Gli esercizi commerciali che offrono servizi di somministrazione di alimenti e bevande, come bar, ristoranti e pizzerie, sono tenuti per legge a fornire servizi igienici adeguati ai propri clienti. Questa normativa è essenziale per garantire il comfort e l'igiene dei clienti durante la loro permanenza presso tali locali.

Normativa Italiana sui Servizi Igienici

Nello specifico, per i locali come bar, ristoranti e pizzerie in cui è prevista la consumazione sul posto, è obbligatorio avere bagni disponibili per i clienti. Questi servizi devono essere distinti per sesso, prevedendo almeno un bagno per uomini e uno per donne. Inoltre, deve essere presente un bagno accessibile ai disabili, che può essere integrato con uno dei bagni esistenti.

Tuttavia, l'obbligo di fornire servizi igienici non si applica a tutti i tipi di locali. Ad esempio, le pizzerie d'asporto e le gelaterie, dove i clienti consumano immediatamente i prodotti o optano per l'asporto, non sono tenute a fornire servizi igienici a meno che non prevedano anche un servizio ai tavoli.

Accesso ai Servizi Igienici e Parità di Genere

L’obiettivo numero 5 dell’Agenda 2030 - un programma d’azione per le persone e il pianeta sottoscritto nel 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU - è la “parità di genere”: esso punta a fornire a tutte le bambine, ragazze e donne istruzione e pari opportunità nel mondo del lavoro, e a sradicare ogni forma di violenza di genere. Solo il 27% della popolazione globale ha infatti accesso agli standard igienici migliori, con acqua corrente e bagni collegati alle fognature, e ben 2,3 miliardi di persone, come segnala l’OMS, non dispongono di servizi igienici di base. Accesso ai servizi igienici e parità di genere vanno di pari passo? Sì.

Si tratta di un tema di fondamentale importanza per la salute e i diritti delle donne: la mancanza di acqua e servizi igienici adeguati è particolarmente rilevante soprattutto nel periodo delle mestruazioni. Carenze idriche, igiene e salute, dignità umana: anche per l’acqua le donne sono più penalizzate1.

Il Rapporto UNICEF-OMS

E’ stato reso noto pochi giorni fa il Rapporto “Progress on household drinking water, sanitation and hygiene (WASH) 2000-2022: Special focus on gender”. Uno studio per così dire “a firma congiunta” dell'UNICEF e dell'OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

In pillole ecco cosa emerge dall’aggiornamento rispetto alle edizioni precedenti del Rapporto:

  • 2,2 miliardi di persone nel mondo (1 su 4) non dispongono di acqua potabile sicura a casa;
  • 3,4 miliardi (2 su 5) non dispongono di impianti igienici sicuri;
  • 2 miliardi di persone non possono lavarsi le mani a casa con acqua e sapone;
  • alle donne compete ancora di trasportare l’acqua nelle abitazioni delle loro famiglie che non dispongono di acqua corrente (sono spesso tuguri, capanne, slums o poco di meglio);
  • nel mondo muoiono ogni anno 1.400.000 persone a causa di acqua e servizi idrici inadeguati.

Un quadro che non si può definire altrimenti se non scoraggiante. Ma entriamo in modo più circostanziato nei dati del Rapporto UNICEF-OMS: “A livello globale le donne hanno maggiori probabilità di essere responsabili della raccolta dell'acqua per le famiglie, mentre le ragazze hanno una probabilità quasi doppia rispetto ai ragazzi di assumersi questa responsabilità e di dedicare quotidianamente un tempo maggiore a questa attività.

Secondo il rapporto, a livello globale, 1,8 miliardi di persone vivono in famiglie senza risorse idriche sul posto. Le donne e le ragazze dai 15 anni in su sono le principali responsabili per la raccolta dell'acqua in 7 famiglie su 10 rispetto ai propri coetanei maschi che provvedono in 3 casi su 10. Le ragazze sotto i 15 anni (il 7%) hanno inoltre maggiori probabilità dei ragazzi sotto i 15 anni (4%) di raccogliere acqua.

Nella maggior parte dei casi, ragazze e donne affrontano viaggi più lunghi per raccoglierla, perdendo tempo per l'istruzione, il lavoro e il tempo libero ed esponendosi a rischio di lesioni fisiche e pericoli durante il tragitto. Il rapporto mostra che oltre mezzo miliardo di persone condivide ancora i servizi igienici con altre famiglie, compromettendo la privacy, la dignità e la sicurezza di donne e ragazze. Per esempio, recenti analisi da 22 paesi mostrano che nelle famiglie che condividono i servizi igienici, le donne e le ragazze hanno maggiori probabilità rispetto a uomini e ragazzi di sentirsi non sicure a camminare da sole durante la notte e subire molestie sessuali e altri rischi di sicurezza”.

Non solo rischi collegati alla privacy ma anche direttamente alla salute fisica. Continua il Rapporto: “Inoltre, l'inadeguatezza dei servizi idrici e igienici aumenta i rischi per la salute di donne e ragazze e limita la loro capacità di gestire in modo sicuro e privato le mestruazioni. Tra i 51 Paesi con dati disponibili, le donne e le adolescenti delle famiglie più povere e quelle con disabilità hanno le maggiori probabilità di non avere un luogo privato dove lavarsi e cambiarsi.

Il rapporto fornisce la prima analisi approfondita sulla disuguaglianza di genere nel settore acqua e servizi igienici (WASH). Rileva anche che le donne e le ragazze hanno maggiori probabilità di non sentirsi sicure nell'uso di un bagno fuori casa e di subire in modo sproporzionato l'impatto della mancanza di igiene”.

"Ogni passo che una ragazza compie per raccogliere acqua è un passo più distante da apprendimento, gioco e sicurezza", ha dichiarato Cecilia Sharp, Direttore UNICEF per i servizi idrici e igienici e la riduzione del rischio climatico, ambientale, energetico e dei disastri. "Acqua, bagni e impianti per lavare le mani non sicuri a casa privano le bambine del loro potenziale, compromettono il loro benessere e perpetuano i cicli di povertà. Rispondere alle esigenze delle bambine nella progettazione e nell'implementazione dei programmi per i servizi idrici e igienici è fondamentale per raggiungere l'accesso universale all'acqua e ai servizi igienici e per raggiungere l'uguaglianza di genere e l'empowerment".

"Gli ultimi dati dell'OMS mostrano una triste realà: 1,4 milioni di vite si perdono ogni anno a causa di acqua e servizi igienici inadeguati", ha dichiarato dal canto suo Maria Neira, Direttore OMS per il Dipartimento Ambiente, Cambiamento Climatico e Salute. "Le donne e le ragazze non solo devono affrontare le malattie infettive legate ai sistemi idrici e igienici, come la diarrea e le infezioni respiratorie acute, ma devono anche affrontare ulteriori rischi per la salute perché sono vulnerabili alle molestie, alla violenza e alle lesioni quando devono uscire di casa per trasportare l'acqua o semplicemente per usare il bagno".

I risultati mostrano che la mancanza di accesso all'igiene colpisce in modo sproporzionato anche le donne e le ragazze. In molti Paesi, le donne e le ragazze sono le principali responsabili delle faccende domestiche e della cura degli altri - tra cui le pulizie, la preparazione del cibo e l'assistenza ai malati - il che probabilmente le espone a malattie e altri rischi per la loro salute senza la protezione del lavaggio delle mani. Il tempo aggiuntivo dedicato alle faccende domestiche può anche limitare le possibilità delle ragazze di completare la scuola secondaria e di trovare un lavoro”.

Come anticipato nel sommario, “oggi circa 2,2 miliardi di persone - ovvero 1 su 4 - non hanno ancora acqua potabile gestita in modo sicuro a casa e 3,4 miliardi di persone - ovvero 2 su 5 - non hanno impianti igienici gestiti in modo sicuro. Circa 2 miliardi di persone - 1 su 4 - non possono lavarsi le mani con acqua e sapone a casa”.

In un quadro così deprimente un barlume di speranza riusciamo a scorgerlo: “il Rapporto segnala alcuni progressi verso il raggiungimento dell'accesso universale ai servizi idrici e igienici. Tra il 2015 e il 2022 l'accesso delle famiglie all'acqua potabile gestita in modo sicuro è aumentato dal 69% al 73%; gli impianti igienici (bagni) gestiti in modo sicuro sono passati dal 49% al 57% e gli impianti idrici di base (strutture per lavarsi le mani) sono passati dal 67% al 75%.

Tuttavia, per raggiungere il target degli Obiettivi di sviluppo sostenibile che prevede l'accesso universale all'acqua potabile, agli impianti igienici e agli impianti idrici di base gestiti in modo sicuro entro il 2030, sarà necessario aumentare di sei volte gli attuali indici di crescita”.

Il “Valore” dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari negli insediamenti umani

Altre informazioni sul tema dell’ancora lontanissimo obiettivo da raggiungere dell’accesso universale ai servizi idrici e igienici possiamo desumerle da un Rapporto datato di qualche anno appena, non meno illuminanti. Ci riferiamo al “Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2021 - “Il valore dell’acqua”, a cura di UN Water e UNESCO, elaborato - nel quadro del Programma mondiale di valutazione delle risorse idriche dell’UNESCO - dalla Divisione Scienze dell’Acqua che ha sede a Colombella (Perugia). Dell’ampio report dobbiamo purtroppo trascurare altri fondamentali capitoli – Disponibilità di acqua; Stoccaggio delle risorse idriche; Domanda e utilizzo di acqua; Qualità dell’acqua; Rischi e Resilienza; Valutazione economica sui temi dell’ambiente e infrastrutture; Alimentazione e agricoltura; Energia, industria e commercio; Prospettive regionali – per concentrarci sul capitolo che si sofferma sui temi trattati in questo nostro contributo. Ovvero “Valore dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari negli insediamenti umani”.

“Nel 2017 5,3 miliardi di persone (il 71% della popolazione mondiale) – si legge nel Rapporto UNESCO-UN Water - utilizzava servizi di acqua potabile gestiti in modo sicuro ‒ localizzati presso gli edifici, disponibili quando necessari ed esenti da contaminazione. Il 45% della popolazione mondiale (3,4 miliardi di persone) utilizzava servizi igienico-sanitari gestiti in modo sicuro – latrine o bagni migliorati e non condivisi, a partire dai quali gli escrementi potevano essere agevolmente smaltiti in situ o trattati altrove (OMS/UNICEF, 2019a).

Secondo le stime, ogni anno circa 829.000 persone muoiono di diarrea per aver usato acqua, impianti igienico-sanitari e per l’igiene delle mani non sicuri. Queste cause rappresentano il 60% di tutti i decessi dovuti alla diarrea a livello mondiale, che includono circa 300.000 bambini al di sotto dei cinque anni, pari al 5,3% di tutti i decessi in questa fascia di età (Prüss-Üstün et al., 2019).

L’igiene e gli impianti igienico-sanitari di scarsa qualità, oltre al consumo di acqua non sicura, possono causare diarrea ed enteropatia ambientale, patologie che inibiscono l’assorbimento di elementi nutritivi, con conseguente denutrizione (Teague et al., 2014). Circa il 50% di tutti i casi di denutrizione è associato a diarrea costante o a infezioni causate da vermi intestinali, come conseguenza diretta di un utilizzo di servizi idrici, igienico-sanitari e per l’igiene personale non adeguati (Prüss-Üstün et al., 2008)”.

Il Rapporto cita a questo punto una stima della FAO del 2013: “Si stima che il 45% di tutti i decessi di bambini di età inferiore ai cinque anni sia causato dalla denutrizione (Nazioni Unite, 2018). Il costo economico della denutrizione raggiunge secondo le stime i 2.100 miliardi di dollari.

Una recente valutazione dell’impatto di acqua e impianti igienico-sanitari non sicuri sulla diarrea che colpisce i bambini indica che il collegamento diretto delle forniture idriche agli edifici e l’aumento dei livelli di copertura degli impianti igienico-sanitari presso le comunità riduce il rischio di contrarre la diarrea. Secondo questa valutazione, il miglioramento della qualità delle condotte idriche collegate agli edifici e la costante disponibilità di acqua riducono il rischio di diarrea del 75%, nel confronto con i valori registrati utilizzando acqua potabile non migliorata. Gli interventi sugli impianti igienico-sanitari permettono di ridurre il rischio di contrarre la diarrea del 25%, con evidenze di maggiori riduzioni quando si raggiunge un’elevata copertura di impianti igienico-sanitari, e una riduzione dei rischi del 30% in presenza di interventi che promuovono la pratica del lavaggio delle mani (Wolf et al., 2018).

L’igiene delle mani svolge un ruolo essenziale nel prevenire la diffusione del COVID-19 (OMS, 2020a). In tutto il mondo oltre tre miliardi di persone e due strutture sanitarie su cinque non dispongono di un accesso adeguato a impianti per l’igiene delle mani (OMS/UNICEF, 2019b)”.

Si muore per carenza d’acqua o inaffidabilità igienica della risorsa idrica anche nel dare alla luce nuova vita. Segnala ancora il Rapporto: “A livello globale l’11% della mortalità da parto, principalmente in paesi a medio e basso reddito, è causato da infezioni dovute alle scarse condizioni igieniche durante il travaglio e il parto, sia a domicilio, sia presso strutture sanitarie, nonché a pratiche igieniche scarse nelle sei settimane successive al parto (OMS/UNICEF, 2019b). Le infezioni associate alla mancanza di pulizia durante il parto costituiscono probabilmente la causa di oltre un milione di decessi ogni anno (OMS/UNICEF, 2019b). Norme igieniche essenziali nella fase prenatale, durante il travaglio e il parto possono ridurre il rischio di infezioni, sepsi e morte dei neonati e delle madri fino al 25% (PMNCH, 2014).

Uno studio pubblicato da OMS/UNICEF (2018) ha evidenziato come il 69% dei bambini in età scolare abbia accesso ad acqua potabile (in base ai dati di 92 paesi), il 66% a impianti igienico-sanitari (in 101 paesi) e il 53% all’igiene (in 81 paesi). Questo significa che 570 milioni di bambini non hanno accesso ad acqua potabile nelle scuole, 620 milioni non possono utilizzare impianti igienico-sanitari e 900 milioni non hanno la possibilità di curare la propria igiene. Il rapporto pubblicato nel 2006 dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP, 2006) ha rilevato che il numero di giorni di scuola persi a causa di patologie correlate con l’acqua supera i 443 milioni”.

Donne e bambine a rischio

A rischio, come sempre, sono soprattutto le donne e le bambine. Documenta il Rapporto UN Water-UNESCO: “Circa 230 milioni di persone, principalmente donne e bambine, impiegano oltre 30 minuti a viaggio per la raccolta di acqua da fonti distanti dalle rispettive abitazioni (OMS/UNICEF, 2017a). Ciò le espone a un rischio aggiuntivo di aggressione o di stupro. Secondo i dati raccolti in 61 paesi, donne e bambine si occupano di trasportare l’acqua in otto famiglie su dieci. Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) stima che il tempo che donne e bambine dedicano ogni giorno all’approvvigionamento idrico è di 200 milioni di ore, pari a 8,3 milioni di giorni e a 22.800 anni (UNICEF, 2016)”.

Sono stati effettuati anche calcoli statistici che quantificano il danno economico procurato dall’inadeguato accesso all’acqua per i servizi domestici e igienico...

Igiene e Sicurezza sul Lavoro

L’igiene sul lavoro è una componente importantissima della sicurezza e della tutela della salute dei dipendenti. La normativa stabilisce precisi doveri a carico del datore di lavoro.

La normativa vigente sull’igiene del lavoro prevede che il datore implementi, a tutela della salute e a protezione dei lavoratori, un’organizzazione della sicurezza aziendale che garantisca un sistema di prevenzione dei rischi legati all’igiene dei luoghi di lavoro.

Le norme di sicurezza e igiene si rintracciano in particolare nel D. Lgs. 81/08, che prescrive anche una serie di requisiti che i luoghi di lavoro devono rispettare per poter essere considerati salubri e garantire così la sicurezza per i lavoratori.

Sicurezza nei luoghi di lavoro

La sicurezza sul luogo di lavoro consiste, secondo il Testo unico di sicurezza (D. Lgs. 81/08), in quell’insieme di misure di tipo organizzativo e tecnico con lo scopo di garantire salute e sicurezza dei lavoratori nell’ambiente lavorativo.

Sulla base del Testo unico, di altre norme generali (come lo Statuto dei lavoratori) e di altre disposizioni del Ministero della salute e del Codice Civile, la responsabilità dell’attuazione di tutte le misure di sicurezza dei luoghi di lavoro spetta al datore di lavoro. Questi ha l’obbligo di garantire l’incolumità, l’integrità e il benessere dei suoi dipendenti, in relazione al tipo di attività svolta.

Dunque, il datore di lavoro ha il dovere di applicare le norme di prevenzione previste dalla legge e le misure che, in base alla propria esperienza nonché alla tecnica disponibile, può implementare per un miglioramento per la sicurezza e la salute dei laboratori. Per contro, il lavoratore ha diritto a svolgere le proprie mansioni in un ambiente lavorativo salubre, privo di rischi di infortuni e l’esposizione a malattie professionali.

Il Testo unico ha inoltre recepito importanti direttive e disposizioni europee relative alla salute e alla sicurezza, per esempio in merito a prevenzione degli infortuni, soccorso, sorveglianza sanitaria, soggetti preposti alle misure di prevenzione incendi, documentazione da tenere in azienda a questo riguardo.

In particolare, vengono individuate delle figure della sicurezza, accanto al datore di lavoro: si possono ricordare il coordinatore Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) e il medico competente (MC) .

In più, è previsto che, se l’azienda conta più di 15 lavoratori, il datore di lavoro convochi una riunione periodica sulla sicurezza per fare il punto sulle misure adottate, sui rischi specifici e sui metodi per tenerli sotto controllo, anche tramite corsi di formazione dei lavoratori esposti sui fattori di rischio per la salute e sicurezza e sui dispositivi di protezione collettiva e individuale.

A tal fine, tra gli obblighi del datore di lavoro rientra anche quello di redigere in collaborazione con le figure della sicurezza in azienda,il Documento di valutazione dei rischi (DVR), che è un documento che rappresenta la mappatura dei rischi per la salute e la sicurezza presenti in un’azienda, richiesto in formato elettronico[1] o cartaceo dal Testo unico sulla sicurezza sul lavoro (d. lgs. 81/2008), ove viene trattato agli articoli 17 e 28.

La normativa sull’igiene nei luoghi di lavoro

Per quanto riguarda l’igiene sul luogo di lavoro occorre fare sempre riferimento al D. Lgs. 81/08 (con successive modifiche e integrazioni sulla normativa di sicurezza, come il decreto legislativo 106/09).

In tutti i luoghi di lavoro, cioè negli ambienti in cui sono situate postazioni di lavoro vere e proprie e in quelli in cui il lavoratore deve recarsi per svolgere compiti collaterali alle proprie mansioni (per esempio le zone di deposito), il datore di lavoro ha la responsabilità di mantenere un’igiene e una pulizia adeguate.

In primo luogo, deve fare in modo che le operazioni di pulizia siano svolte regolarmente e in maniera adeguata alle esigenze ambientali, ove possibile al di fuori dell’orario di lavoro, e in modo da non recare danno alla salute del lavoratore. Inoltre, pavimenti e infissi devono essere, ove possibile, realizzati in modo tale che la pulizia si svolga in maniera semplice e accurata.

Nei luoghi di lavoro, o nelle zone più prossime, dev’essere garantita la presenza di fonti di acqua potabile, cosicché i lavoratori possano sia bere che lavarsi quando necessario. L’acqua deve essere, naturalmente, pulita e protetta, e assieme ad essa devono esserci detersivi e prodotti per l’asciugatura.

I servizi igienici devono obbligatoriamente essere presenti, funzionanti e messi a disposizione del personale. Se i lavoratori sono meno di dieci in tutta l’azienda, i bagni possono essere comuni ed utilizzati in maniera alternata; altrimenti, è necessario che siano separati per gli uomini e per le donne. Speciali normative regolano poi i servizi igienici destinati ai dipendenti disabili.

I luoghi di lavoro devono essere privi di rifiuti o sostanze dannose per la salute. Inoltre, va garantito ai lavoratori uno spazio sufficiente e funzionale per svolgere i propri compiti.

Tali spazi devono essere protetti dalla pioggia, dall’umidità ambientale e dagli altri agenti atmosferici, riscaldati durante l’inverno, isolati acusticamente (nei limiti del possibile e in rapporto al tipo di attività svolta) e dotati di sufficiente areazione e illuminazione, attraverso fonti naturali o artificiali.

L’igiene Industriale rappresenta quel ramo di studio che si dedica all’identificazione, alla misurazione e alla gestione dei fattori di rischio di natura chimica, fisica e biologica, originati dall’industria. Il suo scopo è la prevenzione di potenziali danni e, ove necessario, la rimozione o mitigazione di tali rischi.

I requisiti

Sulla base del Testo unico (regolamento all’allegato IV) e di altre norme del Ministero della sanità, sono previsti dei requisiti igienici specifici per i luoghi di lavoro, che possono essere controllati dal Servizio sanitario nazionale o da altri organismi di vigilanza.

Innanzitutto, gli edifici destinati al lavoro devono essere stabili, solidi e accessibili. Sono previste particolari regole sull’altezza dei locali interni, sulla cubatura e sulla superficie complessiva.

Inoltre, pavimenti, muri, soffitti, finestre, lucernari, impianti e scale sono soggetti a ulteriori specificazioni normative che assicurino igiene e sicurezza sotto tutti i punti di vista. Occorre prestare particolare attenzione anche alle vie di accesso e alle vie di fuga in caso di emergenza, e dunque allo stato di porte e portoni e, in generale, alle zone di transito.

È molto importante poi la condizione del microclima interno.

Tabella riassuntiva dei dati UNICEF-OMS (2000-2022)

Indicatore Dato
Persone senza acqua potabile sicura a casa 2,2 miliardi (1 su 4)
Persone senza impianti igienici sicuri 3,4 miliardi (2 su 5)
Persone che non possono lavarsi le mani a casa con acqua e sapone 2 miliardi (1 su 4)
Morti annuali a causa di acqua e servizi idrici inadeguati 1.400.000

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