Nel 2022, in occasione del sessantesimo anno della fondazione dell’Istituto Santa Teresa del Bambin Gesù, è stata ricostruita la storia della Casa, anche se la documentazione storica a disposizione è estremamente scarsa. Un po’ di ironia mista a un velo di malinconia segna la voce di Margherita, che da anni vive a Villa Santa Teresa, una RSA di Bagno a Ripoli.

Origini e Localizzazione

La villa è situata lungo la strada che conduce a Fiesole, l’attuale via San Domenico, al civico 46, appartenuta alla giurisdizione di quel Comune, poi passata a quello di Firenze in seguito dell’estensione territoriale della città nel periodo di Firenze Capitale (1860-1865); infatti, la zona prospicente l’Istituto Santa Teresa, in quegli anni si espande con nuove costruzioni per accogliere gli impiegati dei ministeri della nuova Capitale.

Infatti, dal tessuto murario delle strutture portanti della villa e dall’impianto architettonico delle facciate che prospettano su Via San Domenico, possiamo desumerne l’antica costruzione risalente agli inizi del XV secolo.

Evoluzione Storica della Proprietà

Carocci prosegue sostenendo che I Corsi l’alienarono nel 1491 a Marchionne di Daniello Dazzi e nel 1582 i Dazzi la vendevano ad una famiglia Signoretti. Nel 1647 da Francesco Signoretti l’acquistavano i Magliani. Nel 1731 passò nei Peroni e nel 1772 Orsola Peroni la lasciava al marito Matteo Baroni. Dai Baroni l’ebbero in eredità i signori Favi attuali possessori.

La Donazione di Emilia Lovari

La signora Lovari, in seguito ved. Dinelli, con pubblico testamento del 16 marzo 1961, revoca ogni precedente scritto e nomina erede la Congregazione delle Suore Oblate Ospitaliere di Santa Maria Nuova di Firenze con l’obbligo di continuare l’Opera di assistenza verso i vecchi indigenti bisognosi sotto il nome di Ospizio di S. Teresa del Bambino Gesù. Inoltre la signora Emilia Lovari lascia ai nipoti Mario, Liliana e Romano, in parti uguali fra di loro, il villino chiamato “Villino Rosso delle Mucche” acquisito successivamente dalla Congregazione per essere destinato ad abitazione delle giovani suore.

L’obbligo testamentario della Lovari all’assistenza di anziani indigenti, da lei iniziata, si fonde perfettamente con l’attività delle Suore e il loro scopo primario di assistenza derivato da Monna Tessa, colei che organizzò il primo gruppo di donne infermiere: le Pie Donne o Oblate Ospitaliere Francescane, conosciute più semplicemente come Oblate, terziarie dell’ordine francescano, dedite alla cura dei malati presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova.

Dal momento della donazione dell’immobile e l’inizio della gestione dell’attività assistenziale da parte delle suore, la denominazione dell’istituto è dedicata a Santa Teresa di Lisieux suora francese morta giovanissima.

Trasformazioni e Ristrutturazioni

Come si può vedere dalla scarsa documentazione trovata nell’Archivio Storico del Comune di Firenze - solo due foto in b/n - mostrano il pessimo stato di conservazione delle facciate e di conseguenza possiamo anche immaginare il precario stato dei locali interni, avvalorato dai ricordi delle suore più anziane che, allora giovanissime, in quel periodo hanno iniziato la loro attività infermieristica.

Nel 1962, come si rileva dalle autorizzazioni rilasciate dall’Ufficio Tecnico del Comune di Firenze, iniziano i primi lavori che saranno ripresi successivamente nel 1969 e poi nel 1971. In questi anni vengono eseguiti i lavori edilizi che modificano completamente la struttura interna per renderla idonea e funzionale allo scopo di assistenza per la quale è stata destinata. La volontà di migliorare il servizio agli altri da parte delle Oblate adattandolo alle normative correnti, non si è mai fermato fino ad arrivare ai giorni nostri, rinnovando e adattando a poco a poco, secondo le disponibilità, gli spazi interni.

Sono stati modificati e ammodernati i servizi igienici per gli ospiti autosufficienti e per i disabili, è stata eseguita l’impiantistica di sicurezza, come l’antincendio e le scale esterne per le uscite di sicurezza, l’ammodernamento degli impianti elettrici generali, la climatizzazione estiva, il rinnovo della cucina e degli annessi servizi di lavanderia, stireria e igienici dedicati.

La Vita nella RSA

Le curve per arrivare a Santa Teresa, e gli alberi che le fanno ombra lasciano percepire un’aria di pace, quasi una realtà nella realtà. "È questo che cerchiamo di fare qui - continua Nardi - offrire agli anziani che vivono qui, una normalità che ormai non gli appartiene più".

Ci sono 53 persone residenti nella struttura e alcuni diurni che vengono la mattina per colazione e vanno via la sera. Fanno capannello in giardino: qui l’animatrice ha messo della musica e si preparano per fare ginnastica nelle ore più fresche. "Qui tutti hanno condizioni diverse, alcuni sono ancora consapevoli di dove si trovano ed altri no, ma lo scopo è per tutti lo stesso, fargli vivere la socialità".

Attività Ricreative

Ma quali sono le attività preferite dagli ospiti d’estate?: "Ce ne sono tante, a partire dalle più classiche: la cocomerata, la tombola ed il rosario, si ripetono ogni anno e guai a chi le tocca. Poi abbiamo un orto, nel quale gli ospiti possono lavorare e cogliere la frutta o gli ortaggi, ed infine ci sono i più gettonati, i giochi con l’acqua". Un momento in cui molti ritornano bambini. "Riempiamo delle bacinelle con acqua e palline e loro si divertono a schizzarsi".

Cura e Attenzione

La cura estetica a Villa Santa Teresa è una cosa alla quale viene data molta importanza, dallo smalto, ai capelli, al rossetto, nulla è lasciato al caso. Nel frattempo dalla cucina arriva un profumo di minestra: ad uno ad uno gli ospiti si avvicinano alle sale da pranzo.

"Pochi giorni fa abbiamo messo su un vero e proprio mercato, - spiega il dottore mentre illustra il resto della struttura - "bancarelle, indumenti, borse, e soldi finti con cui pagare". Un modo originale "per riportarli alle loro estati passate, quando le donne andavano la mattina presto a fare compere". Per il giorno di Ferragosto le iniziative non sono meno interessanti.

Un Legame Speciale

Alla fine del pranzo gli ospiti si dirigono nelle camere, e ad accompagnarli c’è Giada Randagni, una giovane infermiera legata a questo posto da quando era bambina. "Qui abitava la mia bis nonna, è morta quando avevo dieci anni. All’epoca non riuscii a starle accanto perché non volevo arrendermi al suo dolore". Oggi però riesce ad occuparsi con amore di tanti anziani. "Non è semplice, non ci si abitua mai alla sofferenza altrui, figuriamoci io che ho solo 24 anni, ma penso che aiutare gli altri ti permetta di vivere più vite". Gli occhi lucidi la fanno fermare un momento. "È un mio riscatto personale, ero solo una bambina quando mia nonna aveva bisogno di me, ma oggi sono più forte, e sono qui per tutti loro".

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