L'Italia, con la sua storia millenaria, è costellata di ville che testimoniano il susseguirsi di epoche e culture. Queste residenze, spesso immerse in contesti paesaggistici di straordinaria bellezza, racchiudono storie di nobili famiglie, intrighi politici e fasti artistici.

Bagni della Regina Giovanna: Un Tuffo nella Storia Antica

Uno dei luoghi più densi di storia della costiera è rappresentato dai Bagni della Regina Giovanna, dove mistero e leggenda si fondono in un angolo di paradiso. Il nome si deve alla Regina Giovanna D’Angiò che qui villeggiò tra il 1371 e il 1435, durante gli anni d’oro del suo regno. Ma la storia di questo posto speciale è molto più antica e risale al I sec. a.C. quando sorgeva su queste rocce la grande villa del nobile romano Pollio Felice.

Il sentiero che conduce al sito è lungo circa 600 metri e in una decina di minuti ci si trova di fronte a uno splendido panorama, tra un'enorme scogliera calcarea che si affaccia sul mare e i resti della villa romana. Una scalinata ripida porta alla bellissima laguna, collegata al mare da un arco naturale. Per raggiungere i Bagni della Regina Giovanna, da Massa Lubrense o da Sorrento dirigersi verso Capo di Sorrento con EAV Bus Linea A oppure autobus SITA.

Per quanto concerne la villa sita sulla Calcarella, benché ne siano rimasti pochi resti, essa doveva coincidere con la villa appartenuta a Pollio Felice, illustre esponente di una nobile famiglia di Pozzuoli. L’articolazione di tale complesso si ricava anche dalle descrizioni che di esso fa il poeta Publio Papinio Stazio. Probabilmente l’edificio si articolava su due piani, in cui si collocavano due file di stanze separate da un corridoio: un gruppo era orientato verso terra, l’altro guardava al mare.

Quest’ultimo raggruppamento era costituito da cinque stanze, di cui tre sporgenti sulle altre. Della terza villa, ovvero quella sita sul promontorio del Capo di Sorrento, ci restano i ruderi sugli scogli davanti al cosiddetto “Bagno della Regina Giovanna”. Altre rovine dimostrano però che essa si estendeva anche per il declivio orientale del Capo di Sorrento.

L’unico elemento panoramico, la torretta in fondo ad un muro di sostegno lungo 70 mt., che probabilmente reggeva un portico di uguale lunghezza, lo troviamo già nella villa dei Pisoni ad Ercolano, e deriva, con molta probabilità, dall’architettura militare. La villa si divideva in domus e villa a mare, con i relativi annessi. L’importanza della domus, la quale occupa la sommità del promontorio, è testimoniata da resti di mura di sostegno e tre gruppi di cisternoni nel declivio.

Un complesso di passaggi, anditi, scale e terrazze costituisce il collegamento tra la domus e la villa a mare, passando sopra le due strette lingue di terra che uniscono, girando attorno al bacino, la Punta del Capo alla terra retrostante. Il giardino si sviluppava, dalla casa a mare, con una serie di rampe e terrazze panoramiche sulle pendici settentrionali del promontorio, ed era chiuso a valle da una bellissima esedra.

Più verso il mare troviamo anche una cisterna a cinque concamerazioni intercomunicanti, la cui pianta ha la forma di un pentagono irregolare. Le pareti sono in opus reticulatum, mentre gli archi delle porte sono in mattoni. In età moderna un enorme muro ha terrazzato la zona soprastante la cisterna. La villa era raggiungibile sia da terra che da mare. Dalla parte del Golfo di Sorrento, invece, il complesso era fruibile da due punti: uno dal mare aperto ed uno dall’interno del bacino.

Per accedervi si attraversava la stretta apertura naturale della roccia che divide il bacino dal mare aperto, passando sotto l’arco e giungendo così al piccolo molo. Al di sopra dell’apertura naturale fu costruito un ponte di collegamento tra la domus e la villa a mare. Su di esso sorgeva anche un meraviglioso terrazzo ed un passaggio coperto di collegamento alla casa a mare. I lati sud ed ovest di quest’ultimo ambiente sono quasi completamente distrutti.

Nel lato est sono visibili sei vani con volta a botte aventi funzione di terrazzamento. Originariamente essi dovevano essere coperti di stucco di cui ancora oggi vi sono tracce. Altri quattro vani con apertura all’esterno sostenevano altri due terrazzi che giravano verso il lato nord della casa. Di particolare interesse risultano essere cinque concamerazioni costituenti un pozzo nero con il relativo sistema fognario digradante verso ovest.

Continuando verso ovest si incontrano altri sei grossi vani, usati come magazzini, che sostenevano altrettanti ambienti lussuosi soprastanti. Diverse rampe e scale consentivano l’accesso da questa parte agli ambienti signorili del piano superiore. Di questi ultimi, soltanto a seguito dell’ultimo intervento di ripristino, si può leggere con buona approssimazione l’impianto. Infine, vanno notate altre due cisterne ubicate a mezza collina della capacità di due milioni di litri ciascuna.

Il sistema architettonico dell’intero complesso sembra sfruttare al massimo la bellezza del paesaggio con alcuni espedienti strutturali, muri divergenti, ampie finestre, che pretendono la massima fruibilità del panorama. Tutto, struttura e decorazione, era funzionale alla luxuria ed all’otium.

Castello Pandolfini: Una Residenza Storica nel Chianti Classico

Situato nella rilassante campagna toscana e splendidamente posizionato a Tizzano, nella zona del Chianti Classico, a soli 12 km da Firenze, Castello Pandolfini è una residenza storica costituita da un grande complesso comprendente una villa, una torre, un parco romantico, un giardino alla francese, una piscina all'aperto circondata da ulivi con zona solarium, un barbecue e una terrazza panoramica mozzafiato con vista sulle dolci colline del Chianti.

Gli ospiti hanno accesso a un parcheggio privato, alla connessione Wi-Fi gratuita e a biciclette per esplorare gli incantevoli villaggi della zona, come Greve in Chianti, Impruneta e Panzano. Il Castello organizza anche esperienze esclusive per i suoi ospiti, tra cui corsi di cucina con pranzo e cena nel giardino della Villa, visite guidate nelle città d'arte toscane di fama mondiale come Firenze, Siena, Pisa e Lucca, escursioni in bicicletta tra i vigneti e le colline del Chianti, degustazioni di olio, vino e formaggio con visite a cantine, caseifici e frantoi locali, equitazione, lezioni di pittura nel parco, lezioni di yoga a bordo piscina, concerti privati di musica classica (arpa e quartetto d'archi) e cene a tema ed eventi privati su richiesta.

Nel corso dei secoli, la tenuta appartenne a numerose illustri famiglie fiorentine, tra cui gli Scolari, la famiglia del famoso ‘condottiere’ mercenario Pippo Spano, e la famiglia Pitti, prima di passare alla famiglia Medici. A metà del Cinquecento, l'edificio principale esistente di Tizzano fu ricostruito e ampliato sulle rovine dell'antico castello. Nel 1585, fu donato dal Granduca Francesco de' Medici al rinomato scultore Giambologna e, alla sua morte, passò al suo allievo prediletto, Pietro Tacca. La struttura esterna della proprietà rimase invariata fino al 1793.

Da allora, il Castello è di proprietà dei conti Pandolfini, che, nel corso degli anni, hanno restaurato la Villa e il giardino in stile romantico, creando una meravigliosa residenza storica. Roberto e Beatrice lo utilizzavano come residenza estiva e vi abitavano per circa sei mesi all'anno, trascorrendo gli altri sei mesi a Firenze, nel famoso Palazzo Pandolfini progettato da Raffaello Sanzio. Negli anni '30, in occasione del matrimonio del figlio, il conte Filippo, con Margherita Trigona dei Marchesi di Canicarao, furono eseguiti ampi lavori di ristrutturazione interna con la collaborazione dell'amico e rinomato architetto Bosio.

Fino agli anni '90, il Castello è stato utilizzato sia come residenza privata della famiglia che come centro dell'azienda agricola omonima, nota per la sua eccellente produzione di Chianti Classico. I membri dello staff di Castello Pandolfini sono interamente a disposizione degli ospiti per fornire informazioni, assistenza e organizzazione di visite guidate a Firenze e nel Chianti. Oltre al loro alloggio, gli ospiti che soggiornano al Castello sono invitati a migliorare il loro tempo in Toscana partecipando a una serie di esperienze su misura.

Ville Medicee: Patrimonio e Architettura

Appena fuori Firenze, sulle colline a sud della città, in via di Santa Maria a Marignolle 30, si trova la Villa Medici di Marignolle. Fondata nel XIV secolo, la villa divenne proprietà dei Medici quando fu confiscata ai suoi proprietari, i Ridolfi, in seguito al tentato assassinio di Cosimo I nel 1560, noto come la “Congiura dei Pucci”. La villa fu ristrutturata da Bernardo Buontalenti e donata da Francesco I al figlio illegittimo, Don Antonio, che ebbe con la sua futura seconda moglie Bianca Cappello. La villa fu venduta dai Medici nel 1621.

Sempre a breve distanza dalla città, nel Comune di Bagno a Ripoli, in via di Lappeggi 42, si trova la Villa Medici di Lappeggi, che prende il nome dalla collina su cui è costruita. Acquistata da Francesco de’ Medici nel 1569, fu ristrutturata da Bernardo Buontalenti. La villa rimase alla famiglia Medici fino ai suoi ultimi giorni e fu dove molti membri della famiglia risiedettero. Il suo massimo splendore arrivò nel 1700, quando fu la residenza del cardinale Francesco Maria, che la ristrutturò secondo lo stile dell'epoca e la rese il quartier generale della sua corte personale, nonché un luogo per molte feste e divertimenti sfrenati. Fu venduta dalla famiglia Lorena nel 1816 e ridimensionata.

Lungo l'Arno, nel Comune di Montelupo Fiorentino, si trova la Villa dell'Ambrogiana. Fu acquistata da Ferdinando I de' Medici nel 1573 e ristrutturata su suo ordine una volta divenuto granduca dall'architetto Raffaello Pagni, collaboratore di Buontalenti. La villa, una delle più grandi, in posizione isolata e dominante sulla campagna circostante e sul bacino dell'Arno, fu la residenza preferita di Cosimo III, che vi trasferì molte delle sue collezioni di dipinti e vi costruì un “gabinetto” di Storia Naturale, una sorta di collezione, sotto la direzione del medico di corte Francesco Redi. Nell'Ottocento, la villa fu trasformata da Leopoldo II in una clinica per il trattamento delle malattie mentali e, fino al 2015, fu un manicomio criminale.

Nel Comune di Monsummano Terme, in Provincia di Pistoia, ai confini del territorio del Montalbano, si trova la Villa di Montevettolini. La villa fu costruita per ordine di Ferdinando I de' Medici nel 1597 grazie all'architetto Gherardo Mechini, allievo di Buontalenti, che incorporò alcuni elementi dell'edificio precedente. La villa, dall'aspetto severo che domina la Valdinievole, fu venduta da Ferdinando II nel 1650.

Infine, spostandoci a Livorno, precisamente nel Comune di Collesalvetti, troviamo la Villa Medici di Collesalvetti. L'edificio fu acquistato da Giuliano e Lorenzo de' Medici nel 1476. La villa era in realtà una fattoria con molti edifici diversi adibiti a scopi agricoli e rimase tale fino al 1571, quando fu ampliata per ordine di Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I. Divenne poi una proprietà dei Lorena e fu completamente assorbita nel tessuto urbano.

Delizia del Verginese

La Delizia del Verginese entrò nella proprietà della Casa d'Este solo nel 1533, quando Alfonso I la diede a suo figlio Ercole II; in precedenza, la tenuta agricola era stata gestita da Francesco Cantelmo, duca di Sora. La proprietà passò presto, tuttavia, a Laura Dianti, che probabilmente fece costruire l'edificio attualmente visibile, forse su progetto di Girolamo da Carpi. Passò poi alla famiglia Guidi di Bagno, che fu responsabile delle decorazioni interne del XVIII secolo, e fu poi utilizzata per scopi agricoli.

Bagno alla Villa

La Villa è il Capoluogo del Comune di Bagni di Lucca. Gli abitanti di Bagno alla Villa erano già noti nel XVI secolo, quando Michel de Montaigne vi soggiornò nel 1581 per curare un problema al fegato. Bagno alla Villa era il villaggio più elegante della valle, rimanendo oggi come nel XV secolo, quando fu costruito da Domenico Bertini con i suoi palazzi e le sue ville appartenenti alle ricche famiglie nobili di Lucca. Questi palazzi e ville ospitarono nobili, statisti, poeti e re che lasciarono il segno. Le scuderie ducali furono costruite nel 1811 dal principe Baiocchi, erano alte due piani, sotto c'erano i cavalli e sopra gli stallieri avevano i loro alloggi. All'interno ci sono molte targhe commemorative alle persone della comunità inglese che lo finanziarono e al fondatore, il colonnello Henry Stisted. Per aiutare a finanziare la costruzione della chiesa e del cimitero, Elisabeth Stisted nel 1845 pubblicò un libro contenente lettere scritte da lei ai suoi amici mentre si trovava in Italia.

Pieve di Monti di Villa

Pieve di Monti di Villa è situato a 476 metri sul livello del mare, dista nove chilometri dal Capoluogo e si raggiunge partendo dal Ponte a Serraglio, prendendo il bivio il località La Cova, superando Granaiola. Prima del villaggio c'è un posto chiamato Castello dove un tempo sorgeva Villa Terenzana, ci sono anche visibili alcune rovine. Via Fillungo taglia in due il villaggio su questa strada ci sono edifici antichi. All'inizio del villaggio l'edificio più importante è “Casa Gabrielli” del XVI secolo. Alla Pieve c'è il luogo di nascita di Adamo Lucchesi. La vista sulla valle del Camaione è bellissima. In alcune pergamene dell'XI secolo troviamo il nome Villa e in un documento del 1047 Villa si unisce a Terenzana, da Terentius il proprietario della terra. La Pieve è dedicata a San Giovanni Battista e fu costruita nel 1446, nel 1760 e nel 1776 fu rimodernata. Dell'antica costruzione del XII secolo rimane solo un'abside. Gli ultimi interventi di riparazione sono stati nel 1929. C'è solo una navata, la base del campanile è piuttosto antica, ma la parte superiore è stata costruita nel 1892; con tre campane datate 1889. Nella chiesa ci sono lampadari a goccia di cristallo del XVII secolo della collezione Boccella acquistati da Paolo Gabrielli. L'organo ha un'iscrizione scritta sul legno “DOMINICUS MATTEONI LUCENSIS F.

Durante la vostra visita a Pieve di Monti di Villa potrete decidere di alloggiare in hotel oppure nelle Case Vacanze gestite dai nostri paesani.

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