Lo indossiamo da quasi ottant'anni, ci ha accompagnato durante le nostre estati più belle e non possiamo farne a meno. Il bikini, per come lo conosciamo oggi, è il costume più versatile di sempre, e la sua storia segue una linea del tempo antichissima che risale a più di tremila anni fa. Già in epoca greca e romana, sotto il nome di subligaculum strophium, compariva su affreschi e oggetti di culto, prima di diventarlo lui stesso.
Il costume da bagno, oggi un must-have per l'estate, ha una storia sorprendentemente ricca. Nato alla metà del XIX secolo per coprire più che scoprire, si è trasformato radicalmente nel corso degli anni. Non esiste un capo d’abbigliamento che sia più legato alla storia della società del costume da bagno. La moda a bordo piscina o in spiaggia ha da sempre fatto da specchio alla cultura moderna e da termometro alla voglia di anticonformismo.
Le origini e l'invenzione del bikini
Tutto ha inizio il 5 luglio 1946, quando, durante un concorso di bellezza a Parigi, un couturier francese, considerato un po’ sopra le righe, presenta in passerella un costume spezzato in grado di lasciare scoperto l’addome, ombelico compreso. Il suo nome è Louis Réard, un ex ingegnere automobilistico che, anziché proseguire la sua carriera tra i motori, decide di rilevare l’attività di sua madre, dedicata alla lingerie. Ispirato dallo stile delle spiagge di Saint-Tropez, dove giovani donne tentavano di arrotolarsi sempre più il costume da bagno per aumentare la superficie di pelle abbronzata, ha un’intuizione geniale.
Chiede a delle indossatrici di vestire il primo bikini della storia, ma nessuna trova il coraggio di portare un indumento così audace per l’epoca. Solo Micheline Bernardini, una danzatrice del Casinò di Parigi, accetta l’incredibile sfida e sfila nella piscina Molitor, mostrando una nuova possibilità di look. Il modello si componeva di uno slip sottile e due triangolini, con un pattern anch’esso memorabile: Louis Réard sceglie un tessuto stampato che riprendeva le prime pagine dei giornali, come a suggerire l’arrivo di un’innovazione destinata a far parlare le maggiori riviste di moda.
Nel XIX secolo, i costumi da bagno erano pesanti e ingombranti, con il risultato di limitare la mobilità di uomini in maglie e pantaloncini lunghi e donne in abiti di lana o flanella. Col XX secolo e l'allentarsi delle norme sociali, i costumi divennero più leggeri ed elastici, lasciando scoperte le gambe per lo meno fino al ginocchio. Il 1946 è l'anno della svolta. Nasce il bikini, introdotto da Louis Réard, che, mostrando l'ombelico, provoca scandalo ma allo stesso tempo seduce.
Da dove viene la parola bikini?
Anche il termine “bikini” riflette il profondo desiderio del suo creatore di far esplodere, letteralmente, un indumento nella quotidianità delle persone. La parola deriva, infatti, dall’atollo di Bikini, una municipalità delle Isole Marshall, dove proprio negli anni Quaranta, durante la Seconda Guerra Mondiale, si conducevano i primi esperimenti nucleari. Louis Réard era convinto che l’uscita del due pezzi sul mercato avrebbe dato vita a una vera e propria rivoluzione. In fondo, non aveva poi così torto.
L'evoluzione del costume da bagno nel tempo
La storia del costume da bagno rappresenta una guerra fra la pelle, le macchine industriali e il tessuto, proiettata sullo sfondo del cambiamento delle epoche e della civilizzazione. In questa lotta, due forze contrapposte dominano i giochi: la voglia di liberazione ed esposizione e il bisogno di proteggere, nascondere e custodire. Freud sosteneva che il progressivo nascondere il corpo, di pari passo con lo sviluppo della civiltà, ha tenuto viva la curiosità sessuale nell’essere umano.
I primi costumi da bagno vengono fatti risalire alla antica Grecia, quando i bagni pubblici erano in voga e frequentati dalla società che poteva permettersi capi per l’occasione e che praticava sport acquatici. Successivamente si è sviluppato in nord Europa, secoli dopo, per il largo uso di bagni termali terapeutici, moda che venne importata in America dai coloni L’evoluzione fu lenta e per molti anni il costume da bagno fu scomodo e impacciato. Verso la fine del XIX secolo consisteva in un paio di leggings alla caviglia, coperti da dei mutandoni fino ginocchio che a sua volta erano coperti da un vestito lungo fino a metà coscia. Nei litorali, che piano piano diventavano sempre più affollate, le donne mettevano i corsetti sotto il costume da bagno.
I costumi dell’epoca vittoriana rappresentavano il trionfo dell’artificio sulla natura e della costrizione sulla libertà, mantenendo ben distinti i ruoli sociali anche nelle situazioni di spiagge, dove il corsetto rendeva l’accesso all’acqua privilegio dei soli uomini.
Negli anni 20, al contrario, il probizionismo e l’economia prosperosa, oltre che l’invenzione dell’automobile, dettero una grande spinta allo sviluppo della società in senso ottimista. La gente voleva nuove avventure e si sentiva pronta per il futuro. Sulle cicatrici della prima guerra mondiale e del suffragio femminile in America emerse un nuovo modello di donna e una nuova estetica. Curve generose e forme abbandonati furono rimpiazzate da una nuova silhouette, longilinea, arcuata, androgina il cui scopo non era più solo procreare ma lavorare, votare ed emanciparsi.
In questi anni il costume si era già ridotto di molto. Consisteva in una tunica composta da due pezzi, un mantello lungo fino al ginocchio e legato sotto il mento e una tunica senza maniche che copriva fino a metà coscia. Rimanevano scoperte zone “nuove” come la parte superiore del braccio, la parte bassa delle cosce, si intravedevano le ascelle. L’inguine era ancora gelosamente custodito. La società aveva ancora bisogno di dettare regole chiare e precise sul pudore e la decenza e nelle spiagge si affiggevano cartelli con le dimensioni permesse di pelle scoperta.
Gli anni 40 furono molto diversi. Nonostante l’America fosse lontana dalle bombe della seconda guerra mondiale, la popolazione era ossessionata dal tema della sopravvivenza, dalla procreazione, dall’aggressività e dall’abbondanza. Film, riviste e musica portavano nelle case la tensione internazionale e le difficoltà della vita durante la guerra. L’ideale astratto della figura femminile si adeguava, riscoprendo interesse per le forme le curve morbide. I capi d’abbigliamento erano strategicamente prodotti per stringere qua e sfinare là, dando ad ogni corpo la forma delle dive di Hollywood. Il corpo formoso riacquistava il palcoscenico ma rimaneva modulato e contenuto da nuove fibre e stecche.
I costumi degli anni 40, sono quelli delle pin up, abbondanti, dolci e ben strutturati per esaltare i fianchi e il seno, assottigliando punto vita e spalle, con uso di tessuti come la spugna, che creavano spessore nelle zone giuste. Le donne che erano entrare nel mondo del lavoro in ruoli tradizionalmente maschili, vestite con tute da operaie e grembiuli reclamavano abiti estremamente femminili nel tempo libero.
Finalmente negli anni ‘60 il corpo veniva mostrato senza restrizioni forzate. I baby boomer, nati nel dopoguerra, diventavano adulti, avevano potere d’acquisto ed erano pronti per imporre i loro gusti ad una società che consideravano obsoleta i cui padri avevano fatto la guerra. Un potente senso di rinnovamento era nell’aria. Proteste, ribellione e idealismo erano nella mente di tutti. Contro la guerra fredda, la guerra del Vietnam e coinvolti nelle poteste studentesche gli adolescenti si innamoravano dei Beatles, di Iggy Pop, Jimmy Hendrix e Patty Smith. La politica dichiarava guerra all’anticonformismo e lo misurava con quantità di pelle scoperta sul corpo della gente. La pelle scoperta era per i sovversivi e culturalmente illuminati. Jeans stracciati, bucati, camicie aperte sull’addome, topless e reggiseni bruciati. Secondo il costume di quegli anni, il nudo era naturale e naturale era bello: finalmente il bikini, arrivato negli anni 50, diventava veramente popolare.
Gli anni ‘80 cambiarono nuovamente tutto. Improvvisamente l’attenzione non era più su quanti pezzi di corpo fossero scoperti, ma quali. L’interesse per il nudo era appassito e nuovo ideale fisico si era fatto strada. Dalle classi di aerobica e dai saloni di body building emergeva un corpo allenato e turgido. Disciplina e artificio entrarono nel complicato rapporto fra la donna e il suo corpo, quello che la natura non poteva dare, lo davano esercizio e macchinari.
Il costume da bagno adesso metteva l’attenzione sulle zone su cui si concentrava l’allenamento fisico, quelle che invecchiano peggio: ascelle, glutei, inguine, interno coscia. Tanga perfettamente aderenti, string allungati e bikini vivaci imperversavano contemporaneamente ai costumi interi, più geometrici e in-continuum con le linee di un corpo asciutto e palestrato e molto spesso abbronzato.
Il bikini nella storia del cinema
Nonostante la forte condanna della Chiesa Cattolica sullo striminzito costume a due pezzi, il bikini conquistò la scena mediatica del grande schermo, influenzando la moda contemporanea. A cominciare dal film E Dio creò la donna (1956), diretto da Roger Vadim, in cui Brigitte Bardot, indossando un bikini, si rilassa proprio sulla spiaggia di Saint-Tropez, consacrando il costume spezzato a oggetto di culto.
Anche il James Bond del 1962, interpretato da Sean Connery, incontra una bikini girl: l’attrice Ursula Andress, in una scena di Agente 007 - Licenza di uccidere (Dr. No, titolo originale), indossa un elegantissimo due pezzi bianco con tanto di cintura in vita per portare la pistola. Indimenticabile è poi la trasposizione di Stanley Kubrick di Lolita (1962), interpretata dalla giovanissima Sue Lyon che, nella sua innocenza, porta il bikini sull’Olimpo della sensualità.
In seguito fu Brigitte Bardot, immortalata in bikini a Cannes, nel 1953, a rendere popolare il due pezzi in Costa Azzurra, arrivando poi a creare un vero e proprio mercato negli Stati Uniti dopo l'uscita del film Piace a troppi (1958), che la consacrò come sex symbol. Le icone del piccolo e grande schermo hanno avuto un ruolo fondamentale nel plasmare l'immaginario collettivo dei costumi da bagno, dal bikini alla versione intera.
Figure leggendarie come Ursula Andress, emergendo dall'acqua con le conchiglie in mano in Agente 007 - Licenza di Uccidere, e Halle Berry, in un memorabile bikini arancione ne La morte può attendere, hanno esibito il bikini come simbolo di sensualità e audacia. Allo stesso tempo, il costume intero ha avuto le sue icone, da Marilyn Monroe a Lady Diana, passando per la Pamela Anderson di Baywatch, il cui costume rosso è diventato in breve tempo un'icona a sé.
Tendenze attuali dei costumi da bagno
Gli anni '60 e '70 videro la Lycra rivoluzionare i costumi da bagno in termini di aderenza e comfort. Per gli uomini, parallelamente, si diffuse il Port Cros, ispirato ai pescatori della Provenza, con una corda regolabile alla vita. Dagli anni '80 al 2000, i costumi da bagno seguirono le evoluzioni culturali e tecnologiche.
I costumi da bagno di oggi si distinguono per le loro fantasie ardite e colori brillanti, ma anche i modelli a tinta unita sono molto apprezzati per uno stile più classico. Le donne possono scegliere tra bikini e costumi interi con tagli originali e dettagli come volant e aperture, mentre gli uomini hanno a disposizione boardshorts e slip, vivaci o monocromatici. Con l'avvento del nuovo millennio, la sostenibilità è diventata un fattore chiave nella produzione di costumi da bagno, con l'uso di materiali di recupero e metodi di produzione ecologici.
Se l’abbigliamento può essere considerato erotizzante, poiché spande l’attenzione sessuale su un’unica entità (il corpo umano), il costume da bagno è l’opposto, ha fatto da spot light su parti del corpo diverse, sparpagliando l’attenzione sessuale. Questo significa che i costumi da bagno, nonostante la loro lunga storia e i mille cambiamenti, hanno sempre strizzato l’occhio alla sessualità.
L’invenzione del costume da bagno ha trasformato in indumento un capo che fosse allo stesso tempo funzionale e infinitamente espressivo. Il costume da bagno ha fatto ciò che nessun altro capo prima era mai stato chiamato a fare, rappresentare il paradosso: un modo di svestire che funzionasse come simbolo del vestito.
Il costume da bagno è stato bistrattato in tutti i modi prima di trovare un valore simbolico. Tutti i movimenti culturali che si sono alternati nella storia sono stati inevitabilmente assorbiti dal mondo della moda, che di volta in volta trasforma le nuove idee in una varietà infinita di tessuti, forme e tecniche innovative di produzione.
Il costume da bagno è nato seriamente svantaggiato da grande limite pratico poiché ha dovuto mostrare la stessa critica innovativa all’interno di poco più di un metro di tessuto. Come sostiene Gideon Bosker, autore e artista, se la moda è un linguaggio, il costume può essere paragonato al telegramma, deve essere coinciso e attrarre in pochissimo sazio tutta l’attenzione possibile.
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