trattori cingolati serie “Nastro d’Oro” fossero stati rimpiazzati dai serie “65”. L’ultima versione del trattore era distinguibile per il color mattone della carrozzeria.
I dati di produzione di “605 C” non sono disponibili, ma si sa che in Italia in quindici anni ne furono immatricolati più di 20 mila, cifra certamente in difetto in quanto non tutti i trattori cingolati vengono storicamente iscritti all’Uma, Utenti Motori Agricoli, e dotati di targa. Per alcuni anni fu anche il trattore più immatricolato in assoluto in Italia e venne venduto anche in Spagna, Portogallo, Grecia, Nord Africa e Nord America, in particolare in California. Un volume di produzione realistico ma non ufficiale potrebbe quindi corrispondere a circa 25 mila esemplari, mezzi cui si devono però aggiungere quelli assemblati su licenza in altri Paesi.
Caratteristiche Tecniche Salienti
- Motore: Diesel quattro cilindri Fiat serie “8045” a iniezione diretta
- Potenza: 56 cavalli a 2200 giri/min (fino a 66 cv nella versione "Super")
- Trasmissione: Cambio a sei marce avanti e due in retro
- Sollevatore idraulico: Portata superiore ai 16 litri/min, capacità di 14 quintali
- Peso: Oltre 27 quintali (fino a 32 quintali nella versione "Montagna Super")
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