Insolito e intrigante è raccontare il corpo - la sua mortificazione, esibizione, oscenità, seduzione - attraverso un percorso artistico visivo che in centinaia di opere tra dipinti, arazzi, stampe e fotografie, esplora i rituali di pulizia, le pratiche e gli spazi della cura di sé nel mondo occidentale. Questa mostra veramente unica sviluppa il tema della toilette tra iconografia dell’arte e storia del costume, percezione socioculturale del corpo nelle diverse epoche e sua rappresentazione artistica.
Naturalmente non desti sorpresa che i corpi che si avvicendano nelle varie opere, pur in fogge e stili espressivi diversi, siano quasi esclusivamente corpi femminili. Come ebbe a scrivere John Berger qualche anno fa, relativamente al mondo dell’arte per secoli le donne sono state soltanto “oggetto” dello sguardo maschile, non “soggetto” di sguardo. Solo nell’ultima sezione della mostra troveremo opere dove “soggetti” donne propongono la loro prospettiva - come la donna nella vasca da bagno con la maschera di bellezza spalmata sul viso (Bettina Reims), o con reggiseno Chanel (Karen Mulder).
L'Evoluzione dello Spazio Dedicato all'Igiene Personale
Dal 1500 ai nostri giorni, prima con gli occhi di Dürer, Primaticcio, De la Tour, poi di Boucher, Manet, Degas, Picasso e tanti altri ancora, assistiamo a mutamenti di cui l’arte si fa testimone e che conduce progressivamente all’apparizione di uno spazio apposito dedicato alle pratiche di pulizia e abbellimento del corpo, spazio che è separato dalle altre stanze della casa. Va da sé che si dovrà attendere ancora molto prima che ogni classe sociale possa godere di questa trasformazione nell’architettura privata, e che stanze da bagno funzionali - e la disponibilità di acqua! - siano presenti in ogni abitazione.
La Chiesa e l'Igiene: Un Rapporto Complesso
Al di là della scarsità d’acqua, in un libro di qualche anno fa Paolo Sorcinelli, studioso di storia sociale, chiariva eloquentemente quanto indugiare nella pulizia del corpo con lavacri e abluzioni varie fosse stato per secoli pesantemente stigmatizzato dalla Chiesa; di conseguenza tenersi lontano all’acqua - cosa di cui sante e beate si vantavano - equivaleva a tenersi lontano da pratiche quasi peccaminose, pericolose per la salute dell’anima. L’attenzione all’igiene intima, poi, valeva soprattutto tra le prostitute.
Occorrerà aspettare il XVIII secolo, e il pensiero illuminista e libertino, per assistere ad una rivalutazione del corpo e della sessualità rispetto alla mortificazione che aveva imperversato nei secoli precedenti. Scrive Sorcinelli che per la “piccola o grande rivoluzione culturale che viaggia attraverso le donne e le loro parti intime” occorrerà aspettare il ’700, quando tra le donne della nobiltà e dell’alta borghesia finalmente l’acqua “ritorna sulle parti intime per finalità sessuali di natura igienicosanitaria e forse anche nel tentativo di scongiurare gravidanze indesiderate”.
Simbolismo e Seduzione: Il Corpo che si Bagna nel XV e XVI Secolo
Seguendo il percorso espositivo, ci viene mostrato come nelle opere del XV e XVI secolo il motivo iconografico del corpo che si bagna non miri tanto a rappresentare la pratica del lavarsi, i gesti un po’ prosaici dell’abluzione, ma funga piuttosto da pretesto vuoi per un idealizzato omaggio alla bellezza e fecondità della natura - come nello splendido arazzo proveniente dal Museo di Cluny - vuoi per evocare un rituale di purificazione dopo il parto. O ancora, è pretesto per illustrare pruriginosamente, in soggetti biblici o mitologici, la seduzione delle nudità femminili, come nel celebre dipinto di Tintoretto sulla bella e virtuosa Susanna insidiata dai vecchioni voyeurs.
Il XVII Secolo: Acqua come Veicolo di "Veleni"
In aggiunta ai consueti tabù religiosi per salvaguardare la salute dell’anima, nel XVII secolo anche scienza e medicina si alleano per demonizzare il contatto con l’acqua, ritenuta sommamente pericolosa per la salute del corpo: può veicolare dannosi “veleni”, e in particolare è considerata mezzo di diffusione della peste. Dipinti e stampe dell’epoca si soffermano dunque prevalentemente su rappresentazioni di *toilette seches*, a base di profumi, ungenti e creme.
Davanti ad uno specchio posto su un tavolino in camera da letto, la donna si pettina e si incipria, e non di rado una domestica o un visitatore - sono *toilette* aperte al pubblico! - è compreso nella scena. Tuttavia più maliziosi e indiscreti diventano a volte gli sguardi che frugano nei boudoir delle leziose damine settecentesche, fino alla licenziosità di alcuni ovali di Boucher che le mostrano con le gonne alzate, intente ad adempiere funzioni corporali.
XIX Secolo: Ritorno all'Intimità Quotidiana
È la pittura del XIX secolo a restituire al tema del bagno, del lavarsi, i gesti e i movimenti dell’intimità quotidiana di un corpo in contatto con se stesso, collocato in uno spazio che è ormai luogo privato, e dove il corpo rappresentato è privo di idealizzata perfezione, ma più vivo e autentico nell’esperienza di rilassamento, di sensuale piacevolezza e sospesa concentrazione.
Le Avanguardie e l'Era Contemporanea
Nelle opere delle avanguardie ormai l’interesse è più sulla tecnica, su come evocare la sensualità di un corpo femminile nudo utilizzando un linguaggio espressivo che rifiuta il figurativo o la mimesi del reale; fino ad approdare ai nostri giorni, dove il tema della *toilette* si declina soprattutto nelle immagini della pubblicità, dell’industria della cosmesi e della moda.
Gabrielle d'Estrées e il Simbolismo del Seno Offerto
In questo secondo articolo della rubrica “Arte a nudo (Tranquilli! Niente di scandaloso)” parleremo di un dipinto francese del XVI secolo, conservato al Louvre. Il seno di una donna viene toccato e offerto al nostro sguardo. Una tenda rossa si apre come un sipario e due donne nude si affacciano da una vasca da bagno in cui sono immerse. I loro intensi sguardi su di noi ci fanno loro complici. Senza imbarazzo, nell’appartamento da bagno di qualche residenza, partecipiamo a un momento di socializzazione.
Loro continuano a guardarci, quel gesto è per noi. A dircelo è proprio la donna di destra che, mentre viene toccata, ci offre un anello perfettamente allineato al suo seno. Un capezzolo, offerto come un frutto, come una gemma incastonata in un anello. Il rituale degli sguardi e dei gesti non lascia nulla al caso. Lo stile è elegante, prezioso e artificioso, a metà strada tra naturalismo e idealizzazione, a tratti astratto e arcaico. Tutto sembra confermare il legame con quella che si usa chiamare “Scuola di Fontainebleau”.
I pittori francesi, a partire da quell’incontro con la Maniera italiana, elaborarono un linguaggio singolare, coltivato per decenni. L’arrivo degli artisti italiani aveva così probabilmente reso noto ai francesi alcuni esempi, come la *Fornarina* di Raffaello, o altre opere di Giulio Romano e Perin del Vaga. Ritroviamo questi temi in dipinti ed incisioni, spesso su modelli italiani. Ma con quale intenzione?
Alcuni studiosi, come Henri Zerner, hanno preso seriamente l’identificazione di Gabrielle d’Estrées. Figlia di Antoine (generale di artiglieria e governatore dell’Ile-de-France), divenne in breve tempo la favorita del re Enrico IV. La loro relazione iniziò probabilmente dopo un incontro nel 1590. Come copertura Enrico le impose un matrimonio nel 1592 con Nicolas d’Amerval; ma nel 1594 nacque Cesare, futuro duca di Vendôme, il primo di tre figli avuti dal Re.
Enrico, sposato già con Margherita di Valois, non aveva avuto da lei un erede e annullò dunque il suo matrimonio. Nel 1599 il Re decise in conclusione di ufficializzare le nozze con Gabrielle, ma poco prima del felice evento la donna morì in circostanze misteriose (che hanno fatto pensare a un complotto). Ma l’anello viene offerto insieme al seno, che non evoca probabilmente solo i trascorsi erotici dei protagonisti. Come già aveva notato Michel Laclotte, il rimando è anche al tema della maternità, all’allattamento. Dunque il messaggio è chiaro: il mio corpo e i suoi frutti (l’erede) in cambio delle nozze.
Un secondo dipinto potrebbe svelare la vicenda. È infatti probabile che quello del Louvre fosse parte di una serie. In un dipinto conservato proprio a Fontainebleau, due donne al bagno - che sembrano corrispondere sempre a Gabrielle e sua sorella - sono raffigurate nuovamente nude in una vasca da bagno. A interessare è però il secondo piano dove spunta, questa volta, una balia che sta allattando un bambino: si tratta forse del piccolo Cesare? Ecco allora l’ipotesi.
Certo, quella di Gabrielle rimane ancora un’ipotesi tutta da confermare, sebbene - aldilà dei personaggi - il tema matrimoniale sia molto probabile. Le donne al bagno ci sono sempre ma alle loro spalle, a spiarle da dietro una tenda, ecco spuntar fuori Enrico IV, come ce lo ricordano i ritratti del tempo.
L'Acqua come Elemento Purificatore e Ispiratore
Nella sua serie del 2017 *Soak*, l'artista britannica Emily Ponsonby ha dipinto un gruppo di donne al bagno. L'acqua ci colpisce ad ogni livello: mente, corpo e spirito. Il lavoro contemporaneo di Ponsonby segue una lunga linea dedicata a questo motivo. Fin dall'antichità, gli artisti hanno raffigurato esseri umani che partecipano ai loro rituali di balneazione. I pezzi, siano essi sculture, ceramiche, dipinti o mosaici, si trovano nei musei, sui muri dei monumenti, negli antichi bagni e nei manoscritti miniati, intrecciati nel tessuto e oltre.
Un antico vaso greco attraversa il tempo per raffigurare dei bagnanti maschi in piedi sotto i getti d'acqua di un bagno pubblico, evocando le docce di una moderna spa. I dipinti *plein air* spesso mostravano soggetti che venivano battezzati o che sperimentavano qualcosa di ultraterreno, come nella *Fontana della Giovinezza* di Lucas Cranach, dipinta in uno stile primitivo del Rinascimento settentrionale.
Ophelia: Un'Icona Tragica nell'Arte
La Bibbia, la Divina Commedia e le opere di Shakespeare sono i testi che hanno ispirato più di ogni altro gli artisti di ogni epoca. I dipinti ispirati a Dante e ai drammi shakespeariani fioriscono soprattutto nell’Ottocento, il secolo che porta alla ribalta emozioni e sentimenti. E non è un caso che i brani più rappresentati siano quelli legati a storie d’amore infelici. Come Paolo e Francesca nell’Inferno di Dante oppure la figura di Ofelia dall’Amleto di Shakespeare. Ma chi è Ofelia? È l’innamorata di Amleto, il principe di Danimarca che, al ritorno da un viaggio, scopre della morte del padre e del matrimonio della madre Gertrude con lo zio Claudio.
Laerte, fratello di Ofelia, vuole vendicare lei e il padre sfidando Amleto a duello e, con il re Claudio, avvelena sia la propria spada che la coppa dove Amleto avrebbe bevuto in caso di vittoria. Insomma, una tragedia. Ma torniamo a Ofelia. Non ci vuole molto a capire il motivo di tanta celebrità. È un’opera commovente nel suo delicato realismo e nella sua tragica bellezza. Per Millais la ventitreenne Elisabeth posò immersa per ore in una vasca da bagno piena d’acqua, riscaldata esternamente con delle lampade. Questo le causò una severa bronchite che minò gravemente la sua salute e che, aggiunta all’abuso di laudano (una droga usata anche a scopo medico) e ad altri episodi dolorosi, la portarono a una fine precoce, come l’eroina shakespeariana che aveva interpretato.
Un altro preraffaellita, John William Waterhouse, ci mostra invece la bella Ofelia nei momenti precedenti la sua caduta nel fiume. Negli stessi anni, esattamente nel 1890, il francese Jules Joseph Lefebvre dipinge Ofelia immersa in acqua a metà, con lo sguardo smarrito e i fiori ancora tra le mani. Di qualche anno dopo è un’insolita versione di Ofelia, già immersa nell’acqua, che sembra quasi danzare tra i flutti. L’istante più frequente, però, è il momento in cui il ramo si sta per spezzare. Pochi istanti più tardi tutto è compiuto. La morte è solo questo, d’altronde. L’attimo che divide il possibile dall’impossibile.
Il suo corpo galleggia immobile. Forse, nella sua follia d’amore, non si è accorta neanche di aver respirato acqua invece che aria. E la sua morte appare dolce, priva di dolore. Esiste anche una bella versione in marmo scolpita dall’attrice e scultrice Sarah Bernhardt (1844-1923), con il busto di Ofelia che emerge dalla lastra come dal pelo dell’acqua. Naturalmente non mancano i ritratti della fanciulla ancora viva, ricchi di pathos per l’imminente fine. Si direbbe un soggetto adatto solo alla pittura naturalista e accademica. Eppure il suo fascino ha colpito anche artisti dal pennello più “libero”.
Arrivati al Novecento Ofelia scompare quasi del tutto, come tanti personaggi del mito e della letteratura. Quello che non cambia, da almeno centocinquant’anni, è lo spaventoso dramma che ci paralizza, l’eternità ciclica della tragedia, la morte che ruba la bellezza e la giovinezza.
Tabella: Esempi di Opere d'Arte con Donne nella Vasca da Bagno
| Artista | Titolo | Anno | Note |
|---|---|---|---|
| Alfred Stevens | Il Bagno noto anche come Donna che fa il bagno | 1867 circa | Olio su tela |
| Edgar Degas | Donna che entra in una vasca | 1900 circa | Pastello |
Quest'opera, precedentemente conservata in collezione privata, è stata acquistata nel 1977 dal National Museum of Wales di Cardiff, dove la si può ammirare.
Si esce da questa mostra con tanti spunti per pensare. Intanto, nelle intenzioni degli ideatori e curatori dell’allestimento espositivo (Georges Vigarello e Nadeije Laneyrie-Dagen), la *toilette* come “nascita della privatezza” è da leggersi nel senso della progressiva affermazione di una esigenza personale di riservatezza che non è relativa soltanto ad un luogo fisico privato, ma va inserita in un più generale movimento emancipatorio dell’individualità moderna in ambito socio-politico e questo simbolicamente, in ambito psicologico, va ad esprimere il bisogno di definire una sfera assolutamente intima e personale del soggetto, una sfera del sé protetta dallo sguardo e intrusioni dell’altro.
Mi sembra che questa mostra offra l’opportunità di riflettere, ancora una volta, quanto un dato apparentemente “naturale” come il corpo sia in realtà luogo “psicofisico” in cui si incrociano una varietà di rappresentazioni, credenze, sistemi simbolici, rispetto ai quali in ogni epoca l’esperienza soggettiva ha dovuto fare i conti con norme socioculturali miranti a definirne modi di essere e comportamenti. In questo senso non credo sia azzardato affermare che la psicoanalisi - a partire dagli studi sull’isteria - origini proprio dagli interrogativi sui modi in cui l’individuo cerca di risolvere lo scontro tra pulsione, soggettività e norma sociale, che a diversi livelli di consapevolezza si gioca sul corpo.
Peraltro, rispetto alla percezione del corpo e dell’intimità nella temperie contemporanea, non solo è importante denunciare criticamente gli attuali imperativi e canoni di perfezione ed efficienza che gravano sul corpo, ma vale la pena di soffermarsi su quella conquista di un’area di intimità corporea che la mostra mira a documentare. Questa area da proteggere con pudore - non *pruderie*!
