L'Italia, a causa della sua conformazione geologica, geomorfologica e climatica, è uno dei Paesi europei più esposti a vari tipi di rischi naturali. In termini di rischio idraulico e idrogeologico, molte regioni italiane sono particolarmente vulnerabili. Il rischio idrogeologico costituisce un'emergenza a livello globale, connessa strettamente con sviluppo urbanistico e cambiamenti climatici.
Definizioni Fondamentali
È importante comprendere le definizioni di pericolo e rischio per affrontare adeguatamente le problematiche connesse al dissesto idrogeologico:
- Pericolo: Rappresenta un potenziale agente o una situazione che può causare danni alle persone, alle proprietà, all’ambiente o a qualsiasi altra cosa di valore. È la sorgente o la causa potenziale di un danno. Ad esempio, un terremoto, una frana, una sostanza chimica tossica o un’attrezzatura difettosa possono essere considerati pericoli. Il pericolo è un evento o una condizione intrinsecamente potenzialmente dannosa.
- Rischio: Rappresenta la probabilità che un pericolo causerà effettivamente danni in un contesto particolare. È una combinazione della probabilità di un evento pericoloso e delle sue potenziali conseguenze. Si può pensare al rischio come al prodotto di tre fattori: la probabilità che si verifichi un evento pericoloso, la vulnerabilità delle persone o delle proprietà esposte e la magnitudine del danno potenziale. Il rischio, quindi, è una stima dell’impatto potenziale e della probabilità di verificarsi di un determinato pericolo.
La distinzione tra “pericolo” e “rischio” è fondamentale nelle scienze della Terra, nella gestione delle catastrofi e in molti altri settori, compresa la sicurezza sul lavoro.
In Italia, il rischio idrogeologico interessa quasi il 94% dei comuni e oltre 8 milioni di persone abitano nelle aree ad alta pericolosità. Il rischio di un evento naturale è definito come il valore atteso delle perdite dovute all’occorrenza di un dato evento, frana o inondazione, e si può esprimere in forma qualitativa (basso, medio, alto) o in termini quantitativi di percentuale, numero o quantità di unità perse in un lasso di tempo.
Componenti del Rischio
- Pericolosità (P): La probabilità che un fenomeno potenzialmente distruttivo di determinata intensità si verifichi in un dato tempo ed in una data area.
- Elementi Esposti (E): Vite umane, strutture ed infrastrutture, attività economiche e beni ambientali e culturali.
- Vulnerabilità (V): Il grado di danneggiamento di un certo elemento o gruppo di elementi esposti risultante dal verificarsi di un fenomeno naturale di una data intensità.
Il termine dissesto idrogeologico costituisce una forma di uso comune, non in campo scientifico, per esprimere la condizione di un territorio soggetto ad elevato rischio sia idraulico, sia geomorfologico.
Rischio Idraulico e Idrogeologico: Qual è la Differenza?
Il rischio idrogeologico costituisce una locuzione di sintesi di due distinti concetti: il rischio idraulico e il rischio geomorfologico. Entrambi i rischi idraulico e geomorfologico sono oggetto di studio di esperti (tipicamente ingegneri idraulici e ambientali, geotecnici e geomorfologi) che si adoperano per la caratterizzazione del territorio e la produzione di carte di pericolosità e rischio.
- Rischio idraulico: Si intende la probabilità che un territorio subisca conseguenze dannose a seguito dell’inondazione da parte di un corso d’acqua. Generalmente le inondazioni assumono carattere particolarmente diverso nel caso avvengano in bacini che comprendono vaste aree pianeggianti o in piccoli bacini montani.
- Rischio idrogeologico: Comprende il verificarsi di frane, scivolamenti di terra, crolli di roccia, colate di fango, ecc., che possono creare condizioni di pericolo per strade, ferrovie e anche abitazioni.
Le frane possono essere distinte in tre diverse categorie. Le tre tipologie di frane sono anche caratterizzate da distinti parametri predisponenti, intesi come l’insieme di parametri di carattere naturale e antropico che rendono porzioni di versante maggiormente suscettibili.
Come si Valuta il Rischio Idraulico?
La valutazione del rischio idraulico è un processo multidisciplinare che prende in considerazione sia gli aspetti legati alla possibilità di occorrenza di un evento idraulico avverso (es. un’inondazione) sia gli effetti potenziali di tale evento sul territorio e sulla popolazione. La valutazione del rischio idraulico si svolge attraverso diverse fasi:
- Definizione dell’Area di Studio: Si individua il territorio o il bacino idrografico di interesse, considerando le sue specifiche caratteristiche geomorfologiche, geologiche, idrologiche e antropiche.
- Identificazione e Analisi delle Fonti di Pericolo: Si analizzano le cause potenziali di inondazione, come piogge intense, malfunzionamenti di infrastrutture (diga, argini), fenomeni di risalita del livello del mare, ecc.
- Studi Idrologici: Attraverso modelli idrologici, si valuta come la pioggia si trasforma in deflusso, determinando la portata dei corsi d’acqua in funzione della frequenza dell’evento (es. evento con tempo di ritorno di 10, 50, 100 anni).
- Studi Idraulici: Con modelli idraulici, si simula la propagazione dell’acqua nei corsi d’acqua, nelle pianure alluvionali o nelle zone urbane, per determinare le aree che potrebbero essere inondate, la profondità dell’acqua e la velocità del flusso.
- Mappatura delle Zone a Rischio: Sulla base dei risultati delle simulazioni, si elaborano mappe delle aree inondabili per diversi scenari di rischio, che mostrano le zone potenzialmente inondate e i relativi livelli d’acqua.
- Valutazione della Vulnerabilità: Si analizza la vulnerabilità delle infrastrutture, delle abitazioni, delle attività economiche e della popolazione nelle aree a rischio. Si considerano aspetti come tipologia di costruzioni, densità di popolazione, presenza di servizi essenziali, ecc.
- Quantificazione del Rischio: Combinando la mappatura delle zone a rischio con la valutazione della vulnerabilità, si può quantificare il rischio idraulico in termini di potenziali danni economici, impatti sociali e persino perdite di vite umane.
- Analisi Costi-Benefici: Si valutano i potenziali costi degli interventi di mitigazione del rischio rispetto ai benefici in termini di riduzione dei danni potenziali.
- Misure di Mitigazione: Sulla base della valutazione del rischio, si definiscono le strategie e le misure più appropriate per ridurre il rischio idraulico, che possono includere opere di ingegneria, piani di evacuazione, regolamentazioni urbanistiche, ecc.
- Coinvolgimento delle Parti Interessate: La partecipazione delle comunità locali, delle autorità, degli esperti e di altre parti interessate è fondamentale per garantire che la valutazione del rischio idraulico sia accurata e che le misure di mitigazione siano efficaci e accettate dalla popolazione.
Infine, è essenziale che la valutazione del rischio idraulico sia un processo dinamico, periodicamente aggiornato per tener conto di nuove informazioni, cambiamenti climatici, sviluppi urbanistici e altre variabili che possono influenzare il rischio nel tempo.
Come si Ottiene la Riduzione del Rischio Idraulico?
La riduzione della pericolosità idraulica si ottiene attraverso una serie di strategie e interventi volti a prevenire o attenuare gli effetti di fenomeni idraulici avversi, come alluvioni o inondazioni. La gestione del rischio idraulico è un processo complesso che integra conoscenza scientifica, pianificazione urbanistica e interventi ingegneristici.
Ecco alcune azioni chiave per ottenere la riduzione della pericolosità idraulica:
- Studio e Monitoraggio del Territorio: Prima di qualsiasi intervento, è fondamentale avere una chiara comprensione delle dinamiche del territorio. Ciò comprende:
- Studi idrogeologici e idraulici per comprendere il comportamento delle acque nel territorio.
- Installazione di stazioni di monitoraggio per misurare costantemente i livelli idrici, le precipitazioni e altri parametri rilevanti.
- Manutenzione dei Corsi d’Acqua: La manutenzione regolare di fiumi e corsi d’acqua minori è fondamentale. Questo comprende:
- Pulizia dei corsi d’acqua da detriti e sedimenti.
- Rettifica e consolidamento delle sponde dove necessario.
- Ripristino della vegetazione ripariale, che può stabilizzare le sponde e fornire una certa capacità di assorbimento delle acque.
- Costruzione di Opere Idrauliche: A seconda delle necessità, possono essere costruite diverse strutture per controllare il flusso delle acque, tra cui:
- Diga e serbatoi, che possono raccogliere l’acqua in eccesso e rilasciarla gradualmente.
- Canali di derivazione o di bypass per deviare l’acqua in eccesso.
- Argini e muri di contenimento per proteggere specifiche aree.
- Vasche di laminazione o bacini di espansione per contenere temporaneamente l’acqua in eccesso.
- Pianificazione Urbanistica: La zonizzazione e la pianificazione territoriale giocano un ruolo cruciale. Alcuni approcci includono:
- Limitare o vietare nuove costruzioni in aree ad alto rischio.
- Creare aree verdi o parchi in zone inondabili, che possano temporaneamente ospitare acque in eccesso.
- Promuovere la creazione di infrastrutture verdi, come tetti verdi e pavimentazioni permeabili, che possono contribuire all’assorbimento delle acque piovane.
- Sistemi di Allerta: Implementare sistemi avanzati di allerta e comunicazione può aiutare le comunità a prepararsi e reagire tempestivamente in caso di eventi idraulici avversi.
- Formazione e Sensibilizzazione: È essenziale educare la popolazione sul rischio idraulico, sulle azioni da intraprendere in caso di alluvione e sull’importanza della conservazione degli ecosistemi naturali come boschi e zone umide che svolgono un ruolo fondamentale nell’assorbimento delle acque piovane.
- Revisione delle Pratiche Agricole: La gestione sostenibile delle terre agricole, come l’adozione di tecniche di conservazione del suolo, può ridurre il deflusso superficiale e l’erosione, contribuendo a diminuire il rischio idraulico.
- Ripristino degli Ecosistemi Naturali: Zone umide, paludi e mangrovie possono agire come “spugne”, assorbendo e rilasciando lentamente l’acqua, riducendo così il rischio di inondazioni.
Territori Italiani Più a Rischio
Ecco una panoramica delle aree più a rischio:
- Pianura Padana: Soggetta a rischio di inondazioni durante periodi di forti piogge e scioglimento delle nevi.
- Appennino Tosco-Emiliano e Tosco-Romagnolo: Zone con forte predisposizione a frane e smottamenti, soprattutto in presenza di piogge intense.
- Zone Costiere (Liguria e Toscana): Esposte a rischio di allagamenti e erosione a causa della combinazione di mareggiate e precipitazioni intense.
- Regione Calabra e Siciliana: Intese precipitazioni possono causare alluvioni lampo, in particolare nelle zone interne e montuose.
- Vesuvio e Campi Flegrei: Oltre al rischio idrogeologico, queste zone sono note per il rischio vulcanico.
- Isole Minori (Ischia e Pantelleria): Possono manifestare fenomeni di subsidenza o erosione costiera.
- Centri Storici (Firenze, Roma e Genova): Una storia di inondazioni in seguito a piogge intense.
- Regioni Alpine: Esposte al rischio di valanghe durante l’inverno e frane durante i periodi di pioggia.
- Zona dell’Aquila: Presenta anche rischi idrogeologici legati a smottamenti e frane.
È importante notare che l’esposizione al rischio in Italia non è solo il risultato di fattori naturali, ma è anche influenzata da fattori antropici, come l’urbanizzazione non regolamentata, la mancata manutenzione degli alvei fluviali, l’abbandono dei terreni agricoli in montagna e la realizzazione di infrastrutture senza adeguata valutazione del rischio.
Prevenzione del Dissesto Idrogeologico e del Rischio Idraulico: Qual è la Differenza?
La prevenzione del dissesto idrogeologico e la prevenzione del rischio idraulico sono concetti strettamente correlati, ma si focalizzano su aspetti differenti del problema e richiedono misure specifiche.
- Prevenzione del dissesto idrogeologico: Riguarda fenomeni come frane, smottamenti, colate rapide di detriti e erosioni, dovuti alla combinazione di fattori geologici, geomorfologici e idrologici.
- Prevenzione del rischio idraulico: Si riferisce principalmente alle inondazioni e allagamenti causati dal superamento della capacità di deflusso dei corsi d’acqua, dei canali o delle opere idrauliche.
Misure Preventive
Le misure di mitigazione del rischio possono essere strutturali, volte alla riduzione della pericolosità, e non strutturali, finalizzate alla riduzione del danno. Le prime sono caratterizzate dalla realizzazione di opere come riprofilatura di alvei e versanti o realizzazione di argini e muri di contenimento. Le seconde, invece, si riferiscono a quell’insieme di azioni “immateriali” come le attività conoscitive e di monitoraggio, l’adozione di misure di salvaguardia e vincoli, l’attività di pianificazione urbanistica, lo sviluppo di sistemi di allerta e la messa a punto di piani di Protezione Civile.
Le misure preventive includono:
- Riforestazione e gestione del verde
- Opere di ingegneria naturalistica
- Monitoraggio geotecnico
- Consolidamento di versanti
- Regolamentazione dell’uso del suolo
- Manutenzione dei corsi d'acqua
- Costruzione di opere idrauliche (dighe, canali di derivazione, argini, vasche di laminazione)
- Pianificazione urbanistica che limiti le costruzioni in aree a rischio
- Implementazione di sistemi di allerta precoce
Rischio Idraulico e Idrogeologico: Una Sfida per gli Enti Locali e le Infrastrutture
Per prevenire tali criticità, è fondamentale una visione completa che integri piani di gestione del rischio (PGRA), soluzioni progettuali e un monitoraggio continuo del reticolo idrografico e delle aree a rischio.
Studio API mette a disposizione un pacchetto integrato di servizi per enti e aziende che operano nella gestione del territorio e delle risorse idriche:
- Analisi e Rilievi: Rilievi topografici e modellazione idraulica avanzata.
- Pianificazione e Progettazione: Soluzioni attive e passive per ridurre il rischio erosivo e misure non strutturali.
- Direzione Lavori e Fase Esecutiva: Coordinamento del cantiere e gestione completa delle opere con utilizzo di software BIM.
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