La stitichezza, o stipsi, è un disturbo caratterizzato dal rallentamento del transito delle feci nell’intestino con conseguente accumulo delle feci stesse. Il termine “stipsi” deriva dal greco “styphein” che significa “stretto” e, in generale, fa riferimento alla difficoltà di evacuare, che può avere un impatto notevole sulla qualità della vita dei soggetti che ne soffrono.

La sintomatologia che maggiormente caratterizza la stitichezza è la difficoltà nell’evacuazione che può essere più o meno pronunciata a seconda dei casi e dei soggetti. Poiché diverse sono le patologie che possono essere associate alla presenza di stitichezza, per mettere a punto un trattamento mirato è indispensabile capire quale sia la causa scatenante la stitichezza e agire su questa.

Il semplice fatto di non evacuare ogni giorno non significa soffrire di stitichezza, o stipsi. Generalmente, infatti, si parla di stipsi se non si espletano le funzioni intestinali almeno tre volte a settimana, ma questa non è assolutamente una regola generale.

Sintomi della Stitichezza

I sintomi della stitichezza possono manifestarsi in maniera differente per ogni individuo. Avere meno di tre movimenti intestinali alla settimana potrebbe essere un chiaro segnale che il tuo corpo sta riscontrando delle difficoltà nel passaggio del cibo attraverso il colon.

  • Bassa frequenza di evacuazioni (inferiori a tre alla settimana).
  • Feci secche e disidratate.
  • Necessità di sforzarsi e talvolta dolore all’evacuazione.
  • Crampi addominali, pancia gonfia, nausea.
  • Sensazione di non aver svuotato completamente l'intestino.
  • Ricorso a manovre manuali o clisteri e supposte per agevolare l’evacuazione.

Nelle persone che soffrono di stipsi, invece, il rallentato transito del cibo digerito lungo il colon determina un maggior riassorbimento di acqua, con indurimento delle feci e un minor numero di evacuazioni. Le feci dure e i continui sforzi possono inoltre provocare alcune complicanze nei soggetti che soffrono di stitichezza.

Cause della Stitichezza

La stitichezza può avere cause diverse e di frequente la causa principale è sconosciuta. Può dipendere da un transito intestinale rallentato: le feci permangono troppo a lungo nel colon e si disidratano.

Questo può accadere se l’alimentazione è povera di fibre, se non è adeguato l’apporto idrico, se si conduce una vita sedentaria o se si reprime lo stimolo alla defecazione.

  • Ostruzioni del colon o del retto (stenosi intestinali, tumori, rettocele).
  • Malattie dell’intestino (sindrome del colon irritabile, celiachia, diverticolosi).
  • Malattie neurologiche (sclerosi multipla, morbo di Parkinson, ictus cerebrale).
  • Disordini neuroendocrini (ipotiroidismo, diabete mellito, ecc.).
  • Dissinergia del pavimento pelvico e inerzia colica.

La stitichezza può essere anche l’effetto collaterale di alcuni farmaci (es. antidepressivi, analgesici, antiacidi) o essere correlata ad alcune condizioni o patologie.

Non assumere abbastanza cibi ricchi di fibre come verdure, frutta e cereali potrebbe causare stitichezza. Alcune malattie come ictus, diabete, morbo di Parkinson, scarsa funzionalità della tiroide, depressione, carenza di potassio, magnesio o eccesso di calcio, possono bloccare l’intestino provocando stitichezza.

La stitichezza può presentarsi anche in gravidanza. È vero, le donne soffrono di stitichezza con più facilità rispetto agli uomini: questo può essere spiegato con la presenza di estrogeni e progesterone, due ormoni che possono interferire con i movimenti dell’intestino. Ricordiamo inoltre che durante il ciclo mestruale, questo fenomeno si presenta in modo più significativo.

Conseguenze del Non Andare in Bagno

Anziché concentrarsi su un determinato numero di giorni, è importante considerare i sintomi che derivano dal non defecare per un lungo periodo di tempo. Non riuscire ad espellere le feci non colpisce esclusivamente il sistema digestivo, ma anche il corpo nel suo insieme.

  • Coprostasi: è conseguenza del ristagno e dell'indurimento delle feci negli ultimi tratti dell'intestino. La massa fecale solida e immobile che ne risulta (fecaloma) rende estremamente difficile il passaggio del materiale fecale e può provocare un'ostruzione.
  • Perforazione intestinale: se le feci in eccesso si accumulano nell'intestino, potrebbero esercitare troppa pressione sull'intestino. Ciò può causare la perforazione o la lacerazione dell'intestino, mettendo in comunicazione l'interno del lume con la cavità peritoneale o un altro organo vicino.

La stitichezza ostinata può causare emorroidi, ragadi anali, fecalomi (accumuli di feci indurite), prolasso rettale e vescicale (prolassi da sforzo). È importante rivolgersi al medico soprattutto quando la stitichezza è di recente insorgenza, se si prolunga per più di tre settimane o se si accompagna ad altri sintomi come sangue nelle feci, forti dolori intestinali, perdita di peso non giustificata e anemia.

La stipsi nel tempo può essere all’origine di complicanze come le emorroidi (dovute a sforzo eccessivo) o a ragadi (dovute al passaggio di feci dure che stirano gli sfinteri anali).

Cura della Stipsi e Alimentazione

La stitichezza nella maggior parte dei casi non richiede l’intervento del medico e si può risolvere modificando lo stile di vita e la dieta. In generale alcune modifiche del regime alimentare possono essere di aiuto nel prevenire la stitichezza: un’alimentazione ricca di frutta, verdura e acqua può infatti favorire la motilità intestinale, prevenendo lo sviluppo di questa condizione. Bere acqua è importante soprattutto nei mesi più caldi, quando molti liquidi vengono persi con il sudore.

In particolare, risultano utili alcuni accorgimenti:

  • Aumentare gradualmente l’apporto di fibre alimentari, con una dieta ricca di alimenti come frutta, verdura, legumi e cerali integrali.
  • Bere almeno due litri di acqua al giorno.
  • Aumentare l'attività fisica.
  • Trovare il tempo di recarsi a una toilette, meglio se dopo un pasto quando le contrazioni sono più attive per il riflesso gastro-colico.
  • Non avere fretta e non essere disturbati.
  • Non ignorare o reprimere lo stimolo a defecare.

Per ammorbidire le feci e agevolare il transito intestinale, in alcuni casi può essere utile aggiungere alla propria dieta crusca di grano, avena e semi di lino e preparati a base di psyllium. Se questi cambiamenti non fossero sufficienti, si può fare ricorso saltuariamente e dietro consiglio del medico a farmaci lassativi.

Per cercare di trattare la stipsi, il primo accorgimento da seguire è quello di modificare le proprie abitudini alimentari scorrette. Si può cominciare, per esempio, incrementando l’apporto di frutta e verdura, che sono ricche, oltre che di vitamine e sali minerali, anche di fibre, così come i cereali integrali.

Altrettanto importante è seguire una corretta idratazione: bere una quantità sufficiente di liquidi (acqua e bevande non zuccherate, come le tisane) contribuisce ad ammorbidire le feci e, di conseguenza, favorisce la loro evacuazione. praticare una regolare attività fisica, come camminare velocemente o andare in bicicletta.

Molte persone che soffrono di stipsi hanno la tendenza a ignorare o reprimere lo stimolo a defecare quando si presenta per la paura di provare dolore durante l’evacuazione.

Il primo passo per curare un’ostruita defecazione è quello di adottare una terapia fondata su una corretta alimentazione con adeguato apporto di liquidi e fibre ed eventualmente con l’aiuto di lassativi che peraltro devono essere sempre prescritti dal medico.

Aumentare il volume di cibo consumato non significa tuttavia incrementare anche l’introito calorico, che deve rimanere pari al proprio fabbisogno giornaliero (o minore in caso di sovrappeso), mentre al contrario deve prevedere il ricorso ad alimenti a bassa densità energetica, ossia voluminosi ma poveri di calorie.

Lassativi: Tipi e Utilizzo

Se questi cambiamenti non fossero sufficienti, si può fare ricorso saltuariamente e dietro consiglio del medico a farmaci lassativi.

La decisione di assumere un lassativo ed eventualmente quale scegliere dovrebbe essere presa da un medico: i lassativi per uso orale sono in commercio in forma liquida, di compresse, di polvere e di granuli idrosolubili.

In commercio, esistono diversi tipi di lassativi che agiscono con meccanismi differenti e sono classificati proprio in base al funzionamento.

  • Lassativi di massa: questi lassativi, come lo psyllium, la crusca, i semi di lino e la metilcellulosa, sono integratori di fibre vegetali in grado di aumentare il volume delle feci.
  • Lubrificanti ed emollienti fecali: questi agiscono rendendo le feci untuose, morbide e lubrificate per consentirne un passaggio più agevole nell’intestino e attraverso l’ano.
  • Lassativi osmotici: sono costituiti da sostanze che richiamano acqua nell’intestino. Le feci aumentano così di volume e diventano morbide e questo ne accelera il transito, favorendo l’evacuazione. Tra i preparati appartenenti a questa categoria i più comuni sono quelli a base di lattulosio, polietilenglicole, sali di magnesio, mannite e sorbitolo.
  • Lassativi stimolanti: agiscono stimolando le contrazioni ritmiche dei muscoli dell’intestino e diminuendo l’assorbimento di acqua ed elettroliti dal colon. A differenza di altre tipologie, questi hanno un effetto molto rapido che si palesa in circa 6-12 ore dall’assunzione.

Gli integratori di fibre aggiungono massa alle feci, rendendole più morbide e facili da espellere. Per questo motivo, gli integratori di fibre sono tradizionalmente considerati come il rimedio migliore e preferibile.

Chi soffre di dipendenza dai lassativi dovrebbe smettere gradualmente di assumerli, sempre con l’aiuto di un medico.

Defecazione Ostruita

Nella defecazione ostruita, il problema è dovuto alla difficoltà della persona a espellere le feci che sono regolarmente arrivate. “La difficoltà espulsiva è di solito causata dalla presenza di un prolasso del retto all’interno del retto stesso.

Si può paragonare a un cannocchiale: più lo si chiude, più il lume libero si riduce. Il paziente comincia a lamentare di non riuscire più a espellere le feci.

“Per una corretta diagnosi della defecazione ostruita, dopo una visita specialistica, si ricorre in primis a una colpocistodefecografia, esame radiologico molto semplice in cui viene praticato un piccolo clistere di mezzo di contrasto nel retto del paziente.

Se al prolasso e/o rettocele è presente anche una dissinergia, si ricorrerà al binomio chirurgia-fisioterapia.

“La chirurgia per la cura dell’ostruzione per via rettale è di tipo routinario e di semplice decorso - afferma il medico -. Consiste nell’asportazione del rettocele e del prolasso attraverso delle suturatrici meccaniche. La ferita chirurgica è posta all’interno del canale anale, in una zona non innervata e quindi non dolorosa. Non vi sono ferite esterne e non vengono inseriti fastidiosi tamponi. La degenza in ospedale è al massimo di 2 giorni, dopodiché il paziente può tornare a casa senza dolore, solo con un leggero fastidio.

“Nonostante la chirurgia, tutte le regole che valgono nella stipsi, vanno poi sempre attuate per evitare le recidive e quindi a scopo preventivo - conclude Guttadauro -.

“Bisogna sapere che noi occidentali, abbiamo l’abitudine di evacuare mantenendo tipicamente una posizione seduta a 90° - continua -. Questa è una posizione scorretta, perché non facilita la corretta fuoriuscita delle feci.

L’immagine mostra la posizione ideale per defecare, si noti la schiena e la presenza di un piccolo sgabello sotto i piedi, ad alzare le ginocchia.

Rilassare il pavimento pelvico è fondamentale per favorire una buona evacuazione. Questo avviene quando si è posizionati bene sulla tazza del water e l’angolo formato fra le gambe ed il busto è inferiore all’angolo retto. La posizione ideale è quella che si ha nei gabinetti cosiddetti “alla turca”.

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