Villa d’Este a Tivoli, famosa per i suoi meravigliosi giardini, è una residenza storica e uno degli esempi più raffinati dell’architettura rinascimentale. Insieme a Villa Adriana e Villa Gregoriana, fa parte del complesso di ville a Tivoli. Non a caso, nel 2001 Villa d’Este è stata nominata come uno dei siti patrimonio dell’umanità dall’UNESCO ed ogni anno ospita migliaia di visitatori.

La Storia di Villa d'Este

Voluta dal cardinale Ippolito II d’Este, nominato Governatore civile della città di Tivoli da papa Giulio III, Villa d’Este è un capolavoro rinascimentale dell’architettura italiana. Un arioso pendio dalla vista mozzafiato, punteggiato di vigne e oliveti: la Valle Gaudente, “felice”, rappresentava il luogo perfetto per edificare la lussuosa dimora del cardinale.

Il podere di Villa d’Este a Tivoli, vicino Roma, è composto da una tenuta a forma di quadrilatero irregolare e copre una superficie di circa 4,5 ettari di terreno. La realizzazione di Villa d’Este fu un progetto affidato a Pirro Ligorio, architetto e antiquario già noto per la decorazione della loggia del Palazzo d’Urbino. Nonostante il progetto fin da subito monumentale, la sua realizzazione proseguì a rilento per diverse vicissitudini della curia: Ippolito II d’Este fu destituito causa dei cattivi rapporti con papa Paolo IV Carafa, ripristinato all’incarico solo cinque anni dopo da papa Pio IV. La villa venne finalmente inaugurata 12 anni dopo con la visita di papa Gregorio XIII, e i cardinali d’Este, nello specifico tre governatori, furono i primi proprietari della villa.

Una volta arrivato a Tivoli scoprì che la sua residenza era un vecchio convento annesso alla chiesa di Santa Maria Maggiore, edificato secoli prima dai benedettini, tenuto dai francescani e parzialmente riadattato a dimora del governatore. Ippolito decise comunque di trasformare il convento in villa, poiché, essendo un grande cultore di antichità romane, era molto interessato ai reperti che abbondavano nella zona.

Oggetto di ulteriori interventi di ampliamento e abbellimento a opera degli eredi del cardinale, passò successivamente agli Asburgo e, dopo un periodo di decadimento, ritrovò il suo antico splendore con il cardinale tedesco Gustav Adolf von Hohenlohe, che ne fece nuovamente un prestigioso salotto culturale, invitando spesso, tra il 1867 e il 1882, Franz Liszt. Qui, il celebre musicista, ispirato dall'atmosfera del luogo, compose numerose opere, tra cui Aux cyprès de la Villa d'Este, Christus e Les jeux d'eau à la Villa d'Este, eseguendo, inoltre, uno dei suoi ultimi concerti nel 1879.

Architettura e Interni

L'architettura esterna affacciata sui giardini di Villa d’Este a Tivoli, sviluppata da Pirro Ligorio, consiste in un lungo corpo principale di tre piani, caratterizzato da fasce, file di finestre e padiglioni laterali. Questa facciata uniforme è interrotta da un'elegante loggia centrale, con due livelli e rampe di scale, firmate Raffaello da Firenze e databili al biennio 1566-67.

All’interno, si trovano delle stanze riccamente adornate. Il piano nobile, ad esempio, fu decorato e dipinto da un nutrito gruppo di artisti sotto la direzione di Livio Agresti da Forlì, pittore rinascimentale tra i maggiori esponenti del Manierismo. L'appartamento inferiore è caratterizzato dal salone detto “della Fontanina”, o “del Concilio degli Dei”, per l'affresco sul soffitto. Già denominato negli anni Cinquanta come sala di passaggio, presenta sulla parete orientale un affresco raffigurante il progetto della villa, con il Palazzo ancora in costruzione, risalente al 1568 circa. La villa a Tivoli, infatti, fu terminata soltanto nel 1572.

Le stanze principali della villa sono disposte in file su due piani e si aprono sul giardino. L’appartamento privato del cardinale, composto da quattro stanze, si trova sullo stesso piano del cortile, mentre le sale di ricevimento, collegate sul retro da un lungo corridoio detto Manica Lunga si trovano al livello inferiore.

Il Parco e le Fontane

Il giardino di Villa d’Este, ribattezzato il “giardino all’italiana” più bello d’Europa e simbolo del Rinascimento italiano dal punto di vista architettonico, è ciò che meglio rappresenta il progetto di Pirro Ligorio. Lo spazio verde si estende dalla facciata posteriore della villa e arriva all’ingresso del palazzo. La loggia del palazzo segna i due assi longitudinale e centrale del giardino, mentre altri cinque assi trasversali vanno a formare un asse centrale che parte dalla prospettiva fissa creata dalla villa.

Per quanto riguarda il parco di Villa d’Este a Tivoli, furono numerosi gli sforzi per convogliare direttamente l’acqua proveniente dal fiume Aniene, con lo scopo di realizzare numerose fontane e abbellire i giardini. Una volta assicurato l'approvvigionamento idrico e reso possibile il suo flusso dalla gravità naturale, creata dai diversi livelli della struttura, sono iniziati i lavori per la costruzione di fontane, bacini ornamentali e grotte.

La disposizione del parco si basa su assi e moduli, ed è stata adottata per mascherare il contorno irregolare dei giardini per mezzo di un'illusione ottica. In questo modo sembra che il palazzo abbia una posizione centrale rispetto all’intero parco, anche se in realtà è fuori allineamento. L’intero giardino, quindi, è un capolavoro di ingegneria idraulica, sia per la disposizione e il complesso sistema di distribuzione dell'acqua, che per i numerosi giochi d'acqua realizzati grazie all'introduzione dei primi sistemi idraulici automatici, mai costruiti prima di allora.

Tra le 50 fontane che è possibile ammirare nel giardino di Villa d’Este, la più scenografica è sicuramente la Fontana di Nettuno, imponente anche per quantità d’acqua necessaria al funzionamento. Gli zampilli generati dai giochi d’acqua si proiettano verso l’alto a notevole distanza, un progetto, per come lo vediamo oggi, di recente realizzazione. Autore della fontana, infatti, fu Attilio Rossi che, grazie a una notevole abilità unita al profondo rispetto per la precedente realizzazione, è riuscito a innestare il complesso idrico della Fontana di Nettuno su quello originale.

Davvero suggestive, soprattutto se si visita Villa d’Este in una delle sue aperture notturne, anche le Cento Fontane, complesso progettato da Pirro Ligorio che collega la fontana dell'Ovato, detta anche di Tivoli, con la Rometta, detta anche di Roma. Le Cento Fontane sono decorate in alto da aquile, navi, gigli, obelischi.

La Fontana dell'Organo Idraulico

Tra le altre, segnaliamo le Fontane dell’Organo, che devono il proprio nome al fatto che, grazie ad un meccanismo ad acqua presente al loro interno, ancora oggi riescono a riprodurre dei suoni come se fossero un vero e proprio strumento musicale. La Fontana dell’Organo Idraulico invece deve il nome a un elaborato sistema acqueo interno, che genera un suono melodioso quasi paragonabile a uno strumento musicale.

La particolarità delle Fontane dell’Organo a Villa d’Este è che, grazie ad alcuni meccanismi idraulici interni, riescono a produrre una moltitudine di suoni proprio come se fossero uno strumento musicale. L’organo idraulico, realizzato da Claude Vénard, si ispira a esempi dell’antichità: l’interazione tra acqua e aria produceva un suono melodioso, quasi un’armonia celeste.

La caduta dell’acqua determinava l’uscita dell’aria dalle canne, mentre nello stesso momento un altro congegno premeva i tasti. Questa fontana è senza dubbio un prodigio. Questo meccanismo di funzionamento dell’organo non rimase immune alle imitazioni. Furono infatti installati dei dispositivi simili anche in altre ville e parchi d’Italia.

L’edificio, progettato anche in questo caso da Pirro Ligorio, anticipa il gusto Barocco che in una ventina d’anni sarebbe diventato tanto importante nel mondo artistico e architettonico del XV secolo. Le canne dello strumento erano alloggiate dentro l’abside della fontana e il macchinario era sostanzialmente immerso nell’acqua; fattore che contribuì a farlo deteriorare.

In questa nuova versione venne eliminato il diluvio e aggiunta un’edicola a cupola con un altro organo. Anche tale strumento presentava delle innovazioni, per esempio gli automatismi si trovavano al di fuori della camera eolia, per preservarli meglio dalla corrosione; gli venne aggiunto un secondo registro con una tastiera per essere utilizzata manualmente da un organista; venne dotato di tre nuove sonate intercambiabili.

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